Borsa di Studio "Angiolino Acquisti"


La Borsa di Studio "Angiolino Acquisti", dedicata al tema della Nonviolenza, ha l'intento di divulgare studi scientifici riguardanti il tema della risoluzione dei conflitti attraverso metodologie nonviolente e alternative all'uso della violenza e delle armi. 
E' dedicata ad Angiolino Acquisti, personaggio tipico di Sansepolcro, amico di Don Zeno Saltini di Nomadelfia, di Giorgio La Pira e di tanti altri personaggi del mondo della pace e della solidarietà, che si è dedicato, durante tutta la sua vita, agli ultimi, aiutando, in vario modo, quanti si trovassero in difficoltà economica, sociale o culturale. 
La borsa di studio, pari a € 1000, è finalizzata a far conoscere tesi di laurea magistrale, che raccontano esperienze di mediazione e trasformazione dei conflitti attraverso le metodologie nonviolente conosciute. Tutte le tesi che arrivano per essere esaminate dalla Commissione, sono stampate e messe a disposizione di quanti desiderino consultarle, presso la Biblioteca Comunale di Sansepolcro, nella apposita sezione dedicata alla Cultura della Pace.
E' promossa dall'Associazione Culturale "Angiolino Acquisti" di Sansepolcro e dall'Associazione Cultura della Pace, in collaborazione con il Comune di Sansepolcro (Ar) e la sede ACLI "Adriano Olivetti" di Sansepolcro.



I premiati:

I Edizione (2013)

Dott.ssa Giulia Zurlini Panza

Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia - Facoltà di Lettere e Filosofia

Corso di Laurea Specialistica in Analisi dei conflitti, delle ideologie e del mondo contemporaneo

Gestione dei conflitti: la Riconciliazione nei casi Kosovo e Israele-Palestina

Relatore: Prof. Claudio Baraldi

Testimonial della Borsa di Studio: 

Agnese Moro, Sociopsicologa, figlia dello statista Aldo Moro

(Sansepolcro, 20 Giugno 2013)  

nella foto Giovanni Acquisti, Presidente dell'Associazione Culturale "Angiolino Acquisti", Agnese Moro, Sociopsicologa, Giulia Zurlini Panza, vincitrice della Borsa di Studio "Angiolino Acquisti", Daniela Frullani, Sindaco di Sansepolcro e Leonardo Magnani, Presidente dell'Associazione Cultura della Pace


Sintesi Tesi Dott. ssa Giulia Zurlini Panza

Tesi Dott. ssa Giulia Zurlini Panza

II Edizione (2015)

Dott.ssa Eugenia Pennacchio                                                                                             

Alma Mater Studiorum – Università di Bologna - Facoltà di Lettere e Filosofia                 

Corso di laurea in Storia                                                                                                 

Opposizione pacifista nella  Repubblica Democratica Tedesca dagli anni Sessanta alla caduta del muro. Il ruolo della Chiesa Evangelica a Berlino Est                             

Relatore: Prof. Patrizia Dogliani

Testimonial della Borsa di Studio:

Padre Maurizio Patriciello, Parroco di Caivano, "Terra dei Fuochi"

Sansepolcro, consegnata la borsa di studio “Angiolino Acquisti”. Testimonial d’eccezione il prete della ‘terra dei fuochi’

(Sansepolcro, 4 Giugno 2015)

nella foto Francesca Giovagnoli, Associazione Culturale "Angiolino Acquisti", Eugenia Pennacchio, vincitrice della Borsa di Studio "Angiolino Acquisti", Leonardo Magnani, Presidente dell'Associazione Cultura della Pace, Daniela Frullani, Sindaco di Sansepolcro e Padre Maurizio Patriciello, parroco di Caivano

Sintesi Tesi Dott. ssa Eugenia Pennacchio

Tesi Dott. ssa Eugenia Pennacchio


III Edizione (2017)

Dott.ssa Roberta Covelli                                                                                             

Università degli Studi di Milano - Facoltà di Giurisprudenza                 

                                                                                     

Il Diritto al Lavoro: l'attualità di pensiero e azione di Danilo Dolci                            

Relatore: Prof. Morris Lorenzo Ghezzi

Testimonial della Borsa di Studio:

Desire Olivetti, Vicepresidente della Fondazione "Adriano Olivetti"

(Sansepolcro, 23 Giugno 2017)

nella foto Francesca Giovagnoli, Associazione Culturale "Angiolino Acquisti", Desire Olivetti, Vicepresidente della Fondazione "Adriano Olivetti" , Roberta Covelli, vincitrice della Borsa di Studio "Angiolino Acquisti", Leonardo Magnani, Presidente dell'Associazione Cultura della Pace

Sintesi Tesi Dott. ssa Roberta Covelli

Tesi Dott. ssa Roberta Covelli


Angiolino ACQUISTI
(1905-1983)
Una biografia

Non so quanto possa essere importante ricordare la figura di un uomo che nella sua vita ha fatto il proprio dovere, ma in una società dove l'esercizio delle normalità spesso si trasforma in un atto di eroismo, è giusto raccontare, a chi non ha avuto il privilegio di conoscerlo, chi era Angiolino Acquisti. Anche se per molti Angiolino era nome e segno distintivo sufficiente, credo sia indispensabile, per una corretta spiegazione della sua storia, non omettere il cognome della sua famiglia, perché proprio all'interno di quella straordinaria comunità lui trovò la forza, i principi e l'esempio, che lo accompagnarono lungo la sua strada. Angiolino era nato il 9 marzo 1905 da Luigi e da Elisabetta Poggini, due cittadini di Anghiari (Ar), che si erano sposati il 7 novembre 1903 e che, poco dopo il loro matrimonio, si erano trasferiti a Sansepolcro, per andare a podere al "Poggio della Fame", portandosi dietro tutti i loro averi su un carretto a mano che, la nonna Betta mi raccontava, risultava essere fin troppo grande per quanto avrebbe dovuto trasportare. E siccome i toponimi delle località avevano, allora più di oggi, un senso pratico che poteva far comprendere con la pronuncia del solo nome, quali ne fossero le caratteristiche, il Poggio della Fame era uno di quei poderi in cui nessun contadino andava per scelta, ma solo per povertà. La terra dei campi era dura e, unita alla pendenza, non permetteva di usare le bestie. Quando pioveva poi, l'acqua scivolava via così velocemente che le riusciva difficile anche toccare terra. L'unica cosa che c'era in abbondanza era la neve e gli inverni erano così rigidi e interminabili che quei contadini erano costretti a lunghi periodi di solitudine. Angiolino era il primo di cinque fratelli e credo che lassù ci nacque solo lui; dopo arrivarono Assunta, Celso, Elena e Anna. Suo padre, nel frattempo, aveva lasciato il podere per diventare operaio del Comune e aveva in custodia la chiave della Torre di Berta, situata nella piazza di Sansepolcro. Morì nel 1919 lasciando la moglie e cinque figli. Angiolino aveva poco più di quattordici anni, la sorella Anna appena due. Suo fratello Celso fu mandato in collegio, molto lontano, ad imparare l'arte dell'ebanisteria, riportando a casa un mestiere che continuò a fare fino a tarda età, con grande successo ed un soprannome, "Monza", con il quale era diventato famoso in buona parte del Centro Italia. Fu Angiolino, quindi, che si trovò a fare da capofamiglia a tutte quelle donne che la madre, da sola, non avrebbe mai potuto aiutare a crescere. Il lavoro non gli faceva paura, aveva cominciato da piccolo. A sei anni raddrizzava le semenze da un calzolaio che, come compenso, gli dispensava, quando andava bene, qualche ceffone d'incoraggiamento, (ma allora i genitori erano contenti così): imparava un mestiere e non stava a bighellonare sulla strada. Era anche un bravo scolaro, direi proprio un ottimo studente, che riuscì in quei tempi difficili, a conseguire il diploma di scuola elementare, completando l'intero ciclo fino alla VII, sempre promosso a giugno! Venne poi il lavoro da cameriere che, oltre a procurargli qualche piccola mancia, lo indirizzò alla sua attività di barista, che lo avrebbe impegnato fino alla fine degli anni '60. Il suo grado d'istruzione, importante per quel periodo, gli aprì le porte degli uffici del Comune di Sansepolcro, dove prestò servizio come impiegato, per una ventina di anni, fino al dopoguerra. Lì nacque l'amicizia con Italo Mosconi, indimenticato custode della Pinacoteca biturgense. A quel periodo risalgono i primi sintomi di quello che fu il suo punto di riferimento per tutta la vita: la lotta contro l'ingiustizia e il malcostume politico, che già stava manifestandosi. Denunciò, infatti, una malversazione dei fondi destinati al pagamento dell'ammasso del grano che qualche notabile aveva fatto sparire. Con l'enfasi dettata dalla ritrovata democrazia, si sprecarono gli elogi e il processo fu assegnato ad un giudice del Tribunale di Arezzo; ma non dovette passare troppo tempo prima che il giudice, grazie al suo impegno, fosse eletto in Parlamento. Quell'impegno si rivelò, però, solo apparente e, poco dopo, la cosa finì per affondare nelle sabbie mobili della (in)giustizia: Angiolino era stato l'involontario padrino di battesimo dell'insabbiamento, pratica che tanto successo avrebbe riscosso negli anni successivi, nella pubblica amministrazione. Mi raccontava, con orgoglio, che era riuscito, nonostante la sua funzione pubblica, a superare il ventennio fascista senza aver mai preso la tessera del Partito Fascista, o, quando, con Italo Mosconi, aveva nascosto delle armi per darsi alla macchia in caso di richiamo al servizio militare, dopo l'8 settembre. Ma subito si preoccupava perché, diceva, "se andiamo in montagna, poi dobbiamo sparare agli altri" e la sua coscienza rifiutava quella scelta. Nel dopoguerra si iscrisse al Partito Comunista Italiano, dal quale uscì nel 1956, dopo l'invasione dell'Ungheria da parte dell'URSS. Permettetemi una piccola divagazione, al matrimonio della primogenita Teresa non poté fare la comunione perché iscritto al PCI: erano i tempi della scomunica ai comunisti! Quel sacerdote, che era stato così coerente con il provvedimento papale, divenne poi uno dei suoi più cari amici, un vero punto di riferimento e ci furono tra loro molte occasioni di chiarimento. Fu negli anni '50-'60 che cominciò a documentarsi sul pensiero cristiano ispirato alla difesa dei poveri e dei diseredati ed alla nonviolenza. Divenne un avido lettore di Don Lorenzo Milani, di Padre Turoldo, di Don Enzo Mazzi, di Mons. Helder Camara, fino a Carlo Carretto e Giorgio La Pira. Di Carretto e La Pira fu amico personale ed essi erano spesso graditi ospiti della nostra famiglia. Ma l'amore vero, quello che quando lo incontri, ti cambia la vita, fu con Don Zeno Saltini. Per un uomo come Angiolino, in cui il desiderio di carità era stato sempre come un piccolo fuoco acceso nella sua anima, quell'incontro fu sconvolgente. Per lui, il pensiero di quell'ex contadino diventato prete e che, per il suo desiderio di essere utile al prossimo, aveva passato qualche brutto momento, sia con le gerarchie della Chiesa, che con i poteri dello Stato, rappresentava l'ideale del cristiano: ubbidendo alla parola del Signore, lasciò tutto per caricarsi, con gioia, sulle sue spalle, la Croce di Cristo. Lo conobbe a Sansepolcro, in occasione di uno spettacolo itinerante che i nomadelfi portavano in giro per l'Italia e quella sera stessa, alcuni di loro, furono ospiti della nostra famiglia, compreso don Zeno naturalmente, con il quale instaurò una profonda amicizia che portò Angiolino, prima a promuovere azioni sporadiche per aiutare la comunità di Nomadelfia e successivamente, alla fondazione del Gruppo Amici di Nomadelfia, che raccoglieva tutto, dai vestiti agli alimenti. Raccoglieva perfino soldi, che le persone affidavano ad Angiolino con la certezza che sarebbero arrivati dove loro avrebbero desiderato andassero a finire. Erano i tempi in cui lo vedevi passare con la sua Ape 50, carica all'inverosimile, di cose recuperate nelle cantine e che poi lui scaricava nei fondi, che le autorità sia civili sia religiose, gli mettevano a disposizione. Ed era la stessa Ape che la mattina vedevi arrancare sulle salite della Villa del Vescovo o dell'Ospedale, per portare un po' di conforto ai ricoverati che non ricevevano visite: "Vado a vedere se quei pori vecchi hanno bisogno di qualcosa", era solito rispondermi quando, incontrandolo, gli chiedevo dove andasse. A volte, capitava anche di dover andare a recuperare l'Ape, dalla quale pretendeva sempre troppo! Poi, quando ancora, esisteva una comunità di Nomadelfia a Chiusi della Verna (Ar), due o tre volte la settimana, approfittando della generosità di qualcuno, portava, fin lassù, cibo ed altro materiale che riusciva a recuperare: il pesce, il venerdì, dal pescatore di Fano, i prodotti Buitoni che gli procurava Bevignani, la legna di Ruschione, la frutta del Senesi; aveva la capacità di coinvolgere tutti quelli che gli capitavano a tiro. In tutto questo, una parte importante fu quella di mia madre Domenica che, dopo aver fatto le sue otto ore al magazzino dei tabacchi, andava dietro il bancone del bar di Angiolino, a servire i clienti, per permettergli di concentrarsi in una partita a scacchi, gioco di cui era un grande appassionato e che in gioventù lo aveva visto competere al Circolo delle Stanze, con alterna fortuna, anche con grandi maestri italiani. Lei, che si vantava di essere stata eletta in gioventù la reginetta del  Ciriè, un famoso veglione degli anni '20, si era dedicata completamente al suo Angiolino e ai sei figli e non l'ho mai sentita superare il limite di un affettuoso rimprovero. Nel frattempo Angiolino, continuava il suo lavoro al Neo Bar in Piazza Torre di Berta, da dove passava la grande percentuale dei Borghesi, sopratutto giovani studenti che, senza una lira in tasca, si accomodavano ai tavoli per consumare le sedie e, a volte, qualche caffè, che Angiolino offriva a quelli che definiva i clienti di domani. Non perdeva mai l'occasione per accendere il cerino per appiccare il fuoco alla discussione, senza riuscire a trattenere giudizi, a volte, poco graditi ai presenti. A quei tempi, in cui, a Sansepolcro, c'erano dei bar che ostentavano il privilegio di avere i clienti più belli del mondo, lui sosteneva di avere quelli più intelligenti e pensanti. E assieme ai clienti, arrivavano persone in cerca di aiuto economico che lui non respingeva mai: rappresentanti di prodotti invendibili, che comprava regolarmente, millantatori e approfittatori che, conoscendo il suo carattere, venivano per fregarlo. Era arrivato ad un punto tale che lui stesso, rendendosi conto di quali fossero le umane povertà che lo circondavano, ebbe ad esclamare: "Sono talmente famoso per prendere le fregature, che vengono anche da fuori!", e, a chi lo invitava a fare maggiore attenzione alle vere condizioni dei postulanti, lui rispondeva dicendo che "la carità non si fa per gli altri ma per se stessi" e teneva a rimarcare che la mano sinistra non dovesse sapere cosa facesse l'altra.

La vicinanza della sorella Assunta si rivelò tanto importante quanto lontane erano le loro idee politiche: lui comunista, lei democristiana, ma a lei piaceva raccontarmi quando, per il referendum, avevano votato dalla stessa parte, la Repubblica e, questo pensiero, le faceva credere che un giorno sarebbe potuto succedere nuovamente: votare entrambi per  la stessa cosa. Forse accadde veramente nel 1963, quando Amintore Fanfani, di cui Angiolino stimava la grande onestà, formò il primo governo di centro-sinistra; anche se lui non ammise mai apertamente di aver votato Democrazia Cristiana, sicuramente concesse a Fanfani la sua preferenza. Centinaia sono gli aneddoti che potrei raccontarvi; mi limiterò a un fatto, che accadde nella sala del Vescovado, quando Mons. Telesforo Cioli, si presentò con la croce vescovile ricca e finemente lavorata. "Con quella Croce, Eccellenza, potrebbero essere sostenute due o tre famiglie per un paio di mesi". Il Vescovo, senza esitazione, fece l'atto di togliersi quel prezioso orpello. "Grazie Eccellenza, ma in questo periodo ne posso fare a meno, ma si ricordi che, in caso di bisogno, verrò a cercarla". Mons. Cioli sorrise e rispose che quella sarebbe rimasta a sua disposizione.
Angiolino era fatto così: non teneva dentro niente e quando sparava, lo faceva sempre ad alzo zero.
Per finire, due ultime cose vorrei ricordare di mio padre: una personale, che mi disse quando ormai ero già padre e cominciavo, quindi, a capire, quanto grande fosse stato il suo contributo: "Nella vita si fa un errore dopo l'altro ed io ne ho fatti tantissimi, ma ricordati che un uomo non può essere né poco, né molto, né troppo onesto, un vero uomo deve essere semplicemente onesto!"
Infine le parole sussurrate poco prima di morire, il 3 dicembre del 1983, al suo amico Luigi Spallacci che a quel tempo era ancora Don: "Luigi, non ho nessuna paura di morire, ma la vita è bellissima!"
Aveva distribuito gratuitamente tanto amore nella sua vita, in famiglia e fuori, ma altrettanto ancora avrebbe voluto regalarne e, siccome non riconosceva alcun merito a coloro i quali amano solo quelli che ricambiano il bene ricevuto, aveva scelto di amare indistintamente "tutti".

Giovanni Acquisti
(1945 - 2013)
già Presidente Associazione Culturale "Angiolino Acquisti"