il settimanale del prof galtung

Non guerra al terrorismo ma dialogo per delle soluzioni

pubblicato 18 mar 2018, 03:21 da Cultura della Pace   [ aggiornato in data 18 mar 2018, 03:25 ]

Non guerra al terrorismo ma dialogo per delle soluzioni 


dialogo

Sono seduto a un tavolo da qualche parte in Afghanistan. Al tavolo ci sono tre taliban; pashtun come la gran parte dei taliban. La mia domanda iniziale è quella standard: “Come sarebbe l’Afghanistan dove vi piacerebbe vivere?”, con domande successive altrettanto standard: “Che cos’è il peggio che vi è capitato?” e “C’è stato un periodo buono in passato?”

Ed essi parlano, parlano, parlano; sembra che mai nessun occidentale gli abbia rivolto domande su come la pensano. Per loto le risposte erano ovvie, e ci tenevano molto a spiegare quell’ovvio:

  • Il peggio che gli sia capitato fu la linea Durand (sir Mortimer) nel 1893, il confine di 2.250 km fra l’Afghanistan e l’allora Impero Britannico, oggi Pakistan, che taglia(va) in due le nazioni pashtun e baluci. Oggi i pashtun, 50 milioni, sono la nazione maggiore al mondo senza un proprio stato, sicché la loro assoluta priorità è disfare quella linea che li definisce contrabbandieri, “terroristi” che fuggono verso la salvezza “sull’altro versante”.
  • Poi il vezzo occidentale d’invaderli, il Regno Unito tre volte, l’URSS una volta, adesso gli USA e la “coalizione dei volonterosi”- che prosegue tuttora
  • E come dovrebbe essere? Afghanistan-Pakistan senza confine.

E poi: l’Afghanistan non è uno stato unitario occidentale con capitale Kabul, quella è un’illusione occidentale. L’Afghanistan è una coabitazione di 8 nazioni – 7 delle quali anche nei paesi vicini – e 25.000 villaggi, molto poveri, molto autonomi. Ed è invincibile: non c’è un punto centrale dal quale un invasore possa conquistare l’intero paese. Magari una lasca federazione con i villaggi come unità base e una piccola capitale; magari una comunità con i vicini di spirito – l’islam e la lingua; di cui la priorità economica sia l’aspetto positivo, non punitivo, della shari’a, le necessità essenziali per tutti, tutte le nazioni, ambo i generi.

E lì abbiamo fatto errori terribili, imparando adesso da fratelli e sorelle più avanzati di paesi musulmani. Stiamo migliorando. Siamo molto violenti sicché abbiamo bisogno di un qualche peacekeeping da parte dei nostri paesi fratelli e sorelle più progrediti, Tunisia, Turchia, Indonesia. E poi, Occidente di qualunque tipo, vorreste smettere d’invaderci! Nessuno ci ha difeso, ma ci è costato milioni di vite.

Sì c’è stato di meglio prima della linea Durand e nei periodi fra le invasioni. Quanto ci serve ora è un governo di coalizione, una blanda federazione, una comunità coi vicini, precedenza alle necessità basilari per tutti, peacekeeping da fratelli e sorelle. Ecco l’Afghanistan che vogliamo.

Mi ricordo durante la mia prima visita in Afghanistan nel gennaio 1968, a farmi la mia domanda standard: che cosa mi rammenta questo paese? La risposta era ovviamente la Svizzera; non 8 nazioni ma 4 (solo una svizzera); non 25.000 villaggi, ma 2.300 comunità locali, una federazione con nessuna nazione a gestire il paese da sola, un governo di coalizione permanente, la neutralità dato che prendere posizione a favore dell’uno o l’altro vicino farebbe a pezzi la Svizzera. Un modello svizzero?

Stavo nell’ufficio di David Kucinich prima che siano riusciti ad escludere dal Congress USA i maggiori fautori della pace manipolandone le circoscrizioni elettorali, con 8 suoi colleghi deputati: “Il professor Galtung qui presente è di ritorno dall’Afghanistan e da colloqui coi taliban; ne è emersa un’eventuale soluzione”.

Quale reazione nel maggior paese “terrorista di stato” al mondo? “Molto interessante. Ma noi siamo rappresentanti eletti del popolo USA, non interessato a delle soluzioni. Ci hanno eletto per quello: V come vittoria, allora gli diremo noi quale sia la soluzione.”

Ho detto che la vittoria avrebbe eluso gli USA data la dedizione loro [della controparte] e la prospettiva temporale illimitata rispetto a quella di una “amministrazione” o due; che una ritirata onorevole lasciando un regime che garbi agli USA gli sfuggirebbe pure; perché non contribuire con una costituzione federale e una Comunità CentrAsiatica, diventandogli amici? Risposta: non è nostro mandato. Io: allora andate dritti verso qualcosa di peggio che la sconfitta o la ritirata. Loro: Che mai? Io: Diventare irrilevanti. La palla è in altri cortili.

Sono al Dipartimento di Stato [USA] a fare la domanda standard: “Com’è l’Afghanistan che vi piacerebbe vedere?” E la risposta, prevedibile in quanto politica mindiale USA: “con la democrazia nel senso di elezioni multi-partito eque e libere, e un libero mercato”. E un Afghanistan che non può attaccarci – [tipo] 11 settembre (2001).

  • Io: Ma la democrazia di quello stile presuppone una cultura dell’io, dell’individuo come decisore di sé stesso/a. L’Afghanistan è musulmano al 98%, più cultore del noi, per loro votare recide qualcosa di organico nei vincitori come negli sconfitti, per loro ha più senso il dialogo per un consenso. Nessuna risposta.
  • Io: E il libero mercato porta a una maggiore disuguaglianza; non è un problema per l’islam, ma lo è la miseria degli ultimi, le necessità essenziali non soddisfatte. Come lo trattereste? Risposta: Per sgocciolamento [dai privilegiati]. Io: Sembrerebbe più forte un pompaggio attivo. Risata: Problema irrisolto.

Io da qualche parte in Asia sud-orientale, con davanti degli Al Qaeda. Io: “Com’è il mondo che vi piacerebbe vedere?”

  • Loro: “Un mondo che rispetti l’islam, non lo calpesti.”
  • Io: Ma voi non calpestate le donne? E il quarto stadio del jihad – esercitarvi per la fede – è molto violento.
  • Loro: La violenza sulle donne non è coranica bensì tradizioni tribali non ancora superate. E il quarto stadio del jihad è l’autodifesa, legittima per il diritto internazionale.Contro le crociate, contro il sionismo, adesso anche contro l’invasione dell’Afghanistan”.
  • Io: Ma c’è molto jihadismo dichiarato illegittimamente, o no?
  • Loro: È un problema. Ma la rappresaglia moderata è islamica.

Sono a Madrid a una conferenza sul Dialogo delle Civiltà; davanti a me Hamas con una registrazione di Bush che dice che l’ha scelto Dio per portare la democrazia in Medio Oriente. Bush? Una blasfemia.

  • Io: C’è un Israele che potete riconoscere? Loro: Ovviamente. Io: Come al 4 giugno 1967?
  • Loro: Sì, con qualche modifica, ve lo diremo a suo tempo quando ci siano veri negoziati.

Sono in una dépendance del Pentagono con un generale a due stellette, fascinoso e ben informato: gli costa 10 dollari fabbricare un IED, una bomba [improvvisata] – possono andare avanti per sempre. Il nostro problema: nessun piano B. Gli è stato proibito dai superiori di parlare oltre con me.

Una conferenza a un think tank a Washington. Una relazione eccellente di un consulente del Dipartimento di Stato sulla storia dei colloqui Israele-Palestina-USA. Domanda del moderatore: “E la soluzione?” “Nessuna idea.” Vengo allora invitato a presentare il piano Transcend 1-2-6-20 – Palestina riconosciuta anche da Israele, con qualche cantone israeliano in Cisgiordania e qualche cantone palestinese nel nord-ovest d’Israele; cooperazione fra i due; entro una comunità a 6 stati d’Israele con suoi 5 vicini arabi; circondata da un’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Asia Occidentale costiutita pure dai vicini degli immediati vicini e qualche altro dell’area, circa 20. Silenzio. Nessun Piano B alternativo. Intervengono due esperti del Dipartimento di Stato, il cui compito è diffondere rispettivamente la democrazia in stile USA e una federazione. Il primo ha colto la risposta sulla cultura dell’Io / del Noi e inoltre che ci può essere bisogno prima di una federazione e quindi di democrazia in ogni sua parte per evitare che le nazioni più numerose dominino tutte. E, in quanto al secondo: Per una federazione devono anche identificare qualcosa che le leghi assieme, non solo che le divida. Magari vogliono l’indipendenza, glielo si chieda.

Prima conclusione. Quel che dicono i “terroristi” non è irragionevole; lo è invece non sapere che cosa dicano. Non conosco casi dove non ci sia una base per una soluzione ragionevole – accettta, sostenibile. I “terroristi di stato” a Washington sembrano così dediti alla programmazione ed attuazione militare da aver poco tempo o personale residuo per un qualunque piano di ripiego; o proprio nulla o non frutto di riflessione. È notevole l’insensibilità ai fattori culturali e strutturali.

Seconda conclusione. Ciò deve cambiare a beneficio di tutti i coinvolti. E bastano dialoghi, preferibilmente pubblici, con tutte le parti in causa.

Scenderei adesso in maggiori dettagli riguardo ad Afghanistan-Pakistan-USA. Washington, Fondazione Carnegie, 18 aprile 2012: Signore e signori,grazie in primo luogoalla Fondazione dell’Associazione Musulmana Americana per aver organizzato un forum su questo tema controverso nel cuore di Washington!

Mi avete dato la prospettiva globale su questo pannello, considerando spazio e tempo in quantità: piuttosto einsteiniano. Vedendo il mondo dall’alto percepisco cinque mega-tendenze sullo sfondo, a mo’ di contesto del tema: la caduta dell’impero USA; il de sviluppo dell’Occidente; il declino del sistema statuale a nazionalismi dal basso e regionalismi dall’alto; il sorgere del Resto del mondo; e della Cina.

E poi, planando verso terra, si vedono quei tre attori e innumerevoli sub-attori in abbracci mortali, così ben descritti da Ahmed Rashid nel suo Pakistan on the Brink [P all’orlo]: The Future of America, Pakistan, and Afghanistan. Evidenziamone alcuni aspetti.

Vediamo una ferita , un confine di 1400 miglia che divide i pashtun, oggigiorno 50 milioni, inciso nel 1893 da Durand – ministro degli esteri inglese dell’ “India britannica” – fra l’Impero, oggi Pakistan, e l’Afghanistan. Quindi, i pashtun che attraversano quella linea non stanno entrando in un “rifugio sicuro” ma a casa. Il “trattato” era in inglese, che l’emiro dell’Afghanistan non capiva. Un altro firmatario fu il Balucistan sovrano, successivamente invaso e incorporato nel Pakistan. Non vi erano compresi i pashtun.

Percepiamo la reificazione USA delle carte geografiche convenzionali degli stati del mondo, come le due citate. Sì, hanno governi, più o meno del popolo, da parte del e per lil popolo, non solo per l’1 %, e hanno più o meno o anche nessuno stato fallito, presidenti o primi ministri. Ma velano le mappe più importanti delle nazioni, più informative oggi, dato il declino degli stati. E le mappe delle civiltà, di arabi, musulmani, cristiani, ebrei. Non solo i musulmani hanno il dilemma di chi sono io, un cittadino di uno stato laico membro del sistema statuale, o un credente di una fede, dell’ummah per i musulmani.

Percepiamo le preoccupazioni del Pakistan: divisioni interne fra le nazioni, e il conflitto con l’India, soprattutto ma non solo, per il Kashmir.

Percepiamo le preoccupazioni dell’Afghanistan: altri che invadono, occupano, conquistano, da Alessandro Magno passando per i Mongoli e le tre invasioni inglesi, una sovietica, e adesso di USA-NATO in una coalizione a guida USA; con svariati pretesti. Come il dissimulare la ricerca di una base militare vicino alla Cina (Bagram), e per il petrolio dal Caspio all’oceano Indiano, col pretesto dell’11 settembre di provenienza afghana in generale e da bin Laden in particolare; senza produrre alcuna prova pubblica di una tale asserzione.

Percepiamo la ripetizione interminabile dello stesso errore elementare da parte USA: il nemoco del mio nemico è mio amico; che funziona bene per certi temi, ma quell’amico può ben avere altri punti in agenda. Usare bin Laden per battere i sovietici, ma forse è contrario al secolarismo in generale, non solo quello di marca sovietica? Usare il Pakistan per battere gli islamisti sul loro stesso terreno, ma forse in cima ai loro intenti per battere l’India nell’esercitare influenza in Afghanistan, e quindi proteggendo pashtun, taliban, e alloggiando l’arcinemico bin Laden? Così portando a una guerra di fatto, coi servizi segreti del Pakistani, ISI, presi di sorpesa (?) dall’ordine Obama di sua esecuzione extragiudiziaria da parte dei SEAL [teste di cuoio] USA in terra loro.

E sullo sfondo la bomba islamica di Ali Bhutto, in aggiunta alle bombe evangelicali, anglicane, cattolico-secolari, ortodosse, confuciane, giudaiche e hindu, in competizione per l’onnipotenza divina; per le mire d’Israele, per eliminare quella bomba, e bloccare quella in Iran, tutto ciò diviene obiettivo degli USA. La coda che agita il cane? In parte, ma ancor più importante è come sono nati i due paesi, rilevando la terra di qualcun altro in nome della propria fede, uccidendo, cacciandone gli abitanti in esilio, o in riserve, Anche la storia ben più lunga dell’India si può leggere in termini analoghi. Magari una base per l’alleanza USA-Israele-India nell’area: se uno di noi cade, tocca anche all’altro, per illegittimità? Beh, non sono i soli, guardiamo a molta parte della’America Latina.

E per quanto riguarda i rapporti USA-Pakistan? Agende che coincidono solo su alcuni punti e divergono abissalmente su altri li sospingeranno da un conflitto all’altro, come avvenuto per dieci-vent’anni. Ma anche l’Afghanistan, e il Pakistan in generale e l’ISI e l’esercito in particolare, usano gli USA come vacca da mungere – il Pakistan a suon di 3 miliardi di dollari l’anno o giù di lì.

Questi sono gli anni della vacche magre, non grasse. Il latte si stampa, in forma di voucher, vecchi arnesi. Comunque, non un rapporto durevole, e tanto meno in un Afghanistan dove devono creare esercito e polizia per il trasferimento del latte. Non è strano che i partner più o meno volonterosi e civili USA cooperino per avere dialoghi con i taliban per uscire dal ginepraio, mentre i militari USA dicono “dateci solo altri X anni e li batteremo”. Con droni e teste di cuoio.

USA e NATO si ritireranno e in suolo afghano si seppelliranno parecchie ossa dell’impero USA. E forse anche della NATO. Quella partita non offre soluzione.

Ed eccoci di nuovo alle grandi linee di tendenza dell’inizio: il potere si sta spostando verso il sud e l’est, gli stati stanno cedendo il passo a federazioni e regioni. Il Pakistan probabilmente può sopravvivere solo come federazione con amplissima autonomia per le parti costituenti. e come parte di una comunità centr-asiatica con gli otto vicini musulmani ivi compreso l’Afghanistan. Quanto più aperti saranno i confini, tanto più guarirà la ferita Durand, non col Pakistan o l’Afghanistan che cedano territorio all’altro, o con un nuovo Pashtunistan. E quella regione sarà più interessata a buoni rapporti con la Cina – già proprietaria di enormi risorse in Afghanistan – che con gli USA.

E gli USA? Si spera che si ritirino prima che la guerra con il Pakistan diventi più calda. Verso, anch’essi, il destino dei tempi attuali: magari una regione nord-americana. O invece verso una civiltà giudaico-cristiana USA-Israele, con tutti i problemi implicatici? Una vera federazione per WASP [bianchi protestanti d’ascendenza anglo-sassone] e nazionalità dominate entro gli USA? Una conferenza col Pakistan per scambiarsi esperienze, confrontando annotazioni sul periodo 2001-2012?

Dove manca l’amore, può essere meglio la separazione; o anche il divorzio.

* * *

In conclusione qualche parola, forse congettura, sull’11 settembre 2001.

L’obiettivo arabo/wahhabita era probabilmente la giustizia, giustiziando due edifici dello spazio pubblico per presunti peccati contro Alla’h e mancanza di rispetto per l’islam. L’obiettivo USA era ed è lo status quo, insieme al libero scambio. Oggi è tabù addirittura parlare di stabilire un ponte fra i due versanti.

E tuttavia le parti chiave, chiamiamole Washington e Al Qaeda, non i 1.400 milioni di cristiani e i 1.300 milioni di musulmani, dovranno cominciare a fare proprio così, mediante dialoghi, segreti e pubblici. Non possono proseguire ad eliminarsi reciprocamente in cerca delle elusive “radici” del Male sull’opposto versante, che li renderebbe vittoriosi. Persone più sagge su ambo i versanti – probabilmente non nella cerchia immediata delle due figure di vertice, centro di eccessiva attenzione e molto simili, Obama e Osama – possono già aver iniziato a percepire come procedere per accostarsi a un dialogo. “Nessun attacco agli USA in cambio del ritiro militare USA dai paesi musulmani che lo richiedano” potrebbe servire da esempio per un possibile accordo. Un altro sarebbe esplorare il concetto di “zone esenti da globalizzazione”; come una mancata penetrazione economica USA nell’ummah musulmana. Ma l’approccio base sarebbe la mutua esplorazione tesa a identificare gli elementi legittimi in obiettivi quali il “libero scambio” e il “rispetto”.

Una violenza culturale è di massiccio impedimento a una pace strutturale positiva e nel caso dell’11 settembre 2001 addirittura a una pace diretta negativa, cioè alla semplice assenza di violenza; nel qual caso la cultura della violenza va aldilà del pregiudizio razziale, riportando in campo configurazioni di pensiero pre-moderne, pre-illuministiche puritane e wahhabite come l’Elezione, da parte di Dio per sé stessi, da parte di Satana per l’Altro, con visioni di gloria come ricompensa divina e trauma come suo castigo, e della battaglia conclusiva, Armageddon, dove chiunque non sia con noi è contro di noi. Magari l’Illuminismo una volta o l’altra penetrerà nelle due culture. E un giorno perfino la riconciliazione.

nel frattempo smettiamola col termine “terrorista” e “terrorista di stato”; per cominciare li si metta fra virgolette, come citazioni. Ovviamente quei termini stanno per qualcos’altro: molto spesso a colpire gente indifesa non in divisa, da terra o dall’aria. Gente in divisa che si colpisce vicendevolmente – cioè guerre inter-statali, stanno diminuendo con lo scemare del sistema statuale, e anche perché le guerre sono troppo rischiose per i combattenti, si preferiscono vittime inermi. Cioè l’insorgere dei “terrorismi”.

Comunque, più basilare che le loro strategie violente di vario tipo è qualcosa di più profondo: conflitti, contraddizioni fra le parti, incompatibilità. Si dia un nome alle parti, s’identifichino i loro obiettivi, si esplorino le incompatibilità e le compatibilità dirette rispettivamente al conflitto e alla cooperazione, e si mutino le prime nelle seconde: mediante dialoghi tesi a soluzioni.

 

#523 – Johan Galtung – TMS
Titolo originale: 
Not War on Terrorism but Dialogue for Solutions

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

Mondo dove stai andando?

pubblicato 28 set 2017, 10:05 da Cultura della Pace

Mondo, dove stai andando? 



E’ morto Liu Xiaobo. Qual è la – non così occultata – verità su di lui?

Risposta: I suoi discorsi e scritti rivelano entusiasmo per i 100 anni di colonizzazione inglese di Hong Kong, auspicando 300 anni di colonizzazione della Cina, commemorando la guerra USA in Afghanistan, manifestando speranza nelle armi nucleari. Ha ottenuto il Premio Nobel per la Pace per la democratizzazione della Cina, ha avuto libertà di parola, ma il premio è stato inteso come una provocazione. Il premio avrebbe potuto essere assegnato fuor di dubbio alla loro Charta 08, non a Liu Xiaobo.

Sicurezza della Norvegia – quali sono le minacce?

Risposta: Considerata la posizione geografica, un’invasione da parte degli USA o della Russia, per evitare che lo faccia l’altro. La situazione richiama alla mente la minaccia (che veniva) da Inghilterra, Germania e USSR nel 1940 per evitare che uno degli altri la mettesse in pratica; quel che successe fu che l’Inghilterra e la Germania violarono la neutralità della Norvegia e combatterono una battaglia sul territorio norvegese. Nessuna azione da parte dell’USSR fino a quando combatterono le truppe tedesche nell’estremo Nord, perdendo in quell’occasione più soldati per liberare la Norvegia che la Norvegia nel corso di tutta la guerra. Si fermarono quando così disse loro il governo norvegese rifugiatosi a Londra, in tal modo rendendo possibile alla Germania di distruggere la Norvegia del Nord.

La difesa della Norvegia oggi – qual è la questione?

Risposta: Una capacità offensiva unilaterale diretta alla Russia per un primo o secondo attacco, costa ed entroterra indifese con 248 distretti su 249 (Heimevernet, difesa nazionale) incapaci di eseguire il loro compito.

Perché la Russia è il nemico prescelto; la narrazione reale, le alternative?

Risposta: Questa consuetudine risale alla divisione dell’Impero Romano in due parti, la cattolica e l’ortodossa, avvenuta nel 395 D.C., con la prima che adottò la grafia latina, la seconda le grafie greca e cirillica (Russia, Serbia).

Chi è Vladimir Putin? Esiste una verità non detta? La conclusione?

Risposta: Un ex-ufficiale del KGB molto capace che conosce l’Occidente meglio di quanto l’Occidente conosca la Russia, che ha risanato la Russia da uno Yeltsin (al servizio) della CIA ed è ritornato alle radici ortodosse della Russia, molto religioso e amato.

Perché il “Pericolo Giallo”; Cina passato, futuro, presente, alternative?

Risposta: Una vecchia consuetudine occidentale: l’Occidente è iberico e anglo, il Sud è musulmano-pagano, l’Oriente è pericoloso e ancor di più l’Estremo-Oriente. Ignoranza delle dinastie cinesi, 2.000 gruppi etnici, Cina intesa come uno stato solo dal 1912, civiltà cinese = Taoismo-Confucianesimo-Buddhismo.

Chi è Xi Jinping? Esiste una verità non detta? La conclusione?

Risposta: Buddhista profondamente religioso, legato alla sua teoria e pratica degli “accordi Win-Win” a beneficio di entrambe le parti, con o senza la Cina, a tessere insieme positivamente il sistema statale, convinto che tali forze siano più forti che le forze negative. Quel che manca è il multilateralismo; la Cina, a breve la più grande economia del mondo, si afferma al vertice con la maggior parte delle operazioni commerciali.

Perché gli USA sono così bellicosi, la vera storia, le alternative?

Risposta: A causa dell’idea di un mandato divino in quanto “popolo eletto con una terra promessa”, l’”eccezionalismo” di Obama rivolto all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, per Trump dato per scontato, al di sopra della legge internazionale. Lo studio del Pentagono, “l’impero americano sta crollando”, richiede “una massiccia espansione del complesso militare-industriale per mantenere l’accesso globale alle risorse”, non il modo normale tramite il commercio, il modo americano.

Chi è Donald Trump? Esiste una storia non raccontata? La conclusione?

Risposta: Lo psicopatico, clinicamente autistico, narcisista-paranoico presidente di uno stato affetto da narcisismo eccezionalista e paranoia “noi contro di loro”. Le prerogative dittatoriali del presidente USA, compresa l’istituzione della grazia, possono durare molto a lungo se viene rieletto fino al 2024. Ha cambiato “Prima l’America” in Civiltà occidentale contro barbarie. E’ improbabile che si finisca con l’Emendamento 24 [i], dichiarandolo inadatto. Isolamento dai paesi occidentali?

Perchè Israele è così aggressivo; la realtà, le alternative?

Risposta: A causa dell’idea di un mandato divino in quanto “popolo eletto con una terra promessa”, Genesi 15:18: rimpossessarsidi ciò che è loro. In base a quella teoria, esistono al mondo molte regioni di cui qualcuno potrebbe desiderare di rimpossessarsi.

Un’alternativa per gli Ebrei sarebbe tenere Israele secondo la legge internazionale (“Israele del 4 Giugno 1967”) e abitare dappertutto nei territori musulmani come prima, essendo un popolo del Libro, il kitab, senza provocare scontri violenti. C’è bisogno di una conciliazione.

Chi è Benjamin Netanyahu? Esiste una storia taciuta? La conclusione?

Risposta: Un abile fautore di quanto sopra, consapevole che Israele ha bisogno del supporto degli USA per espandersi in nove paesi, usando l’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee). Più problemi che mai:

  • Perdendo la guerra provocata in Siria in favore di una presenza di Iran, Islam sciita, Hezbollah.

  • Perdendo in particolare il supporto delle donne nella diaspora, a causa del conflitto tra l’Ebraismo Ortodosso adottato da Israele e l’accesso delle donne ebree al Muro del Pianto.

  • Anche al di sopra della giurisdizione dei Luoghi Sacri.

Che cosa sta capitando all’Unione Europea; la storia taciuta, alternative?

Risposta: “Un sogno diventato reale” per Francia e Germania ((“Communauté Europeenne, pensée par les Français, payée par les allemands“).

Sono ora liberi dalla pressione che gli USA esercitavano attraverso il Regno Unito e dal negativismo UK, possono fare le loro cose possibilmente a velocità diverse, e con l’Euro come valuta comune.

Che cosa sta capitando all’Occidente = USA + UE + altri, la storia taciuta. La conclusione?

Risposta: Qualcosa è dovuto al trumpismo, qualcosa alla vicinanza dell’UE+altri alla Russia e a quelli a metà strada, poiché li conoscono meglio e vedono opzioni che sono al di là della comprensione limitata degli USA. Che può cambiare; gli USA possono avvicinarsi alla UE+altri.

Che cosa sta capitando alla NATO? La storia taciuta. La conclusione?

Risposta: Non più come era; quasi tutti i membri europei a dichiarare che non combatteranno più guerre USA. Gli USA rimangono al comando. Gli USA potrebbero combattere le loro guerre da soli – il che sta al momento succedendo – e la stessa cosa potrebbero fare gli Europei con un esercito UE che è agli inizi. La fine della NATO.

Giappone contro Russia-Due Cine-Due Coree sulle isole, che cosa si può fare?

Risposta: Proprietà congiunta dei territori delle Kurilei con la Russia, di Senkaku-Diaoyu con le Cine, di Takeshima-Dokdo con le Coree, dividendo l’utile netto.

Occidente contro la Russia su e nell’Ucraina; la narrazione reale, che cosa si può fare?

Risposta: Molto semplice: per uno stato con due nazioni, quella ucraina e quella russa, una federazione “intelligente”, la parte ucraina con libero commercio con la UE, la parte russa con un accesso adeguato al gas-petrolio russo.

India contro Cina-Musulmani in Kashmir; la narrazione reale, che cosa si può fare?

Risposta: La narrazione fondamentale consiste in una maggioranza musulmana che non accetterà mai il dominio indiano; la soluzione potrebbe essere un controllo congiunto Indo-Pak del territorio, che proceda verso l’indipendenza e il comune possesso –con la Cina– del ghiacciaio conteso.

Latin America – la storia taciuta del passato. E alternative future?

Risposta: Lasciate che la Latin America sia Latin America, c’è stato anche troppo Occidente. Esiste la tendenza verso un’unità Latin America-Caribe, la regionalizzazione generale del mondo per il dialogo e la cooperazione, in termini equi con l’Anglo-America; i tentativi statunitensi di fermare o ritardare questa tendenza non funzioneranno. La Cina dovrebbe agire di meno bilateralmente, di più considerando intere aree geografiche.

Africa – la storia taciuta del passato. E le alternative future?

Risposta: Lascate che l’Africa sia Africa, c’è stato anche troppo Occidente. Da lungo tempo c’è la tendenza verso un’Unità Africana, la regionalizzazione generale del mondo. I colonizzatori sostanziali, Inghilterra e Francia, dovrebbero imparare dall’Italia, porgere le loro scuse per i crimini commessi, risarcire, conciliare.

Perc tanta disuguaglianza in così tanti paesi, e che cosa si può fare?

Risposta: I posti di lavoro stabili e soggetti al sistema previdenziale sono stati aboliti in favore di lavori su base “ingaggia e licenzia”. Ad eccezione di coloro al vertice che fanno profitti con merci prodotte spendendo poco, che sono esportate con grandissimi utili. C’è bisogno di massicci scioperi generali contro i lavori precari, in favore di posti di lavoro stabili.

La giurisprudenza e il modello legale; perché no, e le alternative?

Risposta: Un modello profondamente radicato che riconosce una realtà sociale composta da attori, individuali o collettivi, responsabili delle loro azioni, tenuti a rispondere alla legge. Una prospettiva essenziale, che deve tuttavia essere arricchita da una prospettiva sistemica: un atto non è solo influenzato dall’intenzione e dalla capacità dell’attore ma anche da buone o cattive strutture; quindi sono da cambiare le cattive strutture, non vale solo punire gli attori illeciti, o riabilitarli.

NOTA:

[i] Il ventiquattresimo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti vieta sia al Congresso che agli stati di condizionare il diritto di voto alle elezioni federali tramite la richiesta del pagamento di una tassa sulle elezioni o tasse di altro genere.


#499 | Johan Galtung – 18 September 2017
Titolo originale: The World–Where Are You Heading?
Traduzione di Franco Lovisolo per il Centro Studi Sereno Regis

Occidente, dove stai andando?

pubblicato 21 set 2017, 08:59 da Cultura della Pace

Occidente, dove stai andando?

Una carta del mondo mostra che l’Occidente è grande, dall’oceano Atlantico al Pacifico, dall’oceano Artico ai mari Mediterraneo e Nero e al confine russo [caucasico]; ma non poi così grande. Quello però è soltanto l’Europa, cui aggiungere l’Anglo-America, USA e Canada, dall’oceano Pacifico all’Atlantico, dall’oceano Artico al Messico. L’Occidente è immenso, enorme.

Geograficamente occupa l’Artico e le zone temperate [adiacenti].

In termini religiosi, ospita i tre cristianesimi, molto dell’ebraismo, ma non l’islam. I musulmani e tutti gli altri contano come minoranze, qua e là. È inoltre la sede di un’altra fede importante, l’illuminismo: umanesimo-liberalismo-marxismo-nazionalismo-statalismo-capitalismo-regionalismo.

È pure la sede delle più importanti organizzazioni intergovernative, non-governative, e aziende transnazionali del mondo.

Il che identifica l’Occidente come “sviluppato”, e il Resto “in via di sviluppo”.

L’Occidente ha aggredito, invaso, conquistato, colonizzato quasi tutto il Resto del mondo (la Cina solo in parte, il Giappone solo di recente, dal 1945).

La stragrande maggioranza delle guerre sono intra-occidentali, oppure Occidente-Resto.

L’Occidente ha convertito con successo la violenza diretta della guerra nella violenza strutturale dello sfruttamento, giustificata dalla violenza culturale, utilizzando, importando, rapinando risorse, lavorandole, esportando i prodotti derivati, intascandone il valore aggiunto, brevettando ciò che era stato appreso.

E nonostante, o piuttosto a causa, di tutto ciò, è ora in declinp, in termini relativi, con il Resto capeggiato da Cina e India in fase di subentro (non “in via di sviluppo”, roba di molto tempo fa. Ma oggi questo è risaputo.

Allora, che sta accadendo al vecchio Occidente? Quello estremista, fondamentalista con Trump, reagisce combattendo, cercando con mezzi militari di riconquistare il passato primato economico e politico, sfruttando altri o decidendo sopra le loro teste; c’era da aspettarselo: che l’Occidente estremista tenti di condurre l’Occidente [intero] contro il Resto, definito “barbaro”, secondo copione. Ambo i tentativi falliranno. Il Resto non ne può più della “guida” occidentale, e preferisce la diplomazia della Cina, più paritaria e foriera di benefici più equi.

Il Resto ci ha messo un po’ ad accorgersi del trucco. La decolonizzazione contribuì politicamente. Ma ben più importante è stata la regionalizzazione, dapprima nell’ASEAN e in Africa, in arrivo in Latin-America e Caribe, ancora lenta nel resto d’Asia.

Ad essere più rilevante è stato affidarsi economicamente a sé stessi lavorando in proprio le proprie risorse anziché richiedere condizioni commerciali migliori; imparando dal Giappone, non dall’ America Latina in un periodo di suggestioni fuorvianti.

Altrettanto importante è stato fare tutto quanto alla giapponese, con tigri e draghi apprendisti del Giappone; e la Cina da loro pur senza riconoscerlo; Africa e Latin-America stanno ora imparando dalla Cina e disponendosi a sorpassarla.

Il passo falso è stato il terrorismo, per quanto comprensibile data l’enorme violenza Occidentale contro il Resto islamico. Gli si ritorce contro.

La cosa più importante è che il Resto attinge a tutte le culture: le proprie e in Occidente.

Un modello storico [pertinente] è il rapido declino dell’Impero Romano d’Occidente, estremista, e invece la sopravvivenza, pur fra concessioni, di quello d’Oriente. L’Impero d’Occidente reagì combattendo le Crociate, anche contro quello d’Oriente, e si ristabilì nell’alleanza con la Germania, il “Sacro Romano Impero della Nazione Germanica”.

Sta per accadere di nuovo? Gli USA in rapido declino e in ripiego sull’Anglo-America (povero Canada se gli USA mantengono le vecchie abitudini), l’Europa che mantiene un imperialismo meno brutale, più autosufficiente, in definitiva con l’Europa più forte, la Germania, che si rapporta con Washington? Non è impossibile, ma se così, avverrà con la velocità della storia accelerata contemporanea.

E di nuovo a spese del’immensa parte russa dell’immensa parte europea dell’immenso Occidente. C’è questo al di sotto della politica schizofrenica dei paesi UE, con una maggioranza che “rifiuta di combattere le guerre USA”, eppure disumanizzando la Russia con le sanzioni imposte dagli USA, aprendo la via a un novello Napoleone, a un neo-Hitler? Come risultato di una UE recentemente rinata franco-tedesca, liberata con la Brexit dall’Anglo-America?

Simili contesti possono generare forze simili che possono generare azioni simili, “la storia che si ripete”. Ci sono motivi per cui non potrebbe? L’Occidente s’è sempre ripetuto. E così forse il Resto.

Esploriamo un altro scenario, anch’esso ispirato a quanto avvenne all’Impero Romano. L’Occidente d’allora si contrasse in piccole entità politiche, contee, ducati e simili, divenendo più spirituale. Gli USA potrebbero fare lo stesso, usando cristianesimo-umanesimo contro l’islam in espansione. Per rinascere poi al suo antico Sé espansionista, già attivo nell’esplorazione della luna, di Marte, e simili.

E l’allora Impero d’Oriente, l’attuale Europa? Non un novello impero, ma in semplice relazione aperta con l’islam, Cina e India, il Sud e l’Est in generale, mirando all’equità e all’armonia. C’è da fare un gran lavoro di discolpa; nella direzione battuta dall’Italia & Berlusconi. C’è molto su cui costruire, come gli aspetti positivi del Commonwealth e della Communauté. La Germania dovrà rifare la sua mancata “riconciliazione” dilettantesca con la Namibia per i genocidi prussiani del 1904 nell’allora Africa di SudOvest. Quello che ci vuole è uno – o magari una – statista di un certo spessore. Occasionalmente ne appaiono anche in Occidente.

Ciò risulterebbe in un Occidente molto diviso, con gli USA gradualmente intenti a colonizzare lo spazio esterno, e l’Europa in equità ed armonia col Resto. Senza ritorno tedesco nelle carte – niente Quarto Reich dopo il Primo, il Secondo e il Terzo – in quanto profondamente regionalizzata e globalizzata, come gli altri.

Questo magari ispirerebbe gli USA a cambiare la propria politica da cortile di casa in America Latina e Giappone – e da “giardinetto antistante” in Canada – a favore dell’equità e armonia e di un Giappone indipendente. A spese del popolo di elezione divina, dell’eccezionalismo da terra promessa, cedendo alla normalità, qualcosa di nuovo. Ciò potrebbe accadere presto piuttosto che tardi, definendo una nuova e più importante Sinistra Americana, non solo un socialismo antiquato.

E coinvolgendo nella propria scia la controparte a livello individuale: non ci [sarebbero] sono individui eletti, con uno status promesso. Siamo tutti eletti in quanto umani per il dono prezioso della vita, con una sopravvivenza e un benessere garantiti, libertà di opzioni, d’identità. In una natura con varietà e simbiosi garantite; non feroci aggressioni umane ad entrambe.

Il futuro dell’Occidente? Nessun Occidente, lasciamolo perdere. Insieme al Resto in un mondo che da una regionalizzazione pervenga a un’autentica, varia, globalizzazione.


#498 – Johan Galtung – TRANSCEND Media Service
Titolo originale: The West–Where Are You Heading?

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

USA - Dove state andando?

pubblicato 14 set 2017, 08:21 da Cultura della Pace

USA–Dove state andando? 

buone regole per un viaggio negli usa 6

Pentagon Study Declares American Empire Is ‘Collapsing,” (Uno studio del Pentagono sostiene che l’impero americano sta crollando) è il titolo di un saggio di Nafeez Ahmed che fa un’analisi del suddetto studio. Sembra interessante. Sottotitolo: “Rapporto sollecita una massiccia espansione del complesso militare-industriale per garantire l’accesso globale alle risorse”. Suona famigliare.

Usando degli stralci presi dallo studio del Pentagono redatto da Nafeez Ahmed, e a lui profondamente riconoscenti, ecco le nostre considerazioni. Si fondano su un nostro lavoro sul campo (The Decline and Fall of the US Empire; And Then What?Il declino e la caduta dell’impero USA; e poi che cosa?) TRANSCEND University Press, 2010)[i]. Il Pentagono è un’ istituzione fondamentale negli USA, insieme a Casa Bianca-Congresso-Wall Street. Come interpreta il suo ruolo negli USA e nel mondo è di primaria importanza per comprendere dove gli USA stanno andando. Tuttavia l’imperialismo ha molte teste e il potere militare è solo una delle sue articolazioni. Per fare uno studio dell’impero statunitense è anche necessaria la conoscenza del potere economico, politico e culturale. Il titolo fa pensare a un Pentagono che sopravvaluta la propria importanza.

“L’ordine internazionale che si è venuto a costituire dopo la seconda guerra mondiale, appoggiato dagli USA, si sta disgregando e sta forse anche crollando, portando gli Stati Uniti a perdere la loro posizione di supremazia negli affari mondiali.”

Commento: La parola chiave è “supremazia”. Significa qualcosa più di “dominazione”: è la luce che guida, la fonte di idee e ideali, leadership totale. Ma il “disgregamento” e il “tracollo” sono incominciati molto tempo fa: a Giugno 1953, non vincendo la Guerra di Corea 1950-53, conclusasi solo con un armistizio; ad Aprile 1975, non vincendo la Guerra del Vietnam, conclusasi con una sconfitta. E adesso non vincendo nessuna guerra contro i Musulmani. Ma si riferiscono a qualcosa che va oltre la vittoria, al prevalere. “Supremazia”.

“La soluzione proposta per salvaguardare il potere USA in questo nuovo contesto ”post-supremazia” è tuttavia sempre la stessa storia: più sorveglianza, più propaganda (“manipolazione strategica delle percezioni”) e più espansionismo militare.”

Commento: Totale incapacità di reagire a nuove situazioni in nuovi modi, di vedersi non solo come effetto di cause esterne ma anche come una causa.

Uno stato mentale che è “autismo”, in quanto opposto a “reciprocità”; “siamo causa ed effetto l’uno nei confronti dell’altro, reciprocamente”. Secondo Piaget, ci si dovrebbe evolvere dall’uno all’altro stato mentale a circa 5 anni di età.

Nonostante tutto, la strategia spionaggio-propaganda-guerra è sincera.

“La potenza USA è in declino, l’ordine internazionale si sta disfando e ovunque l’autorità dei governi si sta sgretolando. Avendo perduto il proprio stato di “superiorità”, gli USA abitano un mondo post-supremazia pericoloso e imprevedibile, la cui caratteristica distintiva è la resistenza all’autorità”.

Commento: Questo è un punto fondamentale: “resistenza all’autorità” “ovunque”. C’è del vero in questo. Il sistema di valori della nostra epoca considera uguaglianza-diversità, trasversalità-individualismo, e non disuguaglianza-somiglianza, verticalità-collettivismo. A livello individuale, nell’ambito dei diritti umani, forse dovuto all’attenzione verso “tutti” e rispetto a diritti vari? A livello statale dovuto alla fine della sottomissione del blocco della Guerra Fredda alle superpotenze, cedendo alla multi-polarità?

Ma l’intera affermazione è sbagliata. Nuovi partiti politici tagliano la torta ideologica in modo diverso ma generalmente l’autorità del governo eletto viene rispettata. Ed esiste un ordine internazionale multipolare che in linea di massima funziona, ad eccezione di Israele e degli USA, che “abitano” un mondo che si sta “sgretolando” che essi stessi hanno generato, pericoloso ma non imprevedibile .

“Il pericolo viene non solo da grandi potenze rivali quali Russia e Cina, rappresentate come minacce in rapido aumento per gli interessi (nord)americani, ma anche dal rischio crescente di eventi del genere “Primavera Araba”. Questi si manifesteranno all’improvviso non solo in Medio Oriente ma in tutto il mondo, e presumibilmente indeboliranno la fiducia nei confronti dei governi in carica nell’immediato futuro.

Commento: C’è stata una svolta intellettuale che raffigura il sistema mondiale non solo come insieme di stati grandi e piccoli ma come qualcosa all’interno. E’ evidente che tutti i 22 stati arabi sono stati colonizzati e neo-colonizzati. E molto più ha da venire dai 35 stati musulmani non-arabi, 34 dei quali colonizzati (non l’Iran). Se si fosse pensato a tutto questo alcuni decenni fa, non sarebbero sorpresi ora. Pensano malamente, come malamente agiscono.

“Il documento fa un appello al governo USA affinchè investa in più sorveglianza, una migliore propaganda tramite la “manipolazione strategica” dell’opinione pubblica, e “più numerose e più flessibili” forze armate USA”.

Commento: Grazie per dirci che cosa dobbiamo aspettarci: come una volta, ma alla luce del sole.

Quanto alla sorveglianza: non avere armi e preparare la nonviolenza aiuta, ma sono contrari che di più non si può: differenti idee, ideali, rappresentazioni.

Quanto alla “migliore propaganda”: non perdete tempo sui media statunitensi come la CNN – che ebbe inizio quale canale del Dipartimento di Stato – e i loro numerosi imitatori; scegliete Al Jazeera, Russia Today, CCTV, France 24, NYT, BBC; ma con attenzione. E la sconfinata ricchezza di fatti e analisi su YouTube. Fino ad ora.

Quanto alle forze armate USA: sanno solo come uccidere, distruggere ed essere inclini a diventare più forti se bombardate. Potrebbero preferire idee e ideali.

E così continua, senza sosta. Incidentalmente notiamo una certa qual nostalgia per la semplicità della Guerra Fredda; ma nessuna riflessione sull’aver tradito l’accordo, trattando USSR-Russia come un nemico sconfitto. Osserviamo la loro incapacità di vedere Cina e Nord Corea come vettori di idee – bilateralismo vantaggioso per tutti, deciso affidamento sulle proprie forze. Pensano che possa andare peggio, “nel tempo il più grande Medio Oriente si trasformerà, si diffonderà e si manifesterà in modo diverso”, “con violenza fisica, effettiva e psicologica” (nessun accenno alla violenza strutturale USA come qualcosa a cui resistono). Sì, continueranno, visto questo Rapporto, con una distinzione tra fatti svantaggiosi, pericolosi, tossici. “Il problema è la sfida all’impero, non il suo reale atteggiamento”. Tossico.

“Accesso a regioni, mercati e risorse strategiche”? OK, altrimenti detto commercio. Ma alcuni lavorano essi stessi le loro materie prime e riforniscono i propri mercati, con facilità e a livello competitivo. Andare in guerra per fermarli? Davvero?

Se gli USA vogliono andare ulteriormente a fondo, che seguano tutte queste stupide raccomandazioni.

In alternativa: che facciano il contrario. Che dichiarino la fine dell’impero e considerino una cooperazione con tutti per reciproco e uguale vantaggio. Si facciano degli amici, non degli “alleati” militari. USA: siete così innovativi; avete incredibilmente tanto da offrire. Il mondo è in attesa di un Rapporto migliore.

NOTA:

[i]La prima previsione scritta del declino e caduta risale al 1974, in relazione a uno studio sul declino e la caduta dell’Impero Romano che analizza analogie e differenze, ed è inclusa come parte III nel libro del 2010.


#497 | Johan Galtung – 4 Settembre 2017
Titolo originale: USA–Where Are You Heading?
Traduzione di Franco Lovisolo per il Centro Studi Sereno Regis

Pace-Sviluppo-Ambiente: integrati?

pubblicato 7 set 2017, 08:58 da Cultura della Pace   [ aggiornato in data 14 set 2017, 08:22 ]

Pace-Sviluppo-Ambiente: integrati?

Accademia per la Pace, lo Sviluppo e l’Ambiente di Hardanger

Questi sono gli obiettivi delle Nazioni Unite; l’Accademia di Hardanger nella piccola Jondal, Norvegia (popolazione di ca.1150) li ha resi tre centri d’interesse. È sorto il problema: che cos’hanno in comune? Sono tre aspetti della stessa cosa? Se così, quale “cosa”?

Si sono individuati ed esplorati quattro modi per cercare di rispondere. Sono quattro per via dei quattro modi di affrontare la realtà sociale, mediante:

  • attori, con intenzioni-capacità-contesti, con i loro bisogni;

  • cultura, per definire il vero-buono-giusto-bello-sacro;

  • struttura, gli schemi dell’interazione individuale e collettiva;

  • natura, in evoluzione verso una superiore complessità, con diversità e simbiosi.

Tutt’e quattro hanno aspetti superficiali e altri più profondi. Gli aspetti superficiali sono consci, si possono articolare e comunicare. Gli aspetti più profondi sono repressi nel subconscio in quanto sconvenienti, troppo ovvi o semplicemente ignoti. Si possono “coscientizzare” (Freire), o semplicemente imparare.

Questi quattro modi d’affrontare la realtà sociale possono valere al livello micro degli attori individuali, al livello meso dei gruppi sociali, al livello macro degli stati e nazioni, e al livello mega delle regioni [sub-continentali] e civiltà. I concetti di pace, sviluppo e ambiente hanno le loro interpretazioni a tutti quei livelli (analogamente al non intossicare il corpo umano / la natura con tabacco, droghe, alcol); non solo al livello macro degli stati cui l’ONU per lo più si rivolge.

Si prenda la natura, che attua i quattro modi in ordine inverso. Uno dei modi è col darwinismo. E un darwinista auto-dichiarato fu Adolf Hitler. Per lui la nicchia era il mondo intero, le specie erano le razze: come nazioni, non razze grazie ai pigmenti [epidermici]. Gli ebrei erano una non-razza.

Lottavano; quanto più idonei, tanto più superiori.

Hitler dedusse dalla realtà globale che la razza inglese fosse la più adatta. La razza tedesca, adatta a livelli ben superiori – non al di sopra dell’inglese, magari in condizioni di “coesistenza pacifica” – era stata repressa.

La soluzione fu seguire gli inglesi, colonizzare gli altri, prendergli le risorse, farli lavorare per il colonizzatore. Attaccò l’URSS, conquistò l’Ucraina, saccheggiò, li volse in schiavi: al massimo quattro anni di scuola, costretti a fare per i tedeschi, non per le [proprie] città.

La pace è un esito di una gerarchia naturale in base all’idoneità; lo sviluppo è in base al livello gerarchico; la natura era insufficiente [sic] in Germania e abbondante all’intorno, da cui l’espansione per il Lebensraum [spazio vitale].

Si prenda la struttura, Karl Marx. la struttura della modalità di produzione aveva due strati, proprietari e non-proprietari dei mezzi di produzione: schiavi nell’antichità, terra nel feudalismo, capitale (liquido e fisso) nel capitalismo, stato nel socialismo – fra il comunismo primitivo e quello futuro con tutti i mezzi condivisi, e quindi senza la proprietà di alcuno. Se i nuovi mezzi di produzione erano incompatibili con la modalità, questa doveva cambiare: una rivoluzione, che mutò gli schiavi in braccianti agricoli, questi in operai d’industria, questi in lavoratori statali, fino alla liberazione comunista. Sei tappe.

La pace è un esito del fatto che i proprietari non abbiano da lottare per i mezzi di produzione; lo sviluppo è la transizione da una tappa alla successiva da ultimo condivisa da tutti nel comunismo; l’ambiente era stato spremuto aldilà della sua capacità da proprietari terrieri e di risorse non più presenti.

Si prenda la cultura, e l’eccezionalismo occidentale in quanto occidentalizzazione; l’idea che la pace sia un esito di un governo mondiale all’occidentale in stile Montesquieu con la separazione fra i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario (dimentico dei poteri militare e del capitale come nei complessi militar-industriali); lo sviluppo è il livello di occidentalizzazione da accelerarsi con l’assistenza allo sviluppo (occidentale); l’inquinamento/degrado ambientale si può gestire con le risorse rinnovabili e la bonifica.

Si prenda l’approccio di attori, individuali e collettivi, quali ONG, multinazionali, stati, nazioni, regioni, civiltà. Ce ne sono molti, sovente con idee nette su pace-sviluppo-ambiente, sovente auto-referenziali.

Ecco la mia conclusione: sono scettico su tutt’e quattro gli approcci.

Abbiamo deficit considerevoli di pace, sviluppo, ambiente, nonostante, o a causa di, tutt’e quattro questi approcci.

Nulla di quanto hanno fatto ci convince che quelle tre idee preziose – pace, sviluppo, ambiente – siano aspetti di una medesima cosa. Sono indipendenti l’uno dall’altro; sui generis, di genere specifico. Concettualmente sono tre idee diverse da pensare. Verbalmente sono tre parole differenti da dire. E praticamente tre mansioni differenti da svolgere, non un solo bottone da premere.

Empiricamente possiamo facilmente trovare casi con uno di essi ragionevolmente soddisfatto ma gli altri per nulla. Società sviluppate tutt’altro che pacifiche (USA, Israele, Norvegia) né attente all’ ambiente (magari al proprio, non quello degli altri). Abbiamo società pacifiche molto non-sviluppate (Laos), società all’unisono con la natura ma né sviluppate né pacifiche (BurkinaFaso). E società senz’alcuno dei tre (Arabia Saudita), o con tutt’e tre (Botswana).

Tre parole differenti, tre concetti differenti, tre realtà differenti, tre mansioni differenti; con tre definizioni differenti. La nostra, qui di seguito, dovrebbe essere ragionevolmente compatibile con l’uso comune dei termini, desiderabile in quanto ai valori, e fattibile in pratica:

  • pace, negativa: soluzione del conflitto, riconciliazione dei traumi.

  • pace, positiva: che collega gli aspetti buoni degli attori in progetti congiunti.

  • sviluppo: sollevare le condizioni di vita degli strati sociali più bassi per soddisfarne i bisogni, meno disuguaglianza.

  • ambiente: soddisfare i bisogni della natura di diversità e simbiosi.

C’è qualcosa da imparare nei quattro approcci rigettati.

I più forti tenderanno d’imporre le loro opinioni. Le strutture hanno vita interiore e devono essere guidate. Le culture affiorano da livelli profondi.

Qualunque definizione-teoria-pratica è solo una fra molte, verificata mediante prova ed errore, e condannata ad essere superata nel corso della storia.

Ma in tale corso Pace, Sviluppo, Ambiente sono aspetti essenziali.


#496 – Johan Galtung – TRANSCEND Media Service,  28 August 2017
Titolo originale: Peace-Development-Environment: Integrated?

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

Nel mentre – In giro per il mondo

pubblicato 31 ago 2017, 07:45 da Cultura della Pace   [ aggiornato in data 31 ago 2017, 07:45 ]

Nel mentre – In giro per il mondo

Nord Corea, intelligence Usa: “Ha testata nucleare”. Trump: “Sarà fuoco e furia”. E Pyongyang “minaccia un attacco”

Molto accade. E non accade. E così non c’è guerra nella o sulla Nord Corea, con gli USA o qualsivoglia altro. E neanche ci sarà.

I missili nordcoreani sono credibili. Sono lanciati per dimostrare la possibilità di colpire le basi statunitensi in Giappone e nei dintorni; recentemente sono comprese Guam e Hawaii. Sono stati lanciati molti missili, e tutti sono finiti in mare. Paragona questo con il gran numero di “incidenti” USA di vario genere.

Tuttavia possibilità non significa intenzione. Né di colpire né di puntare per sempre a qualche contendente, X. Per quello, ci vorrebbero prove irrefutabili.

E’ attendibile che la Nord Corea sia quasi invulnerabile, con le sue 19.000 grotte a protezione della popolazione e degli armamenti. Ovviamente ci sarebbe ancora molto da distruggere, come l’ultima volta che Pyongyang fu bombardata a tappeto dagli USA.

Ma la Nord Corea sopravviverà. Come fece la volta scorsa. Piaccia o meno.

La strategia della Nord Corea di tenere in ostaggio gli 8 milioni di abitanti di Seul è credibile. Una artiglieria indistruttibile può cancellare Seul. Ma non capiterà.

E’ anche verosimile che Cina, Russia, Sud Corea insistano per la distensione, con le parole e con l’ostentazione degli armamenti. Si dovrebbe interpretare la risposta della Nord Corea a riguardo di Guam come l’accettazione di quel suggerimento. E gli USA?

La risposta consiste nelle esercitazioni militari “Twin Spirit” a comando USA al largo delle coste nordcoreane, ora “più che mai”. Anch’esse credibili, come prova del non seguire alcun consiglio.

L’occhio per occhio degli USA, negoziazioni-baratto, sono modalità inaccettabili nelle relazioni tra stati. Hanno una parvenza di uguaglianza che è sospetta. Gli USA ordinano senza mezzi termini agli altri stati come si devono comportare ed essi si adeguano. Se non lo fanno, è a loro considerevole e anche attendibile rischio.

Cina e Russia sono abbastanza grandi per sfidarli; la Cina non adeguandosi sulla Nord Corea, la Russia non adeguandosi su Ucraina-Crimea. L’organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) le unisce, una circostanza fondamentale che gli USA sembrano non avere ancora digerito.

Trump passa il tempo soprattutto sui e contro i mezzi di comunicazione USA, avvitandosi sempre più profondamente nel suo autismo e isolamento. Fino a che non venga rimosso in una maniera o nell’altra, probabilmente dai 2/3 del Senato, appellandosi all’emendamento 25.

Charlottesville: Dove nel 1960 l’autore di questo editoriale è diventato un mediatore. Il mio obbiettivo allora era di permettere ai segregazionisti di avere le loro scuole private; avevano rinunciato a molto. Oggi il mio scopo, se fossi stato interpellato, sarebbe stato di permettere loro di tenersi il monumento di Robert E. Lee; con il luogo oggetto di trattativa. Tutti sanno chi vinse la guerra civile. E alla fine, un secolo più tardi, le leggi Jim Crow furono superate grazie al movimento per i diritti civili.

E’ necessario girare il coltello nella piaga? Meglio un’apertura allo yin-yang, mai però sulla schiavitù. In quello il Sud aveva torto, torto, torto.

Ma aveva ragione il Nord su degli USA molto uniti? Il paese più bellicoso della storia mondiale, che supera anche l’Impero Romano? Un successo? Avrebbe potuto un paese meno unito, anche diviso, essere meno catastrofico per tanti popoli del mondo? Anche se la Confederazione non la pensava in quel modo…

Facciamo notare l’uso, diffuso ovunque, di colpire assembramenti di persone, ristoranti, qualsiasi cosa con furgoni, autocarri, auto; come si erano usati degli aerei contro le Torri Gemelle e il Pentagono il 9/11 (2001). Ci sono più automobili che aerei, meglio distribuite.

Buoni motivi per capire e rimuovere le cause.

Siria? Sembra che la CIA – principale responsabile di forse 400.000 uccisioni – stia ora facendo le valige. E sembra che il Califfato Islamico ambito da alcuni Musulmani stia acquisendo la fedeltà di imam quali vettori del “vero Islam”, non annacquato dall’ “illuminismo” francese. Ad ogni modo si tratta di LaMecca-Medina, non di Iraq-Siria. Sebbene, incidentalmente, vale la pena riflettere su “Trump’s Red Line” (La linea rossa di Trump, TMS-Die Welt 25 Giu 7) di Seymour Hersh. C’è una certa fondatezza, ma mal interpretata.

Qui entra in scena il ministro degli esteri ceco (imminente primo ministro?) Lubomir Zaorálek. Si dice a favore di un accordo con il mondo musulmano (The Guardian 15 Giu 2017). A suo parere, gli elementi chiave sono i colonialismi occidentale e russo; che devono essere totalmente disapprovati:

“Nel mondo musulmano, nel 1864-67 tra 300.000 e 1.5 milioni di persone morirono di fame o furono uccise; nell’Indonesia del 19° secolo, si stima che gli occupanti olandesi uccisero 300.000 civili. Negli anni ’50, nel corso della guerra d’Algeria, la Francia ha usato violenza su 1.5 milioni di persone – metà della popolazione; si stima che in Libia mezzo milione di persone morirono tra il 1927 e il 1935, in parte nei campi di detenzione italiani”.

Nuovamente molto da imparare dalle scuse di Berlusconi, fino a oggi solo per le atrocità dei bombardamenti italiani del 1911. Cosa pensare a riguardo dei Russi, degli Olandesi?

Passando all’economia: A detta de El Mundo TV del 12 Giu 2017, sembra esserci un nuovo sistema europeo per calcolare il PIL. Non solo vengono inclusi gli armamenti ma pure i fondi che vanno a ricerca e sviluppo finalizzati alla guerra. Inclusi sono pure prostituzione e droghe, sotto la voce “servizi”. E’ compresa qualunque cosa che viene offerta e richiesta per denaro.

Come ci fa sentire questa novità sulla crescita economica? Di essere tra i “valori pro-capite” secondo i quali viene diviso questo mostro uscito da menti economicistiche malate? Soprattutto quando l’alternativa è così ovvia?

Nel mondo abbiamo due assoluti: noi stessi, esseri umani, e la natura (fauna & flora) in noi e intorno a noi, fondamentali per tutto quanto. Gli esseri umani hanno bisogni essenziali e così la natura (diversità e simbiosi). Lo scopo dell’economia: soddisfare quei bisogni, non nella media ma partendo dal fondo, elevandolo. Considerando un minimo somatico, con la riduzione della mortalità e morbilità tra gli esseri umani e con l’aumento della diversità e della capacità simbiotica della natura. Non sprechiamo parole a questo riguardo sulla “teoria della crescita” economicista, anti-umana e anti-natura. Vergogna!

Theresa May? Lo disse lei stessa, “adesso basta”. Corbyn può diventare interessante se fa in modo di scollegare il Regno Unito dagli USA che stanno affondando.

China: sta avendo successo un bilateralismo che sta bene a tutti; c’è bisogno di multilateralismo. L’Unione Europea può imparare, avendo in periferia accordi vantaggiosi per tutti per controbilanciare la Germania. La Cina riempie “la sacca cinese”, delimitata da Himalaya-Gobi-Tundra-Mare – la “Linea di confine a nove tratti, Nine-dash Line – verso Filippine-Malesia, incluse le Isole Spratly. “Recreating China’s Imagined Empire”, “La Ricostituzione dell’Immaginario Impero Cinese” (Ian Johnson on Everything under the Heavens by Howard French, NY: Knopf, 2016; The New York Review of Books 20 Apr 2017). E: “China’s Astounding Religious Revival”, “Il Sorprendente Risveglio Religioso della Cina” (Roderick MacFarquhar on The Souls of China by Ian Johnson (NY: Pantheon, 2016; NYRB 8 Giu 17).

Molto buddista, come la Russia è molto ortodossa. E come l’Occidente, molto che cosa?


#495 | Johan Galtung – 21 Agosto 2017
Titolo originale: Meanwhile–Around the World
Traduzione di Franco Lovisolo per il Centro Studi Sereno Regis

Spagna: dove stai andando?

pubblicato 30 ago 2017, 05:09 da Cultura della Pace   [ aggiornato in data 30 ago 2017, 05:57 ]

Spagna - Mappa

Per gli spagnoli è abituale aggiungere la parola “crisi” al nome del paese. Non sono i soli in ciò, può essere una consuetudine occidentale, uno di quei termini che sospingono avanti l’Occidente.

Protetti da famiglie estese e oltre 8.000 comunità locali – in media di solo circa 5.000 abitanti, che si conoscono a vicenda – gli spagnoli come gente non sono in crisi. E per la più povera delle comunità c’è sempre il modello della cooperativa di Marinaleda (NYT, 24.04.09) da copiare, emulare o adattare; o nuovi modelli da inventare.

C’è corruzione, disoccupazione, invecchiamento (della popolazione) a causa dei giovani che lasciano il paese, disuguaglianza in aumento; non [però] una grave sofferenza negli strati sociali più bassi.

Seppure gli spagnoli non sono in vera crisi, può esserlo la Spagna.

I castigliani dominavano il resto (del paese) politicamente, linguisticamente-culturalmente, economicamente: i catalani, i baschi, i galiziani, gli andalusi, le isole – le altre cinque Spagne, che adesso si fanno notare e sentire.

Una Spagna più onesta, veritiera, potrebbe essere una federazione delle sei [nazioni]. La Spagna non lo è, ci saranno forze in atto pro e contro, ma, con la doma dei baschi, meno violente, più in cerca di convivencia.

Diamo uno sguardo all’“Andalusia”. Il nome deriva dai Vandali famosi alla caduta dell’Impero Romano [d’Occidente], ma è più nota come centro del califfato musulmano dal 711 al 1492, inizialmente esteso quasi quanto tutta la Spagna.

Ci fu coesistenza e dialogo fra le tre fedi abramitiche finché divennero tutte fondamentaliste. L’arabo deve essere stato una lingua franca, qualcosa come l’inglese oggi. Altrettanto importante, la gente è anche ciò che mangia: la cucina era araba. Paella, riso allo zafferano, arabi come i nomi dei luoghi che iniziano con al. Come AlFaz, terra fertile.

Predizione: entro il 2030 l’arabo sarà di nuovo una lingua franca in quella parte di Spagna, come il basco per cui c’è bisogno d’interpretazione/interpretariato. Una delle placche tettoniche che muovono la Spagna. Cambiamento: normale nelle cose umane. Una crisi, però?

Dipende da come la si prende. Un arricchimento impressionante, connettere la Spagna agli arabi, non solo alle comunità di nazioni cattoliche e latine. Il Belgio, collegato linguisticamente ai Paesi bassi, a Germania e Francia, ha reso Bruxelles un centro d’Europa. E la Spagna? un centro dell’ Eur-Africa.

La Francia è penetrata più a fondo in Africa, ma può importare di più l’altra modalità. Quanto arabo-islamico c’è dentro la Spagna. L’Età dell’Oro è incastonata in Andalusia in simboli come una cattedrale che spunta da una moschea a Córdoba, La Mezquita: sopraffazione o la moschea come fondamento? Né l’una né l’altra cosa; nel 1984 fu dichiarata dall’UNESCO parte del patrimonio umano mondiale, di proprietà dell’umanità, non della chiesa, di Córdoba o della Spagna. Principale attrattiva turistica di Spagna: 1,5 milioni di visitatori annui.

Monumento proteso verso 1.650 milioni di musulmani e 2.000 milioni di cattolici, molissimi fra i quali in Ibero-America. [Dunque] un centro dell’Eur-Afro-America.

Quando l’11 marzo 2004 esplosero bombe su quattro treni di pendolari a Madrid uccidendo oltre 190 persone, si sospettarono i musulmani, i marocchini. La Spagna promise di venir via dall’Iraq entro sei mesi (in effetti cinque). “Nessuna prova di qualsivoglia terrorismo correlato al Medio Oriente da allora – al contrario della Francia con molto interventismo e molto terrorismo in nome dell’Islam (Sam Husseini, The Nation 7 giugno 2017).

Oppure, si prenda la decisione a Badalona, terza città della Catalogna, di non celebrare il 12 ottobre, “El dia de la Hispanidad [Giornata dell’Ispanità] – la “scoperta” dell’America Latina da parte di Colombo quella sera del 1492. No, giornata di genocidio! (SpaniaPosten nov. 2016). Ne è sindaco una donna notevole. Nuove visioni.

Podemos era una volta una forza di reale cambiamento con inumerevoli circoli di dialogo in tutta la Spagna dove si discuteva di tutto. Ma sono cambiati da movimento a partito politico, uno fra altri. Il programma può essere interessante, ma senza originalità nella politica estera. Il faro.

Il rinnovamento viene da coalizioni locali progressiste guidate da donne, a Barcelona, Madrid, Valencia, Zaragoza (Le Monde Diplomatique 3-17).

E per il passato? Non dovrebbe essere dimenticato, ma elaborato.

Si prenda l’inquisizione. Si apra Valle de los Caídos (“Valle dei Caduti”, El País 11 giugno 2011) anche alle vittime dell’inquisizione. Torquemada fu peggiore di Franco. Si sia onesti sulla Chiesa Cattolica (Ramon T. Sender, Carlos Rex Barcelona: Destino, 1971, pp. 150-57). Fondamentalista non per Padre-Figlio-Spirito Santo-Maria, ma per Papa-Vaticano-Chiesa romana. Si calò un secondo impero romano sulla Spagna.

La Chiesa Cattolica dovrebbe rinnovare il Cristianesimo, come altrove.

Si prenda l’era di Franco per recuperare ciò che per Franco era la “Spagna normale”, con i poderes fácticos [poteri di fatto], proprietari terrieri-militari-clero. La Seconda Repubblica fu troppo effimera, ma se ne celebri la robusta posizione antibellica, pro-pace.

Si prenda l’ETA-GAL: violenza per l’indipendenza basca e per sgominarla con almeno 27 uccisioni nel periodo1983-87 (SpaniaPosten gen., ott. 2016). Si usi la simmetria fra i due a scopo di riconciliazione e rifiuto condiviso della violenza.

Si prenda l’ “incidente” di Palomares nel 1966: un B-52 USA con quattro bombe atomiche a bordo scontratosi con un aereo-cisterna, due bombe crepatesi nell’impatto che sparsero plutonio. Rivelato dalla “Duchessa Rossa”” (di Medina Sidonia), con una chiara indicazione a Fukushima (El País 10 giugno 2011). Soluzione: liberarsi dell’energia nucleare e dei bombardieri e delle basi USA. Succederà, e una cosa e l’altra, prima o poi. La Spagna è minacciata da nessuno, quel che ci vuole sarebbe una difesa difensiva.

Si prendano Ceuta-Melilla-Gibilterra. Una soluzione tipo Hong Kong: sovranità resa ai rispettivi proprietari, lasciando che il resto continui più o meno come prima.

Si prenda il bullismo nelle scuole, in aumento, col 2016 peggio che fino al 2015 (El País 28 aprile 2017). Un’occasione meravigliosa per imparare sui conflitti, la violenza, la riconciliazione, la soluzione e la pace; se anche gli insegnanti avranno imparato [quel che ci vuole] cominciando col dire al bullo di turno “quel che hai fatto è inaccettabile, ma perché l’hai fatto?”, per penetrare ilmondo interiore del bullo e capire. Il metodo SABONA, sviluppato nelle scuole in Norvegia.

Una riflessione, leggendo “Spagna” in qualche enciclopedia: monopolizzata da geografi e storici che ne trattano i singoli punti di spazio e tempo, non le linee di frattura sociali, i conflitti profondi, le alternative. È ora che le enciclopedie cambino orientamento e facciano di meglio.


#494 – Johan Galtung – 14 August 2017
Titolo originale: Spain–Where Are You Heading?
Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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