il settimanale del prof galtung

USA - Dove state andando?

pubblicato 14 set 2017, 08:21 da Cultura della Pace

USA–Dove state andando? 

buone regole per un viaggio negli usa 6

Pentagon Study Declares American Empire Is ‘Collapsing,” (Uno studio del Pentagono sostiene che l’impero americano sta crollando) è il titolo di un saggio di Nafeez Ahmed che fa un’analisi del suddetto studio. Sembra interessante. Sottotitolo: “Rapporto sollecita una massiccia espansione del complesso militare-industriale per garantire l’accesso globale alle risorse”. Suona famigliare.

Usando degli stralci presi dallo studio del Pentagono redatto da Nafeez Ahmed, e a lui profondamente riconoscenti, ecco le nostre considerazioni. Si fondano su un nostro lavoro sul campo (The Decline and Fall of the US Empire; And Then What?Il declino e la caduta dell’impero USA; e poi che cosa?) TRANSCEND University Press, 2010)[i]. Il Pentagono è un’ istituzione fondamentale negli USA, insieme a Casa Bianca-Congresso-Wall Street. Come interpreta il suo ruolo negli USA e nel mondo è di primaria importanza per comprendere dove gli USA stanno andando. Tuttavia l’imperialismo ha molte teste e il potere militare è solo una delle sue articolazioni. Per fare uno studio dell’impero statunitense è anche necessaria la conoscenza del potere economico, politico e culturale. Il titolo fa pensare a un Pentagono che sopravvaluta la propria importanza.

“L’ordine internazionale che si è venuto a costituire dopo la seconda guerra mondiale, appoggiato dagli USA, si sta disgregando e sta forse anche crollando, portando gli Stati Uniti a perdere la loro posizione di supremazia negli affari mondiali.”

Commento: La parola chiave è “supremazia”. Significa qualcosa più di “dominazione”: è la luce che guida, la fonte di idee e ideali, leadership totale. Ma il “disgregamento” e il “tracollo” sono incominciati molto tempo fa: a Giugno 1953, non vincendo la Guerra di Corea 1950-53, conclusasi solo con un armistizio; ad Aprile 1975, non vincendo la Guerra del Vietnam, conclusasi con una sconfitta. E adesso non vincendo nessuna guerra contro i Musulmani. Ma si riferiscono a qualcosa che va oltre la vittoria, al prevalere. “Supremazia”.

“La soluzione proposta per salvaguardare il potere USA in questo nuovo contesto ”post-supremazia” è tuttavia sempre la stessa storia: più sorveglianza, più propaganda (“manipolazione strategica delle percezioni”) e più espansionismo militare.”

Commento: Totale incapacità di reagire a nuove situazioni in nuovi modi, di vedersi non solo come effetto di cause esterne ma anche come una causa.

Uno stato mentale che è “autismo”, in quanto opposto a “reciprocità”; “siamo causa ed effetto l’uno nei confronti dell’altro, reciprocamente”. Secondo Piaget, ci si dovrebbe evolvere dall’uno all’altro stato mentale a circa 5 anni di età.

Nonostante tutto, la strategia spionaggio-propaganda-guerra è sincera.

“La potenza USA è in declino, l’ordine internazionale si sta disfando e ovunque l’autorità dei governi si sta sgretolando. Avendo perduto il proprio stato di “superiorità”, gli USA abitano un mondo post-supremazia pericoloso e imprevedibile, la cui caratteristica distintiva è la resistenza all’autorità”.

Commento: Questo è un punto fondamentale: “resistenza all’autorità” “ovunque”. C’è del vero in questo. Il sistema di valori della nostra epoca considera uguaglianza-diversità, trasversalità-individualismo, e non disuguaglianza-somiglianza, verticalità-collettivismo. A livello individuale, nell’ambito dei diritti umani, forse dovuto all’attenzione verso “tutti” e rispetto a diritti vari? A livello statale dovuto alla fine della sottomissione del blocco della Guerra Fredda alle superpotenze, cedendo alla multi-polarità?

Ma l’intera affermazione è sbagliata. Nuovi partiti politici tagliano la torta ideologica in modo diverso ma generalmente l’autorità del governo eletto viene rispettata. Ed esiste un ordine internazionale multipolare che in linea di massima funziona, ad eccezione di Israele e degli USA, che “abitano” un mondo che si sta “sgretolando” che essi stessi hanno generato, pericoloso ma non imprevedibile .

“Il pericolo viene non solo da grandi potenze rivali quali Russia e Cina, rappresentate come minacce in rapido aumento per gli interessi (nord)americani, ma anche dal rischio crescente di eventi del genere “Primavera Araba”. Questi si manifesteranno all’improvviso non solo in Medio Oriente ma in tutto il mondo, e presumibilmente indeboliranno la fiducia nei confronti dei governi in carica nell’immediato futuro.

Commento: C’è stata una svolta intellettuale che raffigura il sistema mondiale non solo come insieme di stati grandi e piccoli ma come qualcosa all’interno. E’ evidente che tutti i 22 stati arabi sono stati colonizzati e neo-colonizzati. E molto più ha da venire dai 35 stati musulmani non-arabi, 34 dei quali colonizzati (non l’Iran). Se si fosse pensato a tutto questo alcuni decenni fa, non sarebbero sorpresi ora. Pensano malamente, come malamente agiscono.

“Il documento fa un appello al governo USA affinchè investa in più sorveglianza, una migliore propaganda tramite la “manipolazione strategica” dell’opinione pubblica, e “più numerose e più flessibili” forze armate USA”.

Commento: Grazie per dirci che cosa dobbiamo aspettarci: come una volta, ma alla luce del sole.

Quanto alla sorveglianza: non avere armi e preparare la nonviolenza aiuta, ma sono contrari che di più non si può: differenti idee, ideali, rappresentazioni.

Quanto alla “migliore propaganda”: non perdete tempo sui media statunitensi come la CNN – che ebbe inizio quale canale del Dipartimento di Stato – e i loro numerosi imitatori; scegliete Al Jazeera, Russia Today, CCTV, France 24, NYT, BBC; ma con attenzione. E la sconfinata ricchezza di fatti e analisi su YouTube. Fino ad ora.

Quanto alle forze armate USA: sanno solo come uccidere, distruggere ed essere inclini a diventare più forti se bombardate. Potrebbero preferire idee e ideali.

E così continua, senza sosta. Incidentalmente notiamo una certa qual nostalgia per la semplicità della Guerra Fredda; ma nessuna riflessione sull’aver tradito l’accordo, trattando USSR-Russia come un nemico sconfitto. Osserviamo la loro incapacità di vedere Cina e Nord Corea come vettori di idee – bilateralismo vantaggioso per tutti, deciso affidamento sulle proprie forze. Pensano che possa andare peggio, “nel tempo il più grande Medio Oriente si trasformerà, si diffonderà e si manifesterà in modo diverso”, “con violenza fisica, effettiva e psicologica” (nessun accenno alla violenza strutturale USA come qualcosa a cui resistono). Sì, continueranno, visto questo Rapporto, con una distinzione tra fatti svantaggiosi, pericolosi, tossici. “Il problema è la sfida all’impero, non il suo reale atteggiamento”. Tossico.

“Accesso a regioni, mercati e risorse strategiche”? OK, altrimenti detto commercio. Ma alcuni lavorano essi stessi le loro materie prime e riforniscono i propri mercati, con facilità e a livello competitivo. Andare in guerra per fermarli? Davvero?

Se gli USA vogliono andare ulteriormente a fondo, che seguano tutte queste stupide raccomandazioni.

In alternativa: che facciano il contrario. Che dichiarino la fine dell’impero e considerino una cooperazione con tutti per reciproco e uguale vantaggio. Si facciano degli amici, non degli “alleati” militari. USA: siete così innovativi; avete incredibilmente tanto da offrire. Il mondo è in attesa di un Rapporto migliore.

NOTA:

[i]La prima previsione scritta del declino e caduta risale al 1974, in relazione a uno studio sul declino e la caduta dell’Impero Romano che analizza analogie e differenze, ed è inclusa come parte III nel libro del 2010.


#497 | Johan Galtung – 4 Settembre 2017
Titolo originale: USA–Where Are You Heading?
Traduzione di Franco Lovisolo per il Centro Studi Sereno Regis

Pace-Sviluppo-Ambiente: integrati?

pubblicato 07 set 2017, 08:58 da Cultura della Pace   [ aggiornato in data 14 set 2017, 08:22 ]

Pace-Sviluppo-Ambiente: integrati?

Accademia per la Pace, lo Sviluppo e l’Ambiente di Hardanger

Questi sono gli obiettivi delle Nazioni Unite; l’Accademia di Hardanger nella piccola Jondal, Norvegia (popolazione di ca.1150) li ha resi tre centri d’interesse. È sorto il problema: che cos’hanno in comune? Sono tre aspetti della stessa cosa? Se così, quale “cosa”?

Si sono individuati ed esplorati quattro modi per cercare di rispondere. Sono quattro per via dei quattro modi di affrontare la realtà sociale, mediante:

  • attori, con intenzioni-capacità-contesti, con i loro bisogni;

  • cultura, per definire il vero-buono-giusto-bello-sacro;

  • struttura, gli schemi dell’interazione individuale e collettiva;

  • natura, in evoluzione verso una superiore complessità, con diversità e simbiosi.

Tutt’e quattro hanno aspetti superficiali e altri più profondi. Gli aspetti superficiali sono consci, si possono articolare e comunicare. Gli aspetti più profondi sono repressi nel subconscio in quanto sconvenienti, troppo ovvi o semplicemente ignoti. Si possono “coscientizzare” (Freire), o semplicemente imparare.

Questi quattro modi d’affrontare la realtà sociale possono valere al livello micro degli attori individuali, al livello meso dei gruppi sociali, al livello macro degli stati e nazioni, e al livello mega delle regioni [sub-continentali] e civiltà. I concetti di pace, sviluppo e ambiente hanno le loro interpretazioni a tutti quei livelli (analogamente al non intossicare il corpo umano / la natura con tabacco, droghe, alcol); non solo al livello macro degli stati cui l’ONU per lo più si rivolge.

Si prenda la natura, che attua i quattro modi in ordine inverso. Uno dei modi è col darwinismo. E un darwinista auto-dichiarato fu Adolf Hitler. Per lui la nicchia era il mondo intero, le specie erano le razze: come nazioni, non razze grazie ai pigmenti [epidermici]. Gli ebrei erano una non-razza.

Lottavano; quanto più idonei, tanto più superiori.

Hitler dedusse dalla realtà globale che la razza inglese fosse la più adatta. La razza tedesca, adatta a livelli ben superiori – non al di sopra dell’inglese, magari in condizioni di “coesistenza pacifica” – era stata repressa.

La soluzione fu seguire gli inglesi, colonizzare gli altri, prendergli le risorse, farli lavorare per il colonizzatore. Attaccò l’URSS, conquistò l’Ucraina, saccheggiò, li volse in schiavi: al massimo quattro anni di scuola, costretti a fare per i tedeschi, non per le [proprie] città.

La pace è un esito di una gerarchia naturale in base all’idoneità; lo sviluppo è in base al livello gerarchico; la natura era insufficiente [sic] in Germania e abbondante all’intorno, da cui l’espansione per il Lebensraum [spazio vitale].

Si prenda la struttura, Karl Marx. la struttura della modalità di produzione aveva due strati, proprietari e non-proprietari dei mezzi di produzione: schiavi nell’antichità, terra nel feudalismo, capitale (liquido e fisso) nel capitalismo, stato nel socialismo – fra il comunismo primitivo e quello futuro con tutti i mezzi condivisi, e quindi senza la proprietà di alcuno. Se i nuovi mezzi di produzione erano incompatibili con la modalità, questa doveva cambiare: una rivoluzione, che mutò gli schiavi in braccianti agricoli, questi in operai d’industria, questi in lavoratori statali, fino alla liberazione comunista. Sei tappe.

La pace è un esito del fatto che i proprietari non abbiano da lottare per i mezzi di produzione; lo sviluppo è la transizione da una tappa alla successiva da ultimo condivisa da tutti nel comunismo; l’ambiente era stato spremuto aldilà della sua capacità da proprietari terrieri e di risorse non più presenti.

Si prenda la cultura, e l’eccezionalismo occidentale in quanto occidentalizzazione; l’idea che la pace sia un esito di un governo mondiale all’occidentale in stile Montesquieu con la separazione fra i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario (dimentico dei poteri militare e del capitale come nei complessi militar-industriali); lo sviluppo è il livello di occidentalizzazione da accelerarsi con l’assistenza allo sviluppo (occidentale); l’inquinamento/degrado ambientale si può gestire con le risorse rinnovabili e la bonifica.

Si prenda l’approccio di attori, individuali e collettivi, quali ONG, multinazionali, stati, nazioni, regioni, civiltà. Ce ne sono molti, sovente con idee nette su pace-sviluppo-ambiente, sovente auto-referenziali.

Ecco la mia conclusione: sono scettico su tutt’e quattro gli approcci.

Abbiamo deficit considerevoli di pace, sviluppo, ambiente, nonostante, o a causa di, tutt’e quattro questi approcci.

Nulla di quanto hanno fatto ci convince che quelle tre idee preziose – pace, sviluppo, ambiente – siano aspetti di una medesima cosa. Sono indipendenti l’uno dall’altro; sui generis, di genere specifico. Concettualmente sono tre idee diverse da pensare. Verbalmente sono tre parole differenti da dire. E praticamente tre mansioni differenti da svolgere, non un solo bottone da premere.

Empiricamente possiamo facilmente trovare casi con uno di essi ragionevolmente soddisfatto ma gli altri per nulla. Società sviluppate tutt’altro che pacifiche (USA, Israele, Norvegia) né attente all’ ambiente (magari al proprio, non quello degli altri). Abbiamo società pacifiche molto non-sviluppate (Laos), società all’unisono con la natura ma né sviluppate né pacifiche (BurkinaFaso). E società senz’alcuno dei tre (Arabia Saudita), o con tutt’e tre (Botswana).

Tre parole differenti, tre concetti differenti, tre realtà differenti, tre mansioni differenti; con tre definizioni differenti. La nostra, qui di seguito, dovrebbe essere ragionevolmente compatibile con l’uso comune dei termini, desiderabile in quanto ai valori, e fattibile in pratica:

  • pace, negativa: soluzione del conflitto, riconciliazione dei traumi.

  • pace, positiva: che collega gli aspetti buoni degli attori in progetti congiunti.

  • sviluppo: sollevare le condizioni di vita degli strati sociali più bassi per soddisfarne i bisogni, meno disuguaglianza.

  • ambiente: soddisfare i bisogni della natura di diversità e simbiosi.

C’è qualcosa da imparare nei quattro approcci rigettati.

I più forti tenderanno d’imporre le loro opinioni. Le strutture hanno vita interiore e devono essere guidate. Le culture affiorano da livelli profondi.

Qualunque definizione-teoria-pratica è solo una fra molte, verificata mediante prova ed errore, e condannata ad essere superata nel corso della storia.

Ma in tale corso Pace, Sviluppo, Ambiente sono aspetti essenziali.


#496 – Johan Galtung – TRANSCEND Media Service,  28 August 2017
Titolo originale: Peace-Development-Environment: Integrated?

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

Nel mentre – In giro per il mondo

pubblicato 31 ago 2017, 07:45 da Cultura della Pace   [ aggiornato in data 31 ago 2017, 07:45 ]

Nel mentre – In giro per il mondo

Nord Corea, intelligence Usa: “Ha testata nucleare”. Trump: “Sarà fuoco e furia”. E Pyongyang “minaccia un attacco”

Molto accade. E non accade. E così non c’è guerra nella o sulla Nord Corea, con gli USA o qualsivoglia altro. E neanche ci sarà.

I missili nordcoreani sono credibili. Sono lanciati per dimostrare la possibilità di colpire le basi statunitensi in Giappone e nei dintorni; recentemente sono comprese Guam e Hawaii. Sono stati lanciati molti missili, e tutti sono finiti in mare. Paragona questo con il gran numero di “incidenti” USA di vario genere.

Tuttavia possibilità non significa intenzione. Né di colpire né di puntare per sempre a qualche contendente, X. Per quello, ci vorrebbero prove irrefutabili.

E’ attendibile che la Nord Corea sia quasi invulnerabile, con le sue 19.000 grotte a protezione della popolazione e degli armamenti. Ovviamente ci sarebbe ancora molto da distruggere, come l’ultima volta che Pyongyang fu bombardata a tappeto dagli USA.

Ma la Nord Corea sopravviverà. Come fece la volta scorsa. Piaccia o meno.

La strategia della Nord Corea di tenere in ostaggio gli 8 milioni di abitanti di Seul è credibile. Una artiglieria indistruttibile può cancellare Seul. Ma non capiterà.

E’ anche verosimile che Cina, Russia, Sud Corea insistano per la distensione, con le parole e con l’ostentazione degli armamenti. Si dovrebbe interpretare la risposta della Nord Corea a riguardo di Guam come l’accettazione di quel suggerimento. E gli USA?

La risposta consiste nelle esercitazioni militari “Twin Spirit” a comando USA al largo delle coste nordcoreane, ora “più che mai”. Anch’esse credibili, come prova del non seguire alcun consiglio.

L’occhio per occhio degli USA, negoziazioni-baratto, sono modalità inaccettabili nelle relazioni tra stati. Hanno una parvenza di uguaglianza che è sospetta. Gli USA ordinano senza mezzi termini agli altri stati come si devono comportare ed essi si adeguano. Se non lo fanno, è a loro considerevole e anche attendibile rischio.

Cina e Russia sono abbastanza grandi per sfidarli; la Cina non adeguandosi sulla Nord Corea, la Russia non adeguandosi su Ucraina-Crimea. L’organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) le unisce, una circostanza fondamentale che gli USA sembrano non avere ancora digerito.

Trump passa il tempo soprattutto sui e contro i mezzi di comunicazione USA, avvitandosi sempre più profondamente nel suo autismo e isolamento. Fino a che non venga rimosso in una maniera o nell’altra, probabilmente dai 2/3 del Senato, appellandosi all’emendamento 25.

Charlottesville: Dove nel 1960 l’autore di questo editoriale è diventato un mediatore. Il mio obbiettivo allora era di permettere ai segregazionisti di avere le loro scuole private; avevano rinunciato a molto. Oggi il mio scopo, se fossi stato interpellato, sarebbe stato di permettere loro di tenersi il monumento di Robert E. Lee; con il luogo oggetto di trattativa. Tutti sanno chi vinse la guerra civile. E alla fine, un secolo più tardi, le leggi Jim Crow furono superate grazie al movimento per i diritti civili.

E’ necessario girare il coltello nella piaga? Meglio un’apertura allo yin-yang, mai però sulla schiavitù. In quello il Sud aveva torto, torto, torto.

Ma aveva ragione il Nord su degli USA molto uniti? Il paese più bellicoso della storia mondiale, che supera anche l’Impero Romano? Un successo? Avrebbe potuto un paese meno unito, anche diviso, essere meno catastrofico per tanti popoli del mondo? Anche se la Confederazione non la pensava in quel modo…

Facciamo notare l’uso, diffuso ovunque, di colpire assembramenti di persone, ristoranti, qualsiasi cosa con furgoni, autocarri, auto; come si erano usati degli aerei contro le Torri Gemelle e il Pentagono il 9/11 (2001). Ci sono più automobili che aerei, meglio distribuite.

Buoni motivi per capire e rimuovere le cause.

Siria? Sembra che la CIA – principale responsabile di forse 400.000 uccisioni – stia ora facendo le valige. E sembra che il Califfato Islamico ambito da alcuni Musulmani stia acquisendo la fedeltà di imam quali vettori del “vero Islam”, non annacquato dall’ “illuminismo” francese. Ad ogni modo si tratta di LaMecca-Medina, non di Iraq-Siria. Sebbene, incidentalmente, vale la pena riflettere su “Trump’s Red Line” (La linea rossa di Trump, TMS-Die Welt 25 Giu 7) di Seymour Hersh. C’è una certa fondatezza, ma mal interpretata.

Qui entra in scena il ministro degli esteri ceco (imminente primo ministro?) Lubomir Zaorálek. Si dice a favore di un accordo con il mondo musulmano (The Guardian 15 Giu 2017). A suo parere, gli elementi chiave sono i colonialismi occidentale e russo; che devono essere totalmente disapprovati:

“Nel mondo musulmano, nel 1864-67 tra 300.000 e 1.5 milioni di persone morirono di fame o furono uccise; nell’Indonesia del 19° secolo, si stima che gli occupanti olandesi uccisero 300.000 civili. Negli anni ’50, nel corso della guerra d’Algeria, la Francia ha usato violenza su 1.5 milioni di persone – metà della popolazione; si stima che in Libia mezzo milione di persone morirono tra il 1927 e il 1935, in parte nei campi di detenzione italiani”.

Nuovamente molto da imparare dalle scuse di Berlusconi, fino a oggi solo per le atrocità dei bombardamenti italiani del 1911. Cosa pensare a riguardo dei Russi, degli Olandesi?

Passando all’economia: A detta de El Mundo TV del 12 Giu 2017, sembra esserci un nuovo sistema europeo per calcolare il PIL. Non solo vengono inclusi gli armamenti ma pure i fondi che vanno a ricerca e sviluppo finalizzati alla guerra. Inclusi sono pure prostituzione e droghe, sotto la voce “servizi”. E’ compresa qualunque cosa che viene offerta e richiesta per denaro.

Come ci fa sentire questa novità sulla crescita economica? Di essere tra i “valori pro-capite” secondo i quali viene diviso questo mostro uscito da menti economicistiche malate? Soprattutto quando l’alternativa è così ovvia?

Nel mondo abbiamo due assoluti: noi stessi, esseri umani, e la natura (fauna & flora) in noi e intorno a noi, fondamentali per tutto quanto. Gli esseri umani hanno bisogni essenziali e così la natura (diversità e simbiosi). Lo scopo dell’economia: soddisfare quei bisogni, non nella media ma partendo dal fondo, elevandolo. Considerando un minimo somatico, con la riduzione della mortalità e morbilità tra gli esseri umani e con l’aumento della diversità e della capacità simbiotica della natura. Non sprechiamo parole a questo riguardo sulla “teoria della crescita” economicista, anti-umana e anti-natura. Vergogna!

Theresa May? Lo disse lei stessa, “adesso basta”. Corbyn può diventare interessante se fa in modo di scollegare il Regno Unito dagli USA che stanno affondando.

China: sta avendo successo un bilateralismo che sta bene a tutti; c’è bisogno di multilateralismo. L’Unione Europea può imparare, avendo in periferia accordi vantaggiosi per tutti per controbilanciare la Germania. La Cina riempie “la sacca cinese”, delimitata da Himalaya-Gobi-Tundra-Mare – la “Linea di confine a nove tratti, Nine-dash Line – verso Filippine-Malesia, incluse le Isole Spratly. “Recreating China’s Imagined Empire”, “La Ricostituzione dell’Immaginario Impero Cinese” (Ian Johnson on Everything under the Heavens by Howard French, NY: Knopf, 2016; The New York Review of Books 20 Apr 2017). E: “China’s Astounding Religious Revival”, “Il Sorprendente Risveglio Religioso della Cina” (Roderick MacFarquhar on The Souls of China by Ian Johnson (NY: Pantheon, 2016; NYRB 8 Giu 17).

Molto buddista, come la Russia è molto ortodossa. E come l’Occidente, molto che cosa?


#495 | Johan Galtung – 21 Agosto 2017
Titolo originale: Meanwhile–Around the World
Traduzione di Franco Lovisolo per il Centro Studi Sereno Regis

Spagna: dove stai andando?

pubblicato 30 ago 2017, 05:09 da Cultura della Pace   [ aggiornato in data 30 ago 2017, 05:57 ]

Spagna - Mappa

Per gli spagnoli è abituale aggiungere la parola “crisi” al nome del paese. Non sono i soli in ciò, può essere una consuetudine occidentale, uno di quei termini che sospingono avanti l’Occidente.

Protetti da famiglie estese e oltre 8.000 comunità locali – in media di solo circa 5.000 abitanti, che si conoscono a vicenda – gli spagnoli come gente non sono in crisi. E per la più povera delle comunità c’è sempre il modello della cooperativa di Marinaleda (NYT, 24.04.09) da copiare, emulare o adattare; o nuovi modelli da inventare.

C’è corruzione, disoccupazione, invecchiamento (della popolazione) a causa dei giovani che lasciano il paese, disuguaglianza in aumento; non [però] una grave sofferenza negli strati sociali più bassi.

Seppure gli spagnoli non sono in vera crisi, può esserlo la Spagna.

I castigliani dominavano il resto (del paese) politicamente, linguisticamente-culturalmente, economicamente: i catalani, i baschi, i galiziani, gli andalusi, le isole – le altre cinque Spagne, che adesso si fanno notare e sentire.

Una Spagna più onesta, veritiera, potrebbe essere una federazione delle sei [nazioni]. La Spagna non lo è, ci saranno forze in atto pro e contro, ma, con la doma dei baschi, meno violente, più in cerca di convivencia.

Diamo uno sguardo all’“Andalusia”. Il nome deriva dai Vandali famosi alla caduta dell’Impero Romano [d’Occidente], ma è più nota come centro del califfato musulmano dal 711 al 1492, inizialmente esteso quasi quanto tutta la Spagna.

Ci fu coesistenza e dialogo fra le tre fedi abramitiche finché divennero tutte fondamentaliste. L’arabo deve essere stato una lingua franca, qualcosa come l’inglese oggi. Altrettanto importante, la gente è anche ciò che mangia: la cucina era araba. Paella, riso allo zafferano, arabi come i nomi dei luoghi che iniziano con al. Come AlFaz, terra fertile.

Predizione: entro il 2030 l’arabo sarà di nuovo una lingua franca in quella parte di Spagna, come il basco per cui c’è bisogno d’interpretazione/interpretariato. Una delle placche tettoniche che muovono la Spagna. Cambiamento: normale nelle cose umane. Una crisi, però?

Dipende da come la si prende. Un arricchimento impressionante, connettere la Spagna agli arabi, non solo alle comunità di nazioni cattoliche e latine. Il Belgio, collegato linguisticamente ai Paesi bassi, a Germania e Francia, ha reso Bruxelles un centro d’Europa. E la Spagna? un centro dell’ Eur-Africa.

La Francia è penetrata più a fondo in Africa, ma può importare di più l’altra modalità. Quanto arabo-islamico c’è dentro la Spagna. L’Età dell’Oro è incastonata in Andalusia in simboli come una cattedrale che spunta da una moschea a Córdoba, La Mezquita: sopraffazione o la moschea come fondamento? Né l’una né l’altra cosa; nel 1984 fu dichiarata dall’UNESCO parte del patrimonio umano mondiale, di proprietà dell’umanità, non della chiesa, di Córdoba o della Spagna. Principale attrattiva turistica di Spagna: 1,5 milioni di visitatori annui.

Monumento proteso verso 1.650 milioni di musulmani e 2.000 milioni di cattolici, molissimi fra i quali in Ibero-America. [Dunque] un centro dell’Eur-Afro-America.

Quando l’11 marzo 2004 esplosero bombe su quattro treni di pendolari a Madrid uccidendo oltre 190 persone, si sospettarono i musulmani, i marocchini. La Spagna promise di venir via dall’Iraq entro sei mesi (in effetti cinque). “Nessuna prova di qualsivoglia terrorismo correlato al Medio Oriente da allora – al contrario della Francia con molto interventismo e molto terrorismo in nome dell’Islam (Sam Husseini, The Nation 7 giugno 2017).

Oppure, si prenda la decisione a Badalona, terza città della Catalogna, di non celebrare il 12 ottobre, “El dia de la Hispanidad [Giornata dell’Ispanità] – la “scoperta” dell’America Latina da parte di Colombo quella sera del 1492. No, giornata di genocidio! (SpaniaPosten nov. 2016). Ne è sindaco una donna notevole. Nuove visioni.

Podemos era una volta una forza di reale cambiamento con inumerevoli circoli di dialogo in tutta la Spagna dove si discuteva di tutto. Ma sono cambiati da movimento a partito politico, uno fra altri. Il programma può essere interessante, ma senza originalità nella politica estera. Il faro.

Il rinnovamento viene da coalizioni locali progressiste guidate da donne, a Barcelona, Madrid, Valencia, Zaragoza (Le Monde Diplomatique 3-17).

E per il passato? Non dovrebbe essere dimenticato, ma elaborato.

Si prenda l’inquisizione. Si apra Valle de los Caídos (“Valle dei Caduti”, El País 11 giugno 2011) anche alle vittime dell’inquisizione. Torquemada fu peggiore di Franco. Si sia onesti sulla Chiesa Cattolica (Ramon T. Sender, Carlos Rex Barcelona: Destino, 1971, pp. 150-57). Fondamentalista non per Padre-Figlio-Spirito Santo-Maria, ma per Papa-Vaticano-Chiesa romana. Si calò un secondo impero romano sulla Spagna.

La Chiesa Cattolica dovrebbe rinnovare il Cristianesimo, come altrove.

Si prenda l’era di Franco per recuperare ciò che per Franco era la “Spagna normale”, con i poderes fácticos [poteri di fatto], proprietari terrieri-militari-clero. La Seconda Repubblica fu troppo effimera, ma se ne celebri la robusta posizione antibellica, pro-pace.

Si prenda l’ETA-GAL: violenza per l’indipendenza basca e per sgominarla con almeno 27 uccisioni nel periodo1983-87 (SpaniaPosten gen., ott. 2016). Si usi la simmetria fra i due a scopo di riconciliazione e rifiuto condiviso della violenza.

Si prenda l’ “incidente” di Palomares nel 1966: un B-52 USA con quattro bombe atomiche a bordo scontratosi con un aereo-cisterna, due bombe crepatesi nell’impatto che sparsero plutonio. Rivelato dalla “Duchessa Rossa”” (di Medina Sidonia), con una chiara indicazione a Fukushima (El País 10 giugno 2011). Soluzione: liberarsi dell’energia nucleare e dei bombardieri e delle basi USA. Succederà, e una cosa e l’altra, prima o poi. La Spagna è minacciata da nessuno, quel che ci vuole sarebbe una difesa difensiva.

Si prendano Ceuta-Melilla-Gibilterra. Una soluzione tipo Hong Kong: sovranità resa ai rispettivi proprietari, lasciando che il resto continui più o meno come prima.

Si prenda il bullismo nelle scuole, in aumento, col 2016 peggio che fino al 2015 (El País 28 aprile 2017). Un’occasione meravigliosa per imparare sui conflitti, la violenza, la riconciliazione, la soluzione e la pace; se anche gli insegnanti avranno imparato [quel che ci vuole] cominciando col dire al bullo di turno “quel che hai fatto è inaccettabile, ma perché l’hai fatto?”, per penetrare ilmondo interiore del bullo e capire. Il metodo SABONA, sviluppato nelle scuole in Norvegia.

Una riflessione, leggendo “Spagna” in qualche enciclopedia: monopolizzata da geografi e storici che ne trattano i singoli punti di spazio e tempo, non le linee di frattura sociali, i conflitti profondi, le alternative. È ora che le enciclopedie cambino orientamento e facciano di meglio.


#494 – Johan Galtung – 14 August 2017
Titolo originale: Spain–Where Are You Heading?
Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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