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Agonismo e violenza

pubblicato 16 apr 2018, 06:58 da Cultura della Pace   [ aggiornato in data 16 apr 2018, 06:59 ]

E non fare all'altro...

Una collaborazione con il Dott. Klaus von Lorenz ci porta a ospitare questa serie di articoli che vi proponiamo

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"Agnello che togli i peccati del mondo...!" Frase spesso utilizzata, sia per invocare che per augurare la pace, ma della quale ci è precluso il suo reale significato. Il contenuto descrive quell'azione che veniva eseguita, nei paesi dove nacque il monoteismo, quale forma esecutiva d'una confessione collettiva. Gli abitanti d'una comunità si radunavano, in occasione d'una certa festività, nel piazzale del paese e, ponendosi in cerchio, guardavano verso quell'ariete che veniva piazzato al centro dell'area. Ogni singola persona aveva l'obbligo di avvicinarsi, a turno, a detto animale dinanzi al quale, afferrandolo per le corna, si inginocchiava e, a voce alta, elencava tutti i peccati che egli riteneva d'aver commesso nell'anno passato. Misfatti che, in base alla forma di coscienza sviluppata in quella società, si presentavano contrari al fluido svolgimento collettivo del gruppo. Si supponeva che, parlando in faccia a detto ariete e senza venir ascoltati dai circostanti, detto animale sia capace di incamerare gli elencati resoconti. E così via, fino all'ultimo penitente.

Alla fine si portava l'ariete in una zona deserta e più lontano possibile dal paese onde impedirgli una qualsiasi possibilità di rientro e, in tal modo, farlo morire di fame. Decesso che coinvolgeva, in parallelo, anche l'annientamento dei peccati umani che il montone aveva precedentemente appropriato. Fenomeno che, con la macellazione kasher, non darebbe il risultato richiesto perché, stando al rigore della scienza dei quattro umori a suo tempo vigente, l'anima presente nel sangue, e fuoriuscente con il dissanguamento, si innalzerebbe al paradiso. Elemento, in tal caso, da evitare di modo che i peccati umani vengano estinti, unitamente all'animale e alla sua anima, rimanendo in tal modo nel profano ambiente terreno.

Solamente in tal modo diventa possibile comprendere l'analoga frase espressa da Cristo quando egli, accennando alla sua figura divina, si paragona a quell'ariete che, morendo sulla terra, accumula i peccati del mondo e, in tal modo, riesce a riscattare l'umanità.

Una forma di culto d'organizzazione sociale che, nella sua narrazione e col passare del tempo, venne sottoposta a cosmesi convertendo l'immagine del montone in un docile agnello e, in parallelo, portando all'oblio il vero significato ed il messaggio simbolico di tal configurazione. Metafora sempre unita al calice col simbolo del vino che, contenente lo spirito, simbolizza, secondo la sapienza dei quattro umori, l'anima presente nel sangue. Combinazioni di simboli che si ritrovano nei riti e nelle liturgie come la spiga, l'uva, le lettere alfa, omega e quant'altro.

Ora, avendo ristabilito il filo conduttore del reale significato della menzionata frase che, proprio nel periodo della ricorrenza pasquale viene sempre utilizzato quale messaggio di pace, possiamo comprendere il reale intento, sia di questa che di altre rappresentazioni religiose. Contenuti raramente spiegati al pubblico che, di conseguenza, conducono a riti e frasi assorbite a memoria e, senza alcun nesso, ripetute a vuoto.

Lo slegamento del filo conduttore d'una qualsiasi forma arcaica, sia simbolica che comportamentale, porta, da parte dell'osservatore, a molte distorsioni di valutazione riguardo gli atteggiamenti di diverse etnie, culture e religioni. Interruzione che, a causa dei continui mutamenti culturali ed il passare del tempo, sottrae un qualsiasi nesso logico anche alle stesse comunità che ne hanno dato le origini. In tal caso assistiamo, spesso e volentieri, ad una conversione di tali interpretazioni, sia in folklore che in paradossali simboli di identificazione etnica o religiosa. In aggiunta a questo fenomeno esiste però anche la programmata disinformazione da parte delle istituzioni competenti che, per diversi motivi, innanzitutto per il pilotaggio delle masse, si astiene a rivelare detti collegamenti.

Ora, tornando a quel simbolo di pace ariete - agnello notiamo come, tramite la disinformazione da parte del gruppo competente, si sia formata una totale distorsione della percezione di tal fenomeno. Da un concetto di gestione sociale, rappresentato dalla collettiva analisi di coscienza con l'ariete, veniamo incanalati verso la fallace convinzione che il simbolo di pace consista nel rito dell'ingerire carne d'agnello. Ciò, senza che alcun clero spieghi l'accennato percorso storico e fermi, con il reale nesso religioso, la non spirituale avidità pasquale.

Scambiare le definizioni, questo è la mossa strategica: il messaggio di pace tramutato in gastronomia !

Il percorso del citato fenomeno dell'agnello ci concede l'opportunità di osservare, in equivalenza, come in ulteriori settori tal sostituzione di concetti viene intenzionalmente programmata e, minuziosamente, divulgata. Il settore sul quale, da parte del gruppo dominante, viene focalizzata la maggior attenzione per questa manomissione è quello della psiche di massa connessa al convincimento bellicoso. A tal scopo risulta fondamentale il saper introdurre e stimolare nella popolazione il senso di appartenenza, di patria, di superiorità, di ansia, d'un inventato nemico e quant'altro. Pertanto, tutte quelle attività che, in tal senso, esercitano detti impulsi nelle persone, subiscono una cosmesi della denominazione onde velare il reale contenuto e, in tal modo, poter trasmettere un simulato senso di tranquillità alla coscienza dell'esecutore.

Ed è il settore dell'agonismo sportivo che, in tal senso, funge da perfetto lampante modello. Lo sport è quello svago che, unendo spirito e corpo, genera edificazione interiore. Accrescimento totalmente annientato se inserito in atti competitivi e, con doppiezza, denominato sport. Difatti, ogni atto riceve la sua definizione dalla mirata finalità e, nell'agonismo, lo sport rappresenta il mezzo per l'azione competitiva, ma non il fine. Pertanto, ogni azione competitiva attivata con lo sport, non può fregiarsi con questo titolo. Raggiro sempre eseguito, dai livelli governativi ai giornali in giù fino alle scuole, sia quelle dell'obbligo che di settore.

L'intenzionale produzione di sconfitti, denominata vittoria, viene giustificata, sia dalla mendace allusione ad una crescita di capacità che da una ben escogitata ambigua forma di cosiddetti valori dello sport. Ma non solo, la competizione, che rispecchia e insegna la guerra già ai pargoli, viene presentata come attività la quale "...ma si fa per gioco !" Crudele affermazione se sappiamo che è proprio il gioco quel miglior canale d'ogni inavvertito e subconscio apprendimento.

 

Osserviamo alcune incoerenze che svelano il vero intento dell'insegnamento all'esibizionismo agonistico:

Psicologia militare e psicologia dello sport: sono completamente uguali ma, mentre la prima è indirizzata  a consapevoli persone adulte, la seconda viene utilizzata verso fragili pargoli.

Invio al fronte: secondo le trattative politiche il militare professionista potrà del tutto evitare l'invio al fronte mentre il pargolo, ogni fine settimana, viene inviato all'atto bellicoso d'una competizione.

Appartenenza: un valore di base dello sport che, indirettamente, incita all'esclusione dell'altrui persona.

Imparare le regole: ricorda quella mai seguita regola di non usare gas letale nelle guerre. Se si viene incitati a vincere, si cercherà sempre di eludere le regole e, così, si educa il giovane al pensiero ambiguo.

Il cappellano olimpico: da tempo si discute sul controsenso del cappellano militare, figura incoerente all'etica religiosa e di pace ma, a stesso tempo viene investito il cappellano olimpico.

       Presenza con l'incarico di favorire gli atleti alla vittoria ovvero, alla produzione di sconfitti.

Linguaggio bellicoso:

• Milita nella squadra con capitano                       

• Piloti sul piede di guerra 

• Se non sei cattivo, non vinci

• Schumacher il cannibale                                                  

• Servirà l'istinto del killer   

• Siate killer per favore        

• Ha sconfitto i nemici                                                       

• Fa assalti                                                               

• Devasta i rivali  . . . e quant'altro.

Esibizione bellicosa:

            •          Partenza e assalto:     Puntare . . . . . Mirare . . . .    Fuoco !                       

→        Sui posti . . . . .            Pronti . . . .      Via !   

            •          La presenza dei politici alla partenza per le competizioni                        

•          L'uniforme che segna l'appartenenza                                            

•          La bandiera  esibita quale simbolo di appartenenza                                             

•          L'inno nazionale suonato alla cerimonia                           

•          La marcia d'ingresso allo stadio                                                                                                    

•          Le espressioni aggressive nella disputa                                  

•          L'esultanza con bandiera all'atto della vittoria                                                                

•          La premiazione da parte di politici                                                

•          Le medaglie                                                                                                                                     

•          La parata di rientro . . . e quant'altro

 

Univoca subliminale educazione alla bellicosità da porre in prima linea in una qualsiasi analisi sulla pace. Infatti, la produzione di armi e la guerra è solamente l'effetto dell'induzione all'avidità e all'esibizionismo identitario che, non per ultimo, tramite l'agonismo insegniamo direttamente ai futuri adulti.

Contestare gli uccelli rapaci ma, ancor prima, sostituirli crescendo ed educando colombe.

 

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