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Apocalisse

pubblicato 20 feb 2020, 09:20 da Cultura della Pace

La scienza dominante ha un’alternativa?

Nel sito www.serenoregis.org Antonino Drago, grande esperto di Difesa Popolare Nonviolenta e Premio Nazionale "Cultura della Pace-Città di Sansepolcro" analizza un testo di Lanza del Vasto

Lanza del Vasto, uno saggio per il nostro tempo 

Sono passati cinquant’anni da quando ho letto come l’unico discepolo occidentale di Gandhi (oltre Mirabehn), Lanza del Vasto (LdV) ha interpretato Apocalisse 13, dove due Bestie dominano l’umanità intera. Egli ci ha visto nelle la Scienza e la Macchina. (Lanza del Vasto: I quattro flagelli, (orig. 1959), SEI, Torino, capitolo 1, § 27). Sono rimasto impressionato dalla fedeltà della sua interpretazione alla mia esperienza interiore di studioso della Fisica; e soprattutto dal segno di servitù che le due Bestie impongono sulla fronte di tutti, pena la morte (sociale) di chi si rifiutasse.

La critica della scienza era un cavallo di battaglia di Shantidas. Ma egli ha affermato di non voler abolire la scienza, perché esiste anche una scienza positiva, quella delle “scienze umane pure di qualsiasi applicazione che non sia filosofica o morale” (op. cit., pp. 66-67). E a proposito della scienza della natura Shantidas ha aggiunto: “La vita spirituale fonda la scienza su nuove basi (e forse un’altra scienza)” (Lanza del Vasto: “De la Prière” (orig. 1963), Le Grand Retour, Rocher, Monaco, 1993 , p. 193).

Queste parole mi hanno indirizzato alla ricerca di una scienza alternativa; cosa che sono stato in grado di fare grazie alla mia posizione di ricercatore dell’Università di Napoli.

A causa della mia mediocrità speravo di dare al più un contributo semplice e piccolo; ma ora posso dire di avere trovato una soluzione. Suppongo che non solo gli scienziati e coloro che studiano la filosofia della scienza siano interessati a conoscerla, ma chiunque sia interessato, perché la scienza della natura ha cambiato in maniera autoritaria le nostre vite ed è in procinto di cambiarle ancora di più. Inoltre, credo che coloro che sono coinvolti nell’Arca siano interessati a questa soluzione, perché la scienza (istituzionale) della natura è sicuramente responsabile della grande violenza, prima di tutto quella della bomba. È anche notevole che, a posteriori, questa soluzione mostra che Shantidas ha seguito una valida direzione di ricerca per scoprire un’alternativa alla scienza moderna.

Apocalisse 13 dà alla Bestia il nome “666”; e aggiunge che il capire questo nome “è la saggezza”. Shantidas vede in questo nome un’infinità di numeri: “666 …”, una serie matematica infinita; cioè un’espressione tipica della matematica moderna, che a sua volta è a fondamento della scienza moderna. Secondo Shantidas il “666 …” significa che la natura della Bestia è affascinare gli uomini con la promessa di crescita oltre ogni limite.

La sua interpretazione è stata confermata da uno dei più importanti storici della scienza, Alexandre Koyré (in particolare dal suo libro Dal Mondo chiuso all’Universo infinito (orig. 1957), Feltrinelli, Milano, 1970). Gli antichi greci rifiutavano l’infinito (vedi il loro rifiuto dei numeri irrazionali come ?; il divieto di passare le colonne di Ercole nella navigazione nel Mediterraneo, ecc. ). La sorprendente nascita della scienza moderna nel mondo occidentale è stata determinata dall’introduzione dell’infinito nel pensiero matematico e in definitiva nel pensiero scientifico moderno.

Ma allora, secondo Shantidas, dobbiamo forse regredire a rifiutare l’infinito e così tornare alla scienza della Grazia antica? No, perché Apocalisse comunica la “saggezza” per mezzo di una serie matematica, quindi per mezzo della stessa scienza moderna; ciò significa che la scienza moderna include l’alternativa in sé stessa.

In effetti, Koyré (dopo Aristotele, Leibniz e molti altri) ha sottolineato che esistono due tipi di infinito, quello potenziale (vale a dire un processo che procede passo dopo passo, come fanno i bambini che contano i numeri naturali oltre ogni limite fissato) e quello attuale (l’idea che il numero “infinito” esista così come esiste un numero finito, per esempio 3; o i due punti alla fine di una linea retta concepiti come gli altri punti al finito). In effetti, nella scienza l’introduzione dell’ infinito attuale è stato un azzardo; ma spesso ha suggerito cose nuove, anche meravigliose (come il calcolo degli infinitesimi).

Koyré afferma anche che l’introduzione dell’infinito nel pensiero moderno ha generato una tensione all’infinito attuale: “Galilei spiega la realtà per mezzo dell’ideale [= un’idea sempre approssimabile] …. Descartes and Newton dall’impossibile [= l’idea dell’infinito attuale, concepito come se fosse una cosa reale, indipendentemente da ogni approssimazione] … Galilei non lo fa.” (ultima pag. di “Appendice” di F. Crapanzano, Koyré, Galileo e il ‘vecchio sogno’ di Platone, Firenze, Olschki, 2014). Quindi, l’interpretazione di Shantidas di Apocalisse è fondata ed è esatta anche sull’aspetto trascinante che ha l’infinito attuale. Inoltre adesso è chiaro che veramente l’alternativa può essere trovata all’interno della scienza stessa: l’alternativa riguarda il tipo di infinito perseguito dalla scienza.

Fortunatamente, nel secolo scorso la ricerca sui fondamenti della matematica ha scoperto che la matematica classica è basata sull’infinito attuale; ma è possibile formulare una matematica basata solo sull’infinito potenziale; la seconda (essendo la matematica dei computer, le cui operazioni fisiche non possono includere l’infinito in atto) è diventata importante quanto la prima.

Inoltre, Shantidas ha scritto una frase che egli attribuisce alla Baghavad Ghita (“Conversion de l’intelligence, du coeur et du corps” (orig. 1954), Le grand retour, Monaco, 1993, 16-41, p. 18): “La conoscenza [in particolare, la conoscenza scientifica] manifesta il suo valore con due segni… l’Infinito e l’Unità”. Il primo segno è esattamente ciò che abbiamo determinato grazie a Shantidas e Koyré. Intendo il secondo segno in un senso leggermente diverso da Shantidas, vale a dire: come “l’organizzazione dell’Unità”, perché sappiamo bene, dal tempo della geometria di Euclide, che l’unità di una teoria scientifica è raggiunta dalla sua organizzazione sistematica. L’organizzazione di questa teoria è ben nota, quella deduttiva-assiomatica, che ricava ogni verità deducendola come teorema da alcuni assiomi. Ma esiste anche un’altra organizzazione di una teoria scientifica; quella che per risolvere un problema fondamentale è finalizzata a trovare un nuovo metodo che lo risolva (vedi la Chimica classica di Lavoisier, che, senza alcun assioma, ha suggerito un nuovo metodo – le reazioni chimiche – per risolvere il problema di conoscere tutti gli elementi della materia); e quindi il suo ragionamento non appartiene alla logica deduttiva classica, ma alla logica induttiva, che è una logica di tipo non classico.

(Shantidas voleva trovare una nuova logica; la chiamò Novissimum Organon (La Trinità Spirituale (orig. 1971), Satyagraha, Pisa, 2014, pp. 66-67) senza sapere che nei suoi ultimi anni di vita il progresso della logica matematica è riuscito a formalizzare una logica alternativa, l’intuizionista (v. Wikipedia); che rappresenta il ragionamento induttivo).

Oggi nella teoria dei computer la logica non classica, dove due affermazioni non affermano è importante tanto quanto la logica classica. Ad esempio, ho scoperto che in meccanica la versione di Lazare Carnot del principio di inerzia afferma che: “Una volta che un corpo è a riposo, da solo non si muove; se in movimento. non cambia velocità e direzione”. La versione dello stesso principio in parole affermative è quella di Newton: “un corpo persevera [o continua] il suo movimento…”; queste parole affermative (“persevera”, “continua”) sono animistiche, non scientifiche. Quindi, le precedenti doppie negazioni (sottolineate, non hanno corrispondenti parol affermative di tipo scientifico. In conclusione, anche il principio che è “la porta della scienza moderna” presenta due versioni alternative secondo i due tipi di logica.

Possiamo concludere che la conoscenza scientifica si basa su due dimensioni diverse e indipendenti: l’infinito matematico e la logica che fa ragionare su proposizioni organizzate in un sistema coerente. Ogni dimensione è divisa in due alternative incompatibili, quindi è una dicotomia. Uno scienziato che costruisce una teoria la fonda sulle due scelte che implicitamente compie su queste due dicotomie.

(Già negli anni ’70 il non violento Johan Galtung, fondatore dei Peace Studies, aveva suggerito che esistono due “dicotomie” e che le scelte su di esse forniscono quattro modelli di teoria scientifica: (“Social structure and sciencea structure”, in Ideology and Methodology, Eijlers, Copenaghen, 1976, 13-40, 247-251; ma le sue dicotomie sono di natura soggettiva (la dicotomia:”o relazioni sociali verticali e disuguali o relazioni di tipo opposto “; e la dicotomia: “o uniformità, collettivismo o diversità e individualità”); e negli anni successivi non ha sviluppato questa idea).

Le coppie di possibili scelte sono quattro e ogni coppia determina un particolare modello di teoria scientifica. Essi possono essere chiamati con i nomi di quattro scienziati che hanno suggerito le teorie più rappresentative basate su queste coppie di scelte: Newton, Cartesio, Lazare Carnot, Lagrange. Ho presentato questa interpretazione nello scritto “”A Gandhian Criticism to Modern Science “, Gandhi Marg, n. 231, 2009, pagg. 261-276.

Shantidas si avvicinò ancora di più a questa interpretazione delle basi della scienza moderna divisa in quattro coppie di scelte. In La Trinità Spirituale (p. 148) ha suggerito come possiamo rappresentare la nostra esperienza spirituale mediante due disegni; ognuno di essi, come una bussola, divide il foglio in quattro parti per mezzo di due segmenti incrociati, le cui estremità rappresentano le quattro scelte. Il primo disegno nomina le scelte come segue: superiore / inferiore e interno / esterno; il secondo disegno nomina le scelte come segue: Dio / Male e mondo soggettivo / mondo oggettivo. Daniel Vigne (La Relation Infinie, Cerf, Parigi, 2009, p. 659) ha trovato che che il suo primo disegno di questo tipo fu del 1933). È evidente che i nomi di queste scelte generalizzano in termini spirituali i nomi delle scelte scientifiche; i quattro quadranti dei due disegni dell’esperienza spirituale rappresentano anche le quatro coppie di scelte sulle due dicotomie alla base della scienza. L’idea comune che sta alla base di queste rappresentazioni è che nei tempi moderni la nostra testa ha bisogno di una bussola per orientare la sua navigazione sul mare di così tante teorie costruite in così tanti domini intellettuali: una scoperta paragonabile a quella di Flavio Gioia .

In conclusione, la scienza afferma falsamente di essere unitaria, un monolito che presenta le sue verità come indiscutibili. Certo, le pietre cadono a terra secondo la legge gravitazionale; questa affermazione è vera perché abbiamo prove sperimentali dirette. Tuttavia, i concetti, i principi, le tecniche matematiche (sempre basate sull’infinito) e l’organizzazione di una teoria scientifica possono essere diverse in base a quattro possibilità, ognuna determinata da una coppia di scelte delle quattro suddette.

Ma ciò che è valido nella scienza vale anche nella realtà scientifico-sociale, nella tecnologia? Negli anni settanta al tempo delle programmazioni energetiche nazionali, per la prima volta la scienza e la tecnologia hanno manifestato che esse sono divise ciascuna in almeno due parti distinte: o le mitiche fabbriche nucleari suggerite dalla fisica nucleare, o le fonti di energia dolce: sole, biomassa, energia geotermica, ecc., suggerite dalla fisica termodinamica. Possiamo vedere che queste due teorie scientifiche sono basate sulle coppie di scelte che corrispondono rispettivamente newtoniana e carnotiana.

Secondo i due più importanti storici della biologia, Ernst Mayr e Stephen J. Gould, anche le basi di questa scienza presentano un’opposizione: darwinismo e mendelismo; o meglio per il nostro tempo, funzionalismo e strutturalismo. Essa è basata sulle stesse scelte della più importante opposizione nella fisica, quella tra la teoria di Newton e quella di Carnot. Da trent’anni la tecnologia della produzione agricola è divisa: o un’agricoltura funzionalista basata sulle leggi del capitale, ovvero costretta a produrre OGM, o produzioni “biologiche” che interpretano al meglio l’evoluzione della natura.

La lezione da trarre da questa novità intellettuale è che la scienza è essenzialmente divisa in sé e così anche la tecnologia. Quindi, le scelte precedono la scienza, che quindi deve essere subordinata a un’etica delle scelte; vale a dire che, contrariamente all’attuale slogan: “Accettare con buona volontà i costi umani del progresso”, la scienza può e deve essere gestita sia dall’etica che dalla politica, entrambe stabilite da tutti i popoli.

            Nel novembre 2019 a Hiroshima Papa Francesco ha condannato senza riserve l’energia nucleare militare, anche il suo possesso. E’ la prima autorità mondiale che arriva a una drastica condanna di un risultato scientifico e tecnologico. Ma oggi non ci sono organizzazioni religiose o politiche in grado di imporre un’etica alla scienza. Quindi siamo noi che dobbiamo opporci alla scienza dominante (newtoniana), non per fermare il progresso (come ci viene rimproverato), ma per fare nascere il pluralismo scientifico.

Per troppo tempo la scienza dominante si è presentata come onnisciente (perché afferma di essere attualmente infinita) e assolutamente certa (perché si basa su un meccanismo di deduzioni) tanto che ha disprezzato le teorie scientifiche che non avevano le stesse ambizioni, ma procedevano in modo controllabile e cercando di dare soluzioni a un problema. Qui c’è l’opposizione fondamentale, tra la prima che è analitica e locale, e la seconda che sintetica e globale. In definitiva, al di là di una scienza “celeste” (o platonica o mitica), dobbiamo fare avanzare una scienza “terrestre” (o per noi).

Un esempio di questa scienza per noi è l’ecologia. È nata a causa di un problema, l’inquinamento sulla Terra. Per risolverlo, non si richiama ad alcunché di assoluto o mitico, ma cerca di capire i cicli vitali nella natura; non procede con deduzioni che discendono da pochi assiomi, ma con ragionamenti induttivi al fine di trovare le possibili soluzioni.

In conclusione, possiamo avanzare l’idea che, grazie a Shantidas, oggi abbiamo la “saggezza” detta di Apocalisse 13 perché sappiamo riconoscere l’essenza della Bestia-Scienza e possiamo anche suggerire un’alternativa ad essa. Allora l’alternativa alla scienza della civiltà moderna non è un’uscita dall’irrazionale e dai sentimenti, ma è anche una programmazione razionale secondo una nuova scientificità, paragonabile alla precedente ma più umana. Non rinunciamo alla ragione, piuttosto riduciamo la sua massima espressione sociale, l’istituzione scientifica, a un’impresa pluralista soggetta all’etica dell’umanità e a relazioni pacifiche con la natura.

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