New‎ > ‎

Buon Compleanno Gandhi

pubblicato 3 ott 2019, 10:00 da Cultura della Pace

Che cosa direbbe oggi Gandhi per il 150° anniversario della sua nascita? 

Per quanto sia duro vedere il mondo per cui Gandhi visse e morì dirigersi all’estinzione, sarebbe egli il primo a rimarcare la nostra capacità di rimetterlo in sesto.

Sul sito www.serenoregis.org un articolo del Prof. Michael Nigler



Chi avrebbe mai pensato che avremmo celebrato il 150° anniversario della nascita di Gandhi con tutto ciò per cui egli visse e morì dirigersi all’estinzione. “Senza precedenti” sembra parola troppo fiacca. Ci sono state catastrofi di qualche grandezza, come l’era glaciale; ma fino ad ora sono state aldilà del nostro controllo. Adesso siamo noi stessi responsabili della distruzione inequivocabilmente iniziata — e perciò noi stessi possiamo trovare la capacità di rettificarla. Questo è ciò che Gandhi certamente direbbe.

Tanto di cappello ai milioni di persone, giovani ed ex-giovani, che sono scesi in sciopero per ottenere qualche attenzione — e si spera qualche azione — al compito più critico mai affrontato dall’umanità. Ma se abbiamo imparato alcunché dalla lenta ma gratificante diffusione di sapere sulla scienza della nonviolenza dal tempo di Gandhi, è che sì, la protesta può essere un primo passo importante, se lo rendiamo tale. Punto ben chiarito in una risorsa tempestiva chiamata “Manuale di resistenza climatica: ossia, ho partecipato a un’azione per il clima; e adesso?” dell’esperto stratega Daniel Hunter (e una prefazione di niente meno che Greta Thunberg). Ho imparato molto da questo libretto di 62 pagine, disponibile a tutti come download gratuito. Ho imparato che è uno spreco di tempo, e superfluo, preoccuparsi di come cambiare gli avversari più intransigenti, i giganti dell’industria estrattiva e i politici che si comprano alla loro causa. Invece come consiglia Hunter, si pensi ai tanti ben più numerosi e meno asserragliati contigui al proprio “spettro degli alleati”, pilastri di sostegno” dei primi, come direbbe il gran teorico nonviolento Gene Sharp. Conquistandoli, o galvanizzando quelli che ci hanno sempre tenuto ma non erano dediti all’azione, gli intransigenti detentori del potere verrebbero lasciati senza influenza.

Questi coriacei personaggi sono come mongolfiere ancorate a un pietrone — estendendo una metafora di Hunter sui politici in particolare. Si può spostarli a soffi un po’ di qua o un po’ di là, ma è molto più efficace spostare il pietrone. Che, per come lo vedo, è duplice: al di sopra sono l’opinione pubblica e i comportamenti e le politiche che essa sostiene, al di sotto, c’è la cosmologia ossia la narrativa sulla realtà ancora condivisa dalla vasta maggioranza della gente nel mondo industrializzato: che siamo esseri fisici, separati fra di noi e dalla natura attorno a noi, due realtà estranee che dobbiamo sovente sfruttare per tirare avanti nella vita. La Terra può ben essere finita, ma noi ignoriamo tale fatto perché non riusciamo a trattarlo. Non, cioè, a meno che cambiamo cosmologia. 

Come lo faremmo? Cominciando da noi stessi. Siamo così malamente serviti da decenni dal nostro condizionamento culturale che adesso prima di fare alcunché d’altro dobbiamo pensare al nostro “training di base”. Ecco di seguito gli elementi essenziali, le fasi pratiche che abbiamo distillate al Metta Center a tal scopo:

  • Distanziati quanto puoi da quei potenti fornitori della vecchia storia: i mass media. “Una mente è terribile da sprecare”.
  • Impara tutto quel che puoi sulla nonviolenza e la nuova storia che ci è incorporata. (E’ lo studio di una vita, come posso attestare io!)
  • Attua quel che hai imparato in queste fasi nel tuo comportamento quotidiano: sii personale con tutti, considera di assumere una pratica spirituale se già non lo fai. Esci dal tuo àmbito e agisci ovunque le tue capacità incontrano il massimo bisogno, e non essere timido nel raccontare come vedi il mondo. Non che chi ti ascolta lo percepisca subito, ma è così che cambiano quei paradigmi a quanto pare fossilizzati: con una costante erosione da parte di un’alternativa ben più felice.

Poi, con questo allenamento base acquisito leggi il libro di Daniel: espone il cammino credibile, comprovato dall’azione alla campagna al movimento al cambiamento durevole.

Infine, a proposito di quegli avversari apparentemente trincerati, onnipotenti: “loro” hanno potere politico schiacciante; ma “noi” abbiamo la verità (ivi compresa la scienza). Inoltre, quel loro potere gliel’abbiamo dato noi, e glielo possiamo togliere. Hanno soldi e apparati militari; noi abbiamo un potere in noi stessi che nessuno può toccare: la nonviolenza. Non si fermeranno davanti a nulla, non illudetevi. E neppure noi. Sembrano spietati, ma noi saremo determinati. Una persistenza indefessa al servizio della causa della verità — e condotta con i mezzi offertaci dalla verità, cioè la nonviolenza —non conosce sconfitta.


Michael Nagler è professore emerito di Classici e Letteratura Comparata all’Università di California a Berkeley, dove ha co-fondato il Programma di Studi su Pace e Conflitto. E’ anche fondatore del Metta Center for Nonviolence e autore del premiato Search for a Nonviolent Future [Ricerca di un futuro nonviolento].


Comments