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Illegale è out

pubblicato 28 gen 2021, 09:11 da Cultura della Pace

L'illegale non paga, l'etica sì

Sul sito www.unimondo.org, Anna Molinari racconta un'esperienza di legalità

Produttori GOEL Bio


L’assonanza è quella con goal, è vero, ma con il mondo del calcio la storia che vi raccontiamo ha poco a che vedere. Pur essendo una storia di obiettivi raggiunti e partite giocate, la palla messa in rete questa volta è quella contro la ‘ndrangheta, che porta il nome di chi, nell’Antico Testamento, si assumeva il compito di pagare il prezzo del riscatto di uno schiavo, riconsegnandolo a se stesso e alla libertà.

GOEL è un Gruppo Cooperativo che dal 2003, tra la Piana di Gioia Tauro e la Locride, in Calabria, aggrega una trentina di aziende agricole biologiche, 12 cooperative sociali, due cooperative di conferimento agricolo, una fondazione e due associazioni di volontariato, a dimostrazione che l’economia etica e la lotta alle mafie, a maggior ragione quando trovano un’alleanza, non sono solo strade che si incrociano verso un mondo migliore, ma diventano anche fonte di reddito e benessere. Affermazione avvalorata da oltre 300 persone in occupazione stabile e da un fatturato annuo di oltre 8 milioni di euro, che si basa suun’imprenditoria all’insegna della sostenibilità e della responsabilità e si nutre, in senso letterale ma anche figurato, di cibo sano, biologico ed equo cresciuto nel rispetto dell’intera filiera del lavoro, dal lavoratore al consumatore finale.

Pur dimostrando che un’economia diversa è possibile, la realtà nasce anche con un intento politico e culturale: offrire un percorso di riscatto rispetto alle minacce, alla corruzione, agli egoismi di una regione messa in ginocchio e ostacolata nel suo sviluppo. Una situazione che l’esperienza di Goel negli anni è riuscita a ribaltare, dimostrando che il lavoro declinato in modo sano e pulito, la ricerca e la produzione di materie prime di qualità e la tutela degli attori che ruotano intorno a questo sistema non vuol dire per forza immaginare una vita ai minimi termini, fatta di rinunce e ristrettezze e del benessere sacrificato all’etica. Anzi. 

Da sistema a comunità il passo non è breve né agile, ma è necessario: un’economia alternativa diventa cruciale per cambiare e il cambiamento passa attraverso il bisogno – e la possibilità – di scegliere. Ecco perché un’alternativa alla sussistenza derivante da quei circuiti insostenibili per le più varie ragioni (speculative, mafiose, ambientali, personali) è indispensabile: non solo quindi l’attenzione per le categorie più vulnerabili (migranti, minori, persone con disagi psichici), ma anche una visione imprenditoriale rivolta al mercato privato, che è al contempo scommessa e strategia, che si dirama in tre direzioni: il turismo responsabile, l’agroalimentare e la moda etica, tre esempi in uno di come il Sud abbia voglia di ripartire e, imboccando la strada giusta, questa voglia possa trasformarsi in una realtà libera dalle mafie, rigenerata, sana e solida, votata alla promozione del territorio e dei suoi talenti e prodotti, all’insegna di un modello territoriale di economia che promuove la legalità e ne fa pratica. Anche quando è più difficile e rischioso, illuminando a giorno i soprusi e le minacce e non sotterrandoli in un silenzio omertoso che non fa altro che alimentare dinamiche mafiose, avide di assoggettamento e di consenso più che di prodotti agricoli.

Vissuta in solitudine, questa situazione porta come risultato, per chi vuole rimanere dalla parte dell’etica e non vuole cedere, la paura, l’esasperazione, il cedimento e la chiusura. Si sa però che pressioni di questo tipo sono molto meno efficaci quando a fare resistenza non sono i singoli, ma la collettività. Ne è dimostrazione la “festa della ripartenza”, una ricorrenza inventata proprio per ribaltare la visione imposta da chi faceva la voce più grossa. Dopo ogni aggressione Goel ha celebrato, coinvolgendo la comunità locale e allertando l’opinione pubblica nazionale, per trasformare un atto di violenza in un’opportunità di rilancio e ricrescita. Che ha ristrutturato anche la filiera stessa: prima solo sui circuiti del commercio equo e dei G.A.S. (gruppi di acquisto solidale), ora i prodotti sono anche nei supermercati NaturaSì, Eataly, in Svizzera e in Germania e l’intero processo si è reso indipendente dalle intermediazioni della grande distribuzione organizzata, permettendo un rapporto diretto tra aziende e venditori, anche grazie alla creazione di propri centri di confezionamento e di trasformazione. Un’operazione che ha ridotto indubbiamente i costi e che ha portato all’aumento da 5 a 40 centesimi al kg per le arance biologiche, che è in assoluto il prezzo più alto pagato nella regione. Combattere la mafia premia e lo fa con rigore e attenzione: chi viene sorpreso con lavoratori in nero nei propri campi deve pagare una multa e viene espulso dalla cooperativa, nonché deferito alle autorità. Un messaggio chiaro che traspare da ogni gesto, da ogni scelta, da ogni azione: l’illegalità non conviene.

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