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Ricercare la pace

pubblicato 2 ago 2018, 09:07 da Cultura della Pace

Oltre 700 ricercatori e studiosi si oppongono al programma di ricerca militare della UE

Gli accademici hanno aderito alla petizione “Researchers for peace” chiedendo ai propri colleghi di unirsi all’iniziativa
Fonte: Rete Italiana per il disarmo - ENAAT - 
Niente soldi UE per industria armi

Viene lanciata oggi da una coalizione di organizzazioni del mondo scientifico e della pace l'iniziativa di respiro europeo “Researchers for Peace”. Oltre 700 scienziati e accademici, la maggior parte provenienti da 19 dei 28 Paesi Membri dell'UE, hanno firmato una petizione online con un testo che invita l’Unione Europea a interrompere il finanziamento della ricerca militare. Chiedendo anche ai propri colleghi nella comunità scientifica e di ricerca di unirsi all’iniziativa esprimendo il proprio supporto e prendendo una posizione chiara sulla questione.

L'UE sta definendo il prossimo ciclo di budget ordinario mettendo in previsione diversi miliardi di euro a favore della ricerca militare e lo sviluppo di armamenti. Giovedì 28 i rappresentanti degli Stati Membri dell'UE si incontreranno a Bruxelles per discutere di difesa e migrazioni: il Fondo europeo di Difesa, che si prevede riverserà oltre 13 miliardi di euro in ricerca e sviluppo militari, è in cima all’agenda della riunione.

I 700 ricercatori mettono in guardia rispetto alle conseguenze di un programma di ricerca e sviluppo per la tecnologia di nuovi armamenti. "L'istituzione di un programma di ricerca militare all’interno dell’Unione Europea porterà ad un'accelerazione senza precedenti nella militarizzazione dell'UE", afferma il dottor Stuart Parkinson, direttore esecutivo di Scientists for Global Responsibility. "Investire fondi Europei nella ricerca militare non solo sposterà enormi risorse da aree di spesa direttamente dedicate alla pace, ma probabilmente alimenterà una nuova corsa agli armamenti minando la sicurezza sia in Europa che altrove".

Fare scelte

I ricercatori che sostengono “Researchers for Peace” temono inoltre che il programma di ricerca e sviluppo militare possa andare a sottrarre finanziamenti attualmente destinati ad altre aree di ricerca. "L'Europa ha una lunga tradizione di innovazione scientifica e i programmi di ricerca dell'UE hanno dimostrato di essere un potente strumento politico, ma l'Europa deve fare delle scelte su quale sia la tipologia di ricerca che intende finanziare: ogni euro può essere speso una sola volta", sottolinear Jordi Calvo Rufanges dal Centre Delas di ricerca sulla Pace di Barcellona. "L'UE dovrebbe continuare a concentrarsi sugli investimenti nelle aree di ricerca civili che migliorano la qualità della vita, contribuendo a risolvere problemi sanitari e ambientali e migliorando stabilità e uguaglianza nella società”, conclude Calvo.

"Invece di fornire finanziamenti per nuove tecnologie militari,l’Unione Europea dovrebbe sostenere in maniera forte e coraggiosa ricerche innovative che possano aiutare ad affrontare le cause profonde dei conflitti contribuendo nel contempo alla risoluzione pacifica dei conflitti", aggiunge Francesco Vignarca Coordinatore della Rete Italiana per il disarmo, partner della mobilitazione “Researchers for Peace”.

Le armi completamente autonome: i killer robots

Le tecnologie militari che vengono sviluppate oggi sono quelle che daranno la forma alle guerre del futuro. L'Unione Europea ha già iniziato a sviluppare sistemi di armi letali autonome nell'ambito dell’Azione preparatoria sulla ricerca in materia di difesa definita nel 2017. Nonostante gli avvertimenti sia della comunità scientifica che dello stesso Parlamento Europeo, le decisioni relative allo sviluppo di sistemi militari autonomi sono state prese senza alcun dibattito pubblico. L'Unione Europea rischia così anche in questo caso di esacerbare a livello mondiale una corsa agli armamenti autonomi, robotici e senza pilotaggio (i cosiddetti droni). Inoltre, c'è il rischio che ciò possa portare a un aumento delle esportazioni di armi verso regimi repressivi e alimentare i conflitti. Già oggi le armi prodotte all’interno dell'UE stanno facilitando le violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani in diverse zone di conflitto.

Conclude il dott. Stuart Parkinson: "Questi investimenti nella ricerca e sviluppo militare non aumenteranno la pace e la sicurezza: al contrario, peggioreranno solo le tensioni globali. Nel frattempo, la ricerca scientifica che potrebbe effettivamente contribuire a prevenire conflitti violenti verrà trascurata e sottofinanziata”.

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