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Spese militari da considerare

pubblicato 15 apr 2021, 08:30 da Cultura della Pace

Veterani per la Pace: Catastrofe Climatica e Spese Militari

Sul sito www.paxchristi.it la lettera dei Veterani per la pace a John Kerry
Caro Onorevole John Kerry:

A nome dei Veterans For Peace e di altri sostenitori dell’impegno per la pace e contro le mutazioni climatiche, ci congratuliamo con lei per la sua nomina ad inviato speciale del Presidente per le questioni legate al clima, la ringraziamo per aver recuperato la nostra partecipazione all’accordo di Parigi e le porgiamo un sentito plauso per sforzi tesi ad indirizzare l’amministrazione Biden verso una rivoluzione ecologica delle fonti energetiche. Adesso e giunto il momento di mettere l’analisi del militarismo al centro della discussione sul clima. Intanto siamo lieti che l’amministrazione Biden / Harris abbia creato questa il ruolo che lei ricopre come riflesso della gravità della crisi climatica, e siamo lieti che la persona che ricopre quella posizione sia lei. Sono trascorsi ormai quasi 50 anni da quando, come veterano contro la guerra, lei ha pronunciato al Congresso una lunga, articolata, sconvolgente critica contro la guerra in Vietnan. Alcuni di noi in quel momento erano già veterani o soldati contro la guerra e lei ha saputo dire al potere la verità anche per noi. Da allora lei ha ricoperto molte posizioni di potere, oggi, nel ruolo che occupa, le chiediamo di richiamare il coraggio e la chiarezza che nell’Aprile del 1971 caratterizzarono quel suo clamoroso intervento al Congresso sulla guerra e sul militarismo. Allora lei seppe porre la seguente la domanda: “Come facciamo a chiedere a un uomo di essere l’ultimo uomo a morire per un errore? Ora la domanda che dobbiamo farci è: “Come facciamo a chiedere milioni di persone di morire a causa della catastrofe climatica alimentata da infinite guerre e dal militarismo imperante?

Per contrastare la catastrofe climatica, presentiamo le seguenti richieste:

  1. Aggiornare tutti i dati relativi alle emissioni dei gas serra (GHG) inserendo i valori provenienti dalle industrie militari. Nel corso dei negoziati per il Protocollo di Kyoto del 1997 gli Stati Uniti ebbero vergognosamente a richiedere che quelle emissioni venissero escluse dal conteggio totale dei gas serra ed infine non firmarono il Protocollo
  2. di utilizzare la piattaforma pubblica di comunicazione a sua disposizione per stigmatizzare il ruolo che il militarismo degli Stati Uniti e che il Pentagono svolgono costantemente nell’esacerbare la crisi climatica e spingere piuttosto per ridurre notevolmente il numero dei militari nel mondo, per portare a casa i nostri soldati, per porre fine alla guerra dei droni, per chiudere centinaia di basi americane oltreoceano, per fermare le guerre infinite, per rifiutare la modernizzazione nucleare e togliere fondi al sostegno della Forza Spaziale degli Stati Uniti,  per porre fine allo spreco di risorse materiali, umane e finanziare e ridurre al minimo l’impronta di carbonio del Pentagono.
  3. di promuovere accordi bilaterali tra Stati Uniti e Russia e tra Stati Uniti e Cina per vietare alle istituzioni finanziarie di sostenere futuri investimenti nello sfruttamento dei combustibili fossili, per fare cessare le esercitazioni militari nei mari della Cina del Sud, per tenere l’Artico al sicuro da esplorazioni estrattive e dal sistema delle armi, per promuovere incontri vis a vis tra le delegazioni che si occupano della difesa del clima in modo da condividere conoscenze, costruire amicizie e intraprendere progetti per promuovere la biodiversità e le energie rinnovabili.
  4. di utilizzare la piattaforma pubblica per sensibilizzare al fatto che gli Stati Uniti procedano a pagare la quota loro spettante nel Green Climate Fund.
  5. di sostenitore di una giusta transizione giusta in modo che i lavoratori che sono stati e saranno interessati dalla riconversione della produzione di combustibili fossili, e comunque tutti i lavoratori emarginati, possono non dover risentire economicamente di tale passaggio.
  6. di riconoscere che, oltre agli sforzi di molti eletti e di funzionari come lei, per potere finalmente avere ragione delle dinamiche che ci hanno condotto fino all’attuale disastro climatico sono altrettanto importanti gli sforzi d elle dei movimenti di base per la giustizia climatica. Così come lo stiamo chiedendo a voi, domandiamo quindi a questi gruppi alleati di impegnarsi contro la guerra e il militarismo, temi fino ad oggi poco inserite nelle battaglie legate al clima.

Questo nonostante:

a) che il Pentagono sia il più grande utilizzatore istituzionale al mondo di combustibili e quindi il maggiore emettitore di gas ad effetto serra (emissioni di gas a effetto serra).

b) l’ enorme impatto ambientale derivante dalla produzione, dalla spedizione e dall’uso di armi e attrezzature e degli intensi bombardamenti ancora in essere di infrastrutture e ambienti naturali di altri paesi.

c) I trilioni di dollari del nostro denaro che sono stati spesi per le guerre infinite che continuiamo ad intraprendere, le armi nucleari e per il mantenimento delle circa 800 basi d’oltremare degli Stati Uniti – nessuna delle quali è in grado di difenderci dai cambianti climatiche – soldi che invece dovrebbero essere reindirizzati verso i più bisognosi e per guarire il nostro pianeta.

d) La profonda complicità tra il complesso militare-industriale e le corporazioni che gestiscono le energie a base di combustibili fossili. I nostri militari concorrono alla tutela di tale legame che saccheggia il pianeta defraudandolo delle risorse naturali e dei frutti del lavoro umano.

Eppure, quando abbiamo ascoltato il suo discorso del 18 febbraio tenuto in occasione del gradito ritorno degli Stati Uniti all’interno dell’accordo di Parigi sul clima, non abbiamo potuto fare a meno di notare la mancanza di qualsiasi riferimento al ruolo centrale del militarismo rispetto alla crisi climatica mondiale.  Allo stesso modo, la commissione speciale della Camera sulla relazione sulla crisi climatica, “Risolvere la crisi climatica” https://climatecrisis.house.gov/report

Pur definendo i cambiamenti necessari per affrontare la crisi climatica rispetto a molti settori della nostra economia, essa definisce, nella sezione sulla Sicurezza Nazionale, solo il modo in cui la crisi climatica influenzerà l’assetto delle basi militari americane, ma nulla dice sul ruolo del militarismo nel contribuire a quella crisi.

Non possiamo permetterci di ignorare l’elefante nella stanza o di continuare a negare l’evidenza.

Mentre assistiamo a eventi meteorologici estremi, dalle inondazioni improvvise agli incendi fino all’abbassamento improvviso ed estremo delle temperature, non può non venirci in mente l’urgenza di ridurre le nostre emissioni di gas a effetto serra. Per garantire un futuro privo di carbonio in un mondo sostenibile, dobbiamo ridefinire la sicurezza globale come sicurezza climatica globale e riconoscere che la guerra e tutto quanto concerne la preparazione della guerra ci renderà solo meno sicuri. Altrimenti ci ritroveremo davanti ad un futuro distopico sempre più militarizzato e in cui i paesi industrializzati bloccheranno l’accoglienza dei rifugiati climatici provenienti dal Sud del Mondo e in cui le popolazioni indigene soffriranno in modo esagerato a causa della nostra dipendenza dai combustibili fossili e dal militarismo.

Riconosciamo che porre fine a questa minaccia per la nostra sopravvivenza prevede di trasformare il principio alla base dell’organizzazione della nostra società spostandolo dall’avidità alla sostenibilità, all’equità, dall’individualismo al valore della comunità fino ad una totale rigenerazione. Ciò richiederà la collaborazione di molti gruppi: tutte le comunità in prima linea, coloro che si impegnano contro il razzismo e per la giustizia, i giovani, i lavoratori, gli ambientalisti e i gruppi religiosi, insieme al ruolo cruciale che lei e gli altri funzionari interessati dovrete avere in tal senso.

Lavorare insieme per porre fine alla guerra e al militarismo deve essere una parte centrale di tale impegno.

Vorremmo programmare una mostra delle nostre slide sul tema “Rapporto tra il dramma dei cambiamenti climatici e il militarismo usa” e per tanto prevedere di rimanere in contatto con lei e lavorare insieme al meglio.

Grazie per il suo tempo, per le considerazioni che vorrà farci pervenire e per il suo ruolo di leadership in relazione al Clima.

Con sincerità, il gruppo di lavoro sulla crisi climatica e il militarismo, i veterani per la pace

https://www.veteransforpeace.org/our-work/working-groups/climate-crisis

(Per aderire a questa lettera scrivere a climate@veteransforpeace.org)

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