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Thomas Merton assassinato. Un martire della nonviolenza

pubblicato 14 ago 2019, 10:51 da Cultura della Pace

Il martirio di Thomas Merton

Sul sito www.serenoregis.org un articolo di Matthew Fox sulla fine misteriosa del grande monaco cattolico, Thomas Merton

Per anni ho parlato apertamente di quanto mi puzzasse il resoconto ufficiale della morte improvvisa di Thomas Merton. Nel corso degli anni, incontrai tre agenti della CIA, che a quel tempo si trovavano nel sud-est asiatico, e chiesi loro esplicitamente se avessero ucciso Thomas Merton. Uno disse: “Non lo affermerò né lo negherò”. Il secondo (che parlò con un mio amico, non con me) disse: “In quel momento, nuotavamo nel denaro senza risponderne assolutamente a nessuno. Se ci fosse stato un solo agente a considerare Merton una minaccia per il paese, avrebbe potuto farlo fuori, senza che nessuno facesse domande”. Il terzo, che incontrai un mese dopo il mio libro A Way to God: Thomas Merton’s Creation Spirituality Journey [2], uscì allo scoperto e rispose: “Sì. E ho passato gli ultimi 40 anni della mia vita a ripulire la mia anima da quello che ho fatto da giovane lavorando per la CIA nel sud-est asiatico negli anni ’60. “

Ora, Hugh Turley e David Martin ci offrono The Martyrdom of Thomas Merton: An Investigation – un’indagine ben fondata e molto convincente, che fornisce quella che sembra essere un’indagine approfondita su tutte le parti coinvolte, inclusi i quattro religiosi (tre uomini e una suora, che era anche medico, erroneamente chiamata “infermiera” nei documenti ufficiali) che per primi scoprirono il cadavere.

Il libro fornisce importanti particolari sul corpo e sulla stanza, rivelando, fra l’altro, che del sangue usciva dal collo di Merton e che sul cadavere fu organizzata una precisa messa in scena. Come potrebbe tutto ciò essere diverso da: 1) una ferita da arma da fuoco causata da una pistola col silenziatore? o 2) Una pugnalata con un coltello o qualcosa di simile? Il problema è, ovviamente, che non fu eseguita alcuna autopsia. Ora, chi prese quella decisione?

L’insabbiamento fu enorme e coinvolse: la polizia thailandese (all’epoca, molto in combutta con i militari americani); l’ambasciata americana; l’esercito americano; persino membri importanti del monastero Getsemani di Merton, compresi l’abate e il segretario di Merton, Frate Hart. Gli ultimi due meritano una certa indulgenza, poiché sicuramente il monastero fu minacciato e spinto a tacere sui fatti. Ma fare una storia di copertina – che Merton uscì bagnato fradicio dalla doccia, inserì nella presa di corrente la spina di un ventilatore e fu fulminato – è una bugia e una copertura della verità.

Turley e Martin forniscono dettagli su dettagli e confutano le informazioni false divulgate per cinquant’anni. C’è persino la figura di un Giuda: un monaco belga, la cui stanza nel centro per ritiri era sopra quella di Merton e che fu l’ultima persona vista parlare con Merton prima che entrasse nella sua cella fatale. Altri riferiscono che questo monaco agisse in modo insolito dopo l’omicidio. Strano a dirsi – o forse non così strano – sembra che egli sia completamente scomparso. Perfino il suo monastero afferma di non avere la minima idea su dove possa essere. Sembrerebbe che: 1) stia sorseggiando Mai-Tai su qualche isola da qualche parte, essendo stato pagato molto più di 30 denari o 2) stia riposando niente affatto in pace due metri sotto terra.

Così Thomas Merton, monaco cistercense e uno dei più grandi scrittori spirituali del XX secolo, morì martire. Un martire per la pace (perché era una voce forte contro la guerra del Vietnam e un mentore per i fratelli Berrigan e altri impegnati nella protesta nonviolenta). E morì per mano del governo americano nello stesso anno, il 1968, in cui anche Martin Luther King Jr e Robert Kennedy subirono un destino simile.

Papa Francesco, che ha elogiato il lavoro di Thomas Merton nel suo discorso al Congresso, potrebbe voler canonizzare insieme tre martiri americani e farlo rapidamente (poiché nella teologia cattolica un martire va direttamente in paradiso): il dottor Martin Luther King Jr, un profeta della giustizia sociale e razziale; Thomas Merton, un profeta della pace, dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso profondo; e suor Dorothy Stang, una profetessa della giustizia ecologica, uccisa in Amazzonia da criminali pagati dai grandi proprietari terrieri e dagli alti papaveri delle grandi aziende.

La storia si evolve ed è ironico che la CIA di oggi sia meno nemica del popolo rispetto a quella di ieri – anzi, in un certo modo funge da cuscinetto contro i nemici odierni della democrazia americana, sia che provengano dalla Russia sia da enti interni legati alla Russia. Ma le lezioni abbondano. La prima è che cosa è un martire: come diceva Gesù, “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”.

Grazie Thomas Merton. Grazie Hugh Turley e David Martin per essere arrivati alla verità.


Titolo originale: A Review of “The Martyrdom of Thomas Merton: An Investigation”
Traduzione di Franco Malpeli per il Centro Studi Sereno Regis


[1] L’articolo è la recensione del libro “The Martyrdom of Thomas Merton: An Investigation” (Il martirio di Thomas Merton: un’indagine”) di Hugh Turley e David Martin. Autore dell’articolo è Matthew Fox, teologo e sacerdote della Chiesa Episcopale americana. (NdT)

[2] “Una via verso Dio: il viaggio di Thomas Merton verso la spiritualità del creato”

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