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Volontariato obbligatorio

pubblicato 19 mag 2017, 09:13 da Cultura della Pace

Nota del Movimento Nonviolento sul “servizio civile obbligatorio”

Nel suo sito il Movimento Nonviolento risponde alla proposta del Ministro Pinotti riguardante il ripristino del servizio militare obbligatorio

L’idea di Roberta Pinotti (a destra) è partita da un proposta lanciata dagli alpini al raduno di Treviso. Al centro della foto il capo di stato maggiore della difesa, generale Claudio Graziano

E’ evidente a tutti che oggi non esistono le condizioni, né sociali, né politiche, né i fondi, né le strutture per ripristinare in Italia la leva obbligatoria, militare e civile.

Dunque, che senso hanno avuto le improvvide e criptiche dichiarazioni della ministra Pinotti fatte a margine dell’adunata trevigiana degli Alpini (che hanno provocato l’orticaria anche ai colleghi di governo della ministra con l’elmetto)?

Il governo non riesce nemmeno a garantire i fondi per sostenere il Servizio Civile Universale tanto voluto e sbandierato. Nel 2013 sono stati avviati 15.000 giovani a fronte di 90.000 domande; nel 2015 abbiamo avuto solo 35.000 giovani in servizio con 150.000 domande di potenziali volontari e nel 2016 un calo con 33.000 serviziocivilisti effettivi e 100.000 domande, più di due terzi delle quali rimaste inevase. Davanti a questi numeri, e questi fatti, sentir parlare di “obbligatorietà” per circa 500.000 giovani all’anno è imbarazzante …

La ministra Roberta Pinotti sa benissimo che riproporre la naja per tutti (e tutte) è irrealistico, ma probabilmente ha indicato la luna perchè si guardasse al suo dito, ed è lei stessa a chiarirlo con il classico tweet di rettifica tanto caro ai politici odierni: “Non ho parlato di leva obbligatoria, ma di unprogetto degli alpini per coinvolgere i giovani al servizio civile universale”.

Ecco ciò che veramente le interessa: mettere in pista, su suggerimento dei vertici dello Stato Maggiore, un bando speciale, come avvenuto per il terremoto o per i grandi invalidi e ciechi civili, per progetti di servizio civile dell’Associazione Nazionale Alpini, con quote riservate e garantite, in modo da supplire alla continua e progressiva contrazione di  nuove leve di giovani nella storica associazione d’arma.  Niente di male, ma basta dirlo chiaramente, e se ne può discutere. L’Ana, infatti, è una delle strutture portanti della nostra protezione civile, e il ruolo sinergico tra servizio civile e protezione civile è uno degli obiettivi che da decenni anche noi perseguiamo.

Il servizio civile è già finalizzato, ai sensi degli articoli 52 e 11 della Costituzione, alla difesa della Patria – dice Pasquale Pugliese, segretario del Movimento Nonviolento – quel che manca è la pari dignità tra la difesa militare e la difesa civile, perché la prima sottrae alla seconda enormi risorse che brucia in armamenti per la preparazione delle guerre”.

Il punto decisivo in questo dibattito, è proprio questo: quanto si spende per la difesa armata (troppo) e quanto si investe nella difesa civile (niente).  Infatti tutte le spese per l’organizzazione del servizio civile, la formazione dei giovani, il monitoraggio, ecc, sono a carico esclusivo degli enti di volontariato che presentano i progetti ed ospitano i giovani per un anno di servizio. La ricaduta positiva del servizio va, giustamente, a vantaggio di tutta la società, ma l’onere finanziario va, iniquamente, a carico solo degli Enti di servizio civile. Lo Stato si limita a riconoscere ai giovani l’assegno di 430 euro mensili, tutto il resto lo paga il terzo settore.

La nostra Campagna “Un’altra difesa è possibile” è una proposta concreta, culturale, politica, finanziaria, legislativa per l’istituzione del Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta. La Legge è già all’attenzione della Commissione Difesa della Camera  – conclude Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento – e va proprio in questa direzione: integrare tutte le forme di difesa nonviolenta, a partire dal sevizio civile”.

Se la ministra Pinotti volesse discuterne seriamente, siamo a disposizione. Dopo tanti anni che lo chiediamo, questa può essere l’occasione per incontrarci.

 

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