Il bullismo: cosa fare e come riconoscerlo

pubblicato 23 ott 2015, 10:53 da Cultura della Pace

Sezione a cura della Dott. ssa Tamara Leonardi

IL BULLISMO

Il bullismo è un comportamento che va al di là di un normale scambio di violenze psicologiche, verbali o fisiche; ha alla base un’oppressione che si protrae nel tempo e tende a trasformare in modo stabile l’oppresso in vittima.

CARATTERISTICHE

Intenzionalità metter in atto comportamenti aggressivi allo scopo di offendere l’altro e arrecargli danno.

Persistenza ripetitività dei comportamenti di prepotenza protratti nel tempo.

Asimmetria del potere relazione fondata sul disequilibrio e sulla disuguaglianza di forza del bullo e della vittima.

Tipologie diverse con cui si manifesta di tipo fisico, con modalità verbali dirette (offese, minacce), con modalità di tipo psicologico ed indiretto (esclusione, diffamazione) o con strumenti impersonali (internet).

Natura sociale del fenomeno avviene normalmente alla presenza di altri che possono assumere il ruolo di rinforzo del comportamento o solo sostenere e legittimare l’operato del bullo.

INTERVENTO

Il comportamento dei bulli è provocatorio e ha lo scopo consapevole o inconsapevole, di produrre una forte pressione all’azione, cercando di farci spostare da una posizione di ascolto e tolleranza ad una posizione di tipo aggressivo, violento, punitivo.

In questo contesto gli approcci individuali meno efficaci sembrano quelli di tipo punitivo e sanzionatorio, dal momento che tendono a lasciare il bullo nella sua incapacità di trovare prospettive e comportamenti diversi per affrontare con maggiore efficacia la vita relazionale.

Tali sistemi di intervento possono persino peggiorare la situazione, dal momento che una sospensione potrebbe, per diversi motivi, assumere un valore di “rinforzo positivo” del comportamento sgradito.

La famiglia e la scuola, in questo contesto di interventi, vengono invitate ad evitare di isolare i bulli, oltre che irrigidirsi di fronte ai loro comportamenti negativi.

L’obiettivo, al contrario, deve essere quello di favorire nel bullo l’emissione di comportamenti positivi da premiare, principalmente attraverso i rinforzi sociali che lui ricerca con i suoi comportamenti negativi.

INTERVENTO SULLA VITTIMA

Per la vittima sarebbe utile un lavoro di supporto psicologico centrato sullo sviluppo dell’assertività, ma anche sul potenziamento della stima di sé, spesso logorata da continui attacchi e dalle critiche subite.

INTERVENTO SUL BULLO

Per il bullo sarebbe opportuno un “training di alfabetizzazione socio-emotiva”, ossia un percorso specifico mirato a migliorare le abilità deficitarie dell’intelligenza emotiva e delle capacità socio-relazionali, con particolare attenzione allo sviluppo della prosocialità.

INTERVENTO SULLA FAMIGLIA

Per la famiglia sarebbe opportuno un intervento di “parent training” ossia un percorso di aiuto alla genitorialità, volto a fornire informazioni sui metodi educativi più efficaci per inibire lo sviluppo di comportamenti disadattivi nei propri figli.

LA PREVENZIONE

La specificità di un intervento preventivo è quindi rivolto a tutti gli alunni e non direttamente ai

"bulli" e alle loro vittime, perché, al fine di un cambiamento stabile e duraturo, risulta maggiormente efficace agire sulla comunità degli spettatori.

Come indicato in letteratura, è inefficace l'intervento psicologico individuale sul "bullo". Infatti il "bullo" non è motivato al cambiamento in quanto le sue azioni non sono percepite da lui come un problema e queste sono un problema soltanto per la vittima, gli insegnanti e il contesto.

L'intervento diretto sulla vittima, pur efficace a fini individuali, non lo è per quanto riguarda la riduzione del fenomeno del "bullismo"; quella vittima cesserà di essere tale e il bullo ne cercherà presto un'altra nel medesimo contesto.

Quindi, la prevenzione deve interessare gli alunni, gli insegnanti e i genitori. Questi possono farsi carico dei problemi attivando una programmazione contro le prepotenze e promuovendo interventi tesi a costruire una cultura del rispetto e della solidarietà tra gli alunni e tra alunni ed insegnanti.

CHI E’ RESPONSABILE?

Oggi le vittime di bullismo sono considerate vittime di un reato.

Nel caso in cui il bullo è maggiorenne la responsabilità è solo sua.

Nel caso in cui il bullo è minorenne la responsabilità è sua, degli insegnanti (che hanno il dovere di vigilare sui ragazzi), dell’amministrazione scolastica (che deve controllare che ci sia

vigilanza) e dei genitori (che hanno il dovere di educare il ragazzo).

Anche il minore, se ritenuto capace d’intendere e volere, è chiamato a rispondere degli atti di bullismo, insieme ai genitori ed alla scuola.

Gli insegnanti possono essere ritenuti responsabili, ma a pagare il risarcimento sarà la scuola.

I genitori sono responsabili del danno causato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati.

Gli EFFETTI

Quando qualcuno è vittima di bullismo si potrebbe sentire:

Di valere poco o niente

Triste o arrabbiato

Senza voglia di giocare o di uscire

Con mal di testa e mal di stomaco

Senza desiderio di andare a scuola

TIPOLOGIE DI DANNO SUBITO E RISARCIBILE

- DANNO MORALE patire sofferenze fisiche o morali, turbamento dello stato d’animo della vittima.

- DANNO BIOLOGICO danno all’integrità fisica e psichica della persona tutelata dalla Costituzione italiana all’art. 32.

- DANNO ESISTENZIALE danno all’esistenza della persona, alla qualità della vita, alla vita di relazione, alla riservatezza, alla reputazione, all’immagine, all’autodeterminazione sessuale. La tutela del pieno sviluppo della persona nelle formazioni sociali è riconosciuta dall’art. 2 della Costituzione. Il danno esistenziale è un non dover più fare, doversi comportare diversamente da come si desidera, dover esser costretti a relazionarsi diversamente.

CYBERBULLISMO

Si può definire cyberbullismo l’uso delle nuove tecnologie per intimorire, molestare, mettere in imbarazzo, far sentire a disagio o escludere altre persone.

Il cyberbullismo viene messo in atto mediante l'uso dei media digitali e consiste nell'invio ripetuto di messaggi offensivi tramite sms, in chat o su facebook per molestare una persona per un lungo periodo; è una sorta di mobbing in Internet.

Gli autori offendono, minacciano o ricattano le loro vittime direttamente o facendo pressione psicologica su di loro, le diffamano, le mettono alla gogna e diffondono dicerie sul loro conto. Chi ne è vittima può subire conseguenze molto gravi, come la perdita della fiducia in se stesso, stati di ansia e depressione.

Il fenomeno del cyberbullismo è noto da tempo, tanto che la Commissione Europea ha istituito un tavolo per la promozione di un uso più sicuro e responsabile dei nuovi media tra i giovani, ai sensi della decisione del parlamento europeo del 16/12/2008.

E’ stato emanato un Decreto legge (n. 104 ) del settembre 2013 relativo alla prevenzione del cyberbullismo, che prevede l’attuazione di programmi di “ educazione digitale” per responsabilizzare i giovani rispetto ai rischi dei social network.

I genitori e le scuole possono sostenere i bambini e i giovani discutendo con loro su quali conseguenze può avere il loro comportamento in rete e cosa significa il cybermobbing per le vittime. Va inoltre segnalato loro, che i bulli sono perseguibili penalmente.


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