Consegnata a Sara Cetti la borsa di studio





nella foto, Sara Cetti con il giornalista RAI Radio1, Giuseppe Carrisi, esperto di Africa, l'Assessora alle Pari Opportunità, Valeria Noferi e le rappresentanti dell'ITE "Fra' Luca Pacioli", Arianna Ameleti e ultima a destra, Giada Chimenti

Ubuntu, “una concezione non violenta che aiuta a riscoprire la nostra umanità”

La tesi della dottoressa Sara Cetti premiata a Sansepolcro con la borsa di studio intitolata ad Angiolino e Giovanni Acquisti. Sul sito www.teverepost.it l'articolo di Emanuele Calchetti

Una borsa di studio sul tema della nonviolenza. L’iniziativa – dedicata alla memoria di Angiolino Acquisti e di suo figlio Giovanni e promossa dall’associazione Cultura della Pace con il sostegno del comune di Sansepolcro e del circolo Acli Adriano Olivetti – è ormai diventata un appuntamento consolidato.

Ieri presso la biblioteca dell’Istituto Luca Pacioli si è svolta la cerimonia di premiazione dell’ultima edizione. Vincitrice la dottoressa veronese Sara Cetti, grazie alla tesi di laurea dal titolo Ubuntu, la via sudafricana alla riconciliazione: “Ubuntu è sia una filosofia che uno stile di vita tipico dell’Africa subsahariana ed è molto sentito soprattutto in Sudafrica – spiega Cetti – Viene tradotto col termine umanità o personalità e viene inteso in senso di collettività. L’essenza dell’ubuntu è ben catturata dal proverbio in lingua zulu che dice che una persona è tale grazie alle altre persone. Questa concezione è stata fondamentale per permettere al Sudafrica il passaggio dall’apartheid ad una società democratica attraverso un processo di riconciliazione, infatti molto spesso è stata citata da Desmond Tutu e Nelson Mandela. L’ubuntu non è stato importante soltanto per il Sudafrica ma aiuta ciascuno di noi a riscoprire la nostra umanità, perché di fatto aiuta a convivere e ad incontrarsi con l’altro difficile”.

La cerimonia, condotta dal professor Andrea Franceschetti davanti ad un pubblico di studenti, ha visto tra l’altro gli interventi di Elisa Celicchi e Leonardo Magnani dell’associazione Cultura della Pace, il saluto di Francesca Mercati e Valeria Noferi, rispettivamente assessore alla cultura e alle pari opportunità del comune di Sansepolcro, e le testimonianze di Francesca Giovagnoli, nipote di Angiolino e Giovanni Acquisti, e di Nicola Acquisti, figlio di Giovanni: “Questa iniziativa è nata nel 2009 e siamo giunti alla quinta edizione – ha ricordato Nicola Acquisti – Le prime due sono state portate avanti da mio padre, di quelle successive ci siamo fatti carico noi della famiglia, aiutati tantissimo da Leonardo Magnani e da tutta l’associazione Cultura della Pace che ringraziamo fortemente”.

“È una grande occasione per Sansepolcro di confermarsi città della cultura della pace e della nonviolenza – ha commentato Magnani – e oggi la biblioteca può vantare al suo interno tante tesi magistrali provenienti da tutta Italia con cui possiamo studiare la nonviolenza vedendola da tante prospettive”. “Questa iniziativa – ha aggiunto l’assessore Mercati – contribuisce alla nostra tradizione di essere una centro di studi e di approfondimento che favorisce lo sviluppo di una coscienza critica, e l’argomento specifico della nonviolenza quest’anno si concilia con un aspetto particolare che è quello legato al contrasto alla violenza contro le donne”.

L’evento si è infatti svolto non a caso in concomitanza con la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. L’argomento è al centro dell’ultimo libro di Giuseppe Carrisi, giornalista e scrittore da sempre impegnato in varie parti del mondo ad approfondire il tema della violenza da molti punti di vista. Ospite dell’iniziativa, così ha sintetizzato il suo lavoro dal titolo Il paese che uccide le donne: “Purtroppo la violenza contro le donne è un fenomeno globalizzato. Nel libro io racconto la realtà messicana attraverso un romanzo in cui la storia dei personaggi si intreccia con la storia del Messico attuale – ha detto Carrisi – Una storia fatta di violenza contro le donne, di corruzione, di criminalità che ha pervaso l’intera società messicana e che lascia il Paese in uno stato di prostrazione sociale e civile e in cui manca la giustizia, perché il livello di corruzione è talmente alto che tutti i crimini che vengono commessi, compresi quelli che riguardano le donne, rimangono impuniti”.