Economia vera

Data pubblicazione: Jun 07, 2021 5:13:50 PM

La microfinanza non è solo faccenda del Sud del mondo

Sul sito www.unimondo.org un articolo di Marco Grisenti su economia e credito

La microfinanza moderna è emersa nei paesi europei per lo stesso motivo per il quale è nata ormai vari decenni fa in Bangladesh per mano e merito del professor Yunus Muhammad, comunemente considerato il suo fondatore e per questo premio Nobel per la Pace nel 2006. Con la sua Grameen Bank fu il primo a offrire servizi finanziari a microimprenditori e più in generale ai segmenti più economicamente esclusi e socialmente disagiati, privi di accesso alle banche convenzionali ed ai loro servizi correlati, in un paese caratterizzato da una povertà strutturale, in cui il 40% della popolazione non arrivava a soddisfare i bisogni alimentari minimi giornalieri.

Sono ormai passati 45 anni dal fenomeno Grameen, ed il mercato della microfinanza moderna si è espanso. Se inizialmente la microfinanza si poteva assimilare a un puro servizio di microcredito, quindi prestiti di piccoli ammontare alle persone più povere della sfera sociale, tipicamente vulnerabili, emarginati o geograficamente isolati, nei decenni la sua definizione si è evoluta ed oggi include, oltre al microcredito produttivo (tipicamente capitale circolante o per acquisto di piccoli macchinari o attrezzature), anche l'erogazione di piccoli prestiti per svariati scopi(dal miglioramento dell’abitazione all’acquisto di strumenti per la scuola), l’offerta di prodotti di risparmio e conti correnti, le micro assicurazioni, i sistemi di pagamento, i mobile wallets e canali di intermediazione digitale, tra gli altri servizi. Accompagnando quegli stessi segmenti di popolazione che nel frattempo è cresciuta socio-economicamente. Come sempre in questi casi, il risultato non lo si misura in uno o due anni, quanto piuttosto nell’arco di una generazione.

Di conseguenza, nei decenni abbiamo visto un rapido svilupparsi di leggi e quadri normativi ad hoc, specialmente – ma non solo - in America Latina. Su tutti Bolivia, Perù ed Ecuador hanno promosso regole importanti, tra le quali la categorizzazione dei prodotti, con limiti di importi e tassi d’interesse. D’altronde tutti paesi dove una fetta consistente della popolazione si riconduce al profilo del cliente microfinanziario. Nei paesi europei, invece, gli istituti di microfinanza insorti in questi ultimi anni si orientano soprattutto verso categorie meno ingenti in numero, ma che sono rimaste altrettanto escluse dagli schemi creditizi e dall’iniziativa imprenditoriale, come per esempio giovani e migranti. Questo succede per una diffusa sfiducia del mondo bancario tradizionale nei loro confronti, a causa di una mancanza di garanzie reali oppure per una precaria situazione lavorativa o un insufficiente storico creditizio. La microfinanza accoglie questi microimprenditori e famiglie di buona volontà, ed attraverso l’erogazione di microcrediti, spesso combinati con sessioni di educazione finanziaria e l’offerta di servizi di avviamento e accompagnamento all’impresa, creano occupazione e inclusione sociale.

In Europa il microcredito ha conosciuto un importante sviluppo nel corso degli ultimi 20 anni, durante i quali è nata l’European Microfinance Network, piattaforma continentale di riferimento, e si è instaurata una sensibilità specifica in merito all’inclusione finanziaria e sociale in seno alle istituzioni europee. Lo European Progress Microfinance Facility, poi confluito nell’EaSI Programme ha inquadrato il settore a livello UE dal 2010 in poi, oltre a sancirne una definizione formale, il limite massimo a 25 mila euro, e a dare il via a una serie di programmi di sostegno. Per il periodo 2021-2027 il programma EaSI è diventato a tutti gli effetti una branchia nell'ambito del Fondo sociale europeo Plus (FSE+). La microfinanza è riconosciuta appunto come strumento unico che ingloba l’offerta di garanzia, microcrediti, capitali equity e quasi-equity, accoppiati con servizi di sviluppo aziendale di accompagnamento come sotto forma di consulenza, formazione e tutoraggio individuali, esteso alle persone e alle microimprese che ne fanno esperienza.

Tuttavia, non esiste una regolamentazione armonizzata sul microcredito, un dibattitto che si è preferito lasciare all'iniziativa del legislatore nazionale, considerato il pluralismo di contesti in cui si applica. Basti pensare alle differenze che intercorrono tra il sistema economico-bancario tedesco, e quello rumeno o bosniaco per esempio. Ad oggi, i paesi dove si è instaurata una regolamentazione specifica per la microfinanza sono Francia, Grecia, Italia, Portogallo, Romania, Albania, Montenegro, Bosnia ed Herzegovina, Kosovo. I pionieri sono stati i francesi, con la prima legge sul microcredito introdotta già nel 2001.

Le pubblicazioni dell’EMN ci consegnano una fedele fotografia del settore nei paesi dell’area geografica europea. Tra queste spicca il report 2020 sullo stato della microfinanza europea, uno studio che quest’anno ha riguardato 143 istituzioni di 29 paesi. Tra i risultati, emerge come il mercato del microcredito in Europa sia relativamente frammentato, con il 90% degli istituti di microfinanza (IMF) che operano sotto lo status giuridico di ONG, NBFI (istituzioni finanziarie non bancarie) o unioni di credito / cooperative finanziarie, con criteri di compliance più blandi rispetto alle banche. L'ombrello delle ONG cattura organizzazioni senza scopo di lucro come fondazioni, enti di beneficenza, cooperative a scopo sociale, associazioni e istituzioni religiose. Il 58% degli IMF è stato fondato negli ultimi 20 anni, mentre il 69% ha meno di 50 dipendenti. In totale gli IMF impiegano circa 11.000 dipendenti diretti, di cui il 22% volontari. Il sondaggio ha inoltre confermato l'importanza dei servizi non finanziari (il 63% delle IMF li offre), il cambiamento verso la fornitura digitale di questi servizi chiave (il 77% ne dispone), ed uno spostamento verso prodotti che finanziano l’efficienza energetica (16%). Sia il portafoglio di prestiti che il numero di mutuatari attivi (1,26 milioni a dic-20) ha mostrato un trend in crescita (+14% dal 2018) che si è tradotto in un’espansione significativa anche durante l’anno pandemico. I crediti alle piccole imprese costituiscono il 55% del portafoglio totale, con un importo medio di 6.145 euro (e una sostanziale variabilità da paese a paese), mentre i crediti personali ne rappresentano il 45% (importo medio di 2.420 euro). Le donne e la popolazione rurale sono due dei principali gruppi target.

La microfinanza sta quindi vivendo un periodo di salute e attenzione soprattutto da istituzioni pubbliche e private europee, che la considerano uno strumento efficace per affrontare la crisi in cui navighiamo. Di fronte a banche che si dimostrano più reticenti nel sostenere micro aziende nascenti o famiglie senza garanzie reali. In questo contesto l’Italia si distingue ancor più positivamente. Da noi, oltre ad alcune banche commerciali che hanno attivato un processo di disegno e adattamento di prodotti di microfinanza, esistono varie realtà che hanno sviluppato conoscenze uniche grazie ad un’esperienza pluridecennale, e comprendono banche popolari, banche di credito cooperativo e società finanziarie. La rete italiana della microfinanza RITMI riporta l’elenco dei propri soci, seppur l’universo di attori nazionali sia più ampio. L’Italia è infatti il paese con il maggior numero di membri dell’EMN, con ben 20 organizzazioni su 98 membri in totale. Un ventaglio di stakeholder molto articolato, che va da COOPFIN alla Fondazione Don Mario Operti, da Microfinanza Srl a ICCREA Banca, da Banca Etica a PerMicro. Tutte organizzazioni col comune scopo di incoraggiare, in maniera trasparente e sostenibile, l’avvento di una finanza più inclusiva e meno discriminante.