Ambasciatori della Cultura della Pace


Protocollo d’Azione


Gli Ambasciatori della Cultura della Pace sono nominati dall’Associazione Cultura della Pace di Sansepolcro e chiamati a essere testimoni, nel loro lavoro e nella loro vita, degli ideali che l’associazione porta avanti, facendo conoscere il lavoro del sodalizio, per rendere tale impegno visibile e auspicabilmente, imitabile.


L’impegno e l’azione di un Ambasciatore della Cultura della Pace si basa sul lavorare, attraverso la propria esperienza di vita, professionale e non, alla costruzione di solide relazioni sociali e umane che siano in grado di opporsi, un domani, alla formazione dell’immagine del nemico, (scambi culturali, religiosi, artistici ed economici su basi equo-solidali). Tra gli esempi che possiamo portare, evidenziamo quelli che ci sembrano i più icastici:


Es. A) Aiutare quanti si trovino in stato di bisogno (testimonial per aiuti umanitari);

Es. B) Farsi interpreti e testimoni di una corretta informazione, sufficientemente diffusa, per far prendere coscienza di problematiche reali che coinvolgono la società attuale o ampi settori di questa;

Es. C) Avere capacità di ascolto riguardo problemi e questioni di carattere sociale, riuscendo a sensibilizzare le coscienze.


In coerenza con la sua missione, volta a costruire e promuovere una cultura di pace, L’Associazione Cultura della Pace riconosce quali Ambasciatori, le persone che testimoniano e promuovono, attraverso il lavoro e la loro vita, il rispetto della dignità umana e dell'ecosistema, la cooperazione sociale ed il dialogo interreligioso, una nuova economia costruita su base etica, la promozione di una responsabilità verso la veridicità e affidabilità nei mezzi di informazione, la cultura della legalità, della pace e della nonviolenza. Trascendendo barriere etniche, nazionali e religiose, gli Ambasciatori della Cultura della Pace contribuiscono alla diffusione di tale orizzonte valoriale e alla realizzazione di un mondo dove le dimensioni fisica e spirituale della vita vengano armonizzate e dove, eventuali conflitti, siano risolti attraverso metodologie nonviolente e rispettose della diversità.




Ernesto OLIVERO

Biografia

Ernesto Olivero è nato nel 1940 a Mercato San Severino (Salerno), è sposato, con tre figli e sette nipoti. Ha lavorato in varie industrie del torinese e poi in banca fino alle dimissioni (1991). Nel 1964 ha fondato a Torino il Sermig, Servizio Missionario Giovani, insieme alla moglie Maria e ad un gruppo di giovani decisi a sconfiggere la fame con opere di giustizia, a promuovere sviluppo, a vivere la solidarietà verso i più poveri.
Negli anni ’80 all’interno del Sermig nasce la Fraternità della Speranza, che conta attualmente un centinaio di aderenti: giovani, coppie di sposi e famiglie, monaci e monache che si dedicano a tempo pieno al servizio dei poveri, alla formazione dei giovani, con il desiderio di vivere il Vangelo e di essere segno di speranza. 
Attorno alla Fraternità della Speranza, centinaia di volontari e il movimento internazionale dei Giovani della Pace si ispirano alla spiritualità e al metodo del Sermig. 


L’Arsenale della Pace a Torino
Nel 1983 viene assegnato al Sermig in comodato dal Comune di Torino l’ex Arsenale Militare di Piazza Borgo Dora. Olivero, incoraggiato da Giorgio La Pira, sente che questo sarà il primo grande passo di una profezia di pace. Ne inizia la trasformazione con l’aiuto gratuito di migliaia di giovani, di volontari, di uomini e donne di buona volontà da ogni parte d’Italia. L’11 aprile 1984 è il Presidente della Repubblica Sandro Pertini ad inaugurare l’Arsenale della Pace. Le sue capacità organizzative ed imprenditoriali permettono negli anni la ristrutturazione complessiva di un’area di 45.000 mq. 
Per il grande lavoro svolto nella trasformazione dell’Arsenale e per l’attività incessante del Sermig a favore degli ultimi, Ernesto Olivero è stato definito “imprenditore del bene”. 

Là dove sono state forgiate buona parte delle armi utilizzate nelle due guerre mondiali, è sorto un “laboratorio” di convivenza, di dialogo, di formazione dei giovani, di accoglienza dei più disagiati, un monastero metropolitano, aperto 24 ore su 24. Vi trovano rifugio uomini e donne che cercano un aiuto per cambiare vita (in questi trentun anni sono stati realizzati progetti a favore di uomini e donne di 140 nazionalità). E’ luogo d’incontro per migliaia di giovani che da tutta Italia e dall’estero si danno appuntamento per confrontarsi, dialogare e crescere. E’ base di partenza per la solidarietà che raggiunge i cinque continenti. E’ luogo di preghiera e di silenzio, di cultura e di formazione. Nel 2008 le Istituzioni locali riconoscono l’opera come patrimonio del territorio e diventano Città, Provincia e Regione dell’Arsenale della Pace. 

Il Sermig vive grazie al contributo gratuito di migliaia di amici e volontari che condividono tempo, professionalità, denaro, beni materiali e spirituali. La “restituzione” di queste risorse a favore dei più sfortunati permette al Sermig di essere sostenuto al 93% dalla gente comune. 


Impegno con i giovani
I giovani sono in cima ai pensieri del Sermig per le difficoltà che si trovano ad affrontare in questo tempo, ma sono anche la speranza per il futuro se si mettono in gioco preparandosi con lo studio, l'impegno, il servizio. Ernesto Olivero da sempre si spende senza sosta per offrire loro una testimonianza di vita e valori di riferimento. Dall'Arsenale della Pace, punto di riferimento per migliaia di loro, ha chiesto alle autorità mondiali che i giovani siano dichiarati “patrimonio dell’umanità” e come tali rispettati, accuditi, aiutati a crescere. 
I giovani del Sermig hanno siglato il loro impegno nella “Carta dei Giovani”. Per loro Olivero ha dato vita al movimento internazionale dei “Giovani della Pace” che si incontra in periodici appuntamenti mondiali radunando decine di migliaia di giovani per ridisegnare il mondo partendo dalle nuove generazioni e dalla pace (il primo si è tenuto il 5 ottobre 2002 a Torino con 100.000 giovani). 


A servizio degli ultimi Ernesto Olivero ha voluto che sin dall’inizio l’Arsenale della Pace fosse una porta aperta 24 ore su 24 sulla sofferenza, sulla miseria, sulla fame, sulla disperazione, sull’ingiustizia. Lo stile è quello di una famiglia che accoglie, con l’intento di aiutare chi con sincerità vuole uscire da qualsiasi situazione di degrado. 

Il Sermig esce continuamente dal suo Arsenale per andare incontro ai più poveri, in Rwanda come nel Darfur, in Romania e in Georgia, ma anche in Italia. Per l’impegno senza sosta che dall’Arsenale della Pace si estende al mondo dei sofferenti, nel 1992 Ernesto Olivero riceve il titolo di “Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana” conferito dal Presidente della Repubblica. Nel 1996 il Presidente della Repubblica lo nomina anche “Cavaliere di Gran Croce”. Nel 1999 ha ricevuto dall’Università di Torino la laurea honoris causa in Sociologia. 


Impegno per la pace e lo sviluppo
Nella convinzione che solo la condivisione delle risorse, la giustizia e il dialogo portano alla pace, Olivero ha realizzato con il Sermig circa 3.050 azioni umanitarie in 92 Paesi, attraverso studi e progetti finalizzati a produrre auto-sviluppo, oltre ad aiuti di prima necessità destinati a popolazioni e a persone singole. 
Si tratta di progetti mirati a salvaguardare la vita umana, dando priorità assoluta ai bambini. Accanto agli indispensabili interventi finalizzati ad accoglienza e servizi (sanità, abitazione, alimentazione…) il Sermig incoraggia sempre più la realizzazione di progetti di formazione e l’avvio di attività produttrici di reddito, per valorizzare le risorse e le opportunità locali, per alimentare imprenditorialità e professionalità, per offrire risposte concrete e durevoli al bisogno di lavoro e sviluppo.
Nel 1991 Giovanni Paolo II lo invita ad essere “amico fedele di tutti i bambini abbandonati nel mondo” e lo conferma nel suo impegno già costante a dare vita ai bambini. 

Oltre ad aver personalmente seguito molti progetti di sviluppo in diverse parti del mondo, Ernesto Olivero ha personalmente accompagnato le 77 missioni di pace realizzate dal Sermig in Paesi in guerra quali Somalia, Rwanda, ex Iugoslavia, Albania… con l’invio di aiuti di prima necessità a tutti, senza distinzioni politiche e religiose. Attraverso questi interventi gli è stato possibile incontrare la gente del posto e individuare altre forme di presenza e di aiuto. Numerose sono state in particolare le missioni di pace in Medio Oriente: Libano, Iraq, Palestina, Israele, Giordania… sempre finalizzate alla ricomposizione dei conflitti e al dialogo.
Come riconoscimento per la scelta di costruire la pace attraverso azioni concrete di solidarietà, Re Hussein di Giordania ha conferito ad Ernesto Olivero la decorazione “Al Kawkab di prima classe”; anche l’organizzazione israeliana “Keren Kayemeth Leisrael” gli ha dedicato la piantagione di 18 alberi sulle colline di Gerusalemme. 
Tra le missioni di pace più significative, nel 2002, il contributo dato alla risoluzione dell’assedio della Basilica della Natività di Betlemme, che gli è valso il premio “Uomo di pace di Betlemme e Gerusalemme” assegnatogli dalla Custodia di Terra Santa.
L’Osservatorio permanente presso la Santa Sede all’Onu lo ha insignito del titolo “Servitor Pacis” nel 1997 ed è candidato al Nobel per la Pace da Madre Teresa di Calcutta, Norberto Bobbio, il Card. Martini, il Presidente del Libano e altre personalità.


Arsenali nel mondo
Nel 1996 Ernesto Olivero con una Fraternità del Sermig apre a São Paulo in Brasile l’Arsenale della Speranza, tra le mura di una struttura che da fine ‘800 sino agli anni ‘50 ha accolto milioni di migranti provenienti da tutto il mondo, moltissimi anche dall'Italia: sostavano in questa "casa del dolore" per un periodo di quarantena prima di raggiungere le piantagioni di caffè e di cotone, dove andavano a sostituire gli schiavi. Oggi è una casa che accoglie i più poveri del Brasile, i “sofredores de rua”, che emigrano dalle periferie verso le grandi città alla ricerca di opportunità di lavoro e di vita.
L’Arsenale della Speranza offre ogni giorno circa 7.000 risposte: un letto per la notte, un pasto caldo, la possibilità di provvedere all’igiene personale, corsi di alfabetizzazione e di formazione al lavoro, assistenza medica; l’obiettivo è dare dignità e favorire il reinserimento sociale. Trecentocinquanta volontari sono un punto di riferimento per i poveri e per i giovani. Qui Olivero non ha voluto portare aiuti in denaro e fondi dall'Italia, ma piuttosto idee da condividere con i volontari brasiliani, per risvegliare le enormi potenzialità di questo Paese così ricco di contraddizioni ma anche di risorse. La filosofia del Sermig, qui come a Torino, è realizzare una comunità dove non ci sia "distanza" tra chi accoglie e chi viene accolto, dove la gratuità non umilia e non riduce la dignità della persona.

Il Patriarca di Gerusalemme ha chiamato Ernesto Olivero a realizzare un’opera di assistenza per i portatori di handicap in Giordania. Dal 2003 il Sermig è presente in Giordania, oggi a Madaba con l’Arsenale dell’Incontro per rispondere ai bisogni della popolazione. Accoglie bambini e giovani diversamente abili musulmani e cristiani, offrendo loro cure mediche, fisioterapia, inserimento scolastico, sostegno alle famiglie e favorisce la loro integrazione nel tessuto sociale, attraverso una rete di solidarietà e di volontariato. E’ luogo di incontro e di formazione per i giovani e per le famiglie.

Il sogno di Ernesto Olivero è aprire Arsenali nelle città del mondo per vivere il silenzio e l’incontro con Dio; per rispondere alle esigenze di chi è nella miseria e dei giovani, per testimoniare che gli altri non sono nemici e stranieri, ma persone da conoscere, amare, rispettare; per educare ed educarci alla solidarietà, alla mondialità e ad una cittadinanza responsabile. 
Un amico ha scritto di lui: “Ernesto si spiega con quello che ha fatto: da quando ha fondato il Sermig, milioni di persone hanno aiutato milioni di persone. Il suo campo, la sproporzione vissuta nella fede, il suo motto, lavorare in silenzio con serietà e competenza, la sua passione, comunicare speranza attraverso i fatti, la sua regola, la pazienza unita alla severità; il risultato di queste cose: il bene fatto bene”. 


Sveva SAGRAMOLA

Biografia

Nasce a Roma, il 29 Aprile 1964, giornalista e conduttrice televisiva.

Si forma televisivamente a Mixer, il programma di approfondimento giornalistico della Rai di Giovanni Minoli. Per Mixer dal 1990 al 1995 si occupa della realizzazione di servizi, inchieste e storie, di argomenti che vanno dalla cronaca, alla politica, al costume, alla cultura.

Nel 1990 fa parte anche della redazione di Extra, il primo rotocalco televisivo europeo prodotto da Minoli in collaborazione con sei paesi europei. Dal 1994 al 1998 è autrice e conduttrice di programmi che riguardano l'universo giovanile: Mixer Caro Diario Mixer giovani di cui realizza tre edizioni, sui giovani che si confrontano su storie ed esperienze che fanno parte della loro formazione e problemi anche gravi come alcool, droga, delinquenza ecc. per concludere con Gli anni in tasca: programma in cui sono gli adulti a guardare i ragazzi vivere e a rendere loro conto della società che gli hanno lasciato.

Nel 1997 conduce anche i collegamenti esterni per Film Vero, programma in prima serata su Rai 3, su grandi tematiche sociali. Sempre nel 1997 presenta dall'Africa Professione Natura, programma in prima serata su Rai 3 che unisce ai documentari la scoperta dei luoghi e delle persone che vivono intorno ai grandi paradisi naturali.

Dal 1998 ad oggi è alla guida di Geo & Geo, programma quotidiano in diretta tutti i pomeriggi su Rai 3, dedicato ai grandi temi della natura e dell'ambiente. Oltre a condurlo è anche uno degli autori del programma, che per i risultati d'ascolto e la qualità della proposta costituisce uno dei punti di forza del palinsesto della terza rete televisiva, oltre a essere diventato uno dei programmi più amati del servizio pubblico. Per Geo & Geo ha realizzato numerosi documentari e reportage da varie zone dell'Africa e del mondo sui problemi dello sviluppo sostenibile, e delle grandi emergenze umanitarie e ambientali dei Paesi poveri.

Nel 2005 approda alla conduzione di Timbuctu, programma settimanale in prima serata su Rai Tre dedicato agli ambienti naturali e agli animali che li popolano.

Nel 2011 è autore e conduttore di Sei miliardi di altri un programma in seconda serata su Raitre sui grandi temi dell'esistenza, costituito da riflessioni e interviste a personaggi del mondo della cultura che fanno da approfondimento al grande reportage corale sull'umanità di Yann Artruss Bernard.

Il 24 settembre 2015 conduce in prima serata su Rai 3 il concerto-evento Bennato & Farmers.

Sveva Sagramola è sposata con l'imprenditore argentino Diego Dolce, dal quale ha avuto una figlia, di nome Petra.

Insieme al marito Diego Dolce, Sveva coordina la rete di adozioni a distanza "Manos a la obra" che ha l'obiettivo di aiutare gli abitanti di una baraccopoli di Buenos Aires.

Ha ricevuto i seguenti premi:

  • Oscar della tv 1995 per la prima edizione di Mixer Giovani

  • Premio giornalistico per la televisione “Ilaria Alpi” 1995 per Mixer Giovani

  • Premio Associazione Genitori per la tv 1996 per Mixer Giovani

  • Premio della città di Pontedera "Le voci di Charlie telefono amico" Pontedera, 2002

  • Premio Internazionale Flaiano - Pegaso d'oro 2007 per il programma culturale Geo&Geo Pescara, 2007



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