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Decisione fondamentale

pubblicato 12 lug 2019, 09:13 da Cultura della Pace   [ aggiornato in data 14 lug 2019, 08:35 ]

Stop F-35! Ultima possibilità

Da anni buttiamo miliardi di euro per i cacciabombardieri F35, invece di pensare al lavoro, all’ambiente, alla salute, all’istruzione. Aiutaci a fermare questo folle spreco di soldi (pubblici). Sul sito www.serenoregis.org l'appello per una decisione fondamentale per il futuro economico dell'Italia: acquistare o no aerei costosi e poco utili alla nostra difesa

Fonte: Rete Italiana per il Disarmo – Sbilanciamoci! – Rete della Pace

Entro il 2020 l’Italia dovrà decidere in via definitiva (aderendo o meno ai contratti “multi-year”) se acquistare tutti i 90 cacciabombardieri F-35 previsti dal piano di acquisizione. Al momento attuale il Governo ha confermato che verranno sicuramente confermati i primi 28 velivoli previsti (alcuni dei quali ancora in produzione e contratti annuali sottoscritti solo per le fasi iniziali).

Se si continuerà su questa rotta il costo, di solo acquisto, per lo Stato sarà di (almeno) ulteriori 10 miliardi di euro.

Negli anni recenti (ed anche grazie alle nostre mobilitazioni) in molti hanno chiesto di mettere fine all’avventura dei cacciabombardieri F-35: associazioni e movimenti, esponenti del mondo della Chiesa e della politica, della cultura e dell’arte, del mondo del lavoro.

A chi sta al Governo e in Parlamento diciamo: quei soldi spendeteli per la pace, per i diritti, per il lavoro. Spendeteli per il futuro di questo Paese: per l’istruzione, la sanità, l’occupazione. Gli F-35 non creano un lavoro davvero dignitoso e certamente non nella misura ottenibile investendo tutti questi miliardi in altri settori.

Chiediamo al Parlamento e al Governo di mettere la parola “fine” a questa sciagurata avventura. Che si può ancora fermare: dipende anche da tutti noi.

In gioco fin da subito 3,7 miliardi che potrebbero arrivare a 10 (per solo acquisto). Se non si cambierà rotta. Le alternative possibili: welfare, lavoro, istruzione, diritti, ambiente.

A dieci anni di distanza dal voto in Parlamento (dell’aprile 2009) che aveva sancito la partecipazione italiana al progetto JSF (Joint Strike Fighter) viene rilanciata la campagna della società civile italiana contro l’acquisto dei cacciabombardieri F-35.

Ripresa congiuntamente da Rete italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci! e Rete della Pace la nuova fase di mobilitazione ha come obiettivo la richiesta a Governo e Parlamento di uno stop definitivo della partecipazione italiana al programma Joint Strike Fighter. Un impegno che, dopo i primi 4 miliardi già spesi e almeno 28 velivoli già acquisiti o in produzione, costerà – se confermato – almeno altri 10 miliardi di euro, destinati ad aerei d’attacco e con capacità nucleare costellati da problemi e ritardi.

I soldi che si dovrebbero ancora spendere per gli F-35 nei prossimi 10 anni si potrebbero investire in maniera alternativa, con scelte che andrebbero davvero a vantaggio degli italiani. Alcuni esempi di tali alternative sono: 100 elicotteri per l’elisoccorso in dotazione ai principali ospedali, 30 canadair per spegnere gli incendi durante l’estate, 5.000 scuole messe in sicurezza a partire da quelle delle zone sismiche e a rischio idrogeologico, 1.000 asili nido pubblici a favore di 30.000 bambini oltre a 10.000 posti di lavoro per assistenti familiari nel settore della non autosufficienza…

Tra il 2019 e il 2020 anche il nostro Paese come tutti i partner del programma JSF dovrà decidere se sottoscrivere un contratto di acquisto pluriennale, diverso dagli acquisti annuali flessibili che sono stati condotti finora, per cui ci troviamo di fronte allo snodo fondamentale: dopo tale passaggio non sarà più possibile tornare indietro e risparmiare alcun euro, anzi il continuo lievitare dei costi ci costringerà ad aumentare anche i fondi attualmente stanziati. Facciamo dunque appello a chi ha sempre dichiarato la propria contrarietà agli F-35: abbiate coraggio di una decisione che porterà benefici veri al Paese.

Sassoli Presidente

pubblicato 4 lug 2019, 01:18 da Cultura della Pace

David Sassoli è Presidente del Parlamento Europeo
E' stato eletto con una larga maggioranza


David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo, a Sansepolcro 
durante il Premio Nazionale "Cultura della Pace-Città di Sansepolcro" 

L'Associazione Cultura della Pace apprende con soddisfazione l'elezione a Presidente del Parlamento Europeo di David Sassoli, amico e collaboratore della nostra associazione. Persona autentica, gentile, colta e speciale, crediamo possa ben rappresentare le istanze che i cittadini europei, uniti nell'ideale di Europa pur nelle diversità di provenienza, hanno posto nelle mani degli europarlamentari. 

Siamo sicuri che saprà portare nell'istituzione europea la sua cultura e la sua disponibilità che con generosità ha saputo regalarci e assicurarci in questi anni che lo ha visto e lo vede, componente del Comitato Scientifico del Premio Nazionale "Cultura della Pace-Città di Sansepolcro".

A lui le nostre congratulazioni e il nostro augurio.

Associazione Cultura della Pace 

Associazione Cultura della Pace e Scuola Media di Rassina: un progetto per immagini

pubblicato 28 giu 2019, 03:20 da Cultura della Pace   [ aggiornato in data 28 giu 2019, 03:54 ]

Dai discorsi della storia a una mappa per il futuro: il bel lavoro degli studenti di Castel Focognano

Un libro progettato e scritto dai ragazzi della scuola secondaria di I grado "Guido Monaco", sulla base delle parole più celebri dei Grandi del passato. Sul sito www.arezzonotizie.it un articolo di Rossana Farini sul progetto realizzato con la scuola di Rassina (Ar)


"Il cambiamento è qui, che vi piaccia o no, sta cominciando”. Una frase che evoca immagini di grandi manifestazioni studentesche, di cartelli e di slogan gridati con i megafoni, di giovani in movimento, di nuovi modi e di nuovi mondi. Non è proprio così, ma il profumo che ci lascia addosso è quello. In realtà questa frase apre il lavoro realizzato dalle ragazze e dai ragazzi delle terze della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo “Guido Monaco” di Castel Focognano che hanno fatto molto di più che una manifestazione: hanno trasformato la loro scuola in una mappa per il futuro.

Grazie ad un finanziamento del Fondo Strutturale Europeo, all’impegno di alcuni insegnanti (Leonardo Magnani, Maria Teresa Pierallini, Ilaria Cenni), della dirigente Cristina Giuntini, alla Regione Toscana, all’Associazione “Cultura della Pace” di Sansepolcro, questi studenti hanno lavorato tutto l’anno sui discorsi più celebri della storia, hanno approfondito i termini e dato un senso alle parole, hanno conosciuto i Grandi del passato e hanno rielaborato un loro pensiero per il futuro.

Tutto questo è diventato un libro che ha raccolto pezzi di discorsi celebri selezionati dai ragazzi, i quali hanno scelto anche le immagini donate alla scuola da Riccardo Lorenzi, avvocato e fotografo per passione e vocazione che ama riportare sui volti le condizioni di popoli e nazioni. Il libro si apre con un collage dei discorsi “celebri” che ogni ragazzo ha preparato per il proprio mondo.

Ciò che ci lasciano questi giovani è un viaggio mozzafiato tra i solchi lasciati dai grandi della Storia - da Pericle, Socrate, Platone, Aristotele passando per Martin Luther King, Gandhi fino alla piccola Greta Tumberg e al suo “non si è mai troppo piccoli per fare la differenza” - e le loro idee su un futuro che noi adulti abbiamo fatto diventare un non-luogo privo di luce. Eppure una luce loro l’hanno trovata, o meglio l’hanno creata: è quella del “cambiamento”, una parola ricorrente nei loro discorsi. Cambiare significa muoversi, significa cambiare posizione, significa andare verso l’altro. Una nuova etica… del cambiamento!

Dal libro alla scuola il passo è stato breve eppure immenso nella profondità: ogni aula è stata arricchita da un cartellone che riporta le foto con le frasi dei discorsi. La scuola si è trasformata in una mappa, in un luogo di riflessione quotidiana, le stanze sono macchine del tempo e insieme fucine di idee nuove. Ogni anno i grandi accompagneranno i novizi alla scoperta di queste frasi, di queste parole “nuove”, perché rese diverse dagli sguardi dei giovani. Hanno proprio ragione loro: “che ci piaccia o no”, il cambiamento sono loro ed è già qui.



Soluzione

pubblicato 27 giu 2019, 06:34 da Cultura della Pace

Cinque punti sull'immigrazione: così si potrebbe cambiare rotta

Riforma del regolamento di Dublino, Ius culturae per la cittadinanza, permessi di ricerca di lavoro, «regolarizzazione» e una svolta normativa sull'asilo. 

Su Avvenire un articolo di Corrado Giustiniani riflette su quali soluzioni adottare per governare il fenomeno migratorio


Migranti, una soluzione per chi dubita del lavoro delle ong

1. Rilanciare la riforma del Regolamento di Dublino, già approvata dal Parlamento europeo, il 16 novembre del 2017, con una maggioranza schiacciante: 390 sì, 175 no e 44 astenuti. Questa prevede che le domande non vengano più esaminate nel primo Paese d’ingresso: i richiedenti asilo andrebbero distribuiti obbligatoriamente in tutti i Paesi dell’Unione, in proporzione a popolazione, Pil, grado di sviluppo economico, legami familiari dei richiedenti asilo con uno specifico Paese. Esattamente quello che Lega e 5stelle si sono posti come obiettivo nel loro 'contratto di governo'. È inspiegabile che la Lega si sia invece alleata con i governi dell’asse 'sovranista', che al contrario non vogliono nei loro confini nemmeno un profugo e un migrante. Il nuovo Regolamento di Dublino, per diventare operativo, ha però bisogno del 'sì' del Consiglio europeo, dove siedono i capi di Stato e di Governo dell’Unione. Bisogna aprire fitte trattative con i partner perché questo avvenga, sperando che non sia troppo tardi.

2 . Riprendere in mano la riforma della legge sulla cittadinanza per i bambini e i minori. Chiamarla ius soli – come su queste pagine è stato spiegato e rispiegato – ha aiutato l’insorgere dell’equivoco, cavalcato da partiti di destra, dai social e anche da diversi organi d’informazione, che bastasse esser nati in Italia, magari il giorno dopo uno sbarco, per essere nostri concittadini. Matteo Salvini, senza che nessuno lo contestasse, è arrivato a dire in tv che con quella legge si voleva dare la cittadinanza «al primo che passa». Al contrario, la riforma già approvata dalla Camera nell’ottobre 2015, e poi lasciata due anni in naftalina, prevedeva che il bimbo dovesse nascere da una famiglia già integrata, in quanto con almeno un genitore provvisto di permesso di lungo soggiorno. È esattamente lo stesso principio che vale in Germania e nel Regno Unito. Ma forse nessuno lo sapeva. C’era poi un secondo e decisivo aspetto della riforma, il cosiddetto ius culturae legato alla formazione dei nuovi piccoli cittadini nelle scuole italiane e in altre agenzie educative (dunque, basato su una grande fiducia nella capacità attrattiva e formativa della nostra cultura nazionale) e, però, tenuto incredibilmente ai margini del dibattito pubblico sulla questione. Bisognerà aprire trattative ed essere pronti ad accettare modifiche. I 5Stelle non possono certo dimenticare di aver depositato nel giugno del 2013 a Montecitorio una proposta di legge ancora più radicale di quella abortita al Senato nel 2017, sostenuta da ben 95 deputati, tra i quali Di Maio, Fico, Toninelli, Bonafede.

3 . Vanno proposti e sperimentati, in numero contingentato, permessi di ricerca lavoro della durata di un anno che diano allo straniero che entra nel nostro Paese la possibilità di trovare un’occupazione nei molti settori, a cominciare dall’assistenza familiare, nei quali abbiamo documentato bisogno di questo contributo. È inconcepibile urlare ai 'clandestini' senza concedere la possibilità di un ingresso regolare. È dal 2014 che i vari 'decreti flussi' non sono aperti al lavoro subordinato non stagionale. Anche quello del 2019, che concede appena 30.850 ingressi, si rivolge in prevalenza al lavoro stagionale, con l’aggiunta di permessi di studio e poco altro.

4 . Non può più tardare una regolarizzazione, che in buona parte coinvolgerebbe i cosiddetti 'overstayers', persone che sono entrate nel nostro Paese con un permesso turistico e poi hanno trovato un lavoro.Tante badanti, ad esempio ucraine o moldave o sudamericane, sono in queste condizioni. I nostri astrusi sistemi di ingresso comportano che ogni tot anni venga svuotato il bacino di irregolari, e l’ottava e ultima sanatoria venne approvata dal governo Monti nell’ormai lontano 2012. Quanti siano gli irregolari è difficile stimarlo: alcuni istituti si rifiutano di farlo, per l’Ismu erano poco più di 500mila nel 2017, per il presidente del-l’Istat Gian Carlo Blangiardo sarebbero 600mila oggi, mentre Salvini è passato in pochi mesi da una stima di 500600mila «clandestini» a una di 90mila, alla vigilia delle Europee. Quello che è certo è che il provvedimento di emersione avrebbe un effetto positivo sulla percezione di sicurezza, andrebbe incontro alle difficoltà contrattuali di molte piccole imprese e sarebbe un vantaggio per le casse dell’Inps.

5 . In chiusura, quello che forse avrebbe dovuto essere il primo punto: una svolta normativa in tema di governo dell’immigrazione e nella gestione delle persone richiedenti di asilo. Bisogna uscire dalla retorica e valutare gli effetti concreti dei due Decreti Sicurezza varati dal governo su impulso del ministro Salvini. Persino sorvolando sulle norme introdotte con il provvedimento-bis, che fissano pesanti multe (sino a 50mila euro) per le navi che salvano naufraghi e non accettano di riportarli nel «porto sicuro» che la Libia non è, bisogna prendere atto che il primo testo – smantellando protezione umanitaria e percorsi di inclusione – sta provocando, secondo una stima dell’Istituto Ispi, 137 mila nuovi irregolari in due anni. 'Avvenire' ha definito queste norme «la legge della strada», perché è sulla strada che decine di migliaia di persone vengono così letteralmente gettate. Realtà associative solidali stanno cercando di limitare i danni e l’insicurezza per richiedenti asilo e cittadini che questo provoca, ma va ripristinata una copertura economica minima efficace (ora abbattuta da 35 fino a 20 euro) per poter garantire – come fanno gli altri Paesi d’immigrazione – una seria accoglienza ai richiedenti asilo, con insegnamento dell’italiano, attività di formazione e orientamento professionale oltre che di 'restituzione' alle comunità cittadine in cui i centri sono collocati.

Queste prime azioni dovrebbero essere guidate da una convinzione granitica. Così come altre, più specifiche, a partire da un nuovo, grande impulso ai 'corridoi umanitari' – avviati più di tre anni fa per un’iniziativa ecumenica 'dal basso' di Comunità di Sant’Egidio, Evangelici e Valdesi e Confererenza episcopale italiana in accordo i ministeri degli Esteri e dell’Interno – e che lo stesso premier Giuseppe Conte ha richiamato e lodato nei giorni scorsi. Occorre, con pazienza e ostinazione, cercare consensi, in tutti i partiti e in Europa. È una prova per le forze di opposizione e per settori responsabili delle formazioni oggi al governo. Costruire ponti e strade di convivenza è l’unica scelta. Da soli si lanciano soltanto vuoti proclami.

Festa per la fine di Ramadan a Sansepolcro

pubblicato 7 giu 2019, 10:49 da Cultura della Pace   [ aggiornato in data 7 giu 2019, 13:13 ]

Pari Opportunità, incontro con la comunità musulmana "Per una comunità inclusiva"                                                                                      Nuova iniziativa di Commissione Pari Opportunità e Associazione Cultura della Pace in occasione della festa di fine Ramadan, Rottura del Digiuno. Comunicato Stampa del Comune di Sansepolcro

L'immagine può contenere: testo

Proseguono le iniziative della Commissione Pari Opportunità del Comune di Sansepolcro in collaborazione con l’Associazione Cultura della Pace nell’ambito del progetto “Per una comunità inclusiva”. Si tratta di un protocollo d’intesa sottoscritto nel gennaio 2018 dalle diverse realtà spirituali ed etniche del territorio. Il documento sancisce che “La comunità di Sansepolcro, in ognuna della sue componenti, ribadendo i principi generali espressi nello Statuto comunale, esprime il desiderio e la volontà di promuovere e incoraggiare il pieno e consapevole sviluppo della propria comunità, formata da tutti i cittadini che vi vivono, lavorano e si impegnano per la promozione del bene comune.” 

Questa settimana le comunità islamiche di tutto il mondo hanno celebrato la Festa della Rottura del Digiuno o Eid Al Fitr, seconda festività religiosa più importante per i musulmani, che segna la fine del Ramadan e l’inizio del nuovo mese lunare. In sintonia con il recente messaggio di solidarietà della comunità  islamica italiana, che per la prima volta ha scelto di dedicare questa importante ricorrenza alla figura di Papa Francesco, i rappresentanti della Commissione e dell'Associazione lunedì 10 Giugno si incontreranno con i responsabili della locale comunità musulmana e con il parroco della Cattedrale, Mons. Giancarlo Rapaccini, per rinnovare la reciproca stima e vicinanza attraverso un incontro che vedrà la presenza degli studenti dell'Istituto d'Istruzione Superiore "Liceo Città di Piero" per un momento conviviale e di conoscenza. 

Durante l'incontro sarà consegnato ai rappresentanti della comunità islamica, il messaggio di auguri redatto dal Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso che, tramite Mons. Miguel Guixot, il Papa ha voluto recapitare a tutti i musulmani.

Messaggio del Papa per la fine del mese di Ramadan

pubblicato 6 giu 2019, 08:20 da Cultura della Pace

Papa Francesco per una fratellanza umana con i musulmani

(Osservatore Romano)

Cristiani e musulmani: 
promuovere la fratellanza umana

MESSAGGIO PER IL MESE DEL RAMADAN E ‘ID AL-FITR 
1440 H. / 2019 A.D.

 

Città del Vaticano

 

Cari fratelli e sorelle musulmani

Il mese del Ramadan, dedicato al digiuno, alla preghiera e all’elemosina, è anche un mese per rafforzare i legami spirituali che condividiamo nell’amicizia tra cristiani e musulmani. Sono lieto, quindi, di cogliere l’occasione per augurarvi una celebrazione serena e feconda del Ramadan.

Le nostre religioni ci invitano “a restare ancorati ai valori della pace; a sostenere i valori della reciproca conoscenza, della fratellanza umana e della convivenza comune; a ristabilire la saggezza, la giustizia e la carità” (cfr. Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, Abu Dhabi, 4 febbraio 2019). 

Noi musulmani e cristiani siamo chiamati ad aprirci agli altri, conoscendoli e riconoscendoli come fratelli e sorelle. In questo modo, possiamo abbattere i muri alzati dalla paura e dall’ignoranza e cercare insieme di costruire ponti di amicizia che sono fondamentali per il bene di tutta l’umanità. Coltiviamo così nelle nostre famiglie e nelle nostre istituzioni politiche, civili e religiose, un nuovo modo di vivere in cui la violenza viene rigettata e la persona umana rispettata.

Siamo quindi incoraggiati a continuare a portare avanti la cultura del dialogo come mezzo di cooperazione e come metodo per accrescere la conoscenza reciproca. In questo contesto, ricordo che Papa Francesco, durante la sua visita al Cairo, ha evidenziato tre linee guida fondamentali per perseguire il dialogo e la conoscenza tra persone di diverse religioni: “il dovere dell’identità, il coraggio dell’alterità e la sincerità delle intenzioni” (Discorso ai partecipanti alla Conferenza internazionale per la pace, Al-Azhar Conference Centre, 28 aprile 2017).

Per rispettare la diversità, il dialogo deve cercare di promuovere il diritto alla vita di ogni persona, all’integrità fisica e alle libertà fondamentali, come la libertà di coscienza, di pensiero, di espressione e di religione. Ciò include la libertà di vivere secondo le proprie convinzioni sia nella sfera privata che in quella pubblica. In questo modo, cristiani e musulmani - come fratelli e sorelle - possono lavorare insieme per il bene comune.

Desidero che il gesto e il messaggio di fraternità trovino un’eco nei cuori di tutti coloro che detengono posizioni di autorità nei settori della vita sociale e civile dell’intera famiglia umana, e possano portaretutti noi a mettere in pratica non semplicemente un atteggiamento di tolleranza ma una convivenza vera e pacifica.

Con cordiali saluti fraterni, rinnovata stima per la nostra amicizia e a nome del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, esprimo sinceri auguri per un mese fruttuoso di Ramadan e un gioioso ‘Id al-Fitr.

Dal Vaticano, 27 marzo 2019

+ Miguel Ángel Ayuso Guixot, M.C.C.J.
Segretario


المسيحيون والمسلمون: تعزيز الأخوّة الإنسانيّة

رسالة لمناسبة شهر رمضان وعيد الفطر السعيد

1440 هـ / 2019 م

 

حاضرة الفاتيكان

 

أيّها الأخوة والأخوات المسلمون الأعزاء،

بالإضافة إلى أنّ شهر رمضان مكرّس للصوم والصلاة والصدقة، فهو أيضًا شهر لتقوية الروابط الروحية التي نتقاسمها في إطار صداقتنا كمسيحيين ومسلمين. لذلك، يسعدني أن أغتنم هذه الفرصة لأتمنّى لكم احتفالا برمضان ملؤه السكينة وغنيًا بالثمار.

إنّ أدياننا تدعونا إلى”التمسّك بقيم السلام وإعلاء قيم التعارف المتبادَل والأخوّة الإنسانية والعيش المشترك، وتكريس الحكمة والعدل والإحسان“(راجع وثيقة الأخوّة الإنسانية من أجل السلام العالمي والعيش المشترك،أبو ظبي، 4 شباط / فبراير 2019).

إننّا، مسلمين ومسيحيين، مدعوون إلى الانفتاح على الآخرين وإلى معرفتهم والاعتراف بهم كإخوة وأخوات. وهكذا، يمكننا هدم الجدران التي بُنيت بسبب الخوف والجهل، والسعي معًا لتشييد جسور صداقة هي أمر أساس لخير البشرية جمعاء. وبالتالي، فإننا ننمّي في أُسرنا وفي مؤسساتنا السياسية والمدنية والدينية طريقة عيش جديدة يُرفَض فيها العنف ويُحتَرم الإنسان.

لذلك، نُشجّع على مواصلة دفع ثقافة الحوار قُدُمًا كوسيلة للتعاون وكطريقة للنموّ في معرفة بعضنا البعض. وفي هذا السياق، أشير إلى أن البابا فرنسيس قد أبرز، أثناء زيارته القاهرة، ثلاثة مبادئ توجيهية أساسية لمواصلة الحوار والمعرفة المتبادَلة بين الناس من مختلف الديانات:  ”ضرورة الهويّة، وشجاعة الاختلاف، وصدق النوايا“ (كلمة إلى المشاركين في المؤتمر العالمي للسلام بمركز مؤتمرات جامعة الأزهر، 28 نيسان / أبريل 2017).

يجب أن يسعى الحوار، من أجل احترام التنوّع، إلى تعزيز حق كل شخص في الحياة والسلامة البدنية والحرّيات الأساسية، مثل حرّية الضمير والفكر والتعبير والدين. ويشمل ذلك حرّية العيش وفقًا لمعتقدات الفرد على الصعيدين الخاص والعام. وهكذا، يمكن للمسيحيين والمسلمين العمل معًا - كإخوة وأخوات - من أجل الصالح العام.

 

أتمنّى أن تجد مبادرة الأخوّة الإنسانيّةورسالتها صدًى في قلوب جميع من يشغلون مناصب سُلطة في مجالات الحياة الاجتماعية والمدنية لجميع أفراد الأسرة البشرية، وأن يوجّهونا جميعًا إلى التطبيق العملي لتلك المبادئ، غير مكتفين بموقف تسامح، بل عاملين على بناء عيش مشترك حقيقي وسلمي.

وختامًا، يسرّني أن أرسل اليكم، باسم المجلس البابوي للحوار بين الأديان، تحياتي الأخوية القلبية وعظيم تقديري لصداقتنا، ترافقها خالص الأماني لشهر رمضان وعيد الفطر السعيد.

حاضرة الفاتيكان، 27 نيسان 2019

 

                                                           المطران ميغيل أنخيل أيوزو غويغسوت

                                                                                 أمين السرّ



 


 

Cercasi conflitto

pubblicato 31 mag 2019, 08:10 da Cultura della Pace

Pax Christi Italia denuncia le manovre per una prossima guerra all’Iran

Sul sito www.paxchristi.it comunicato stampa per denunciare desideri di guerra


Comunicato stampa

La guerra è un male assoluto e va “ripudiata”, come recita la nostra Costituzione all’Art. 11: essa non deve più essere considerata una scelta possibile da parte della politica e della diplomazia.

Proseguono invece con i passi di una danza macabra le manovre di avvicinamento alla guerra da parte dell’asse di questo male che vede insieme Israele, Emirati Arabi, Arabia Saudita e Stati Uniti d’America contro l’Iran, ritenuto sponsor del terrorismo mondiale.

Come accadde nel 2003 per l’attacco all’Iraq, i manipolatori dell’opinione pubblica sono all’opera per convincere che invece la guerra all’Iran è necessaria alla nostra sicurezza.

Frattanto l’embargo sta paralizzando l’economia e colpendo la popolazione innocente. Come già successo in Iraq, cosa che fu denunciata dallo stesso don Tonino Bello, allora Presidente di Pax Christi, e come sta continuando ad accadere in Siria.

Il Medio Oriente è stato scelto come area dove si demoliscono gli stati ritenuti  concorrenti nel ricco mercato del petrolio e del gas. Le stesse “contese religiose” sono subordinate a questo mercato, cui si affianca quello fiorente delle armi.

Quale altra infernale situazione potrebbe generarsi dalla incombente guerra all’Iran? La guerra in Libia, ad esempio, non ha proprio insegnato nulla? Si vuole dunque accendere una nuova fornace dove bruciare umanita’ e speranze di pace e coesistenza pacifica?

Pax Christi Italia fa proprio il messaggio di Papa Francesco nel discorso tenuto al Cairo ai partecipanti alla Conferenza Internazionale per la pace, 28 aprile 2017:

  1. Per prevenire i conflitti ed edificare la pace è fondamentale adoperarsi per rimuovere le situazioni di povertà e di sfruttamento, dove gli estremismi più facilmente attecchiscono, e bloccare i flussi di denaro e di armi verso chi fomenta la violenza. Ancora più alla radice, è necessario arrestare la proliferazione di armi che, se vengono prodotte e commerciate, prima o poi verranno pure utilizzate. Solo rendendo trasparenti le torbide manovre che alimentano il cancro della guerra se ne possono prevenire le cause reali. A questo impegno urgente e gravoso sono tenuti i responsabili delle nazioni, delle istituzioni e dell’informazione, come noi responsabili di civiltà, convocati da Dio, dalla storia e dall’avvenire ad avviare, ciascuno nel proprio campo, processi di pace, non sottraendosi dal gettare solide basi di alleanza tra i popoli e gli Stati.”

 

                                                                                         Pax Christi Italia

Vendita di morte

pubblicato 16 mag 2019, 10:03 da Cultura della Pace   [ aggiornato in data 16 mag 2019, 10:08 ]

Export armi: dimezzate autorizzazioni, costante vendita. Destinatari sempre più fuori NATO ed EU

Oltre il 70% delle licenze singole finisce a Stati non EU e non NATO: ai vertici della classifica dei Paesi destinatari troviamo Qatar, Pakistan, Turchia, Emirati Arabi Uniti.
Finalmente pubblica la Relazione al Parlamento prevista dalla legge 185/90: l’export militare italiano si attesta su 5,2 miliardi di € di autorizzazioni e 2,5 mld€ di trasferimenti definitivi nel corso dell’anno 2018.

Oltre il 70% delle licenze singole finisce a Stati non EU e non NATO: ai vertici della classifica dei Paesi destinatari troviamo Qatar, Pakistan, Turchia, Emirati Arabi Uniti.
Germania e Regno Unito ai vertici della classifica dei trasferimenti, ma anche Arabia Saudita, Qatar e Turchia ricevono più di 100 milioni di euro di armi italiane.

Sul sito www.disarmo.org un articolo della Rete Italiana per il disarmo sulla situazione della vendita di armi da parte dell'Italia

Risultati immagini per export armi 2018 da italia

Finalmente nota al Parlamento (con l’ormai usuale ritardo di oltre un mese rispetto a quanto prevede la norma) la Relazione governativa sull’export italiano di armamenti che riporta i dati di autorizzazione e vendita riferiti al 2018. Dopo due anni di autorizzazioni complessive per oltre 10 miliardi di euro, iltotale riferito allo scorso anno si attesta sui 5,2 miliardi di euro (comprendendo anche licenze globali ed intermediazioni). Il calo rispetto all’anno precedente è del 53% mentre la flessione rispetto al 2016 è del 66%, ma il livello di autorizzazioni rimane sensibilmente più alto del livello “storico” delle licenze, e si pone al di sopra dei totali che si registravano prima della “impennata” di autorizzazioni recente. L’assenza di “mega-commesse” come quelle recenti per gli aerei al Kuwait e le navi al Qatar ha sensibilmente ridotto le cifre complessive, ma che un totale così importante sia prodotto da un più ampio numero di licenze con importi minori è paradossalmente ancora più preoccupante. Complessivamente, per le sole licenze individuali, negli ultimi quattro anni (2015-2018) sono stati autorizzati trasferimenti di armi per 36,81 miliardi cioè oltre 2 volte e mezzo i 14,23 miliardi autorizzati nei quattro anni precedenti (2011-2014).

Anche nel 2018 sono stati oltre 80 i Paesi del mondo destinatari di licenze per armamenti italiani e si conferma quindi la tendenza ad un robusto allargamento del “parco clienti” registrata negli ultimi anni.

I dati sulle licenze concesse inquadrano però solamente gli affari futuri e potenziali dell’industria militare italiana, che anche nel 2018 ha effettivamente trasferito (e quindi fatturato) armi per circa 2,5 miliardi di , con una non importante flessione di circa il 12%. Per questo motivo il sensibile calo delle autorizzazioni non deve far pensare ad una crisi o rallentamento nella esportazione di armi italiane poiché le aziende stanno comunque incamerando contratti e possibili commesse per un valore doppio rispetto alla effettiva capacità esportativa (senza contare l’enorme ammontare di licenze già ricevuto negli anni scorsi). Nel 2018 hanno in particolare ricevuto effettivamente armi italiane non solo Germania (278 milioni), Regno Unito (221 milioni), Francia (152 milioni) e Stati Uniti d’America (133 milioni) cioè Paesi nostri alleati nell’UE o nella NATO. Ma anche Stati problematici o con situazioni di tensione come Pakistan (207 milioni), Turchia (162 milioni), Arabia Saudita (108 milioni), Emirati Arabi Uniti (80 milioni) ed India (54 milioni), Egitto (31 milioni).

Per quanto riguarda le licenze concesse ai vertici della classifica troviamo Qatar, Pakistan, Turchia ed Emirati Arabi Uniti, seguiti da Germania, USA, Francia, Spagna e Regno Unito. Completa la “top 10” l’Egitto. Fondamentale (e preoccupante, come da sempre sottolineato dalla nostra Rete Disarmo) constatare che (considerando le licenze singole e non i programmi intergovernativi) addirittura il 72% di autorizzazioni è rivolto a Paesi non appartenenti alla UE o alla NATO (rimanendo a circa il 48% per i soli Paesi MENA, cioè del Medio Oriente e Nord Africa). Siamo di fronte ad un record storico per questo tipo di suddivisione con una tendenza che appare contraria a quanto i legislatori prevedevano nel 1990 approvando la legge 185. Ancora una volta il risultato è chiaro: gli affari “armati” dell’industria militare italiana si indirizzano ancor maggiormente in prospettiva fuori dalle alleanze internazionali dell’Italia e verso le zone più instabili del mondo.

Le aziende ai vertici della classifica per licenze ricevute sono Leonardo (con oltre 3,2 miliardi autorizzati), RWM Italia (quasi 300 milioni), MBDA Italia (234 milioni) e Iveco Defence (quasi 200 milioni) seguite poi da Rhenimetall Italia, Fabbrica d’armi Pietro Beretta e Piaggio Aero (tutte con oltre 50 milioni di licenze).
Nei trasferimenti effettivi (quindi con completamento della produzione e fatturazione) svetta ancora una volta Leonardo (1,1 miliardi complessivi) seguita da Iveco Defence (166 milioni), GE Avio (117 milioni), MBDA Italia (100 milioni) e RWM Italia (90 milioni).

I “casi” Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto.

Dalla Relazione non figurano provvedimenti relativi a sospensioni, revoche o dinieghi per esportazioni di armamenti verso l’Arabia Saudita posti in atto dal Governo Conte nel 2018. Sono invece riportate nell’allegato del MAECI 11

autorizzazioni per l’Arabia Saudita del valore totale di 13.350.266 euro e nell’allegato dell’Agenzia delle Dogane (MEF) 816 esportazioni effettuate nel 2018 per un valore di 108.700.337 euro.
Tra queste si evidenziano tre forniture del valore complessivo di 42.139.824 euro che sono attribuibili alle bombe aeree della classe MK80 prodotte dalla RWM Italia che risalgono ad una autorizzazione rilasciata nel 2016 dal governo Renzi per la fornitura all’Arabia Saudita di 19.675 bombe aeree del valore di oltre 411 milioni di euro. Si tratta delle micidiali bombe aeree della serie MK prodotte a Domusnovas in Sardegna dall’azienda tedesca RWM Italia, azienda che ha la sua sede legale a Ghedi (Brescia), che vengono impiegate dall’aeronautica militare saudita per bombardare indiscriminatamente lo Yemen. Un rapporto dell’Onu del gennaio del 2017 ha documentato l’utilizzo di queste bombe nei bombardamenti sulle zone abitate da civili in Yemen e un secondo rapporto redatto da un gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha dichiarato che questi bombardamenti possono costituire “crimini di guerra”. Ricordiamo inoltre che Rete Disarmo insieme a Mwatana ed ECCHR ha denunciato alla Magistratura l’illegalità di tali forniture in quanto bombe italiane sono sicuramente state utilizzate anche in operazioni di attacco a civili risultanti in morti di uomini, donne, bambini.

Nonostante diverse risoluzioni del Parlamento Europeo (si veda la Risoluzione del 13 settembre 2017 sull’esportazione di armi e la Risoluzione del 4 ottobre 2018 sulla situazione nello Yemen) abbiano chiesto agli Stati membri di porre un embargo sulle forniture militari all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti in considerazione delle gravi violazioni del diritto umanitario, a differenza di altri paesi europei, il governo italiano non ha posto in atto alcuna sospensione ed anzi ha continuato a fornire armamenti e munizionamento militare all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti a cui, nel 2018, sono state autorizzate esportazioni militari per oltre 220 milioni di euro. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nella conferenza stampa del 28 dicembre 2018ha affermato che «Il governo italiano è contrario alla vendita di armi all’Arabia Saudita per il ruolo che sta svolgendo nella guerra in Yemen. Adesso si tratta solamente di formalizzare questa posizione e di trarne delle conseguenze». Nella Relazione non risulta alcuna iniziativa intrapresa dal Governo italiano in questo senso. Al contrario, per promuovere nuovi ordinativi militari con i paesi del Golfo Persico, la Difesa italiana ha promosso la “campagna navale” della fregata FREMM Carlo Margottini: salpata lo scorso 17 gennaio dal porto della Spezia, la fregata Margottini ha partecipato al “Naval Defence Exhibition” (NAVDEX 2019) di Abu Dhabi per promuovere le attività dell’industria militare italiana e successivamente ha fatto scalo a Kuwait City (Kuwait), a Damman (Arabia Saudita) e a Muscat (Oman), ritornando a Gedda (Arabia Saudita) alla fine di aprile 2019.

Nel 2018 sono invece state autorizzate per l’Egitto esportazioni di sistemi militari del valore di 69.131.310 euro che fanno del Paese del generale Al-Sisi ilterzo acquirente di armamenti italiani tra gli Stati non appartenenti all’UE o alla Nato. Sono inoltre state svolte, anche sulla base di licenze rilasciate negli anni scorsi, 61 esportazioni di sistemi militari del valore complessivo di 31.400.207 euro. Dalla Relazione non è possibile conoscere gli specifici modelli degli armamenti esportati, ma è documentata l’autorizzazione per l’esportazione nel 2018 di “armi e armi automatiche di calibro uguale o inferiore a 12,7 mm.”, di “bombe, siluri, razzi, missili ed accessori”, di “apparecchiature per la direzione del tiro”, di “apparecchiature elettroniche” e di “software”.

In proposito va ricordato che il 21 agosto 2013, il Consiglio degli Affari esteri dell’UE ha annunciato che gli Stati membri avevano deciso di “sospendere le licenze di esportazione all’Egitto di ogni tipo di materiale che possa essere utilizzato per la repressione interna”, di rivalutare le licenze di esportazione per attrezzature militari e di rivedere la loro assistenza per la sicurezza in Egitto. Nonostante il Consiglio non abbia emesso un regolamento in grado di rendere la decisione giuridicamente vincolante, queste misure rappresentano un impegno politico che non è mai stato revocato da parte del Consiglio degli Affari esteri.

Operazioni bancarie di appoggio all’export di armamenti.

Dalla Relazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) nel 2018 risultano transazioni bancarie attinenti ad operazioni di esportazione di armamenti per un valore complessivo di 4.091.275.677 euro di “importi segnalati” e di 3.319.184.236 per “importi accessori segnalati”. Nella Relazione non è spiegata la differenza concettuale e pratica tra questi due importi. La Relazione, inoltre, segnala in modo generico operazioni di “Intermediazioni per Aziende” per “vendita/incasso” per un valore complessivo di 973.091.454 euro di cui 968.266.061 euro da attribuirsi al gruppo Leonardo (ex Finmeccanica).

Le maggiori operazioni per esportazioni di sistemi militari sono state svolte da tre gruppi bancari: UniCredit che riporta “importi segnalati” per 1.345.377.931 euro a cui vanno aggiunti gli “importi segnalati” da UniCredit Factoring del valore di 568.327.577 euro; Deutsche Bank che riporta “importi segnalati” per 643.359.977 euro e Intesa Sanpaolo che riporta “importi segnalati” per 550.000.173 euro. Una nota della Relazione del MEF segnala che «l'importo complessivo attribuito ad Intesa Sanpaolo ed UniCredit ricomprende anche transazioni dove la stessa banca è intervenuta come banca agente con funzioni amministrative per conto di un pool di istituti bancari».

Va segnalato, infine, il permanere nell’elenco di Banca Valsabbina che riporta “importi segnalati” per 86.085.292 euro e “importi accessori segnalati” per 7.840.232 euro. Una rilevante operazione da 25.016.328 di “importi segnalati” è riconducibile alla fornitura di bombe 19.675 aeree della classe MK 80 da parte di RWM Italia all’Arabia Saudita. Banca Valsabbina risulta pertanto anche nel 2018 la banca d’appoggio per l’esportazione da parte di RWM Italia all’Arabia Saudita.

Necessità di conformare le decisioni su export militare ai principi delle norme nazionali ed internazionali e richiesta di un dibattito parlamentare.

La Rete Italiana per il Disarmo come già fatto negli anni passati rinnova anche al Governo Conte l’invito a migliorare gli standard di trasparenza sui dati relativi all’export militare poiché la modalità attuale di pubblicazione impedisce che Parlamento ed opinione pubblica possano esercitare un concreto controllo su un ambito così delicato. L’esportazione di materiali di armamento non ha solo aspetti economici o tecnologici, ma impatta direttamente sui conflitti e la sicurezza internazionale e la stessa legge (oltre che le norme internazionali cui l’Italia ha aderito) ne sottolinea la valenza fondamentale per politica estera e sopratutto per il rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario.

Rete Italiana per il Disarmo rinnova dunque il proprio invito a conformare le decisioni sulle autorizzazioni all’export ai principi e alle prescrizioni delle norme italiane ed internazionali, e sollecita il Parlamento ad intraprendere un approfondito dibattito sulla questione e sugli ultimi dati trasmessi dal Governo.

La nonviolenza vince

pubblicato 9 mag 2019, 07:08 da Cultura della Pace   [ aggiornato in data 9 mag 2019, 12:35 ]

Nonviolenza o Nonesistenza

Sul sito www.serenoregis.org un articolo di Robert C. Koehler su come applicare le metodologie nonviolente


Il giorno prima di morire, Martin Luther King disse queste parole a una Chiesa gremita di Memphis:

“Gli uomini da anni parlano di guerra e pace. Ora non possono più solo parlarne. Non è più una scelta fra violenza e nonviolenza a questo mondo, è nonviolenza o non esistenza. Ecco dove siamo oggi”.

Ecco dove siamo oggi… mezzo secolo dopo!

Qui negli USA abbiamo un bilancio militare che macina un trilione di dollari all’anno, che è un investimento infernale nella nonesistenza. Ma abbiamo anche una crescente consapevolezza di pace che non può e non deve fermarsi prima di aver cambiato il mondo.

Uno di quelli che operano senza sosta perché ciò accada è Mel Duncan, co-fondatore di Nonviolent Peaceforce. Appena più di un mese fa, ha fatto del suo meglio per recare qualche consapevolezza a un sottocomitato della Casa dei Rappresentanti – il House Appropriations, nel tentativo di ottenere finanziamenti per un programma salvagente globale presente in alcune delle regioni più devastate da conflitti al mondo. Si chiama, piuttosto semplicemente, Unarmed Civilian Protection (Protezione Disarmata Civili), ma non c’è nulla di semplice in che cos’è e come opera.

Per esempio, nel SudSudan, secondo quanto dichiarato da Duncan al sottocomitato, “Nonviolent Peaceforce ha una squadra arrivata a ben 200 protettori da quando fummo invitati nel 2010. Dal riaccendersi della guerra nel dicembre 2013, migliaia di persone sono state uccise e milioni sfollati. Decine di migliaia sono fuggiti in complessi ONU dove sono stati istituiti campi improvvisati, noti come aree di Protezione Civili. Le donne che ci vivono devono andare nella boscaglia a raccogliere legna da ardere, talvolta per oltre 30 kilometri. Soldati di ambo i fronti sovente le stuprano, come arma di guerra”.

Per alcuni sopportare un tale inferno fa parte della vita. Duncan aggiunge però: “Istruttivo è che per un periodo di due anni di accompagnamento da parte di protettori civili di NP queste donne non siano mai state attaccate”.

Tale protezione, spiega, non funziona solo da guardia del corpo, emanando abbastanza minaccia di forza da intimidire i cattivi e imporre “pace” dall’esterno. Nonviolent Peaceforce “va in avanscoperta, facendo capire ai combattenti che di lì a poco passerà un gruppo di donne accompagnate da NP. Parte della nostra capacità di proteggere dipende dalla nostra capacità di comunicare con i combattenti. Se ne sorprendiamo qualcuno in campo, non abbiamo fatto il nostro lavoro”.

Duncan aggiunge che Unarmed Civilian Protection “è strutturata sui tre pilastri della non-violenza, non-partigianeria e del primato degli attori locali. Operando in modo nonviolento, i protettori civili non aggiungono altre armi ad ambienti già saturi di violenza. Mediante vari interventi nonviolenti interrompono dei cicli di rappresaglia. Modellare comportamenti non-violenti stimola un comportamento nonviolento in altri. E praticare una nonviolenza attiva rafforza la sostenibilità delle operazioni di pace e costruisce le fondamenta di una pace durevole”.

Ecco cosa ne dice Annie Hewitt a Truthout: “Un peacekeeping nonviolento permette di vedere ben manifesta l’umanità; i peacekeeper disarmati devono essere decenti e garbati, ascoltare attivamente e far sentire tutti i contendenti come se importassero. Così facendo, l’umanità si rivela non essere proprietà di un lato o di un altro, né qualcosa da importare da fuori”.

Questa è la sorta di consapevolezza che manca di trazione politica — di certo negli Stati Uniti — nonostante due realtà sorprendenti: funziona ed è relativamente poco dispendiosa in confronto all’emorragia di denaro della guerra e dei suoi preparativi. A Nonviolent Peaceforce è costato circa $50.000 all’anno tenere un peacekeeper in un dato paese, in confronto a ben un milione di dollari annui per ogni soldato appostato in una delle nostre zone di guerra.

E queste guerre non finiranno da sole — certamente non le guerre sviluppatesi nel 21° secolo. Sicché: “Ogni due secondi una persona è costretta a fuggire da casa. Ormai ci sono 68.5 milioni di persone sfollate forzatamente” ha detto Duncan ai subcommissari parlamentari citando l’Alta Commissione ONU per i Profughi. Questo è il numero più alto che mai, peggiore che nella 2^ guerra mondiale. E con il cambiamento climatico che crea caos ambientale, il crollo delle infrastrutture sociali a livello planetario s’intensificherà.

“La disgregazione climatica sta colpendo prevalentemente i più poveri al mondo — quelli che consumano il minimo” ha detto Duncan. “È piuttosto probabile che ci sarà sempre più conflittualità. Dobbiamo cercare modalità di gestione costruttiva e nonviolenta dei conflitti. Dobbiamo sostenere quegli approcci che siano efficacy e accessibili”.

Nonviolenza o nonesistenza.

Siamo a un punto nel grande esperimento umano in cui dobbiamo superare, con tutta la nostra scienza e tecnologia, il semplicistico pensare alla guerra.

Il  finanziamento parlamentare per un programma come Unarmed Civilian Protection — sul quale si prenderà una decisione probabilmente entro un mese — è un passo cruciale.

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Robert C. Koehler è un giornalista di pace e scrittore a diffusione nazionale residente a Chicago vincitore di premi. Il suo libro Courage Grows Strong at the Wound[Il coraggio s’intensifica alla ferita] (Xenos Press) è ancora disponibile. Contattarlo a koehlercw@gmail.com.

TMS PEACE JOURNALISM, 6 May 2019 | Robert C. Koehler | Common Wonders – TRANSCEND Media Service

La guerra silenziosa

pubblicato 18 apr 2019, 09:28 da Cultura della Pace

Non sarà possibile indagare in Afghanistan sui crimini di guerra
Il veto americano.
Gli Stati Uniti infatti hanno negato i visti di ingresso agli investigatori della Corte penale internazionale.
Sul sito www.peacelink.it un articolo sui crimini di guerra che non sarà possibile ricercare

Attacchi di droni Usa in Pakistan, Amnesty International: “Crimini di guerra”
Il veto americano: non sarà possibile indagare in Afghanistan sui crimini di guerra. Gli Stati Uniti infatti hanno negato i visti di ingresso agli investigatori della Cpi (Corte penale internazionale), di cui non riconoscono l’autorità, e di conseguenza i magistrati che devono dare luce verde al procuratore non possono concedere che si proceda a indagare su un Paese agli archivi del quale non si può accedere.

Per saperne di più clicca sul sito di Atlanteguerre.

Note: Il corpo dei Marines americani ha ammesso il 9 febbraio 2012 che un suo plotone di stanza in Afghanistan ha usato una bandiera con il “logo” delle SS naziste nel 2010, come dimostrato dalla fotografia presente in questa pagina web, circolata in rete. La foto è stata scattata nella zona di Sangin, nella provincia di Helmand: i marines appartengono a un battaglione con sede in California. Un portavoce dei Marines ha dichiarato che le autorità militari sono venute a conoscenza della foto e ha diffuso una comunicazione che condanna l’uso dei simboli nazisti ma non ha riferito di provvedimenti presi.

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