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Diritto vero

pubblicato 25 gen 2020, 08:56 da Cultura della Pace



Governi il diritto non il drone assassino
Sul sito www.aadp.it Raniero La Valle commenta le parole del papa rivolte agli Ambasciatori



Nel discorso rivolto agli ambasciatori, come all’inizio di ogni anno, il papa ha evocato, per scongiurarlo, “un innalzamento dello scontro” in atto tra l’Iran e gli Stati Uniti, ma ha anche introdotto un tema che finora è stato assente nel dibattito internazionale, e che noi pensiamo sarà invece determinante nel futuro per rispondere alla crisi della condizione umana sulla terra.

Papa Francesco ricordando lo spirito e le finalità con cui furono fondate 75 anni fa le Nazioni Unite, ha osservato come “il sistema multilaterale”, fondato cioè sul rapporto internazionalistico tra gli Stati, privo di “un chiaro ancoraggio oggettivo” sia giunto a “una crisi che è tristemente sotto gli occhi di tutti”. Per questa ragione appare urgente un “percorso verso una complessiva riforma del sistema multilaterale, a partire dal sistema onusiano … tenendo in debita considerazione l’attuale contesto geo-politico”.

Il papa non ha detto di più, ma la pista indicata è chiara: occorre andare oltre l’internazionalismo verso una forma più compiuta di ordinamento mondiale, come a dire dalla carta dell’ONU ad un costituzionalismo mondiale; è la proposta che, come vi abbiamo riferito nell’ultima newsletter, proprio in questi giorni è stata lanciata di un processo costituente per giungere a una Costituzione della Terra, dotata di efficaci strumenti di garanzia e di attuazione, e ciò a partire da una Scuola che ne dovrebbe elaborare il pensiero e promuovere l’adozione, perché la terra sia salva e la storia continui.
Quanto ciò sia urgente e vitale è dimostrato proprio dagli avvenimenti di questo inizio d’anno. È accaduto infatti che un nuovo Arciduca d’Austria, il cui assassinio diede il via alla prima grande guerra del Novecento e dell’era moderna, è stato ucciso nella persona del generale iraniano Qassem Suleimani non da un anarchico isolato ma direttamente dal più potente Stranamore del mondo. Non sappiamo per quale macabra perversione è stato rilasciato e mostrato come un trofeo il filmato della strage compiuta dal drone americano che con una precisione finora impossibile per qualsiasi altro killer, dopo aver colpito il convoglio partito dall’aeroporto di Bagdad, ha inseguito e calcinato uno per uno gli uomini che fuggivano dalle auto in fiamme lasciandoli stampati sul terreno come orme di fuoco. Il documento, trasmesso nel programma “Atlantide” de “LA 7” il 9 gennaio scorso può essere visto al seguente link:
https://www.la7.it/atlantide/rivedila7/speciale-atlantide-andrea-purgatori-conduce-a-un-passo-dalla-guerra-09-01-2020-301006 , dal minuto 6,29 fino al minuto 8,50.

Ciò misura quanta strada in poco più di un secolo abbia fatto l’umanità nell’apprendimento dell'"arte della guerra": ormai un sovrano può decidere e si può fare la sua guerra da solo, da qualunque parte del mondo in qualunque altra parte del mondo, oppure nel mondo tutto. Ciò dice quanto sia necessario e difficile quel primo apprendimento che dovrebbe essere impartito da una “Scuola della Terra”, quello di “disimparare l’arte della guerra”, e non solo cessare di impararla come sognava il profeta Isaia.

Questo ci sembra il picco simbolico della crisi a cui è giunto il sistema delle relazioni multilaterali, in mancanza di un diritto comune che determini doveri e vincoli di ogni potere, la strada su cui ora si deve camminare.


Con i più cordiali saluti

www.chiesadituttichiesadeipoveri.it

Bambini in carcere

pubblicato 25 gen 2020, 08:44 da Cultura della Pace

Madri e bambini in carcere: una mostra che fa riflettere

Sul sito www.unimondo.org un articolo di Anna Toro sulla situazione dei bambini in 

carcere con le loro madri

bambini-carcere


Bambini che giocano su un prato verde, abbracciano le loro madri sullo sfondo di un finto castello, sorridono guardando in su con i loro occhi grandi e bellissimi. Dalle fotografie – tante, colorate, tutte diverse – il contesto non si capisce. Perché gli alti muri, il filo spinato, o l’uniforme blu scuro degli agenti della polizia penitenziaria sono stati lasciati volutamente fuori dall’obiettivo. Siamo infatti in carcere, a Roma, nella sezione Nido della Casa circondariale femminile di Rebibbia, e le foto di cui parliamo sono state scattate dalle detenute stesse nell’ambito di un progetto laboratoriale ideato e portato avanti dalla fotografa Natascia Aquilano insieme all’educatrice Luciana Mascia, in collaborazione con la onlus ProPositivi. Il frutto di questo lavoro è la mostra fotografica intitolata “Essere madre, oltre la pena”, presentata il 13 gennaio, nella Casetta Koinè situata sempre all’interno del penitenziario femminile romano. 

«Abbiamo voluto testimoniare il rapporto di queste donne con i figli, in un contesto difficile come quello del carcere – spiega Aquilano –. Mettendo al centro la relazione, abbiamo usato la fotografia intesa come gioco, che le donne hanno poi utilizzato per relazionarsi tra loro e soprattutto con i propri figli». Cosa non facile in un luogo dettato da ritmi imposti e aree limitate, dove spesso il bambino diventa una mera presenza che convive in quello spazio. «Attraverso il mezzo fotografico, questo luogo si è trasformato in un ambiente di incontro tra madri e figli, con l’obiettivo di comprendere l’importanza della relazione» continua Aquilano. E’ così che, tra scatti liberi o a tema, ogni detenuta è riuscita a entrare maggiormente in contatto con se stessa e il proprio bimbo, acquisendo la consapevolezza dell’essere prima madre e poi reclusa. Non solo: «Il legame si è rafforzato anche fra loro in quanto donne, al di là delle etichette imposte, compresa quella di madre. In carcere, infatti, la madre sta 24 ore su 24 con il proprio bambino, con il rischio di isolarsi» commenta l’educatrice Luciana Mascia, che parla di un rapporto di fiducia con le ragazze che si è costruito pian piano, ma da cui sono scaturite emozioni fortissime. Forse anche per questo i tre mesi previsti per il laboratorio sono sembrati a tutte troppo pochi.

Il risultato finale, però, è andato ben oltre le aspettative: una mostra ricca e toccante, che comprende sia gli scatti realizzati e scelti dalle detenute – alcuni eseguiti per gioco anche dai bimbi – sia le foto scattate durante il laboratorio da Natascia Aquilano: qui ritornano i cancelli, le sbarre, i muri, «così da avere una doppia inquadratura sulla nuova relazione». Lo scopo: invitare tutti a oltrepassare la cinta muraria e ad avvicinarsi a una realtà troppo spesso ignorata. Ad oggi sono 53 bambini in carcere insieme alle proprie madri. La legge 354/1975 che regola l’ordinamento penitenziario permette infatti alle detenute madri di piccoli dai 0 ai 3 anni di tenerli con sé. Un tema che da sempre ha suscitato interrogativi e polemiche, anche dopo l’introduzione della legge 62/2011, che prevede alcuni istituti rivolti a favorire il rapporto tra madre e figlio minore, come case famiglia protette e istituti di custodia attenuata (Icam)strutture più simili ad un asilo nido che ad un carcere, in cui i bambini fino al sesto anno di età possano trascorrere più serenamente il periodo di "carcerazione" insieme alle loro madri. Attualmente, però, le strutture protette sono solo 2, a Roma e Milano, mentre gli Icam esistenti sono 5: a Milano, a Venezia, Senorbì (in provincia di Cagliari), Lauro (Avellino) e Torino. In altri istituti, come Rebibbia a Roma, sono previsti solamente asili nido all’interno delle sezioni femminili. Non sono mancate negli anni altre proposte di riforma, dato che alla fine la legge del 2011 sembra non aver garantito quel radicale cambio di prospettiva necessario a scongiurare completamente la detenzione dei bambini.

Le autrici del laboratorio, però, ci tengono a ribadire che nella loro iniziativa non c’è nessuna volontà di «spiegare» cosa avviene nella sezione nido del carcere di Rebibbia, né di esprimere giudizi su cos’è giusto e cos’è sbagliato, bensì sollecitare riflessioni. «Un bambino è erede del contesto in cui nasce e cresce, non lo sceglie – chiariscono – pertanto, ha il diritto di essere felice ovunque si trovi. Questo, nel caso specifico, succede solo se si cambia il modo di intendere e vivere la pena, che è non solo possibile, ma sempre più necessario». Ne è convinto anche Stefano Anastasia, Garante per i detenuti del Lazio, presente anche lui all’inaugurazione a Rebibbia. Secondo lui la mostra, che in seguito andrà ad abbellire gli spazi del penitenziario, dovrebbe infatti uscire dal recinto carcerario e incontrare l’esterno. «Questa esperienza può essere l’occasione per unire il dentro e il fuori – ha commentato – Fuori spesso non si sa nulla di ciò che accade all’interno di queste mura. Ma è solo attraverso la conoscenza reciproca che si possono superare i forti pregiudizi e gli stereotipi che animano le persone, e che spesso portano a dimenticare ciò che per la Costituzione è il senso della pena: un percorso di ricostruzione della propria vita, ai fini del reinserimento nella società». 

Giornata della Memoria

pubblicato 19 gen 2020, 03:27 da Cultura della Pace

Diversità come strumento
Comune di Sansepolcro, Assessorato alle pari Opportunità e Associazione Cultura della Pace per la Giornata della Memoria

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Il Comune di Sansepolcro comunica l'evento che ci sarà Giovedì 23 Gennaio 2020.
"La banalizzazione del male e la crescente assuefazione all'orrore ci rendono sempre più inabili "a pensare dal punto di vista di qualcun altro" (H. Arendt).
Per questo motivo, grazie al lavoro della Commissione Pari Opportunità e a quello dell'Associazione Cultura della Pace, abbiamo deciso di orientare l'esercizio della memoria verso i temi della diversità, dell'inclusione e della cittadinanza". Così l'Assessore alla Cultura Gabriele Marconcini.

Durante un incontro con gli studenti delle scuole superiori, sarà proiettato il filmato "Noi ragazze di seconda generazione" in collaborazione con Laboratori Permanenti e con Caterina Casini. 

Seguirà un dibattito sulla nuova cittadinanza a Sansepolcro. Importante e decisiva la realizzazione di un pannello che ricorda le nazionalità presenti nelle scuole primarie dell'Istituto Comprensivo "Buitoni" e che arricchisce la cittadinanza di Sansepolcro.

Solidarietà è giustizia

pubblicato 9 gen 2020, 08:56 da Cultura della Pace

2019: un anno di Caritas
Sul sito www.caritas.it un bilancio di tutte le attività 


Mettere insieme Carità e Cultura è stato l’obiettivo che Caritas Italiana ha scelto per il 2019 e a cui ha dedicato il 41° Convegno nazionale delle Caritas diocesane (25-28 marzo). Collocato nell'anno che ha visto Matera capitale europea della cultura, è stato un momento di confronto fondamentale per dare - o restituire - speranza alle nostre comunità riscoprendo la dimensione "educante", con un rinnovato investimento nella formazione e sulla cultura.

In Italia l’impegno di Caritas Italiana e delle Caritas diocesane è proseguito accanto alle popolazioni colpite da calamità naturali, un impegno prolungato nel tempo, come ha ricordato il 10° anniversario del sisma de L’Aquila, o più recente come per i progetti di ricostruzione post-sisma nel Lazio, Marche, Abruzzo ed Umbria.

Il 2019 ha visto però anche un’azione quotidiana delle oltre 200 Caritas diocesane in tutta Italia, documentata nel “Flash Report sulla povertà ed esclusione sociale 2019” pubblicato alla vigilia della terza Giornata Mondiale dei Poveri celebrata il 17 novembre scorso. Per questa edizione si è deciso di dedicare un focus, curato insieme a Legambiente, alle strette connessioni tra ambiente, degrado, povertà e giustizia sociale. A giugno poi si è svolto l'Incontro nazionale dei Centri di Ascolto delle Caritas diocesane, dove è stato presentato il nuovo vademecum di indirizzo: in Italia sono 3.364 i centri di ascolto (diocesani, zonali, parrocchiali), quasi il doppio di venti anni fa, che hanno realizzato lo scorso anno 208.391 interventi di ascolto, orientamento, consulenza e, nei servizi collegati, si sono registrate 1.017.960 erogazioni di beni e servizi materiali (viveri, vestiario, prodotti per l’igiene personale, buoni pasto, ecc.) e 176.685 interventi di accoglienza residenziale.

Accanto all’azione quotidiana e alla ricerca, è proseguito il lavoro di rete con l’Alleanza contro la Povertà e il Forum Disuguaglianze e Diversità, nonché con la firma di due importanti protocolli di intesa: uno con il Ministero della Giustizia per promuovere i lavori di pubblica utilità per favorire l'accettazione della funzione riparativa, l’altro con INPS e ANCI per favorire l'orientamento e l'accesso alle prestazioni sociali e previdenziali per quelle fasce della popolazione che vivono in condizioni di disagio economico, lavorativo, sociale e abitativo.

Sul fronte dell’immigrazione è stato rinnovato l’accordo con il Governo sui “Corridoi umanitari” per l’arrivo, in due anni, di 600 richiedenti asilo da Etiopia, Niger e Giordania. Si tratta di persone vulnerabili per le quali è prevista un’accoglienza in parrocchie, strutture e comunità diocesane, famiglie. L’esito del precedente accordo è stato presentato ad aprile con la pubblicazione di “Oltre il mare”, il primo Rapporto nell'ambito della protezione internazionale sui corridoi umanitari in Italia e altre vie legali e sicure d’ingresso. Questa interessante esperienza ha visto anche il riconoscimento dell’UNHCR, vincendo per la regione Europa l’edizione 2019 del Premio Nansen per i Rifugiati. Da segnalare anche il protocollo firmato con l’Ispettorato del lavoro sullo sfruttamento lavorativo e caporalato, che rafforza l’azione del progetto Presidio. L’attività Caritas su questo tema passa anche dallo studio e dall’approfondimento, come dimostrano la pubblicazione del XXVIII Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes, e del Rapporto "Common Home" promosso da 11 Caritas europee (tra cui Caritas Italiana), nell'ambito del progetto europeo MIND, giunto al secondo anno dal suo avvio.

Nel 2019 è continuato poi l’ultra quarantennale impegno per e con i giovani attraverso il servizio civile, con l’avvio a gennaio di 1.194 volontari, coinvolti per 12 mesi in 195 progetti presso 588 sedi. La collaborazione con il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) ha invece sviluppato l’attenzione al mondo della scuola, con il concorso “Comunità che condividono: creiamo legami”. E sempre con un’attenzione pedagogica, sono stati pubblicati due nuovi volumi della serie "VivaVoce" dell'EDB: “Uno zaino da riempire. Storie di povertà educativa dei giovani e degli adulti” e "Per piccina che tu sia. Quando la casa diventa un problema".

E’ poi proseguito il costante lavoro di formazione base dei nuovi direttori di Caritas diocesane e dei loro più stretti collaboratori, così come le attività di formazione permanente della Comunità professionale di formatori Caritas, a sostegno del Piano Integrato di Formazione che da oltre 4 anni coinvolge le Caritas diocesane e le Delegazioni regionali Caritas. 

In ambito europeo ed internazionale, nell’anno appena trascorso è stato portato avanti il servizio ordinario di accompagnamento delle Chiese locali nei vari Paesi del mondo, grazie anche ai Microprogetti di sviluppo. Le emergenze internazionali hanno poi visto, come sempre, Caritas Italiana in prima fila in collegamento con Caritas Internationalis, come avvenuto per i terremoti nello Sri Lanka e nelle Filippine, la crisi umanitaria in Libia, il ciclone che ha colpito Mozambico, Zimbabwe e Malawi e l’uragano che si è abbattuto sulle Bahamas, il recente sisma in Albania e le alluvioni nei Paesi del Corno d’Africa. Un’attenzione specifica con la Campagna “Amata e martoriata” è stata dedicata alla tragedia che da ormai 9 anni vive la popolazione siriana, e ci si è anche concentrati sulla situazione in Sud Sudan a 8 anni dall’indipendenza e sulla drammatica situazione che vivono i profughi lungo la rotta balcanica.

Ai vari Paesi del mondo e alle loro problematiche sono stati dedicati anche quest’anno 11 Dossier con Dati e Testimonianze (DDT), le cui pubblicazioni sono iniziate nel 2015 per un totale di 53 realizzati finora. Sempre sul versante internazionale sono continuate le collaborazione nelle Campagne “Chiudiamo la forbice”, “Share the journey” e “Liberi di partire, Liberi di restare”.

Nel 2019 Caritas Italiana ha visto avvicendarsi due Presidenti, prima con l’interim di S. Ecc. rev.ma mons. Corrado Pizziolo, Vescovo di Vittorio Veneto, e poi con la nomina dell’attuale Presidente S. Ecc. rev.ma mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, Arcivescovo di Gorizia. Al giovane Alberto Marvelli e alla figura di Luciano Tavazza sono stati dedicati gli ultimi due audiolibri, realizzati insieme a Rete Europea Risorse Umane.
 
L'anno si chiude con la 52a Marcia della Pace che si svolge il 31 dicembre a Cagliari, promossa dal movimento cattolico internazionale Pax Christi, da Caritas Italiana, dall’Ufficio per i Problemi sociali e del lavoro della CEI e dall’Azione Cattolica Italiana, in collaborazione con il Comitato promotore della Marcia della pace in Sardegna e il Centro di servizio per il volontariato Sardegna Solidale. Il tema del Messaggio di papa Francesco per la 53a Giornata Mondiale della Pace del 1° gennaio 2020 "La Pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica"  fa anche da tema per la Marcia.

Tensione in Medio Oriente: il comunicato del M.i.r.

pubblicato 9 gen 2020, 08:44 da Cultura della Pace

Non rassegniamoci alla guerra, non collaboriamo al male

Sul sito www.serenoregis.org il Comunicato Stampa del Movimento Internazionale della riconciliazione, Premio Nazionale "Cultura della Pace-Città di Sansepolcro, con la sua allora Presidente, Hedi Vaccaro Frehner nel 1992

Spilla MIR


Mentre nei giorni scorsi ci scambiavamo gli auguri per un felice anno 2020, in Libia e in Iraq i signori che hanno interesse a continuare le guerre, hanno buttato benzina sul fuoco, innalzando il rischio di una guerra fuori controllo, nel Medio Oriente e nel Mediterraneo orientale.

In Libia le parti in conflitto aumentano le azioni belliche per una vittoria militare, mentre gli stati che hanno interessi petroliferi e strategici, anziché spingerle al dialogo per una soluzione pacifica duratura, sostengono Haftar o Al Sarraj nella speranza di avere poi benefici economici.

In Iraq, dove la pace è sempre al di là da venire, il raid del 3 gennaio sull’aeroporto di Bagdad, ordinato dal presidente statunitense Trump, che ha ucciso 8 persone allo scopo di eliminare il generale iraniano Qasem Soleimani, è un’operazione di estrema gravità, che potrebbe fare precipitare la già permanente precaria situazione di tutto il Medio Oriente. Questo fatto come ovvio accresce l’odio antiamericano degli Iraniani, che promettono e iniziano vendette contro gli Stati Uniti e i loro alleati, in particolare Israeliani. E i falchi di ogni parte non aspettano altro, nella logica dell’innalzamento della tensione, per accrescere il potere militare e giustificare la produzione e la vendita di armi. Cose che, in periodi di tranquillità, farebbero perdere il consenso dei popoli che invece hanno bisogno di pace e di investimenti in opere civili.

Ancora una volta spetta ai popoli manifestare il bisogno di pace, vincendo la rassegnazione alla guerra e l’inerzia dello stare a guardare cosa accadrà; bisogna al contrario continuare a sperare nella pace, cioè, come ha scritto Papa Francesco nel messaggio di capodanno 2020, camminare nella via del dialogo, della riconciliazione, della nonviolenza. Non basta sperare che si eviti il circolo vizioso di vendette e ritorsioni tra iraniani e americani. Una carta importante per abbassare la tensione l’hanno l’Europa e gli alleati degli Stati Uniti, i quali debbono dissociarsi dalla politica violenta, chiusa al dialogo, prepotente degli Stati Uniti, innanzitutto condannando l’operazione assassina ordinata dal presidente Donald Trump, per rendere credibili e coerenti gli appelli di pace alle parti in conflitto.

I maestri della nonviolenza come Gandhi e Martin Luther King insegnano che la nonviolenza comincia con la non collaborazione al male. E uccidere è male. L’Italia, che ripudia la guerra, non può, non deve rimanere in un’alleanza, la NATO, guidata da chi compie atti di tipo terroristico, andando contro il diritto internazionale, e alimenta le guerre. L’Italia non deve acconsentire all’uso di basi e strutture militari americane sul territorio italiano per operazioni belliche, con aerei e droni come quella compiuta a Bagdad contro il generale Soleimani, forse guidata dai radar del MUOS di Niscemi.

La situazione permanentemente tragica dell’Iraq e del Medio Oriente sta a dimostrare che dalla violenza, dalla guerra, dal terrorismo di ogni genere, non viene la pace. Opponiamoci ai signori della guerra che fanno pagare ai popoli i loro folli progetti bellici.

8 gennaio 2020

Pierangelo Monti, presidente del MIR (Movimento Internazionale della Riconciliazione)

Un 2020 nonviolento

pubblicato 31 dic 2019, 01:18 da Cultura della Pace

Un Sereno Anno Nuovo dall'Associazione Cultura della Pace
Gli auguri dell'Associazione Cultura della Pace con una frase di Raoul Follereau, giornalista, poeta e filantropo francese. Diventiamo tutti costruttori di felicità, di pace, di solidarietà. La nonviolenza è la via maestra


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Costruite la felicità degli altri.

Il domani avrà il vostro viso.

Il mondo sta diventando disumano: siate uomini.

Raoul Follereau

Premio Nobel per la Pace e la speranza

pubblicato 19 dic 2019, 09:19 da Cultura della Pace

Il premier etiope Abiy Ahmed ritira il Nobel per la Pace 2019

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E' stato consegnato questo martedì nella tradizionale cerimonia di Oslo il Premio Nobel per la Pace 2019. A ritirarlo, il premier etiope Abiy Ahmed Ali. Al potere da meno di due anni, il 43enne è stato scelto per l'accordo di pace raggiunto tra il suo Paese e l’Eritrea, dopo due decadi di ostilità.

"Con il presidente eritreo, abbiamo capito che le nostre nazioni non erano nemiche, ma che erano vittime di un nemico comune, chiamato povertà", ha dichiarato alla consegna del riconoscimento il Primo Ministro. "Non vogliamo che il Corno d'Africa sia un campo di battaglia per le superpotenze, né un nascondiglio per mercanti del terrore e venditori di disperazione e miseria. Vogliamo che il Corno d'Africa diventi un tesoro di pace e progresso".

Abiy e il presidente eritreo, Isaias Afewerki, l'8 luglio 2018 si incontrarono ad Asmara, dove firmarono una dichiarazione di pace e amicizia, per chiudere il conflitto tra le due ex colonie, in guerra dal 1998. Un conflitto che in soli due anni fece oltre 100.000 vittime e oltre 650.000 sfollati e che si concluse ufficialmente nel 2000 con l'accordo di Algeri. Ma che di fatto, mutò in una guerra fredda.

Altra finanziaria

pubblicato 12 dic 2019, 09:06 da Cultura della Pace   [ aggiornato in data 12 dic 2019, 09:07 ]

Rapporto Sbilanciamoci! 2020 “Come usare la spesa pubblica per i diritti, la pace, l’ambiente” 
Sul sito www.controfinanziaria.sbilanciamoci.org una proposta di una finanziaria altra e possibile

Legge di Bilancio 2020: cosa prevede? Novità e testo della finanziaria

IL CORAGGIO DI UN’ECONOMIA DIVERSA. 102 PROPOSTE PER CAMBIARE L’ITALIA 

Scheda di sintesi del Rapporto 

Il nostro Rapporto 2020 contiene la Legge di Bilancio che vorremmo. Con le 102 proposte che abbiamo elaborato, delineiamo una diversa idea di economia, di spesa pubblica, di modello di sviluppo. Per Sbilanciamoci! è necessario un salto di paradigma, un’inversione di rotta rispetto alle politiche di questi anni. Servono forti investimenti pubblici per un vero Green New Deal, capaci di produrre qualità ambientale e sociale. Sono fondamentali politiche redistributive che intacchino privilegi, rendite di posizione, ricchezze abnormi. Il welfare non è un costo: è un diritto ed è un investimento per l’avvenire. Una società più istruita, formata e sana esprime anche un’economia più innovativa e capace di futuro. Abbiamo bisogno di una radicale riconversione ecologica e civile dell’economia. Dobbiamo e possiamo ridurre drasticamente le spese militari e promuovere politiche di pace e di cooperazione internazionale. Tutto questo non è il “libro dei sogni”. Lo dimostriamo con la nostra contromanovra di bilancio da 46,4 miliardi di euro a saldo zero e con le nostre 102 proposte concrete e dettagliate. 

AFFERMARE UNA FISCALITÀ EQUA E PROGRESSIVA 
Una seria politica di giustizia e progressività fiscale, per redistribuire reddito e ricchezza e diminuire le diseguaglianze. Le nostre proposte sul fisco alimentano le casse dello Stato con poco meno di 36 miliardi di euro, di cui quasi 23,1 destinati alla sterilizzazione delle clausole di salvaguardia, evitando così l’aumento delle aliquote Iva e delle accise nel 2020. Il primo punto è la riduzione delle tasse per i due scaglioni più bassi di reddito, dove sono concentrati i lavoratori con i più bassi salari e quelli del ceto medio. Proponiamo una rimodulazione dell’Irpef che riduca di 1 punto le aliquote sui redditi fino a 28.000 euro e introduca due nuovi scaglioni con un’aliquota del 55% per i redditi tra 100.000 e 300.000 euro e un’aliquota del 60% per quelli superiori a 300.000 euro (maggiori entrate pari a 2,1 miliardi). L’assoggettamento all’Irpef delle rendite finanziarie, un’imposta patrimoniale, la riduzione della franchigia per la tassa di successione (con aliquote crescenti rispetto alla ricchezza ereditata) potrebbero portare quasi 10 miliardi nelle casse statali. Prevediamo anche l’introduzione di una vera tassa sulle transazioni finanziarie applicabile a tutte le azioni e a tutti i derivati e, nel caso azionario, a tutte le singole operazioni, con introiti pari a 3,7 miliardi. L’abolizione della riduzione delle aliquote Ires per le imprese potrebbe poi generare entrate per lo Stato di quasi 4 miliardi. Più di 1,2 miliardi potrebbero essere invece recuperati con una maggiore tassazione di beni di lusso o dannosi, a cui potrebbero aggiungersi quasi 600 milioni con una più alta tassazione di investimenti pubblicitari e diritti televisivi del calcio professionistico. Per promuovere un serio contrasto all’evasione e all’elusione fiscale proponiamo un Piano straordinario di accertamento e riscossione, il rafforzamento della Web tax in vigore dall’1 gennaio 2020 e l’introduzione della moneta elettronica per i pagamenti superiori ai 500 euro (nel complesso, entrate per 7,5 miliardi). Infine, chiediamo la legalizzazione e tassazione della vendita di cannabis (3,2 miliardi), l’aumento delle tasse sul gioco di azzardo (2 miliardi), la tassazione degli immobili sfitti (400 milioni), misure di contrasto al canone nero e irregolare (300 milioni), l’eliminazione della cedolare secca sul libero mercato (1,1 miliardi). 

ADOTTARE POLITICHE ECONOMICHE PER UN VERO GREEN NEW DEAL 
Da più di 30 anni manca in Italia una politica industriale capace di creare e assicurare buona occupazione, di orientare la produzione sui settori più innovativi e avanzati, di indirizzare il Paese su un sentiero di crescita sostenibile. Sbilanciamoci! propone un approccio di politica industriale che punti decisamente in due direzioni: (1) un Piano di investimenti pubblici a sostegno di un vero Green New Deal, con risorse da destinare alla riconversione ecologica dell’economia e al finanziamento dell’istruzione, della sanità, del welfare. In particolare, sul piano ambientale occorre favorire l’adozione di tecnologie e produzioni di beni e servizi verdi, l’utilizzo di energie pulite, lo sviluppo di strumenti di mobilità sostenibile; (2) un sostegno alla ricerca pubblica per la transizione ecologica dell’economia, incoraggiando la ricerca su tecnologie e produzioni di beni e servizi verdi nel quadro di una politica industriale saldamente ancorata ai principi dello sviluppo sostenibile. A tal fine, proponiamo stanziamenti pari a 5,3 miliardi (che si sommano a quelli previsti negli altri capitoli del Rapporto). Queste misure dovrebbero essere affiancate, sul fronte della tutela del lavoro e dei redditi, da un’allocazione di 1,1 miliardi volta a quadruplicare l’attuale dotazione del Fondo Occupazione, stabilizzare il personale dell’Anpal e dei Centri per l’impiego e promuovere un Piano straordinario per la sicurezza sul lavoro. Proponiamo inoltre lo stanziamento di 140 milioni per migliorare l’implementazione del reddito di cittadinanza: da un lato costruendo a fianco dell’erogazione monetaria un diritto individuale (se e quando necessario) a una presa in carico sia sociale che lavorativa che offra a quanti si trovano in condizioni di debolezza il sostegno necessario a conseguire la massima autonomia; dall’altro lato garantendo l’effettiva fruizione del reddito di cittadinanza da parte dei più bisognosi che non riescono ad accedervi pur avendone titolo. INVESTIRE SULL’ISTRUZIONE E LA CULTURA Il tasso di dispersione scolastica nel nostro Paese è intorno al 15% a livello nazionale, ma al Sud e nelle Isole 1 studente su 3 abbandona gli studi prima della fine naturale del percorso. L’Italia è inoltre uno dei Paesi Ocse che investe meno in formazione universitaria in rapporto al Pil: 0,9% contro una media dell’1,5%. E dal 2008 al 2018, nel nostro sistema universitario il numero di docenti e ricercatori, strutturati e non, ha subito una perdita di oltre 6.000 unità. Numeri e tendenze drammatiche. Al rilancio della cultura, dell’istruzione e della ricerca pubbliche proponiamo di destinare subito più di 5 miliardi. Tra le misure, un grande investimento sulla promozione del diritto allo studio e dell’edilizia scolastica (1 miliardo) e un consistente aumento delle risorse destinate ai Fondi della scuola e dell’università: Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa (più di 600 milioni), Fondo per l’autonomia scolastica (310 milioni), Fondo di finanziamento ordinario (800 milioni). Chiediamo un’ambiziosa riforma della tassazione universitaria con una no tax area per chi dichiara meno di 28.000 euro di Isee (circa 700 milioni di costi), l’adozione di un piano straordinario per l’assunzione di 3.300 ricercatori nel 2020 (con una spesa di circa 500 milioni), un finanziamento adeguato del dottorato di ricerca (più di 130 milioni). Sul fronte delle politiche culturali, proponiamo di incentivare la produzione, la diffusione e l’accesso alle varie forme di espressione artistica e culturale, con uno stanziamento di quasi 150 milioni per la promozione dello spettacolo dal vivo, del libro e della lettura, dell’arte e dell’architettura contemporanee, della pratica musicale di bambini e ragazzi. L’abolizione del “Bonus Cultura” per i neo-diciottenni (160 milioni) consentirebbe di finanziare in parte l’accesso gratuito a musei, monumenti e aree archeologiche per tutti i cittadini (il costo complessivo è di 229 milioni). La definizione e l’implementazione dei Livelli essenziali delle prestazioni culturali (con uno stanziamento di 290 milioni) potrebbe infine garantire l’accesso ai beni e alle attività culturali, il potenziamento dell’offerta culturale e migliorare le condizioni di lavoro degli operatori culturali. 

METTERE AL CENTRO L’AMBIENTE 
Opere pubbliche utili per l’ambiente, scelte energetiche per contrastare gli effetti del cambiamento climatico, interventi di tutela del territorio e della biodiversità: sono gli assi in cui si articolano le proposte di Sbilanciamoci! sul fronte ambientale e della sostenibilità. In particolare, proponiamo di avviare un Piano di opere pubbliche utili per l’ambiente, in grado di migliorare sensibilmente la qualità della vita delle persone producendo occupazione e investendo sulla cura e la manutenzione del territorio. A tal fine, chiediamo di destinare 2,2 miliardi di euro per l’ammodernamento e potenziamento delle infrastrutture esistenti, soprattutto al Sud, investendo sulle ferrovie al servizio dei pendolari, la rete stradale Anas e provinciale, l’infrastrutturazione elettrica, le tramvie e le metropolitane nelle aree urbane, l’interscambio modale. Inoltre, questo stanziamento dovrebbe essere indirizzato alla rigenerazione e riqualificazione urbana con particolare attenzione alla realizzazione di infrastrutture verdi e agli interventi di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici nelle città italiane. Occorre inoltre sostenere i Comuni per la messa in sicurezza dei territori di fronte ai fenomeni e ai rischi di dissesto idrogeologico e promuovere una seria lotta all’abusivismo edilizio, mentre per la tutela della biodiversità servono finanziamenti aggiuntivi ai Parchi nazionali, aree protette e aree terremotate (nel complesso si tratta di interventi da 600 milioni). In campo energetico, proponiamo di introdurre la rendicontazione dei cambiamenti climatici nelle politiche di investimento; di cancellare royalties e canoni per le trivellazioni offshore; di legare la tassazione della proprietà dei veicoli all’emissione di CO2; di promuovere l’installazione di impianti fotovoltaici e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio. Infine, rispetto all’utilizzo degli introiti derivanti dalle aste delle quote di emissione di CO2, si propone che i fondi ETS (Emission Trading System, il sistema per lo scambio delle quote di emissione dell’UE) siano usati per politiche climatiche di lungo respiro, escludendo dai benefici tutti i combustibili fossili – senza eccezione – e gli impieghi con impatto climatico negativo. 

RIPENSARE E RILANCIARE IL NOSTRO WELFARE 
La storia recente delle politiche sociali nel nostro Paese fa registrare pesanti tagli ai principali Fondi sociali nazionali e la proliferazione di misure monetarie individuali. A farne le spese sono soprattutto i servizi e gli interventi sociali territoriali. La strada continua a essere oggi quella della monetizzazione delle prestazioni individuali e della progressiva privatizzazione dei servizi, mantenendo un approccio assistenziale. Si deve cambiare rotta. Sbilanciamoci! propone di allocare ingenti risorse aggiuntive, quasi 2 miliardi di euro, su diversi Fondi sociali che per una vasta platea di beneficiari incidono sulla possibilità di vivere in modo autonomo e dignitoso: Fondo nazionale politiche sociali, Fondo non autosufficienza, Fondo “Dopo di noi”, Fondo morosità incolpevole, Fondo sociale affitti. Sul fronte della Sanità, chiediamo di garantire subito l’esigibilità dei Livelli essenziali di assistenza (con uno stanziamento da 1 miliardo). Per le politiche per la disabilità chiediamo di stanziare complessivamente oltre 240 milioni sia per l’individuazione di Livelli essenziali di assistenza sociale nel quadro di un’adeguata copertura finanziaria dei fondi (i sopra richiamati Fondo non autosufficienza e Fondo nazionale politiche sociali), che oggi sono del tutto insufficienti, sia per ripensare il sistema di accertamento dell’invalidità civile, stato di handicap e disabilità, che appare gravoso e inefficace nell’individuazione dei giusti sostegni e supporti (sociali, socio-sanitari, sanitari) per le singole persone con disabilità, al fine di garantire loro autonomia e partecipazione ai quotidiani contesti di vita. Per contrastare l’emergenza abitativa, problema che tocca centinaia di migliaia di persone, proponiamo di investire un miliardo su un Piano per l’edilizia residenziale pubblica senza consumo di suolo. Sul fronte delle migrazioni, la priorità assoluta è salvare vite, garantire il diritto di migrare e accogliere, facilitare l’acquisizione della cittadinanza. Proponiamo di varare una nuova missione pubblica di ricerca e soccorso dei migranti in mare (1 miliardo) e di promuovere la regolarizzazione dei migranti privi di documenti (entrate per oltre 1,5 miliardi). Chiediamo inoltre di rafforzare il sistema pubblico di accoglienza e in particolare di ripristinare il pieno e corretto funzionamento dello Sprar (oggi Siproimi), riaprendolo ai richiedenti asilo, reintroducendo la protezione umanitaria e destinandovi una parte (550 milioni) delle risorse risparmiate con la chiusura – intervento che auspichiamo – dei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) e dei Centri di accoglienza straordinaria (Cas). Capitolo carceri: con una diversa allocazione delle risorse stanziate dal Ministero della Giustizia proponiamo l’implementazione di misure alternative alla detenzione carceraria e l’aumento dell’organico degli operatori civili nei penitenziari. Inoltre, con la legalizzazione della cannabis e la depenalizzazione delle condotte meno gravi relative alle altre droghe il sistema penitenziario non sarebbe sovraffollato e si libererebbero risorse economiche pari a 700 milioni di euro. Infine, sul fronte delle pensioni, avanziamo una serie di proposte alternative rispetto a “Quota 100”, senza oneri aggiuntivi per le casse statali, centrate su una riduzione strutturale dell’età di pensionamento e sulla possibilità di assicurare ai giovani una pensione dignitosa. 

RIDURRE LA SPESA MILITARE, PROMUOVERE LA PACE E LA COOPERAZIONE 
La spesa militare italiana nel 2019 è di oltre 26 miliardi di euro, con una crescita di almeno 1 miliardo di euro rispetto al Bilancio di previsione 2019. La scelta del Governo Conte II è chiara: favorire le richieste della Difesa e dell’industria militare. Al contrario, Sbilanciamoci! propone di diminuire in modo netto le spese militari, con un risparmio di 4 miliardi sulla base di 4 misure: la riduzione del livello degli effettivi delle nostre Forze Armate a 150mila unità (1,2 miliardi); il taglio degli stanziamenti diretti e dei finanziamenti pluriennali per l’acquisizione di nuovi sistemi d’arma in capo al Ministero dello Sviluppo economico (1,5 miliardi); lo stop al percorso di acquisto degli F35 (500 milioni); il ritiro immediato delle nostre truppe dalle missioni all’estero con chiara proiezione armata (800 milioni). Una parte delle risorse risparmiate potrebbe finanziare vere politiche di pace e cooperazione internazionale, con un consistente potenziamento degli Aiuti Pubblici allo Sviluppo (2 miliardi) e delle attività di peacebuilding (20 milioni); con l’implementazione di una più larga sperimentazione dei Corpi Civili di Pace (10 milioni); con la riconversione a fini civili dell’industria a produzione militare (100 milioni) e di 10 servitù militari (10 milioni); con il reintegro dei fondi destinati alle Nazioni Unite (36 milioni). Proponiamo poi di destinare le risorse del Fondo Africa a interventi per le comunità locali incentivando le loro economie, difendendo i diritti umani fondamentali e distanziandosi dal modello attuale legato a una concezione securitaria e mirato ad arginare il flusso di migranti verso le nostre coste. Per quanto riguarda infine il Servizio Civile, in Legge di Bilancio le risorse allocate – meno di 140 milioni di euro sul 2020 – sono assolutamente insufficienti: chiediamo stanziamenti aggiuntivi pari a 260 milioni, in modo da consentire di bandire 65mila posti in Italia e 2mila all’estero, a fronte dei poco più di 20mila posti in Italia e 500 all’estero previsti in base agli attuali livelli di finanziamento. 

SOSTENERE LE ECONOMIE TRASFORMATIVE NEI TERRITORI
In tutta Europa, da almeno vent’anni, lavoratori, imprese, associazioni rispondono alla trasformazione dei mercati in chiave estrattiva promuovendo produzioni verdi, circolari, solidali, sostenibili. Al centro vi sono le parole d’ordine della transizione ecologica, del mutualismo, della valorizzazione territoriale. Per sostenere queste pratiche è necessario reindirizzare gli scambi commerciali internazionali sui prodotti e i servizi legati alle esperienze locali di economia trasformativa: chiediamo in tal senso l’introduzione di un “dazio speciale” sui beni provenienti da Paesi e/o prodotti da imprese non rispettose dei fondamentali diritti umani (che porterebbe a maggiori entrate per 500 milioni), avviando una sperimentazione su un pacchetto di prodotti sensibili (tessili, agroalimentari, manifatturieri…). Una parte dei proventi dovrebbero essere utilizzati per un Fondo a disposizione delle municipalità da 100 milioni che permetta loro di dotarsi di strumenti di programmazione economica e innovazione sociale locale. Un’altra parte dovrebbe andare alla riconversione ecologica delle imprese nelle aree interessate da crisi industriali, dotando di 300 milioni il Fondo crescita sostenibile. Auspichiamo poi uno stanziamento di 2 milioni a sostegno delle pratiche di agricoltura sostenuta dalle comunità – associazioni di mutuo impegno tra azienda agricole e comunità locali di sostenitori – e l’introduzione dei Consigli metropolitani sul cibo (Food Councils), al fine di collegare quegli attori che si occupano di terra/cibo in aree urbane (contadini, Gas, mercati locali, orti, enti locali) e avviare processi di ri-territorializzazione del sistema del cibo a scala metropolitana. Chiediamo di finanziare il Fondo per il commercio equo e solidale con 10 milioni e ricordiamo che con altri 10 milioni si potrebbe iniziare a promuovere una rete nazionale di fiere eco&eque con il protagonismo di artigiani, agricoltori biologici, operatori del riuso e del riciclo per il rafforzamento delle produzioni locali. Infine, proponiamo di adottare un Piano strategico nazionale per la piccola distribuzione organizzata, che valorizzi le filiere corte nell’approvvigionamento collettivo, e di sperimentare le grandi potenzialità legate all’uso degli open data per l’economia solidale.

Proposta seria

pubblicato 6 dic 2019, 08:42 da Cultura della Pace

Quanti F-35 tagliare per salvare gli operai ILVA? 
I nove miliardi per salvare Taranto sono stati appena dirottati sull'acquisto dei nuovi F-35. Ma le campagne di riconversione delle spese militari in spese di pace non hanno mai incluso l’ILVA nelle proposte di riconversione.
La classe operaia - alleata con cittadini, ecologisti e pacifisti - potrebbe bloccare il riarmo.
Sul sito www.peacelink.it un articolo di Alessandro Marescotti sulle proposte per aiutare i lavoratori dell'Ilva

Gravissime accuse di un esperto militare contro gli F-35

L’ILVA E LA TERZA LEGGE DELLA STUPIDITA’

Una bambina di Taranto ha scritto: “Vergognatevi per tutto quello che ha fatto l’Ilva, gli altri bambini stanno in ospedale per colpa dell’Ilva brutta. Ecco perché dovete vergognarvi tanto”. Sua mamma: ”Mi ha detto: da grande voglio fare la pediatra per aiutare i bimbi di Taranto”.

(https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/taranto/1189336/bimbi-in-ospedale-per-colpa-dell-ilva-brutta-il-disegno-della-piccola-tarantina-fa-commuovere.html)

Ammalarsi per produrre perdite

I bambini di Taranto pagano un prezzo altissimo: +54 di tumori infantili rispetto al dato regionale, come attesta lo studio Sentieri. (https://www.agensir.it/quotidiano/2019/2/25/taranto-54-di-tumori-in-bambini-da-0-a-14-anni-marescotti-peacelink-lo-stato-non-ha-tutelato-i-cittadini/)

E le loro storie sono drammaticamente vere. (https://www.iene.mediaset.it/video/ilva-taranto-reparto-oncologia-nadia-toffa_606317.shtml)

Si potrebbe pensare che questo tributo di sofferenza è il prezzo da pagare sull’altare del profitto. E invece no. Tutto questo dolore ha come corrispondente una perdita di 1,9 milioni di euro al giorno perché l’ILVA - anche quella gestita da ArcelorMittal -  non riesce a produrre profitti.

(https://twnews.it/it-news/ex-ilva-nel-2019-arcelormittal-perdera-700-milioni-1-9-al-giorno)

L’ILVA di Taranto sembra essere l’incarnazione della Terza Legge della Stupidità: ”Una persona stupida è chi causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita”.

(http://www.giovis.com/cipolla.htm)

Lo scudo penale che piace a sinistra

A questa Terza Legge della Stupidità non sembrano contrapporsi neppure le menti pensanti della sinistra ecopacifista impegnate nella campagna Sbilanciamoci, sul cui sito web si legge anzi una inaspettata difesa dello scudo penale a favore di chi gestisce l’ILVA:

 

"In ogni caso, nei confronti di Arcelor Mittal è stato compiuto un errore colossale, come molti hanno sottolineato. Non ci si può rimangiare delle clausole contrattuali, a proposito dello scudo penale, dopo averle firmate, siano esse più o meno giuste. Temiamo che un’azione di questo genere, insieme alla confusione che regna nel mondo politico, possa scoraggiare qualsiasi impresa volenterosa che potrebbe magari subentrare almeno in parte alla Arcelor Mittal". 

(http://sbilanciamoci.info/lilva-nel-caos-italiano/)

Quanti F-35 tagliare per salvare gli operai ILVA? 

Sbilanciamoci è quella meritoria campagna che propone una riconversione delle spese militari in spese di pace. Ma non ha mai incluso l’ILVA in tale progetto di riconversione. E' bene sapere che i nove miliardi per salvare Taranto sono stati appena dirottati sull'acquisto dei nuovi F-35. Un modo per fermare quel progetto era quello di mettere al centro non vaghe promesse di Green New Deal ma il vero cuore, il vero laboratorio del Green New Deal: la riconversione dell'ILVA di Taranto. Ed eccoci qua, con i 9 miliardi di euro per i nuovi F-35 appena riconfermati in sede parlamentare e con i prossimi 50 miliardi di euro per i futuri costi connessi al progetto. 

(http://sbilanciamoci.info/lega-presenta-mozione-a-favore-dei-caccia-la-campagna-nof35-il-parlamento-invece-cancelli-questo-dannoso-progetto/)

Quei miliardi destinati agli F-35 potevano fare della riconversione dell'ILVA di Taranto e della bonifica dei SIN nazionali un laboratorio e invece diventano la prosecuzione delle vecchie logiche militari. 

I bambini di Taranto, una questione morale

Taranto è stata la città su cui scaricare il delirio di onnipotenza di un progetto di industrializzazione disumana e coloniale su cui sono stati sacrificati i bambini di Taranto, un altare sacro che nessuno ha messo in discussione. Avessi visto una sola associazione nazionale fare di tale barbarie una questione morale da porre in testa alla propria agenda. Avessi visto una sorta di Campagna Antimine riproposta in chiave nazionale per salvare i bambini di Taranto riconvertendo le spese militari e fermando la fabbrica della morte. E invece no. Tutti zitti, tutti voltati dall’altra parte, a seguire altre cause nobilissime, ma non questa.

E adesso il gioco del silenzio è finito, il castello dell’ipocrisia crolla miseramente: il cinismo e l’indifferenza sono andati a “buon fine”. Il conto è arrivato, e lo pagheranno questa volta i lavoratori. Arcelor Mittal infatti detta le sue condizioni: 2900 licenziamenti subito e 4700 nei prossimi anni.

(http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/ArcelorMittal-nel-nuovo-piano-4700-esuberi-nel-2023-f1750b7b-9704-49bf-8642-716870243f8b.html)

Tutto questo - scusate l’autocitazione - l’avevo previsto nell’agosto del 2018 facendo dei banali calcoli di raffronto fra la produttività dello stabilimento di Taranto e quello di Gent (gestito da ArcelorMittal). Avevo previsto la “Caporetto dei lavoratori” più di un anno fa ed è quello che sta accadendo adesso. 

(https://www.peacelink.it/editoriale/a/47104.html)

Il fallimento

Ed eccoci di fronte al fallimento di una politica che non ha salvato né i bambini di Taranto né i lavoratori dell’ILVA.

Concludo riportandovi un messaggio WhatsApp che ho appena ricevuto da un lavoratore ILVA. E’ uno sfogo amaro di uno degli operai Ilva in Amministrazioni Straordinaria (AS). Uno di quelli che non è rientrato a lavorare in fabbrica perché non ricompreso nell’accordo sindacale di un anno fa, firmato da ArcelorMittal con i sindacati davanti a un sorridente Di Maio, allora ministro del MISE:

“Onestamente - scrive questo operaio - sono contento di quello che si sta prospettando per i miei ex colleghi ArcelorMittal (tranne qualcuno che ha lottato al nostro fianco subendo tra l'altro anche licenziamenti e rapporti disciplinari) ma tra gli eletti e quelli che entravano cu a cap sott (con il capo chinato, ndr) quando c'era sciopero, li voglio vedere quando saranno messi fuori come noi. Sarete tanti, carissimi ex colleghi, a diventare anche voi esuberi. Purtroppo il vostro servilismo, accompagnato da vigliaccheria, non servirà a più a nulla. Sarete esuberi e indesiderati come voi avete considerato gli AS. E tenetevi strette strette le vostre tessere confederali con la vana speranza di un ripescaggio. Buonasera a tutti. Scusate lo sfogo”.

Note: LA MIA UTOPIA
Ebbene sì. Ho dentro di me - un po' nascosta ma ancora viva - una grande utopia. Che un giorno i lavoratori dell'ILVA arrivino a dire, in tanti: noi siamo più importanti degli F-35. E che assedino in diecimila i palazzi della politica per rivendicare il diritto al futuro per loro e per le loro famiglie. E che così facendo rappresentino, oltre a loro stessi, anche noi tutti, diventando una classe che - liberando se stessa - libera anche l'Italia dalle guerre future, da una parte, e dalla morte oggi per inquinamento, dall'altra.
Gramsci considerava classe dirigente quella classe sociale che, battendosi per se stessa, rappresenta al contempo l'intera sociatà che si vuole liberare.
Immaginiamo una scena del tipo: bambini più operai che chiedono di non comprare F-35. Una scena da film che diventa realtà. Per costruire un futuro in cui l'ILVA non ci sia più, erodendo spazio a Trump e ai mercanti di armi.
Mi chiedo perché tutto questo non vada tentato essendo forse l'unica strada per trovare le risorse e tentare di salvare un'intera comunità.

Clima da cambiare

pubblicato 6 dic 2019, 08:38 da Cultura della Pace

Cop 25, il sud del mondo chiede ascolto: «Siamo i più colpiti» 

Sul sito www.serenoregis.org un articolo di Marinella Correggia, tratto da il manifesto, sulla conferenza per il clima di Madrid

L’icona dei giovani mobilitati per il clima ha toccato terra ieri a Lisbona. Greta Thunberg, accolta con entusiasmo da autorità e popolazione, alle decine di attivisti che l’attendevano al suo arrivo al porto ha annunciato che andrà a Madrid alla Cop 25 – e alla manifestazione del 6 dicembre – per portare «le voci delle prossime generazioni, in particolare quelle del sud del mondo, perché siano ascoltate». «I paesi devono mettersi «dalla parte giusta della storia – ha aggiunto -, e dobbiamo tutti fare molto di più di quello che stiamo facendo oggi». Ma i fronti incerti sono tanti.

Dieci, cento, mille miliardi. Il Rischiatutto climatico gira anche intorno a queste cifre, in dollari sonanti. L’ultima equivale alla spesa militare annua della Nato, la principale e più aggressiva organizzazione militare del pianeta. Armamenti a rapido rinnovo, guerre di aggressione camuffate, basi belliche dovunque. La seconda cifra, un decimo della prima, corrisponde a quanto i paesi sviluppati dovrebbero stanziare annualmente per la mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo. Infine, i dieci miliardi (annui) sono quanto il Green Climate Fund ha finora ottenuto a questo scopo.
Questa situazione paradossale ha ispirato fermi appelli, da parte di organizzazioni pacifiste da un lato, e dei Paesi meno avanzati e di organizzazioni per l’equità ambientale dall’altro.

L’International Peace Bureau ha chiesto ai paesi impegnati a Madrid di «tagliare le emissioni militari», tradizionalmente ignorate nei negoziati sulla riduzione (e anche nei rapporti scientifici ufficiali). «La Cop25 e i paesi firmatari dell’Accordo di Parigi devono includere il settore militare, vero killer del clima, nei calcoli relativi alle emissioni e nei piani d’azione, obbligando gli attori alla trasparenza e a veri tagli». Sul tema, anche la Wilpf (Lega internazionale delle donne per la pace e la libertà) organizza eventi a Madrid.

Intanto, in nome dell’equità, i 47 Paesi meno avanzati (Ldc in inglese), fra i quali diversi Stati africani e gli Stati isola del Pacifico, avanzano rivendicazioni di fronte a un caos che li colpisce più di tutti, benché producano mediamente solo 0,314 tonnellate di gas serra pro capite all’anno (contro una media mondiale di 4,96, per non parlare dei paesi più abbienti che superano le 20 tonnellate). Del resto, come sottolinea il Centre for Science and Environment di New Delhi citando dati Oxfam, fra i terrestri «il 10% più ricco produce metà delle emissioni climalteranti», per cui «l’equità è un dovere, non un gentile regalo».

Le aspettative degli Ldc sono quattro: più seri impegni nazionali di riduzione (Ndc); compensazioni per i paesi più vulnerabili e meno responsabili, secondo il meccanismo adottato alla Cop19 in Polonia e che ora va rivisto; un mercato del carbonio trasparente e non truffaldino; una finanza climatica all’altezza dei costi (stimati in quasi 94 miliardi di dollari annui) che quei paesi devono affrontare per l’applicazione degli Ndc. Il gruppo organizza a Madrid diversi eventi paralleli per discutere delle esperienze e dei progressi compiuti.

Presenti solo simbolicamente alla Cop 25 le comunità più colpite. Fra queste i 7,7 milioni di abitanti dello Zimbabwe (la metà della popolazione) attualmente alla fame per «una serie senza precedenti di shock climatici in rapida successione nell’Africa meridionale», secondo il comunicato il Programma alimentare mondiale dell’Onu intento ai soccorsi. A causa dei raccolti andati perduti per la peggiore siccità degli ultimi decenni alternata a inondazioni, ben 45 milioni di persone dei sedici paesi dell’Africa australe saranno in stato di grave insicurezza alimentare nei prossimi mesi. Del resto le temperature nell’Africa australe stanno aumentando del doppio rispetto alla media globale. Intanto la Fao sta fornendo input e sostegno in Afghanistan, dove dieci milioni di persone sono colpite da calamità naturali e conflitti. Si tratta i gran parte di contadini, i più esposti al caos del clima.

«Attenzione alle multinazionali e ai governi egemoni», sottolinea La Via campesina, il «sindacato» internazionale di piccoli agricoltori di 80 paesi che è presente sia al Vertice dei popoli a Santiago del Cile (la sede originariamente prevista per la Cop25) sia al Forum sociale per il clima che si tiene a Madrid dal 7 dicembre. Il movimento denuncia le «contraddizioni dell’Accordo di Parigi, per la sua natura non vincolante e l’incapacità di superare le logiche di mercato, che consentiranno a certi paesi e alle loro multinazionali di continuare a inquinare» proponendo false soluzioni, dagli agro-combustibili ai crediti di carbonio. In fondo, «il sistema capitalistico si appropria dei beni comuni». E di «modello capitalistico retrogrado» parla anche il presidente del Venezuela Nicolas Maduro nella lettera che ha inviato a Madrid.

E qualche speranza è lecita se, perfino dalla Polonia, il neonato ministero del clima nel paese che è il principale produttore di carbone d’Europa, ha dichiarato di voler accelerare i programmi statali per la rimozione delle caldaie a carbone e a legna e per la promozione dell’energia solare e marina.

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