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Non c'è una politica di pace

pubblicato 26 apr 2017, 07:58 da Cultura della Pace

Aumentano ancora le spese militari: la società civile internazionale domanda inversione di rotta

Diffusi i dati SIPRI per il 2016: la spesa militare mondiale si è attestata sui 1.686 miliardi di dollari, con incremento dello 0,4% annuo in termini reali. La spesa militare e cresciuta in Nordamerica per la prima volta dal 2010 mentre per quanto riguarda l'Europa occidentale si cresce per il secondo anno consecutivo, la Cina continua a far registrare aumenti robusti. In flessione i paesi produttori di petrolio. 
Come già mostrato dai dati recentemente diffusi dall'Osservatorio Milex anche il SIPRI registra aumento degli investimenti militari italiani (la maggiore crescita europea registrata dall'istituto svedese). La Campagna mondiale sulla spesa militare (GCOMS) e la Rete Disarmo chiedono di spostare gli ingenti fondi su utilizzi più socialmente utili.
Nel sito www.disarmo.org un'analisi dell'andamento delle spese militari
Fonte: Rete Italiana per il Disarmo

Continua la crescita, anche se lenta, delle spese militari nel mondo: il totale è ora di 1.686 miliardi di dollari. Lo rivelano le elaborazioni pubblicate oggi dall'Istituto svedese SIPRI, che certifica inoltre un deciso balzo in avanti dell'Italia (+10% dal 2015 al 2016). I dati dell'Osservatorio Milex, nel primo Rapporto annuale pubblicato a metà febbraio, hanno già inoltre confermato una crescita prevista per le spese militari italiani del 2017. Le due tendenze, pur con alcune differenze di metodologie e conteggio, si confermano vicendevolmente.

Secondo i dati diffusi oggi le dinamiche della spesa militare variano considerevolmente tra diverse regioni del globo. La spesa ha continuato a crescere in Asia ed Oceania, nell'Europa centrale e dell'est e in Nord Africa; al contrario c'è stata una flessione per quanto riguarda l'America centrale, e soprattutto nel Medio Oriente (trend evidenziabile per i paesi dei quali è disponibile una stima). Le crescite più significative sono quelle già citate riguardanti gli Stati Uniti e il Nord America insieme all'Europa occidentale.

Per gli USA (sempre al vertice della classifica) si registra una crescita dell'1,7% (a 611 miliardi di dollari) mentre la Cina ha avuto un + 5,4% (in rallentamento rispetto al passato) con un totale di 215 miliardi di dollari. Al terzo posto la Russia (+5,9% a 69,2 miliardi di $) che ha superato l'Arabia Saudita costretta a diminuire i propri investimenti del 30% (63,7 miliardi di dollari). Seguono India, Francia, Gran Bretagna, Giappone, Germania e Sud Corea prima dell'Italia.

La crescita della spesa militare statunitense nel 2016, pur rimanendo inferiore del 20% al suo picco del 2010, potrebbe segnalare la fine di un trend di discesa iniziato con la crisi economica e il ritiro delle truppe americane da Afghanistan e Iraq. “Nonostante la permanenza limitazioni complessive nel budget federale, il Congresso USA ha continuato a votare a favore di nuove spese militari” afferma la Dr Aude Fleurant, Direttrice del Programma SIPRI Arms and Military Expenditure (AMEX). “Le dinamiche della spesa futura rimangono incerte a seguito dei cambi nella situazione politica statunitense”.

Occorre invertire la rotta. Lo chiede gran voce Campagna mondiale sulla spesa militare (GCOMS), una mobilitazione internazionale nata nel dicembre 2014 e promossa dall’International Peace Bureau di cui anche Rete Disarmo è parte rilanciandola in Italia. L’obiettivo della Campagna é quello di far pressione sui governi affinché investano nei settori della salute, dell’educazione, dell’impiego e dell’ambiente invece che in quello militare. GCOMS include al suo interno anche le giornate di azione globale sulle spese militari (GDAMS), che quest’anno celebrano la loro settima edizione dal 18 al 28 aprile.

Come dimostrano i dati in tutto il mondo i governi stanno insistendo per aumentare la propria spesa militare. Negli Stati Uniti il presidente Donald Trump ha annunciato un ulteriore aumento di 54 miliardi di dollari che inciderà sulle spese legate alla diplomazia e agli affari esteri. Tutti i governi europei aderenti alla NATO hanno concordato in due occasioni, in Galles e a Varsavia, di spendere il 2% del PIL nazionale in difesa e parallelamente stanno creando un nuovo sistema di fondi per lo sviluppo e la ricerca militare. Dall’altra parte del mondo la Cina ha dichiarato di voler incrementare il proprio budget militare del 7% nel 2017. Tra gli altri Stati che sono in cima alla lista dei Paesi che maggiormente spendono nell'ambito militare troviamo l’Arabia Saudita e il Giappone che hanno seguito la scia degli aumenti. A questo si aggiungono le pressioni di Trump e di tutta l’Amministrazione americana, sebbene la crescita nella spesa militare degli Stati non sia del tutto un nuovo fenomeno di questi mesi.

La società civile del mondo vuole andare in altra direzione. Da anni la Campagna mondiale sulla spesa militare (GCOMS) propone un taglio del 10% delle spese militari e secondo i dati analizzati dal SIPRI questo sarebbe sufficiente per raggiungere importanti obiettivi per le popolazioni, quali l'eliminazione della povertà estrema e della fame (si vedano le infografiche allegate).

“Con lo scenario sopra descritto abbiamo molte buone ragioni per rinnovare la nostra determinazione nel richiedere un taglio nella spesa militare di tutti i governi e di avvicinarci maggiormente alla prospettiva della sicurezza umana che molti vorrebbero vedere” afferma Jordi Calvo Rufanges del Centre Delas di Barcellona coordinatore della Campagna internazionale. Di recente Donald Trump ha detto: "Dobbiamo ricominciare a vincere le guerre", noi dichiariamo che dobbiamo invece ricominciare a costruire la pace. E' fondamentale che si costruiscano in tutto il mondo strutture che favoriscano la sicurezza umana, e allo stesso tempo che vengano interrotte guerra e distruzione.

Senza dimenticare l'impatto negativo di questa scelta sulla salute globale del pianeta. “Nel 2014 oltre 17,5 milioni di persone si sono dovute spostare dalle loro case per disastri naturali legati al clima, e le cifre continueranno a crescere drammaticamente nei prossimi decenni. Eppure i Governi non hanno ancora deciso di impegnarsi su questo problema, sprecando ancora troppi soldi per le armi e pochi per curare il nostro pianeta – commenta Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo - Un recente studio internazionale stima che il rapporto di spesa tra la sicurezza militare e quella climatica sia di 28 a 1! Nella stessa analisi si sottolinea che per contrastare gli effetti del climate change servirebbero 55 miliardi di dollari all’anno, ma nel 2017 ne sono stati stanziati solo 21: 34 miliardi di dollari mancanti equivalgono però a solo il 2% della spesa militare annuale. E l'obiettivo fissato dagli SDG dell'Onu sul clima invece richiederebbe 100 miliardi di dollari all'anno, cioè solo il 6% della spesa militare”

Riducendo drasticamente il budget della difesa in tutti i Paesi avremmo due effetti: si ridurranno i livelli di militarizzazione e violenza contro i civili e, se i soldi verranno redistribuiti intelligentemente, si potranno trovare risorse per finanziare meccanismi di peace building per proteggere i diritti umani e per affrontare il cambiamento climatico in corso.

Tutti possiamo fare pressione sui governi in questo senso, ed in particolare la GCOMS fornisce alcuni strumenti: il rilancio dei dati e delle infografiche, il “selfie” di pressione alla politica per indicare in quali ambiti di spesa pubblica alternativa si desidererebbe spostare le enormi cifre a disposizione ogni anno degli investimenti militari

I flussi di rifugiati e altri spostamenti forzati delle popolazioni civili sono una delle conseguenze dirette della guerra, della disuguaglianza e della violenza: la crisi dei rifugiati é stata militarizzata in tutto il mondo. Invece di costruire muri, militarizzare le frontiere e ignorare i diritti umani, dovremmo offrire le “armi pacifiche” della tolleranza, della cooperazione, della giustizia globale e dell’integrazione. Invece di un bilancio militare, abbiamo bisogno di un bilancio sociale globale per affrontare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (SDG Goals). Invece del business degli armamenti e la militarizzazione dei confini, dobbiamo rispondere all’attuale crisi umanitaria con un vero e proprio budget per proteggere e promuovere i diritti umani.

Il settimanale del Prof. Johan Galtung

pubblicato 26 apr 2017, 07:52 da Cultura della Pace

Il Messaggio di Pasqua

Nel suo settimanale il Prof. Galtung analizza la politica statunitense

 

Dagli USA di Trump non è stata resurrezione, ma morte. 59 missili Tomahawk per la Siria, la “madre di tutte le bombe” per l’Afghanistan; stati musulmani. Entrambi gli attacchi sono stati giustificati con menzogne. La vecchia menzogna che l’11 settembre 2001 aveva avuto origine in Afghanistan, la nuova menzogna che Assad aveva deliberatamente fatto uso di sarin [i]. La contro-narrazione può reggere – che gli USA hanno fornito il gas e hanno usato l’incidente quale pretesto per attaccare. Vediamo se USA-NATO acconsentono a che venga fatta una inchiesta; se avessero la coscienza pulita, dovrebbero acconsentire.

Gli USA tornano alle loro abitudini? Con Trump circondato da generali pronti a fare stragi e miliardari pronti a trarne un utile? “Grandezza” dopo un certo “populismo” e protezionismo America First? Con la “NATO non più obsoleta” – a diletto di Stoltenberg – e la Cina non più a manipolare i tassi di cambio delle valute – a soddisfazione della Cina? Non esattamente. Trump fa la differenza.

Con Trump, esiste ora un incontro perfetto tra il suo narcisismo (io la so meglio/sono migliore) e la sua paranoia (innumerevoli twits contro le critiche) e il narcisismo degli USA (eccezionalismo) e la loro paranoia (“noi contro di loro”). Un leader folle a capo di uno stato squilibrato, applaudito da “alleati” NATO intimoriti, spinto da un’antica Russo-fobia e dalla più recente IS(lamo)-fobia.

Nel quadrilatero Occidente-Russia-Cina-IS, la Russia, la Cina e alcuni stati islamici – con gli immensi Pakistan e Kazakistan – fanno parte della SCO, l’alleanza dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai. Immaginate una Primavera – o qualsiasi altra stagione – Musulmana che si libera dal giogo dei governanti imposti dal (neo)colonialismo occidentale. Resi liberi, essi non ritornerebbero sotto l’Occidente. Piuttosto, si unirebbero alla SCO, che sarebbe felice di riceverli.

E’ tutto riportato nell’opera lirica del 1904 di Giacomo Puccini, Madama Butterfly – libretto basato su un racconto di John Luther Long, modificato da Puccini spettatore dell’opera teatrale –. La trama in breve: un ufficiale della marina statunitense, Pinkerton, approfitta di una donna giapponese, Cho-Cho, la sposa per convenienza e ha da lei un figlio. Quando entra in scena Kate, sua “vera moglie”, e prende con sé il biondo fanciullo, Cho-Cho si suicida. Si tratta di arraffare quello che possono usare, e lasciarsi dietro un Afghanistan, un Iraq, una Libia in rovine; con altro in arrivo.

Un messaggio di Pasqua positivo? Forse alcuni brani tratti dalla mia opera teatrale in 13 atti Maria, Maddalena e la Storia della Passione (TRANSCEND University Press-TUP 2016, in Norvegese) Esse intercedono per salvare Cristo dalla morte e dalla resurrezione in cielo. In verità un “Quarto dei Cristiani non crede nella Resurrezione” (The Times 10 Apr 2017). E la maggior parte dei Cristiani non è consapevole che Dio è vegetariano, e raccomanda erbe verdi e frutti al posto della carne, per gli esseri umani e per “tutto ciò che si muove sulla terra” (Genesi 1:29-30).

Dagli Atti 1, 2: Maddalena e Maria: Lo Sgomento-Il Piano

Magdalena: Svelta Maria, vieni! Vogliono uccidere Gesù, inchiodarlo a morte su una croce!! Dietro a tutto c’è il sommo sacerdote Caifa.

Maria: Gesù, mio figlio? Colui che è uscito da me! – fuori dal mio grembo –

Magdalena: – e dentro al mio – Lo amo con tutta me stessa!

Maria: Dunque è vero quanto sta scritto, il Padre sacrificherà il suo unico figlio per dare all’umanità una seconda opportunità, purificata dei peccati.

Magdalena: Come sarebbe “scritto”? Che assurdità è quella – tutti noi saremo puri nei nostri cuori perché qualcuno uccide il mio adorato Gesù?

Maria: il Padre sacrifica Suo Figlio per amore dell’umanità, e il Figlio sacrifica se stesso per essa, per la sua obbedienza al Padre.

Magdalena: Nessuno ha diritto a uccidere il mio Gesù, il migliore essere umano sulla terra, che sacrifica se stesso per aiutare gli altri. Che cosa possiamo fare per salvarlo?

Maria: Forse trovando che cosa vogliono, e trasformandolo in qualcosa che tutti possono accettare? Posso chiedere a quelli lassù; tu, a quelli quaggiù.

Magdalena: E quando rispondono noi chiediamo ancora, con qualche suggerimento?

Maria: Ma non metterti a discutere; che sia un dialogo con reciproche domande. Io sono vicina alla Trinità e posso percepire come la pensano il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Magdalena: E io qui posso parlare con Caifa, Giuda, Ponzio Pilato.

Maria: E Barabba che affrancherà i Giudei dall’Impero Romano! Ma noi non allontaniamoci dalla croce, il Padre non rinuncerà a un sacrificio. Solo il minimo possibile; Gesù deve sopravvivere.

Magdalena: Non sopporto il pensiero che il mio Gesù debba soffrire.

Maria: Potremmo forse far uso di qualcosa che Dio ben conosce, quando mise alla prova la fedeltà di Abramo: sarebbe stato pronto a sacrificare il proprio figlio Isacco?

Magdalena: Akedat Yitzhak, il vincolo di Isacco che imparammo a scuola?

Maria: Abramo stava là, ritto in piedi con il suo pugnale, Dio inviò un angelo. ‘Fermati! Hai dato prova del tuo intendimento’, disse l’Arcangelo Gabriele. Parlerò con lui, ma non senza che Dio lo sappia, egli è il messaggero di Dio.

Dagli Atti 12,13: Maria, Gabriele, Maddalena: Soluzioni-Futuro

Gabriel: Così ora salverò Gesù, come fu salvato Isacco? Gesù è Isacco e Abramo in una persona, disposto a sacrificare se stesso.

Maria: Gesù è in grado di dare prova di spirito di sacrificio, ma solo in una certa misura.

Gabriel: Come capisco quando intervenire, se il Padre realmente vuole questo?

Maria: Quando Gesù dice ‘Mio Dio, mio Dio–perchè mi hai abbandonato?’ sta aspettando il tuo arrivo. E tu intervieni. Come in akedat.

Gabriel: Quello possiamo farlo; siamo noi che aggiustiamo le cose! Oscurità all’improvviso, terremoto, che cosa ne pensi di un Richter 8? E lo tiriamo giù, al buio.

Maria: E Maddalena e io sappiamo di una grotta dove può riposare e rimettersi in salute; siamo noi quelle che aggiustano le cose! – e la grotta era pronta, con un masso davanti all’ingresso.

Maddalena: Un angelo ci ha aiutato a far rotolare il masso a lato il terzo giorno, Domenica. Ed egli è stato libero, di esercitare la sua compassione, il suo ministero.

Maria: Speriamo che i futuri sacerdoti parlino meno di salvezza eterna, più di buone azioni, e rendano la chiesa un luogo di fatti e non di parole.

Maddalena: Il Padre è stato più umano e tuo Figlio è sopravvissuto. E’ una gran cosa! Può darsi che possiamo sperare in un Cristianesimo meno centrato sulla sofferenza e più sulla guarigione? Gesù al letto dell’ammalato e con chi è solo?

Maria: Con meno inferno e più paradiso. Senza dispregio per le donne. Più pace per tutti sulla terra, non solo per coloro che rendono grazie a Dio.

Maddalena: Meno divisioni di classe, meno disuguaglianza. Meno Cristianesimo a giudicare e punire vivi e morti. Più ad aiutare, a risolvere, a conciliare, a sanare.

Maria: Un nuovo Cristianesimo, che impari da Gesù, non che studi Gesù!

Maddalena: Come l’Araba Fenice, che risorge dalle ceneri di ciò che è stato (si abbracciano).


NOTA:

[i]. Perché avrebbe dovuto, quando gli avvenimenti erano in suo favore? Ma la narrazione sul gas è potente: “Il pilota del jet che trasportava gas sarin aveva volato nel corso di precedenti attacchi con gas di agenti chimici”, The Times 10 Apr 2017.


#477 | Johan Galtung – 17 Aprile 2017
Titolo originale: The Easter Message

Traduzione di Franco Lovisolo per il Centro Studi Sereno Regis

Ambasciatore della Cultura della Pace

pubblicato 23 apr 2017, 07:37 da Cultura della Pace

Consegnato il titolo di Ambasciatore della Cultura della Pace a Ernesto Olivero, Presidente del Sermig
Grande successo dell'iniziativa


E' una sala gremita ad accogliere Ernesto Olivero, fondatore del Sermig di Torino per la consegna del titolo di Ambasciatore della Cultura della Pace.
L'incontro, organizzato dalla Comunità di San Paolo, dall'Associazione "Massimo Canosci", dal Comune di Sansepolcro e dall'Associazione Cultura della Pace ha visto una grande partecipazione ed interesse per ascoltare un uomo di grande semplicità evangelica enucleare le innumerevoli attività del Sermig. Da più di 50 anni l'organizzazione del Sermig offre modalità nonviolente per raggiungere l'obiettivo della pace. 
Perdono, accoglienza, carità ed esperienza i punti cardini di un impegno che vede migliaia di volontari applicarsi nella risoluzione dei problemi: dal reinserimento dei carcerati, all'accoglienza di immigrati, all'aiuto dei più poveri per arrivare all'inclusione sociale e quindi allo stato di pace.
"Le cose di Dio devono sapere di Dio" ha dichiarato Olivero descrivendo la propria organizzazione e ha lamentato la mancanza del sentimento di maternità nel mondo che porta all'esclusione del diverso e quindi a nuovi conflitti. E' infatti l'atteggiamento di ognuno di noi nel quotidiano che crea la guerra e la divisione. Per avere più sicurezza non servono le armi o gli eserciti, ma la disarmante bontà della nonviolenza.
Gli è stato dato il titolo di Ambasciatore della Cultura della Pace, che lo vede insieme a Sveva Sagramola, giornalista Rai e conduttrice della trasmissione Geo. 
Potevamo dargli il Premio Nazionale "Cultura della Pace-Città di Sansepolcro", abbiamo preferito dargli un impegno: continuare ad indicare le vie nonviolente per la risoluzione dei conflitti.

Il settimanale del Prof. Johan Galtung

pubblicato 20 apr 2017, 07:34 da Cultura della Pace

Può darci pace la scienza empirica? 

Nel suo settimanale il Prof. Galtung analizza la scienza quale elemento per la costruzione della pace


Per alcune tra le migliori intuizioni scientifiche vedi Peter Atkins,Galileo’s Finger-The Ten Great Ideas of Scienceevolution, DNA, energy, entropy, atoms, symmetry, quanta, cosmology, spacetime, arithmetics (Il dito di Galileo – Le dieci grandi idee della scienza: evoluzione, DNA, energia, entropia, atomi, simmetria, quanti, cosmologia, spaziotempo, aritmetica), Oxford University Press, 2003. Tutte occidentali nello spazio, e la maggior parte abbastanza recenti nel tempo. Qui potrebbe esserci una certa qual miopia spaziale e temporale in azione. Ma il libro è assolutamente consigliabile.

Il dito di Galileo indica due pilastri della scienza: la conoscenza scientifica deve basarsi sull’osservazione o la sperimentazione di fatti empirici; e la matematica è il linguaggio usato per esporre questa conoscenza scientifica.

Prima obiezione: soltanto il passato può produrre fatti empirici; il che limita quello che potrebbe essere o che dovrebbe essere a ciò che già è manifesto in alcuni fatti. Ma gli esseri umani sono in grado di trascendere il passato e creare fatti nuovi.

Seconda obiezione: le proposizioni matematiche sono “o vere o false” e non possono conciliare le contraddizioni di “né – né” oppure di “sia – sia”. Ma contraddizioni-incertezze possono stimolare soluzioni-chiarezza e possono anche essere fatti positivi in sé stessi, un bene per sé

C’è bellezza nella semplicità di molte formule matematiche. Tuttavia sovente esse non riflettono la natura reale bensì una natura ideale, semplificata (nessuna discordanza, e simili), ideata dentro la natura reale, complessa, caotica. Questo, e la semplicità matematica, si adattano reciprocamente e diventano “leggi”; anche solo bidimensionali, una “indipendente” e una “dipendente”, X, Y.

Per sopravvivere gli esseri umani semplificano, ma quello è pragmatismo. La matematica iterativa di Benoit Mandelbrot, erroneamente chiamata “teoria del caos”, ha portato ordine a una natura complessa, caotica, senza alcuna teoria.

Un interrogativo fondamentale è piuttosto la mancanza di attenzione alla variazione dei parametri. I CFC, clorofluorocarburi nei refrigeratori e nei contenitori spray di aerosol, sono innocui sulla superficie terrestre ma, alterati dalla più alta energia solare nella stratosfera, essi distruggono lo strato di ozono. Da qui, i medici esaminano in anticipo gli effetti della mancanza di peso (parametro g=0) sul corpo umano.

Generalmente una legge è valida solo in una categoria subordinata dello spazio-parametro, come “0°C, 760mm”. Le variazioni del parametro rendono le leggi multidimensionali? Sì, ma sappiamo noi in quale modo reagisce la natura a trovarsi nella camicia di forza di una legge? Se lo sapessimo, ciò sarebbe un’ulteriore legge. Meglio dubitare a questo proposito.

Come reagisce la natura umana all’essere prevedibile? Alcuni accettano, “sono così”. Altri dicono “glielo proverò” e dimostrano che le “leggi” sono infondate. Un parametro chiave è la cognizione delle “leggi”; esse devono essere conosciute per essere confutate. Un motivo per cui le agenzie di spionaggio tengono segreta la maggior parte di quanto scoprono e del perché coloro che sono spiati vogliono vedere i loro schedari (Norvegia: “mappa mi”).

Come reagiscono i gruppi umani, le categorie umane, all’essere resi prevedibili? Le leggi negative sono percepite come pregiudizievoli, pre-giudizio; le positive come fatti. Se nessun fatto nuovo sconfessa il pregiudizio, questo diventa una legge convalidata, un verdetto. I gruppi convalidano i pregiudizi a loro proprio, considerevole, rischio.

Come funziona tutto questo nelle scienze sociali in genere, e nelle scienze umane?

Le scienze sociali documentano un enorme numero di fatti a livello micro-meso-macro-mega. Le più ideografiche scienze sociali, storia e antropologia operano con “molto a proposito di poco”; le più nomotetiche (economia, sociologia, politologia, relazioni internazionali) con leggi “poco a proposito di molto”.

Prendete il titolo dell’articolo. Trovate le condizioni {C}–variabili e valori del parametro–, una serie di caratteristiche della pace {P}, e provate {C}–>{P}. Ma i parametri sono molti e cambiano. Una velocità massima di 20 km/h era idonea per piccoli stati e per grandi confederazioni; le velocità di oggigiorno sono idonee per regioni-sovrastati-comunità. Seguendo logiche differenti, le leggi del passato possono essere oggi senza senso.

Più si vuole forte {P}, più ricerca è necessaria per {C}. Mantieni {P} e crea un {C*} aperto, con {P}–>{C*}, “–>” a significare “indica quale ipotesi che deve essere confermata”, non una legge. {P} indirizza la ricerca così che {C*} può contenere nuovi fatti fino a che “si osserva dato {C*} ottenuto {P}”, e non si osserva il suo contrario . E’ reso scientifico dalla concomitanza delle due osservazioni.

Il punto fondamentale è se vogliamo {P} con determinazione sufficientemente forte, tanto forte quanto quella che abbiamo avuto per ottenere agi materiali e salute, e ottenerli per molte, veramente molte persone.

Le scienze umane indicano un enorme numero di norme a livello micro-meso-macro-mega, quali spiegazioni sull’uso corretto della lingua, su come fare prosa, poesia, libri, arti in genere: “critica”. La filosofia ne fa parte quanto a spiegazioni su come pensare correttamente; ma la storia è una scienza sociale e la geografia una scienza sociale e naturale. Invero la giurisprudenza qui appartiene, come se fosse un ramo che è più grosso dell’albero.

Non ha limiti la ricerca dell’uomo per dare un senso alle cose, e il Genio del 17° Secolo ha condizionato i successivi quattro secoli. Esempi:

  • Galileo Galilei (1564-1642): I due massimi sistemi del mondo, 1630
  • René Descartes (1596-1650): Discours de la Méthode, 1637
  • Isaac Newton (1642-1729): Principia: Mathematics-Natural Philosophy, 1687

Il metodo di Descartes consisteva in “fatti derivanti dal suddividere la realtà in parti più piccole”; quello di Newton in “equilibri matematici che spiegano molti fatti diversi”. Considerare la natura priva di cognizione e gli esseri umani provvisti di cognizione per comprendere la natura quale oggetto; l’epistemologia taoista che nega gli equilibri era a loro sconosciuta.

Non conosce limiti neppure il plauso che l’Occidente si concede per questo atteggiamento [i]; ma si mormora che non tutto vada bene nella Casa della Scienza [ii].

Cresce la normativa-prescrittiva, che usa come strumento la descrittiva-predittiva. Di questo trattano l’ingegneria e l’architettura. Ci troviamo in una situazione di incertezza, impegnativa, che ci fa sentire a disagio. E’ passato il tempo in cui avremmo dovuto andare oltre il 17° DC.

Esiste alla base un parametro fondamentale? Se c’è, è la tecnologia. Giustamente Marx vide nei mezzi di produzione dei modi per modellare l’organizzazione sociale; ma sbagliò nel presumere che le relazioni fossero a senso unico. L’epistemologia buddista insiste sulla simmetria. Iniziamo con il più orizzontale e pacifico modo che desideriamo, sviluppiamo mezzi come una radio gestita dalla società civile, con programmi che prevedono la partecipazione degli ascoltatori, invece di una TV verticale a direzione unica gestita dallo stato-capitale. Iniziamo a risolvere i conflitti e a guarire i traumi tramite relazioni dirette micro-meso attraverso i confini piuttosto che ricercare una “pace” verticale tramite macro stati pronti a sacrificare i propri cittadini.

E diamoci l’economia che desideriamo piuttosto che contabili a scimmiottare Galileo. Padroni a Casa nostra, sempre a migliorare la democrazia e i diritti umani.


NOTE:

[i]. Esempi: A.C Grayling, The Age of Genius: The Seventeenth Century and the Birth of the Modern Mind(L’Età del Genio, il diciassettesimo secolo e la nascita del pensiero moderno) Bloomsbury 2016, che segnala molto più numerosi geni dei tre qui mezionati; Steven Weinberg, To Explain the World: The Discovery of Modern Science (Interpretare il Mondo, la scoperta della scienza moderna), Harper 2016; Anthony GottliebThe Dream of Enlightenment: The Rise of Modern Philosophy (Il Sogno dell’Illuminismo: l’ascesa della filosofia moderna), Liveright 2016.

[ii]. Esempi: Eugene P. Wigner, “On Some of Physics’ Problems”, Main Currents in Modern Thought Gen-Feb 1972 (“Su alcuni problemi della fisica”, Le principali correnti nel pensiero moderno), ne menziona quattro. Due sociali, il problema della comunicazione tra una branca della fisica e l’altra, e “qual è lo scopo dello studio della fisica o delle scienze naturali?” Per divertimento? Per migliorare la vita degli esseri umani, con l’energia nucleare magari, ma anche con le bombe? Due sono interni alla fisica: Cosmologia, Il Problema dell’Inizio, del tipo “qual era lo stato dell’universo prima del big bang”, ed Epistemologia, Il Ruolo dell’Osservatore, “può produrre sul sistema risultati diversi e si possono prevedere soltanto le probabilità dei vari risultati (la specialità dell’autore). Un problema non così fondamentale, “come possiamo stabilire se una teoria è conforme alla realtà se non può essere convalidata sperimentalmente”, fu dichiarato da due astrofisici, Adam Frank e Marcelo Geiser in “Una crisi ai margini della fisica”, NYT 9 giu 2015. Perchédovrebbe? Perché non la sola osservazione? O per simulazione?


#476 – Johan Galtung – 10 Aprile 2017
Titolo originale: Can Empirical Science Give Us Peace?
Traduzione di Franco Lovisolo per il Centro Studi Sereno Regis

La nonviolenza è in cammino

pubblicato 12 apr 2017, 08:52 da Cultura della Pace

Difendere la Patria senza armi

Sul sito www.unimondo.org un articolo di Raffaele Natalucci da Cittanuova.it racconta i progressi della proposta di organizzare una difesa civile popolare nonviolenta


Comincia a dare i primi frutti la proposta di realizzare una difesa civile alternativa alla difesa militare. La campagna è iniziata simbolicamente il 25 aprile del 2014 proprio per dare attuazione al «ripudio della guerra» sancito nella Costituzione (articolo 11) assieme alla definizione della difesa della patria come «sacro dovere del cittadino» (articolo 52) . L’ iniziativa è il frutto dell’impegno comune messo in atto da sei realtà nazionali: Tavolo interventi civili di paceConferenza nazionale enti di servizio civileForum nazionale servizio civileRete Sbilanciamoci!Rete della pace e Rete italiana per il disarmo.

Si tratta di capovolgere il modello attuale che vede l’assegnazione di ingenti risorse per la difesa militare a fronte della riduzione dei fondi destinati ad contrastare minacce quali l’aumento dell’insicurezza sociale e il dissesto del territorio. Basti pensare alla carenza di turbine o dei mezzi spazzaneve durante le cosiddette “emergenze maltempo” o la piaga della disoccupazione giovanile che emerge dai dati Eurostat. Nel concetto di “difesa”, infatti, si vuole ricomprendere la tutela dei diritti sociali, in particolare del diritto al lavoro, posto a fondamento della nostra Costituzione al fine di salvaguardare e rafforzare il livello di sicurezza sociale.

Come afferma la rivista “Azione nonviolenta” fondata da Aldo Capitini, padre del Movimento Nonviolento «è necessario sottrarre allo strumento militare il monopolio della difesa e delle risorse, per ribadire  un’altra idea e pratica della difesa. Bisogna cambiarne paradigma. Si tratta della difesa della sicurezza dei cittadini e, contemporaneamente, della gestione delle controversie internazionali con strumenti e mezzi non militari». La proposta di legge, presentata il 10 dicembre 2015, prevede l’istituzione del Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, al quale afferiscono i Corpi Civili di pace.

Con un bando scaduto a febbraio 2017 è stato già avviata una sperimentazione (inserita nella legge n. 147 del 2013) relativamente a 106 giovani volontari disposti a partire per  svolgere «azioni di pace non governative nelle aree di conflitto e a rischio di conflitto e nelle aree di emergenza ambientale». L’idea di istituire dei Corpi Civili di pace risale alla proposta avanzata nel 1995 dall’eurodeputato altoatesino Alexander Langer quale base imprescindibile per una futura difesa comune europea. L’impiego di tali corpi tuttavia, non va considerato come un’ipotesi conseguente all’intervento militare. I loro compiti infatti vanno dalla prevenzione del conflitto armato fino al tentativo di impedirne l’esplosione.

Secondo la visione di  Langer, i “Corpi civili di pace” avrebbero dovuto svolgere funzioni cruciali come: portare messaggi da una comunità all’altra, compiere operazioni di monitoraggio, facilitare il dialogo al fine di far diminuire la densità della disputa, provare a rimuovere l’incomprensione, negoziare con le autorità locali, facilitare il ritorno dei rifugiati, cercare di evitare, con il dialogo, la distruzione delle case, il saccheggio e la persecuzione delle persone, sfruttare al massimo le capacità di coloro che nella comunità non sono implicati nel conflitto (gli anziani, le donne, i bambini), subentrando alle autorità e ai servizi locali ma solo su richiesta e in via temporanea.

La necessità di affiancare alla difesa militare una difesa civile non armata, è stata ribadita sabato 1 aprile 2017 durante il congresso nazionale del Movimento Nonviolento da parte dei parlamentari Giulio Marcon (SI), Giorgio Zanin (PD) e Roberto Cotti (M5S). Va ricordato infine come la creazione di un corpo di pace fu concepita da Gandhi in relazione al metodo della “nonviolenza”: una lotta politica che consiste nel rifiuto di ogni atto di violenza, in primis contro i rappresentanti e i sostenitori del potere cui ci si oppone, ma anche disobbedendo a determinati ordini militari o ad altre norme, attraverso forme di disobbedienza, boicottaggio e non collaborazione.

Comunicato Stampa del Movimento Nonviolento

pubblicato 06 apr 2017, 09:52 da Cultura della Pace

XXV Congresso del Movimento Nonviolento 
Coerenza, continuità, convinzione. 
La nonviolenza oggi
Comunicato Stampa del Movimento Nonviolento sul Congresso

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Si è svolto a Roma nei giorni scorsi (31 marzo, 1 e 2 aprile 2017) il Congresso nazionale del Movimento Nonviolento. Un centinaio le persone che hanno partecipato ai lavori. “E' stato un Congresso maturo – ha dichiarato in conclusione il riconfermato presidente nazionale Mao Valpiana – espressione di un Movimento che vuole offrire uno spazio di agibilità politica nonviolenta alle tante persone che cercano un'alternativa a populismi, leaderismi, demagogie, voglia di uomini forti al comando, sfiducia nella democrazia e nelle istituzioni, giustizialismo faida-te, che costituiscono nell'insieme uno scenario molto preoccupante. Nel drammatico scenario internazionale e nazionale, nel quale non si è mai speso tanto per preparare e fare le guerre, il nostro compito oggi è di far entrare il tema essenziale della costruzione della pace con mezzi nonviolenti nell'agenda della politica. La nonviolenza è l'alternativa politica alla barbarie”. Il Congresso si è aperto con una commemorazione del deputato socialista, pacifista, nonviolento, Giacomo Matteotti, davanti al cippo a lui dedicato, dove nel 1965 Aldo Capitini disse: “Siamo venuti in questo luogo, dove ebbe inizio il martirio di Giacomo Matteotti, per due ragioni connesse con il nostro lavoro e con la nostra speranza. Una è che Matteotti nei primi mesi del 1915 condusse una campagna chiarissima contro la guerra auspicando che il proletariato italiano desse al mondo l’esempio della lotta nonviolenta per la neutralità; l’altra ragione è che egli pagò con la sua vita la fedeltà assoluta al metodo nonviolento”. Daniele Lugli ha rinnovato, oggi come ieri, le motivazioni di una opposizione integrale alla guerra. Il secondo momento congressuale è stato un incontro pubblico, avvenuto nella sede del Partito Radicale, di approfondimento sul tema “Migrazioni e conflitti. Politica per le città aperte” con il Senatore PD Luigi Manconi, il vignettista Mauro Biani, il Presidente emerito Daniele Lugli, moderato da Mao Valpiana, direttore di Azione nonviolenta. Forte la critica al decreto Minniti Orlando su immigrazione e sicurezza urbana, che modifica le regole sul diritto d’asilo in Italia e prevede l’allargamento della rete dei centri di detenzione per i migranti irregolari che devono essere rimpatriati: una giustizia minore, un diritto disuguale, un diritto etnico inaccettabile, è stato il giudizio negativo espresso dai relatori. L'assemblea congressuale è iniziata con la proiezione di un breve video del 1981 girato al termine della terza Marcia per la Pace Perugia-Assisi, nel quale Pietro Pinna (primo obiettore di coscienza, cofondatore del Movimento, scomparso un anno fa) richiamava alla disobbedienza civile, all'azione diretta nonviolenta, al boicottaggio contro le spese militari e la preparazione bellica. La mattina di sabato 1 aprile ha registrato i molti saluti portati ai congressisti dai tanti ospiti presenti, a partire dal Sindaco di Messina, Renato Accorinti, che ha scaldato i cuori della platea con la sua testimonianza diretta che il cambiamento è possibile; poi i rappresentanti delle Reti di cui il Movimento Nonviolento fa parte: la Conferenza Nazionale degli Enti di Servizio civile, con il portavoce Licio Palazzini, la Rete della Pace con Sergio Bassoli, Rete italiana disarmo con Enrico Piovesana, ricercatore dell'Osservatorio sulle spese militari Mil€x, istituito anche con il contributo del Movimento Nonviolento. Sono intervenuti anche i parlamentari presenti, impegnati nella campagna “Un'altra difesa è possibile”: Giorgio Zanin del Partito Democratico, Giulio Marcon di Sinistra Italiana, Roberto Cotti del Movimento 5 Stelle, mentre Guglielmo Calcerano ha portato il saluto dei Verdi. Numerosi anche i rappresentanti di altre associazioni vicine al Movimento Nonviolento: Marianella Sclavi è intervenuta per conto della Fondazione Alexander Langer Stiftung, Aldo Pavia per Aned, l'Associazione nazionale degli ex deportati nei campi di sterminio; e poi, Fabrizio Truini di Pax Christi, Giorgio Giannini del Centro Studi Difesa Civile, Carmen Nicchi Somaschi dell'Associazione Vegetariana Italiana e infine Paolo Gentile di Servas Italia- Porte Aperte. Tra i numerosissimi interventi, da registrare anche quelli dello storico Ercole Ongaro, specializzato sulle forme di resistenza nonviolenta durante la prima e la seconda guerra mondiale, dell'Archivista Andrea Maori, che ha curato l'archivio storico del Movimento, e di Filippo Thiery, metereologo e volto noto della trasmissione Geo di Rai3, che è intervenuto sulle questioni climatiche e l'importanza di una corretta informazione scientifico-ambientale per il futuro dell'ecosistema. Il Congresso ha avuto anche uno sguardo internazionale, con l'intervento di Sam Biesemans, responsabile del Bureau europeo per l'obiezione di coscienza, supportato da Martina Lucia Lanza, la “ministra degli esteri” che rappresenta il Movimento Nonviolento nei consessi internazionali. L'assemblea congressuale, dopo l'intenso dibattito, è proseguita con i lavori di Commissione: - La Commissione “Esperienze educative per la Nonviolenza”, ha lavorato sulle esperienze educative e formative nonviolente sul territorio, compresa la necessità di accreditarsi come Ente di formazione certificata, in primo luogo per gli insegnanti. - La Commissione “Un'altra difesa è possibile” si è posta come obiettivo specifico la calendarizzazione della proposta di legge per l'Istituzione del Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta nei lavori parlamentari entro la fine della Legislatura. - La Commissione “La forza preziosa dei piccoli gruppi” ha proposto la realizzazione di una anagrafe territoriale delle presenze nonviolente in Italia, con particolare riferimento al sud e alle isole, nonché di un manuale pratico per i Centri territoriali impegnati nella crescita della nonviolenza organizzata. Al termine del Congresso è stata approvata la Mozione politica generale che dice: “La nonviolenza oggi si esprime nel Movimento attraverso la “coerenza, continuità, convinzione” dei propri iscritti, che ne costituiscono l’elemento fondamentale di crescita. I Centri territoriali del Movimento Nonviolento sono il luogo dove si sviluppa la formazione e quindi l’azione nonviolenta locale. Il Direttivo, il Comitato di Coordinamento, la rivista An cartacea e digitale, svolgono la funzione di collegamento e sintesi del lavoro politico che il Movimento Nonviolento attua come forma di servizio per una più vasta area di amiche e amici della nonviolenza. La prima direttrice del pensiero e dell’azione del MN resta “l’opposizione integrale alla guerra” ancor oggi avamposto della politica nonviolenta. È da lì che poi scaturiscono i tantissimi indirizzi di lavoro su cui è impegnato il Movimento Nonviolento: la formazione, l’educazione, l’elaborazione teorica, la cura della memoria, la produzione culturale, l’informazione, e poi l’impegno nei campi specifici del servizio civile, del disarmo, della convivenza, delle politiche per le città aperte, della difesa civile non armata e nonviolenta, della tutela dell'ambiente, del governo del territorio, dei diritti per tutti, anche e soprattutto con l’azione di rete che emerge dalle tante e belle relazioni che il Movimento stesso ha saputo creare e coltivare nei suoi primi 55 anni di vita”. 
L'assemblea congressuale ha infine rinnovato gli organi statutari dell'Associazione: Presidente: Mao Valpiana; Presidente Emerito: Daniele Lugli Direttivo: Pasquale Pugliese, Massimiliano Pilati, Elena Buccoliero, Piercarlo Racca (tesoriere) Comitato di coordinamento: Adriano Moratto, Daniele Taurino, Caterina Del Torto, Vittorio Venturi, Claudio Morselli, Carlo Bellisai, Raffaella Mendolia, Enrico Pompeo, Martina Lucia Lanza, Rocco Pompeo. 

Ecoparlamento

pubblicato 06 apr 2017, 09:42 da Cultura della Pace

"Questa è l'Europa che ci piace"

Sul sito www.unimondo.org un articolo di Alessandro Graziadei 

riguardo l'ultima iniziativa legislative del Parlamento Europeo


Risultati immagini per economia circolare

Il 14 marzo il Parlamento Europeo, dopo aver esaminato quasi 2.000 emendamenti, ha approvato la revisione di quattro direttive che compongono il pacchetto legislativo sull’economia circolare europea e introducono nuovi obiettivi nella gestione dei rifiuti per quanto riguarda il riutilizzo, il riciclo e lo smaltimento in discarica. Adesso le direttive dovranno essere negoziate con il Consiglio dei ministri dell’Unione europea, ma per ora, in linea con quanto la Commissione europea aveva inizialmente proposto già nel 2014, le direttive europee prevedono che “la quota di rifiuti da riciclare dovrà aumentare dall’odierno 44% al 70% entro il 2030” limitando “la quota di smaltimento in discarica dei rifiuti urbani al 5%". Per i materiali di imballaggio, come carta e cartone, plastica, vetro, metallo e legno, l’asticella della quota riciclo è stata portata all’80% come obiettivo per il 2030, con obiettivi intermedi per ogni materiale misurati nel 2025. Un traguardo ambizioso, ma non impossibile, visto che i dati in mano alla Commissione europea dicono che già nel 2014 il 44% di tutti i rifiuti urbani dell’Unione erano riciclati o compostati, a fronte al  31% del 2004, mentre quelli alimentari, stimati oggi in circa 89 milioni di tonnellate, pari a 180 kg pro-capite annui, dovrebbero essere ridotti “del 30% nel 2025 e del 50% entro il 2030”.

Se è vero che ogni anno in Europa gettiamo via 600 milioni di tonnellate di rifiuti, rifiuti che potrebbero essere reinvestiti nell´economia, per Legambiente il voto a larga maggioranza del Parlamento Europeo è un atteso “Passo verso un’ambiziosa riforma della politica europea dei rifiuti” che “ha aperto la strada verso una politica europea finalmente in grado di trasformare l’emergenza rifiuti in una grande opportunità economica ed occupazionale”. Infatti, sebbene la gestione dei rifiuti nell’Unione sia notevolmente migliorata negli ultimi decenni, quasi un terzo dei rifiuti urbani viene ancora smaltito in discarica e meno della metà viene riciclato o compostato. Esistono inoltre ancora troppe differenze tra gli Stati membri. Nel 2014, Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Svezia non hanno praticamente inviato nessun rifiuto urbano alle discariche, mentre Cipro, Croazia, Grecia, Lettonia e Malta smaltiscono ancora in discarica più di tre quarti dei propri rifiuti urbani. Per il Parlamento Europeo le direttive approvate nelle scorse settimane “sono un invito a migliorare in tutti i paesi dell’Unione la gestione dei rifiuti per fornire benefici all’ambiente, al clima, alla salute umana e all’economia”, rafforzando le disposizioni dell’Unione non solo nel campo della riduzione dei rifiuti, ma anche nell’estesa responsabilità del produttore, semplificando le definizioni, gli obblighi di comunicazione e i metodi di calcolo degli obiettivi.  

“Il rapporto adottato - ha spiegato Legambiente - grazie anche all’impegno della relatrice Simona Bonafè - migliora considerevolmente la proposta del 2014 fatta dalla Commissione Europea, in particolare per quanto riguarda i target di riciclaggio al 2030 innalzati al 70% per i rifiuti solidi urbani ed all’80% per gli imballaggi. Il raggiungimento di questi obiettivi consentirebbe, secondo la valutazione della stessa Commissione Europea, di creare 580 mila nuovi posti di lavoro, con un risparmio annuo di 72 miliardi di euro per le imprese europee grazie ad un uso più efficiente delle risorse e quindi ad una riduzione delle importazioni di materie prime”. I posti di lavoro potrebbero addirittura crescere sino a 867 mila se, all’obiettivo del 70% di riciclaggio, si accompagnassero a livello europeo e nazionale anche misure ancora più ambiziose per il riuso, in particolare nei settori dell’arredamento e del tessile. Solo in Italia per l’ong “si possono creare almeno 190 mila nuovi posti di lavoro, al netto dei posti persi a causa del superamento dell’attuale sistema produttivo”, un’opportunità che non può essere sprecata anche per lo stesso ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti secondo il quale ora “Ci attende un negoziato non semplice, ma è indispensabile arrivare a un testo in grado di avviare l’Europa verso un futuro di crescita sostenibile”.

Per Rossella Muroni, presidente di Legambiente, “Questa è l’Europa che ci piace. Un’Europa capace di indicare una strategia moderna e sostenibile per uscire dalla crisi puntando su innovazione e coinvolgimento sinergico tra cittadini, istituzioni e economia. […] Ma anche il nostro governo deve fare la sua parte. L’Italia, in sede di Consiglio, deve sostenere una riforma della politica comune dei rifiuti che faccia da volano per l’economia circolare europea, senza nascondersi dietro le posizioni di retroguardia di alcuni governi che si oppongono ad un accordo ambizioso con il Parlamento”. Al momento e nel campo dell’economia circolare il Belpaese non è certo tra i più virtuosi, visto che ogni anno paghiamo all’Europa più di 100 milioni di euro in sanzioni legate al ciclo dei rifiuti. Un esempio è il ritardo italiano nel recupero di energia da biomassa potenzialmente contenuta negli scarti del processo cartario e che per Assocarta “ha un risultato finale doppiamente negativo: costi energetici e impatti ambientali più alti nei processi industriali cartari, e crescenti problemi nella gestione dei rifiuti speciali prodotti dalle cartiere”. Sicuramente in questa Europa unita, ma dai molti limiti, questo pacchetto legislativo sull’economia circolare potrebbe essere un passo decisivo per superare il modello “produci, consuma e getta” e passare, anche in Italia, ad un’economia dove i prodotti sono progettati per durare ed essere riparati, riusati e riciclati.

Via l'atomica

pubblicato 30 mar 2017, 11:06 da Cultura della Pace

O l’umanità distruggerà gli armamenti o gli armamenti distruggeranno l’umanità’

Comunicato stampa di Pax Christi Italia

Esplosione di una bomba atomica

 

Le Nazioni Unite per salvare la famiglia umana!.

Oggi 27 marzo 2017 all’ONU iniziano i lavori per la scrittura e l’approvazione di un Trattato  per la messa al bando delle armi nucleari.

Pax Christi International, (da tempo attiva nell’ambito del disarmo nucleare e convenzionale, dopo il suo comunicato del 17 marzo scorso per la liberazione del mondo dalle armi nucleari in nome della dignità della persona umana), prenderà parte con una sua delegazione alle sedute delle Nazioni Unite che proseguiranno nei mesi di giugno e luglio.

Il governo italiano ha votato contro l’apertura dei lavori nell’autunno 2016. Per questo motivo, Pax Christi Italia ha lavorato nei mesi scorsi affinché questa posizione cambiasse, come già espresso nell’appello congiunto dell’8 marzo, (http://www.paxchristi.it/?p=12713) firmato dal card. Montenegro, presidente della Caritas e da mons. Ricchiuti, presidente di Pax Christi: “Siano proibite e abolite le armi nucleari”.

Mentre attendiamo fiduciosi che il parlamento italiano si esprima in proposito, Pax Christi Italia chiede ai propri aderenti e ai cittadini italiani di tenersi informati e di far sentire la loro voce presso ogni membro di istituzioni nazionali o locali. Persone, movimenti, parrocchie, diocesi, istituzioni devono prendere coscienza della grave situazione che il mondo sta vivendo e fare pressione perché l’Italia sia fedele alla sua Costituzione e si attenga agli obblighi sottoscritti aderendo al Trattato di non proliferazione e denuclearizzando il proprio territorio.

Dopo la celebrazione del 60° anniversario dell’Unità europea è necessario che l’Europa sia coerente coi suoi Trattati fondativi e sappia valorizzare il premio Nobel per la pace che le è stato assegnato nel 2012.

Siamo coscienti con papa Francesco che la deterrenza nucleare e la minaccia della distruzione reciproca sono contrarie al bene dell’umanità e all’etica di ogni civile convivenza.

Ricordiamo, tra i molti, lo storico appello di Gandhi, rilanciato da Albert Einstein, a eliminare le armi nucleari perché queste non eliminino l’umanità intera.

 


La pace è un diritto non una possibilità

pubblicato 26 gen 2017, 07:57 da Cultura della Pace   [ aggiornato in data 26 gen 2017, 07:58 ]

Il diritto a godere della pace: utopia o realtà?

Nel sito www.unimondo.org un articolo di Miriam Rossi sul diritto alla pace sancito dall'Onu


http://www.promozioneumana.it/yep-content/media/20120705210721-2012-40767-NDP.jpg

Ogni essere umano ha diritto a godere della pace. Frase coincisa ma densa di significati che l’Assemblea Generale dell’ONU ha pronunciato con l’adozione della Dichiarazione sul diritto alla pace sul finire del dicembre scorso, sulla base del testo trasmesso dal Consiglio per i diritti umani. 131 i voti a favore, 34 i contrari e 19 gli astenuti, tra questi ultimi anche l’Italia mentre la maggior parte degli Stati dell’UE ha votato contro la sua approvazione e tra i favorevoli si annoverano anche molti rappresentanti di regimi non democratici.

Con l’approvazione, però, tutti i Paesi membri, praticamente tutti gli Stati del mondo, sono caldamente invitati ad attuare i contenuti della disposizione; non sono però obbligati, in quanto le risoluzioni adottate dall’Assemblea Generale dell’ONU non hanno valore di legge. E d’altra parte è proprio per la natura “evanescente” di questo nuovo diritto umano fondamentale a essere considerato particolarmente inconsistente e di difficile attuazione. O meglio. Affermare che ogni persona ha diritto a vivere in pace significa costruire un mondo dove si insegni e si costruisca una cultura di pace, significa creare condizioni e limiti alla guerra, significa di fatto garantire tutti quegli altri diritti umani che, forse utopicamente, consentono a ciascun essere umano di ritenersi soddisfatto, felice, in pace con se stesso e anche con gli altri. La costruzione del diritto alla pace presuppone in realtà un lavoro ben più ampio e profondo di quanto una affermazione puramente teorica lascerebbe di primo acchito presupporre.

Tuttavia proprio la difficoltà di monitorare i programmi statali rivolti ad assicurare la pace e anche l’incapacità di concordare delle effettive sanzioni rivolte a quegli Stati membri che non osservassero tali indicazioni sono state le ragioni del lungo, travagliato iter che questo diritto umano ha compiuto prima di giungere all’approvazione dell’Assemblea Generale. Da più di un decennio accanto ai diritti civili e politici, ai diritti economici, sociali e culturali, e ai diritti di solidarietà dei popoli si era aggiunta in sede ONU la teorizzazione di diritti di “quarta generazione”, che tenevano cioè conto non solo delle trasformazioni sociali-politiche degli esseri umani contemporanei ma soprattutto delle innovazioni tecnologiche che hanno determinato una vera e propria rivoluzione a tutto campo: la formulazione del diritto alla privacy si è allora affiancato al diritto di proprietà intellettuale, per internet è stato fra l’altro enunciato il diritto all’oblio, e nuovi diritti sono stati garantiti nel campo della bioetica e delle manipolazioni genetiche, ad esempio legate all’uso delle cellule staminali o della fecondazione assistita ma anche in relazione ai cibi geneticamente modificati. Anche il diritto alla pace si configurava da tempo all’interno di questo elenco, seppur il “diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà fondamentali possono essere pienamente realizzati” era stato proclamato dall’articolo 28 della Dichiarazione Universale dei diritti umani già all’indomani della seconda guerra mondiale, nel dicembre 1948.

La Dichiarazione sul diritto alla pace approvata il 19 dicembre 2016 non fa dunque che specificare ulteriormente questo contenuto, in 5 brevi articoli che seguono invece un dettagliato e fondamentale preambolo che fa riferimento ai principali documenti del Codice internazionale in materia di diritti umani e agli obiettivi dell’Organizzazione multilaterale. Non solo la Dichiarazione è interpretata quale uno strumento per garantire la piena soddisfazione dei principali diritti umani (di fatto, senza pace non è possibile garantire alcun diritto umano) ma è anche intesa come un deciso anticorpo al dilagante fenomeno del terrorismo. Il rafforzamento dello spirito di tolleranza, dialogo, cooperazione e solidarietà tra tutti gli esseri umani non può essere che il frutto dell’educazione alla pace a cui gli Stati e le Organizzazioni internazionali sono chiamati a impegnarsi, come già indicato nella Dichiarazione su una cultura di pace del 1999 e nella Dichiarazione sull’educazione e sulla formazione ai diritti umani del 2011. La costante e pregiudiziale opposizione occidentale alla formulazione e all’approvazione di questa Dichiarazione è da collegarsi alla chiara indicazione che il diritto di ciascuno non è “alla pace”, bensì a “godere della pace”: non si tratta di un equilibrismo lessicale, bensì di una indicazione per la quale la pace non è “negativa”, quella che c’è quando non esiste la guerra, al contrario la pace di cui parla la Dichiarazione è una pace “positiva”, da costruire promuovendo eguaglianza, stato di diritto, giustizia, non discriminazione, diritti fondamentali. Non basta dunque non “muovere guerra”, occorre rivedere tutto il sistema di governance statale a cominciare dal disarmo, dalla costruzione di una economia rispettosa dei diritti economici e sociali di tutti gli individui, dalla creazione di corpi di pace anziché di eserciti. Per questa ragione il preambolo della Dichiarazione ricollega il documento ai principi di ius cogens, ossia a quei valori universali intesi come una aspirazione profonda di tutti gli esseri umani.

L’impegno assunto dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, sin dalla sua nascita, di “scoraggiare” il divampare delle guerre non ha raggiunto grandi risultati in questi decenni. Tuttavia questa Dichiarazione è un nuovo tassello che guarda in avanti, pur non avendo quella forza determinante che solo il coraggio delle scelte di alcuni o di molti uomini può conferirle.

L'onore riconosciuto

pubblicato 18 gen 2017, 08:18 da Cultura della Pace   [ aggiornato in data 18 gen 2017, 08:20 ]

Onore a Manning, obiettore di coscienza alla guerra
Verrà liberato il tecnico informatico americano che ha passato a Wikileaks il filmato "Collateral murder" nel quale veniva documentata una strage compiuta da militari americani in Iraq.
Oggi è una giornata importante e ci associamo a tutti coloro che festeggiano per la buona notizia. E siamo convinti che quanto fatto da Manning andrebbe rifatto sempre e comunque: ogni crimine di guerra andrebbe smascherato, diffuso ed esposto alla pubblica riprovazione.
Sul sito www.peacelink.it un articolo di Alessandro Marescotti riguardo la vicenda di Chelsea Manning

Obama ascolta Assange e libera la spia trans: Manning libero a maggio

Era in carcere non per aver ucciso ma per aver denunciato un crimine di guerra.

Questo era accaduto negli Stati Uniti, dove se uccidi in guerra dei civili non vai in carcere, ma se diffondi un video che riprende la scena e sei un militare allora sì che si aprono le porte del carcere.

Avevamo cercato di contribuire anche noi, nel nostro piccolo, a questo esito, promuovendo una campagna di opinione e una raccolta di firme per la liberazione di Manning

Anche noi stiamo dalla parte di Bradley!

http://www.peacelink.it/pace/a/38466.html

Con quell'appello cercavamo di sollevare l'attenzione su una vicenda su cui lo stesso movimento pacifista in Italia si è impegnato poco.

Adesso apprendiamo con gioa che per Manning si apriranno le porte del carcere. Una decisione tardiva. Ma comunque positiva che accoglie.

Manning lo abbiamo considerato fin da subito un obiettore di coscienza alla guerra, una di quelle persone che, pur non rifiutando il servizio militare in sé, tuttavia si rifiuta di partecipare ad azioni contrarie alla propria coscienza, ai propri principi etici.

Ecco come riassumevamo l'intera vicenda: "Bradley Manning è un militare e informatico statunitense di 25 anni che rischia decine di anni di carcere e forse l'ergastolo. L'imputazione è di aver passato al sito Wikileaks documenti riservati che attestano, tra le altre cose, crimini di guerra commessi da militari statunitensi in Iraq. Il più noto è il video nel quale un elicottero statunitense attacca e uccide almeno undici civili iracheni, tra cui due giornalisti della Reuters, e ne ferisce gravemente altri, tra cui due bambini".

Il 31 maggio 2013 scrivevamo all'ambasciatore USA queste parole: "Se il processo stabilisce che Bradley Manning è effettivamente la fonte dei documenti apparsi sul sito Wikileaks, il suo paese non lo dovrebbe punire: lo dovrebbe ringraziare. Chiediamo dunque tutti quanti, al Segretario dell'Esercito, l'Onorevole John M. McHugh, e al Capo di Stato Maggiore dell'Esercito degli Stati Uniti, Generale Raymond T. Odierno, di liberare il soldato Manning e di far cadere le accuse contro di lui".

Kevin Zeese, che ha seguito il processo a Manning, ha scritto: "Mentre ero in tribunale a Fort Meade per assistere all'assunzione di responsabilità di Bradley Manning come informatore di Wikileaks, mi hanno colpito due cose: la sua profonda intelligenza alimentata da curiosità intellettuale e la sua empatia verso gli altri quando invece molti in guerra perdono la loro umanità".

Manning

A favore di Manning erano state raccolte migliaia di firme per sostenerne la candidatuta al Nobel per la Pace.

Oggi è una giornata importante e ci associamo a tutti coloro che festeggiano per la buona notizia. E siamo convinti che quanto fatto da Manning andrebbe rifatto sempre e comunque: ogni crimine di guerra andrebbe smascherato, diffuso ed esposto alla pubblica riprovazione.  

Quando nell'agosto del 2013 giunse la notizia della condanna di Manning a 35 anni di carcere vi fu una reazione della cantante Lady Gaga:

''La notizia della condanna di Bradley Manning è devastante. Se noi stessi non possiamo più alzare la voce contro l'ingiustizia, chi lo farà? Come potremo mai andare avanti?''.

Una reazione via Twitter per i suoi 40 milioni di followers che ruppe un silenzio assordante. Fu veramente paradossale che a indignarsi pubblicamente fosse una cantante. E i grandi depositari dei valori morali, della coscienza collettiva, della cultura e della pace che fine avevano fatto?

E in Italia perché tanto silenzio degli intellettuali?

La buona notizia per fortuna copre la vergogna di tanti silenzi e di tanta indifferenza.

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