Emozioniamoci

pubblicato 10 dic 2015, 10:51 da Cultura della Pace   [ aggiornato in data 13 dic 2015, 09:41 ]

Sezione a cura della Dott.ssa Tamara Leonardi


Emozioni e relazioni interpersonali


Le emozioni influenzano:

  • la percezione,

  • il giudizio,

  • la memoria,

  • il problem solving,

  • gli atteggiamenti interpersonali,

  • il processo e l’esito delle negoziazioni e degli incontri sociali che dipendono dallo scambio di segnali emozionali (per es. di minaccia o di pacificazione)

  • l’attivazione del comportamento aggressivo e della prosocialità.



Una delle aree della psicologia sociale in cui le emozioni giocano un ruolo fondamentale è lo studio delle “dinamiche di gruppo” e del comportamento collettivo.

Già Le Bon, nel 1895, postulava un meccanismo di “contagio emozionale”, per spiegare la natura irrazionale del comportamento delle persone, quando si trovano in grandi folle.

L’emozione è un costrutto ipotetico cioè un’entità non direttamente osservabile ma inferibile dai diversi indicatori emozionali e dalla loro interazione.


Strutture cerebrali coinvolte nell’emozione:


Con il termine emozione si indica un processo, che comporta cambiamenti piuttosto ampi e correlati in vari sottosistemi dell’organismo e che si verifica in risposta ad un evento scatenante,

che ha un significato fondamentale per l’individuo in termini di sopravvivenza biologica o psicologica. L’emozione, pertanto, si configura come un processo dinamico e adattivo

di risposta ad una situazione di crisi.


Le emozioni discrete basilari o primarie sono:

secondo Campos:

-felicità, paura, tristezza, collera, interesse

secondo Argyle:

-felicità, tristezza, sorpresa, disgusto/disprezzo, paura, interesse, vergogna, senso di colpa


Mentre l’emozione è un processo dinamico di durata relativamente breve, l’umore è uno stato emozionale più diffuso e duraturo (almeno qualche ora), non necessariamente scatenato da un evento concreto; l’emotività è un tratto della personalità relativamente stabile;

il sentimento è la risonanza affettiva, meno intensa della passione e più duratura dell’emozione, con cui il soggetto vive i propri stati soggettivi e gli aspetti del mondo esterno (può includere più emozioni anche di segno opposto).



E’ possibile distinguere diverse componenti dell’emozione:


la sensazione interna cioè l’esperienza consapevole dei cambiamenti che si verificano in tutte le altre componenti.

i modelli di risposta a livello neurofisiologico ovvero i cambiamenti nell’attività del SNC (sistema nervoso centrale) e del SNA (sistema nervoso autonomo).

l’espressione motoria attraverso il volto, la voce, i gesti.

la tendenza all’azione per es. desiderio di fuggire, nascondersi, ecc.

la valutazione cognitiva o appraisal cioè l’attribuzione di un significato a ciò che accade.



La sincronizzazione dei processi psicologici e fisiologici al fine di mobilitare tutte le risorse di un organismo per affrontare un evento significativo, comporta dei costi:

- impedisce ad alcuni sottosistemi di eseguire la loro normale funzione (per es. non possiamo

digerire o pensare con lucidità quando siamo in preda ad una forte emozione);

- attiva una forte mobilitazione di energie che riduce le risorse dell’organismo, per questa ragione

l’attivazione prolungata delle emozioni costituisce una fonte di stress.


Gli esseri umani sperimentano emozioni in misura superiore a tutti gli animali e tuttavia sono i primi esseri veramente razionali. Questa condizione, è spiegata dalla cruciale importanza delle emozioni per la sopravvivenza e l’adattamento dell’organismo all’ambiente


La teoria dei due fattori di Schachter è la prima teoria cognitiva delle emozioni.

Secondo tale teoria l’emozione è prodotta:

- dall’attivazione non specifica del sistema nervoso simpatico, catalogata da sensazioni come:

accelerazione del battito cardiaco, tremore alle gambe, ecc.

- dall’interpretazione cognitiva simultanea dell’evento elicitante, cioè sulla base della funzione direttiva delle cognizioni che emergono direttamente dalla situazione immediata.


Secondo Schachter, quando all’aumento dell’attivazione non corrisponde una cognizione appropriata, si attiva un processo diricerca di informazioni e autoattribuzione”.

Se percepisco un aumento nel livello di attivazione che non posso attribuire a un fattore esterno,

so che probabilmente proverò un’emozione.

A questo punto esaminerò attentamente il mio ambiente fisico e sociale, e sulla base di tutti gli indizi rilevanti deciderò qual è l’emozione più appropriata”

Hewstone, M., Stroebe, W., (2002), Introduzione alla psicologia sociale, Il Mulino, Bologna.



Le teorie dell’appraisal


Teoria di Arnold il significato di un evento emotigeno per la persona che lo sperimenta,

è stabilito mediante un processo di valutazione o appraisal dell’evento, che si basa su insieme di

criteri personali.

Teoria di Lazarus descrive un processo di appraisal seguito da una serie di valutazioni successive (re-appraisal), in grado di modificare le proprie impressioni e conseguentemente

le relative emozioni. Tale teoria distingue un appraisal primario che riguarda la piacevolezza/spiacevolezza dell’evento oppure l’eventualità che esso favorisca la realizzazione di

scopi personali ed un appraisal secondario che determina la misura in cui la persona sarà in grado di fronteggiare le conseguenze di un evento con le competenze, le risorse e il potere di cui dispone.

All’interno del modello transazionale di Lazarus il significato dell’evento è determinato dall’interazione tra variabili situazionali (specifica natura dell’evento) e variabili personali

(bisogni, scopi, risorse).

Il meccanismo di appraisal che precede le emozioni, consente di spiegare le differenze culturali

nelle situazioni che provocano emozioni e nell’esperienza emozionale, infatti, anche se esistono criteri di appraisal innati o acquisiti a livello universale nella maggior parte dei casi, i criteri di appraisal dipenderanno da bisogni acquisiti e da scopi e valori culturalmente definiti.

Ad esempio,Wallbott e Scherer hanno rilevato che, mentre nelle culture individualistiche,

le differenze tra emozioni di vergogna e colpa erano considerate relativamente limitate,

nelle culture collettiviste, i comportamenti che suscitavano esperienze di colpa,

venivano valutati come più gravi e immorali di quelli che provocavano la vergogna.


E’ possibile rilevare notevoli differenze nei processi di appraisal:

- tra soggetti appartenenti a culture diverse, che si distinguono sulla base di differenti bisogni acquisiti e di scopi e valori culturalmente definiti;

- tra membri di uno stesso gruppo etnico o nazione, che possono essere portatori di scopi e valori

assolutamente diversi in funzione dell’appartenenza a differenti classi sociali, generazioni, gruppi politici, ecc.

- tra soggetti con differenti caratteristiche e strutture di personalità, in particolare le differenze nella struttura e nel concetto di Sé possono determinare risposte emotive diverse, per esempio individui con bassa auto-stima hanno reazioni emotive più forti al fallimento, rispetto a soggetti con elevata auto-stima.


La triade delle reazioni emozionali si attua mediante:

- espressione motoria

- cambiamenti fisiologici

- sensazioni interne.


L’espressione motoria delle emozioni avviene attraverso il corpo, il volto e la voce; essa svolge una funzione fondamentale nella comunicazione e nell'interazione sociale, esistono infatti segnali espressivi chiaramente differenziati, che corrispondono ai diversi tipi di emozioni.

La modalità espressiva più estesamente studiata è il volto.

Se si assume che dei programmi motori neurali innati producano modelli di risposta specifici

per le emozioni primarie, le espressioni facciali delle emozioni (primarie) dovrebbero essere molto simili nelle varie culture.

Numerose ricerche interculturali (Ekman e Izard) hanno analizzato sia la codifica che la decodifica delle varie emozioni primarie da parte di soggetti provenienti da culture molto diverse, i risultati emersi confermano che le espressioni facciali rappresentate da un attore, possono essere decodificate da giudici provenienti da culture diverse.

Mentre le ricerche interculturali sull’espressione facciale, hanno dimostrato la presenza di una considerevole universalità nell’espressione facciale delle emozioni, esistono tuttavia, anche prove dell’esistenza di specificità culturali nella percezione delle emozioni nel volto e nella loro codifica.


Una possibile spiegazione è che le varie culture si distinguano nel controllo delle emozioni, cioè

nelle regole sociali di esibizione delle emozioni all’interno di specifici contesti.

Diverse ricerche sperimentali hanno rilevato che le emozioni espresse a livello vocale (in assenza di una corrispondente informazione verbale) sono universalmente riconoscibili, indipendentemente dalla lingua e dai confini culturali, è dunque plausibile l’ipotesi che l’espressione vocale così come quella facciale, sia in parte basata su fattori biologici.

Si possono infatti rilevare notevoli somiglianze tra le espressioni vocali di diverse specie nella comunicazione di stati emotivi-motivazionali quali:

- rabbia, ostilità, dominanza (vocalizzazioni dura e tono elevato)

- paura e impotenza (vocalizzazioni acute e sottili).


Tuttavia proprio come per l’espressione facciale, anche per quella vocale, esistono differenze rilevanti fra le specie e le culture, attribuibili ai vincoli posti dai sistemi di comunicazione e dalle norme di espressione culturale e queste influenze sulla voce sono ancora più accentuate di quelle sul volto, perché nel corso dell’evoluzione la voce è diventata il segno che veicola il linguaggio

(differenze sintattiche e fonologiche tra diversi linguaggi).


Le etichette verbali delle emozioni sono state utilizzate nella ricerca antropologica, per confrontare gli stati emotivi sperimentati all’interno di culture diverse e ne è emerso che

esistono notevoli differenze nel lessico emozionale utilizzato all’interno di culture pre-tecnologiche, rispetto alla terminologia emotiva delle lingue occidentali.

Le emozioni pertanto non sarebbero universali, ma determinate da valori e modalità d’interazione specifiche della cultura e quindi sarebbero culturalmente e socialmente costruite.

Queste differenze culturali non invalidano, tuttavia, l’idea fondamentale che il meccanismo emozionale di base sia comune alle varie specie, piuttosto, è probabile che la sensazione interna espressa dall’etichetta verbale sia, a differenza delle altre componenti dell’emozione, maggiormente influenzata dalla variazione socioculturale.

Le emozioni negli esseri umani non sono mai grezze o pure e non appena vengono provate esse sono:

- monitorate e regolate

- controllate o manipolate.

Le emozioni possono essere regolate in due diversi modi mediante:

-la rivalutazione iviene evitata la risposta emotiva prima ancora che possa svilupparsi, controllando attivamente la valutazione di un evento potenzialmente induttore di emozioni.

- la soppressione viene soppressa una particolare risposta (ad esempio un’espressione facciale).


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