Un libro di pace - analisi e recensione

Sezione in collaborazione con l'Associazione Claudio Miccoli


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 Dove passiamo c'è sempre qualcosa che resta. Un residuo, uno sguardo gettato via, una parola scartata, un pensiero incompiuto, un respiro affannato.



Titolo del libroDopo la pioggia le foglie sono verdi

Autore: Salvatore D'Antona  (prefazione di Luca Telese)

Anno di pubblicazione: 2018

Trama dell’opera: "Dopo la pioggia le foglie sono verdi" è molto più di un romanzo o di una poesia: è un viaggio, un cammino di introspezione e di unità con il mondo. È come un funambolo in bilico su un filo che separa realtà e fantasia; ma ciò che esso rappresentava ben oltre questi due aspetti. Il viaggio è quello che intraprende Livio attraverso il Parco nazionale d'Abruzzo per arrivare a Forca Resuni, luogo dove si trova il rifugio al quale era tanto legato il fratello, Claudio. Durante il cammino si intrecciano presente e passato, ed è in questo modo che conosciamo la storia di Claudio, perché il tempo Livio lo vive attraverso il ricordo e l'attesa, e ha deciso di andare lì proprio per ritrovare il fratello, per parlare con lui, perché egli ancora vive in quei sentieri, in quei monti, in quegli alberi e in quei camosci. Nel mezzo del cammino accade però un imprevisto: dopo una bizzarra successione di eventi, Livio conosce Marco. Marco ha qualche anno di più viene anch'egli da Napoli, ma ha idee e principi totalmente opposti a quelli di Livio. Nel tragitto fino a Forca Resuni si intrecciano i ricordi dei due personaggi, fino a mostrarci cosa li ha spinti ad arrivare fino a quel punto, e quanto siano divergenti le loro idee e i loro vissuti. Una volta arrivati in cima si preparano per trascorrere la notte ma, proprio mentre sembra che più nulla possa sorprenderci, arrivano da valle due ragazze: Gaia e Diletta. Sono due gemelle, reduci di un passato travagliato, dove hanno potuto fare affidamento solo l'una sull'altra. L'indomani, i quattro scendono verso la valle, e lì, tra i faggi secolari e i sussurri degli animali, tra i racconti di Livio e di Diletta, finisce il loro viaggio.

 
Temi e contenuti: Sarebbe riduttivo dire che l'opera sia solo un racconto del percorso di Livio o della vita di Claudio. Essa racchiude quei sentimenti che muovevano Claudio verso la realizzazione dell'unità con ciò che ci è intorno, come Claudio scriveva in una sua poesia, oggi scolpita proprio su una parete del rifugio di Forca Resuni, nel Parco Nazionale d’Abruzzo. Attraverso i personaggi vivono ancora la tolleranza, la nonviolenza e il dialogo, ed in questa misura ci mostrano l'importanza di guardare gli altri, di comprenderli, proprio come fa Livio nel racconto, e come ha fatto Claudio per tutta la sua vita.

Perché l’opera è legata alla pace: "Pace" è il termine chiave che potremmo usare per racchiudere tutto l'operato di Livio e di Claudio, nonché la loro vita. La pace è tolleranza, è nonviolenza, è dialogo, proprio per questo il parco d'Abruzzo, i ricordi di Livio, la storia di Gaia e Diletta, riconducono tutti a questo medesimo motivo.

Perché la consiglieresti ad un amico:Perché è indispensabile conoscere la vita di Claudio Miccoli, e attraverso quest'opera sono descritti, allo stesso tempo, i suoi ideali e i suoi luoghi preferiti; sono cose che ormai vanno oltre la sua persona e vivono ancora attraverso le nostre azioni; ed è in questa misura, seguendo le sue orme, che possiamo "realizzare unità con ciò che ci è intorno".
 
Recensione di Kevin Del Cuoco


Risultati immagini per La grande menzogna - Tutto quello che non vi hanno mai raccontato sulla prima guerra mondiale

“Raccontare la storia, per contrastare chi continua a celebrare l'orrore e ripetere la grande menzogna”



Titolo del libroLa grande menzogna - Tutto quello che non vi hanno mai raccontato sulla prima guerra mondiale

Anno di pubblicazione: 2015

Autori: Valerio Gigante, Luca Kocci, Sergio Tanzarella

Trama dell'opera: Ogni capitolo di questo libro racconta caratteristiche e dettagli, perlopiù tragici, della prima guerra mondiale. Dettagli che, di fatto, non ci sono pervenuti per molti anni o che rappresentano eventi storici importanti spesso non presenti sui libri scolastici. Gli scrittori (Luca Kocci, Valerio Gigante e Sergio Tanzarella) si sono dedicati separatamente alla stesura di ogni capitolo, tuttavia alcuni sono stati realizzati in collaborazione. Gli argomenti dei capitoli spaziano attraverso qualsiasi genere, infatti si passa dai danni subiti dai soldati, dalle spese per le forniture della guerra, sino alle canzoni e ai film che ne descrivono gli orrori. E’ un’opera che, per la sua minuziosità, può essere definita alla stregua di una piccola enciclopedia sulla Grande Guerra.

Temi e contenuti: La particolarità dei dettagli che forniscono i vari capitoli sta proprio nelle immagini, citazioni e documenti che, molto spesso, non sono reperibili su internet o sui libri; notevole è il fatto che sono tutti corredati dalla citazione dell’apposita fonte. Molte di queste immagini risultano essere cruente, infatti alcune di esse mostrano gli interventi chirurgici subiti dai soldati (è presente anche un capitolo dedicato alla psicosi traumatica shell-shock) o addirittura, in un capitolo, troviamo la straziante immagine dei soldati italiani prigionieri in territorio austriaco. Rilevanti sono i numerosi riferimenti alla propaganda bellica promossa da figure come i cappellani militari o dal culto del milite ignoto; alla demistificazione delle figure istituzionali, come Vittorio Emanuele III, con le numerose lettere a lui indirizzate che documentano l’enorme sofferenza e la delusione dei mittenti delle stesse, e naturalmente al lavaggio del cervello operato dallo stato nei confronti di tutti i suoi cittadini. Il testo contribuisce a figurarci l’ingente quantità di morti - sia dalla parte dell’Intesa che degli Imperi Centrali - grazie ad una tabella che elenca il numero dei caduti, dei feriti e dei dispersi.

Perché l'opera è legata alla pace: Esplorando nei dettagli la crudeltà e l'atrocità dei fatti storici accaduti, l’opera cerca di suscitare nel lettore un senso di consapevolezza, affinché questa grande menzogna non si ripeta.

Perché la consiglieresti ad un amico: Il libro è un apporto alla verità storica, indispensabile per capire quanto successe tanti anni fa. Infatti, capire meglio i meccanismi mendaci del passato aiuta a capire anche quelli moderni. Insomma, La grande menzogna può sopperire alla grande ignoranza che c'è sulla storia.

Recensione di Francesco Assante



“L’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni”


 

Titolo del libro: Lettera ai cappellani militari, Lettera ai Giudici

Autore: Lorenzo Milani

Anno di pubblicazione: 1965

Edizione: Il pozzo di Giacobbe, 2017

A cura di: Sergio Tanzarella

 

Trama dell’opera: Don Milani, in queste lettere (corredate da un ricco apparato di note nell’edizione curata da Sergio Tanzarella), ci mostra dei doveri morali verso la società - e ancor prima verso il prossimo - che in questo caso vanno ben oltre la figura individuale del priore di Barbiana: il rifiuto, la ribellione e la disobbedienza verso ciò che è iniquo e ingiusto. Ma non attraverso mezzi violenti, bensì con lo sciopero ed il voto, armi definite nobili e incruente da Milani stesso. Innanzitutto nella Lettera ai cappellani militari Lorenzo Milani difende gli obiettori di coscienza che, rifiutatisi di aderire alla leva obbligatoria (al tempo ancora in vigore), furono accusati di viltà dai cappellani militari, in quanto, che giudicarono l'obiezione di coscienza estranea al comandamento cristiano dell'amore. Nella lettera Don Milani dimostra la fallacia delle accuse dei cappellani facendo riferimento alla sanguinosa serie di guerre che l'Italia ha intrepreso nell’ultimo secolo. Il priore diBarbiana dimostra efficacemente come sia pesata male da loro la parola, considerandola alla luce della storia e della coscienza degli uomini, e facendo riferimento persino alla Costituzione italiana, che i cappellani stessi dovrebbero osservare e che invece, nelle loro affermazioni, sembrano aver dimenticato. Sono numerose infatti le guerre di offesa alle altre patrie, e ancor di più le volte in cui i conflitti sono stati strumentalizzati in funzione nazionalista. La Lettera ai giudici, invece, è una memoria difensiva per il processo che Don Milani dovette subire in seguito alla denuncia di un’associazione di ex combattenti. Denuncia motivata dalle tendenze giudicate offensive e talvolta sovversive che la lettera mostrava nei confronti dello Stato e degli stessi cappellani. Le tematiche sono pressoché analoghe alla lettera precedente, ma qui troviamo un maggior approfondimento, e l’integrazione tra il suo ruolo di maestro e quello di prete nella lotta nonviolenta verso ciò che è sbagliato, attraverso l'obiezione e la disobbedienza. Il monito che ci giunge da Don Milani è quello di saper distiguere ciò che è bene da ciò che è male, e di non mettere a tacere la propria coscienza di fronte alle atroci azioni di uno Stato o dei suoi cittadini.

Temi e contenuti: Le tematiche presenti nell'opera le troviamo identificate anche in tutta la vita di Don Milani e nella sua azione nonviolenta e demistificatrice della storia. Ed è proprio questo argomento uno dei punti cardine della sua apologia, prima degli obiettori e poi di se stesso. La polemica di Don Milani è diretta anche contro la fede, evidentemente mendace, dei cappellani, che illegittimamente si fanno portatori di valori cristiani, e invece sostengono, anche solo indirettamente, uno spregevole strumento di offesa, contraddicendo dunque la legge dell'amore e del rispetto verso il prossimo. Egli, accusato di apologia di reato, ben definisce, in  risposta, quale sia la differenza tra scuola buona e scuola cattiva, mostrando come il suo scopo sia, innanzitutto, quello di formare un senso della legalità e un senso politico negli studenti, per aspirare sempre a leggi migliori e a distinguere una legge giusta da una sbagliata. Tutto questo solo per amore della legge, che è giusta solo quando è forza del più debole, e che deve essere cambiata quando sanziona il sopruso del più forte. Don Milani mette poi in evidenza come le guerre combattute dallo Stato italiano nell'ultimo secolo siano da considerarsi tutte ingiuste, in quanto mero strumento di offesa ed espressione esclusivamente del volere della classe dominante. Uno degli ultimi argomenti, nonché quello cruciale, è una considerazione sulla coscienza dei soldati. Egli in particolare rispondeva all'arcivescovo di Firenze Florit, il quale affermava che è praticamente impossibile all'individuo singolo valutare i molteplici aspetti relativi alla moralità degli ordini che riceve. Ma Milani dimostra efficacemente il contrario, affermando ironicamente che Florit di certo non si riferiva ai soldati ai quali era stato ordinato di fare fuoco sui civili dai regimi totalitari vigenti nella scorsa guerra mondiale; e dicendo poi di non crederli certo dei minorati incapaci di distinguere se sia lecito o no bruciar vivo un bambino, ma dei cittadini sovrani e coscienti. Ricchi del buon senso dei poveri. Dunque è atteggiamento sbagliato da parte degli uomini sottomettersi all'obbedienza cieca dell’autorità, e credere dunque che per i loro crimini pagherà solo chi li ha ordinati. In un crimine è tanto colpevole il mandante quanto l'esecutore e chiunque altro vi contribuisca. Ed è in questa misura che apprendiamo il più importante insegnamento di Don Milani: che dobbiamo avere il coraggio di andare oltre la connivenza, e ribellarci verso ciò che è sbagliato, sottraendoci alla cieca obbedienza.

Perché l’opera è legata alla pace: Perché è un incontrovertibile manifesto di tolleranza, un invito ad aspirare a un mondo migliore, dove non vi siano più distinzioni tra italiani e stranieri, e non vi siano più diseredati e privilegiati, oppressi e oppressori. Un invito alla disobbedienza civile, sulle orme di Gandhi e di Capitini. Un invito alla presa dicoscienza e alla ribellione verso lo sfruttamento dei più deboli, all'abbandono di quello stato di cieca obbedienza proprio degli automi, che rende stagnanti le coscienze dei popoli.

Perché la consiglieresti ad un amico: Perché in un'epoca dove sta progressivamente svanendo la coscienza storica dei paesi e, ancor prima, degli individui, diventa importante conoscere il passato e pesare ogni parola inevitabilmente più grande di noi stessi; la personale testimonianza di Don Milani è un chiaro esempio di come non si debba dimenticare il passato, proprio per non tornare al passato e commettere gli stessi errori dei nostri predecessori.

Recensione di Kevin Del Cuoco



 “Dobbiamo aspettare Ama', adda passa' a nuttata!”

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Titolo del libro: Napoli Milionaria

Autore: Eduardo De Filippo

Anno di pubblicazione: 1945

Trama dell’opera: Il sipario della prima scena di questa commedia si apre su un “basso” napoletano dove sono narrate le vicende di una famiglia che vive la seconda guerra mondiale e le difficoltà dei due genitori, Gennaro e Amalia Jovine, nel tenerla insieme: sono poveri e vivono nel basso con i loro tre figli, Amedeo, Maria Rosaria e la piccola Rituccia (che simboleggia l’Italia). Nel corso degli anni la situazione si aggrava, e Amalia comincia a pensare al marito Gennaro come ad un buono a nulla, incapace di provvedere ai bisogni della famiglia; così lei si prende l’onere di portare il denaro a casa, ma lo fa svolgendo azioni illegali trafficando merce nel mercato nero, assecondata dai figli, ma non dal marito che si guadagna anche il loro disprezzo. La svolta si ha nel secondo atto, quando Gennaro torna da una lunga esperienza in guerra e trova il “basso” rimesso a nuovo e Amalia vestita elegante. Il terzo atto si apre su di una scena livida e cupa: Rituccia che “tene ‘a freva forte”, e potrebbe morire, se non si trova una cura.
Amalia e Gennaro si ritrovano da soli a tavola, tra un viavai di amici e conoscenti, che si impegnano nella ricerca delle medicine, ma senza successo, incrementando la rabbia e la preoccupazione del dottore.
Amalia e Gennaro nel frattempo si scambiano sguardi ma non parole, quasi a testimoniare la distanza che si è frapposta tra loro in questi anni.
Alla fine, in una scena drammatica dove emerge tutto l’egoismo che Amalia ha dimostrato in passato, ella riesce finalmente ad ottenere il farmaco giusto per Rituccia. Somministratolo alla piccola ammalata, il medico va via: “Adda passà a nuttata” dice, tornerà l’indomani per verificare le condizioni della piccola.
Quella “nuttataaddapassà” per Rituccia e per l’Italia intera, dopo la malattia della guerra.

Temi e contenuti: Questa è una commedia articolata su due livelli: uno puramente ludico, costituito da fatterelli e scenette comiche che mostrano quelle parti di realtà napoletana che fanno sorridere lo spettatore; e un secondo livello, più profondo, che mostra cosa si cela dietroquella comicità, che rivela il vero senso delle battute e delle situazioni divertenti.
La chiave di lettura della storia è il basso di Amalia, perché è lì che si svolgono tutti gli eventi ed è lì che si conoscono tutti gli aspetti dei personaggi, quindi diventa lo specchio delle varie fasi della vicenda. Oltre la comicità c’è la realtà degli affari di Amalia che si occupa, anche se in modo disonesto, del sostentamento della famiglia. Tali affari però diventeranno la principale fonte di denaro e soprattutto di distrazione per la donna estremamente attratta, tra le altre cose, dal suo socio, il mafioso Settebellizze. Tutto ciò porta ad una serie di problematiche, tra le quali il cambiamento dello stile di vita, cambiamento avvertito maggiormente da Gennaro, che ora si ritrova tra le mani una vita vuota dietro tutte le apparenze.
Una vita basata ormai esclusivamente sui beni materiali, dove tutti hanno dimenticato i veri valori, dove gli amici e la famiglia non hanno neanche voglia di ascoltare gli orrori che Gennaro ha visto in guerra, una storia di non poco conto, tale che una montagna di fogli di carta non basterebbe a racchiudere.

Perché l’opera è legata alla pace: Perché mostra tutte le vere conseguenze della guerra, non solo delle bombe e delle armi ma di cosa questa provochi: la fame, la povertà, l’egoismo. Mostra come la gente metta se stessa prima di ogni altra cosa al fine di sopravvivere, a volte anche abusando del proprio potere, ma c’è anche chi per fortuna conserva la propria umanità e non serba rancore: proprio come il ragioniere che alla fine della storia aiuta Amalia procurandole la medicina per la figlia nonostante tutte le cattiverie subite dalla donna in passato.
La scena più significativa è proprio l’ultima, dove Gennaro e Amalia ripercorrono i propri passi per capire come siano arrivati a quel punto. Per capire come abbiano potuto dimenticare tutti gli ideali e i valori (proprio come l’Italia scesa in guerra) e come adesso debbano ricostruire tutto da capo (loro e l’Italia): “Adda passà ‘a nuttata".

Perché la consiglieresti ad un amico: Perché in questa commedia De Filippo racconta una realtà che funge da esempio per analizzare la profonda crisi sociale e morale che la nostra società sta vivendo, quindi le tematiche sono (purtroppo) ancora attuali. Ma non vi è solo la rappresentazione di una società in crisi, ma anche quella delle bellezze di una città – Napoli - che è tuttora vittima di pregiudizi. Una città che tutti bene o male hanno visto ma che ben pochi conoscono!

 

Recensione di Kevin Del Cuoco

 


 

“Il male che è nel mondo viene quasi sempre dall’ignoranza, e la buona volontà può fare guai quanto la malvagità, se non è illuminata.”

Titolo del libro: La Peste   

Autore: Albert Camus

Anno di pubblicazione: 1947

Trama dell’opera: La storia si svolge a Orano, una tranquilla cittadina dell’Algeria degli anni Quaranta che viene sconvolta da una sospetta invasione di topi che, come si scoprirà, è la causa dell’epidemia. Il protagonista è Bernard Rieux, un medico che dedica tutto se stesso a combattere l’epidemia di peste, che scoppia nella città e che costringe gli abitanti ad entrare in uno stato di quarantena, mentre la vita continua a scorrere al suo interno. La vicenda ci è presentata sotto forma di diario da un narratore che utilizza la sua esperienza e un certo numero di testimonianze per presentare i fatti sotto una prospettiva oggettiva.

Temi e contenuti: Per capire appieno l’opera bisogna considerare il momento storico e l’ambito filosofico: la guerra era appena finita e si stava affermando l’esistenzialismo. In questo contesto di grandi cambiamenti politici e culturali, Camus dà un preciso obiettivo al suo racconto: informare l’uomo sull’incombere del male. Così, la storia dell’epidemia si configura come una metafora di tutte le forme di male che albergano nel mondo, come la tragedia della seconda guerra mondiale o, più in particolare, del nazismo, un avvenimento che segna profondamente la vita dell’autore e che nel romanzo viene assimilato al morbo mortale della peste.
Camus affronta da una prospettiva laica e nuova la domanda sul senso del male, presente nella vita umana e nella storia, ora più che mai visto da una prospettiva realistica e negativa, come un fenomeno ineluttabile, spesso immotivato e gratuito. A questa lucida e triste consapevolezza, si oppone però la convinzione che la solidarietà tra gli uomini possa offrire una salvezza, impedendo il dilagare del male e offrendo un reale supporto tra le avversità dell’esistenza.

Perché l’opera è legata alla pace: Il tema della pace in quest’opera può essere quindi visto come l’esortazione da parte dell’autore a rifiutare di portare altro male nel mondo, quindi affrontare le situazioni avverse con la solidarietà. I principali personaggi raccolgono intorno a sé un gruppo di volontari, proprio per fronteggiare le complicazioni che la peste porta nella città, soprattutto negli ospedali. Quindi, come di consueto nella filosofia di Camus, l’uomo opera una rivolta verso la sua condizione, rivolta che nel romanzo si configura come la volontà dei cittadini di porre fine al loro stato di isolamento, rifiutando il male (la peste) che portano in sé e con il quale possono contagiare gli altri. E’ proprio qui che l’uomo è chiamato ad essere non un eroe, ma un rappresentante di uno spirito di sacrificio, di una volontà di fare del bene che non implica il riconoscimento di un ruolo privilegiato. "Il microbo è cosa naturale, il resto, la salute, l’integrità, la purezza, se lei vuole, sono un effetto della volontà e d’una volontà che non si deve mai fermare. L’uomo onesto, colui che non infetta quasi nessuno, è colui che ha distrazioni il meno possibile."

Perché la consiglieresti ad un amico: Questo, come gli altri libri di Camus, è un libro che almeno una volta nella vita deve essere assolutamente letto. Questo libro ci insegna ad essere uomini, a condividere il nostro destino comune, ci invita alla riflessione e a lottare per le cose per cui vale la pena lottare, muovendo una critica all’eroismo individuale.
Ecco: lei è capace di morire per un’idea, è visibile a occhio nudo. Ebbene, io ne ho abbastanza delle persone che muoiono per un’idea. Non credo all’eroismo, so che è facile e ho imparato ch’era omicida. Quello che m’interessa è che si viva e che si muoia di quello che si ama”.

Recensione di Kevin Del Cuoco


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“Una comunità capace di organizzarsi e resistere senza violenza ha un’efficacia difensiva molto più convincente del possesso di armi”

 

Titolo del libro: “C’era una volta la guerra…”

AutoreAntonio Lombardi

Anno di pubblicazione: 2011

 

Temi e contenuti:Il libro costituisce, nella sua parte iniziale, una introduzione alla nonviolenza, utile per il neofita e interessante anche per chi già conosca l’argomento.Lombardi, psicopedagogista, fondatore del “Centro per la nonviolenza nei conflitti”, definisce con competenza e chiarezza alcuni concetti chiave: che cosa si deve intendere per cultura di pace, che distinzione c’è tra conflitto (uno stato della relazione che contiene in sé il rischio della violenza, ma anche un’opportunità di crescita) e violenza (un comportamento tra i tanti possibili, sempre frutto di una scelta). Svela poi la falsità di alcuni “miti”, come quello delle basi biologichee quindi della necessità naturale della guerra,  o quello del soldato che porta la pace e del suo corollario, che presenta la guerra come un’amara medicina necessaria: ecco allora l’intervento umanitario, l’operazione chirurgica, gli effetti collaterali. Infine, l’Autore smonta i più diffusi pregiudizi sui conflitti, le “ovvietà” ascoltate nelle conversazioni quotidiane (per esempio, quella secondo cui in un conflitto c’è, e ci deve essere, sempre chi vince e chi perde, non è possibile vincere entrambi).

Perché l’opera è legata alla pace: La parte più interessante del libro riguarda la proposta di Lombardi: costruire un’alternativa nonviolenta alla guerra, formando cittadini satyagrahi in grado di praticare una difesa civile non armata, nella consapevolezza, però, che “satyagrahi non ci si improvvisa”: occorre conoscere strategie e tecniche d’azione, e sviluppare alcune fondamentali caratteristiche di personalità. La difesa nonviolenta richiede insomma una formazione ed un addestramento specifici e lunghi. Educare la popolazione alla difesa nonviolenta e giungere unanimemente a condannare – come già accaduto per la schiavitù e il colonialismo – la legittimità istituzionale della guerra non è dunque un’illusione, ma un progetto realistico, che richiede però profondi cambiamenti culturali.

Perché la consiglieresti ad un amico: Chiunque voglia praticare la nonviolenza come cittadinanza attiva dovrebbe conoscere e condividere l’obiettivo indicato dal libro di Antonio Lombardi: “costruire una difesa alternativa a quella militare (…) e formare i cittadini a sapersi difendere senza bisogno di avere un esercito” (p.78).Il merito principale del libro sta nel dimostrare che tale progetto è assolutamente realizzabile.

Recensione di Livio Miccoli


"Spesso aveva già ascoltato tutto ciò, queste mille voci nel fiume; ma ora tutto ciò aveva un suono nuovo. Ecco che più non riusciva a distinguere le molte voci, le allegre da quelle in pianto, le infantili da quelle virili, tutte si mescolavano insieme, lamenti di desiderio e riso del saggio, grida di collera e gemiti di morenti, tutto era una sola cosa, tutto era mescolato e intrecciato, in mille modi contesto. 

E tutto insieme, tutte le voci, tutte le mete, tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male, tutto insieme era il mondo.

Titolo: Siddharta


Autore
Hermann Hesse

Anno di pubblicazione: 1922

Trama:Ambientata nell'India del VI secolo a.C., la storia narra la particolare vicenda dell'irrequieto giovane Siddharta che, insoddisfatto della propria vita e degli insegnamenti religiosi fino ad allora appresi, sente il bisogno di allontanarsi dalla quotidianità. Assieme al suo caro amico Govinda va alla ricerca del senso della vita, della conoscenza di sé e della propria interiorità. Attraverso numerose esperienze vive e conosce in prima persona i vari aspetti che caratterizzano la complessa realtà. Riesce a raggiungere la compiutezza e la pace interiore (che si tradurrà anche in pace con il mondo) dopo aver vissuto sia la spiritualità negli anni trascorsi in povertà come asceta che la materialità durante il periodo con la cortigiana Kamala. Siddharta, che si era sentito per tanto tempo in completa dissonanza con il mondo che lo circondava, impara a comprendere, con l'aiuto del barcaiolo Vasuveda, lo spirito del fiume. Con la sua azione catartica, quest’ultimo purifica la visione che Siddharta ha del mondo. Da questo momento il giovane lo guarda con occhi diversi. Non ha più importanza che sia un mondo apparente o reale: lui sente di farne parte e percepisce di aver raggiunto la pace nel suo più intimo significato.

Temi e contenuti: Attorno al tema portante che è la ricerca del proprio ruolo nel mondo, ruotano i temi dell’accoglienza, dell’amicizia e del desiderio di conoscenza. L’inquietudine giovanile  spinge Siddharta verso un percorso di crescita. Quest’ultima per dirsi compiuta deve in qualche modo passare per esperienze ascetiche, concrete ed emotive. Il giovane si realizza completamente nel momento in cui è consapevole della propria emotività, fisicità e spiritualità.

Perché l’opera è legata alla pace: Siddharta simboleggia l'inquietudine dei giovani d'oggi che ricercano la stessa tranquillità, la stessa pace. Lo fanno attraverso nuove esperienze, nuove conoscenze, lunghi viaggi, ma anche tentando di ristabilire un contatto con i ritmi più profondi e autentici della natura. Questa storia apparentemente semplice nasconde un significato profondo, che può essere percepito come l'invito alla consapevolezza che la pace si realizza nel confronto più intimo con se stessi e con gli altri.

Perché dovrebbe essere letta:E' nella natura umana ricercare ed affermare, crescendo, la propria identità, raggiungere il benessere interiore che porta l'anima di ogni uomo ad essere in sintonia con il mondo esterno. E' questo che rende attuale questo romanzo. I bisogni di Siddharta somigliano a quelli di ogni giovane di ogni parte del mondo. Rappresenta quel bisogno universale di affermare se stessi proiettato nel mondo esterno, al di fuori del proprio nucleo familiare. Questo romanzo offre al lettore l’analisi di un percorso di conoscenza della propria individualità e dell’importanza che essa ricopre nella collettività. È un romanzo che si adatta a tutte le età e si presta a numerose interpretazioni che si traducono tutte in un arricchimento personale.

Recensione di Alice Iorio

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