Un libro di pace - analisi e recensione

Sezione in collaborazione con l'Associazione Claudio Miccoli


 “Dobbiamo aspettare Ama', adda passa' a nuttata!”

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Titolo del libro: Napoli Milionaria

Autore: Eduardo De Filippo

Anno di pubblicazione: 1945

Trama dell’opera: Il sipario della prima scena di questa commedia si apre su un “basso” napoletano dove sono narrate le vicende di una famiglia che vive la seconda guerra mondiale e le difficoltà dei due genitori, Gennaro e Amalia Jovine, nel tenerla insieme: sono poveri e vivono nel basso con i loro tre figli, Amedeo, Maria Rosaria e la piccola Rituccia (che simboleggia l’Italia). Nel corso degli anni la situazione si aggrava, e Amalia comincia a pensare al marito Gennaro come ad un buono a nulla, incapace di provvedere ai bisogni della famiglia; così lei si prende l’onere di portare il denaro a casa, ma lo fa svolgendo azioni illegali trafficando merce nel mercato nero, assecondata dai figli, ma non dal marito che si guadagna anche il loro disprezzo. La svolta si ha nel secondo atto, quando Gennaro torna da una lunga esperienza in guerra e trova il “basso” rimesso a nuovo e Amalia vestita elegante. Il terzo atto si apre su di una scena livida e cupa: Rituccia che “tene ‘a freva forte”, e potrebbe morire, se non si trova una cura.
Amalia e Gennaro si ritrovano da soli a tavola, tra un viavai di amici e conoscenti, che si impegnano nella ricerca delle medicine, ma senza successo, incrementando la rabbia e la preoccupazione del dottore.
Amalia e Gennaro nel frattempo si scambiano sguardi ma non parole, quasi a testimoniare la distanza che si è frapposta tra loro in questi anni.
Alla fine, in una scena drammatica dove emerge tutto l’egoismo che Amalia ha dimostrato in passato, ella riesce finalmente ad ottenere il farmaco giusto per Rituccia. Somministratolo alla piccola ammalata, il medico va via: “Adda passà a nuttata” dice, tornerà l’indomani per verificare le condizioni della piccola.
Quella “nuttataaddapassà” per Rituccia e per l’Italia intera, dopo la malattia della guerra.

Temi e contenuti: Questa è una commedia articolata su due livelli: uno puramente ludico, costituito da fatterelli e scenette comiche che mostrano quelle parti di realtà napoletana che fanno sorridere lo spettatore; e un secondo livello, più profondo, che mostra cosa si cela dietroquella comicità, che rivela il vero senso delle battute e delle situazioni divertenti.
La chiave di lettura della storia è il basso di Amalia, perché è lì che si svolgono tutti gli eventi ed è lì che si conoscono tutti gli aspetti dei personaggi, quindi diventa lo specchio delle varie fasi della vicenda. Oltre la comicità c’è la realtà degli affari di Amalia che si occupa, anche se in modo disonesto, del sostentamento della famiglia. Tali affari però diventeranno la principale fonte di denaro e soprattutto di distrazione per la donna estremamente attratta, tra le altre cose, dal suo socio, il mafioso Settebellizze. Tutto ciò porta ad una serie di problematiche, tra le quali il cambiamento dello stile di vita, cambiamento avvertito maggiormente da Gennaro, che ora si ritrova tra le mani una vita vuota dietro tutte le apparenze.
Una vita basata ormai esclusivamente sui beni materiali, dove tutti hanno dimenticato i veri valori, dove gli amici e la famiglia non hanno neanche voglia di ascoltare gli orrori che Gennaro ha visto in guerra, una storia di non poco conto, tale che una montagna di fogli di carta non basterebbe a racchiudere.

Perché l’opera è legata alla pace: Perché mostra tutte le vere conseguenze della guerra, non solo delle bombe e delle armi ma di cosa questa provochi: la fame, la povertà, l’egoismo. Mostra come la gente metta se stessa prima di ogni altra cosa al fine di sopravvivere, a volte anche abusando del proprio potere, ma c’è anche chi per fortuna conserva la propria umanità e non serba rancore: proprio come il ragioniere che alla fine della storia aiuta Amalia procurandole la medicina per la figlia nonostante tutte le cattiverie subite dalla donna in passato.
La scena più significativa è proprio l’ultima, dove Gennaro e Amalia ripercorrono i propri passi per capire come siano arrivati a quel punto. Per capire come abbiano potuto dimenticare tutti gli ideali e i valori (proprio come l’Italia scesa in guerra) e come adesso debbano ricostruire tutto da capo (loro e l’Italia): “Adda passà ‘a nuttata".

Perché la consiglieresti ad un amico: Perché in questa commedia De Filippo racconta una realtà che funge da esempio per analizzare la profonda crisi sociale e morale che la nostra società sta vivendo, quindi le tematiche sono (purtroppo) ancora attuali. Ma non vi è solo la rappresentazione di una società in crisi, ma anche quella delle bellezze di una città – Napoli - che è tuttora vittima di pregiudizi. Una città che tutti bene o male hanno visto ma che ben pochi conoscono!

 

Recensione di Kevin Del Cuoco

 


 

“Il male che è nel mondo viene quasi sempre dall’ignoranza, e la buona volontà può fare guai quanto la malvagità, se non è illuminata.”

Titolo del libro: La Peste   
Autore: Albert Camus
Anno di pubblicazione:
1947

Trama dell’opera: La storia si svolge a Orano, una tranquilla cittadina dell’Algeria degli anni Quaranta che viene sconvolta da una sospetta invasione di topi che, come si scoprirà, è la causa dell’epidemia. Il protagonista è Bernard Rieux, un medico che dedica tutto se stesso a combattere l’epidemia di peste, che scoppia nella città e che costringe gli abitanti ad entrare in uno stato di quarantena, mentre la vita continua a scorrere al suo interno. La vicenda ci è presentata sotto forma di diario da un narratore che utilizza la sua esperienza e un certo numero di testimonianze per presentare i fatti sotto una prospettiva oggettiva.

Temi e contenuti: Per capire appieno l’opera bisogna considerare il momento storico e l’ambito filosofico: la guerra era appena finita e si stava affermando l’esistenzialismo. In questo contesto di grandi cambiamenti politici e culturali, Camus dà un preciso obiettivo al suo racconto: informare l’uomo sull’incombere del male. Così, la storia dell’epidemia si configura come una metafora di tutte le forme di male che albergano nel mondo, come la tragedia della seconda guerra mondiale o, più in particolare, del nazismo, un avvenimento che segna profondamente la vita dell’autore e che nel romanzo viene assimilato al morbo mortale della peste.
Camus affronta da una prospettiva laica e nuova la domanda sul senso del male, presente nella vita umana e nella storia, ora più che mai visto da una prospettiva realistica e negativa, come un fenomeno ineluttabile, spesso immotivato e gratuito. A questa lucida e triste consapevolezza, si oppone però la convinzione che la solidarietà tra gli uomini possa offrire una salvezza, impedendo il dilagare del male e offrendo un reale supporto tra le avversità dell’esistenza.

Perché l’opera è legata alla pace: Il tema della pace in quest’opera può essere quindi visto come l’esortazione da parte dell’autore a rifiutare di portare altro male nel mondo, quindi affrontare le situazioni avverse con la solidarietà. I principali personaggi raccolgono intorno a sé un gruppo di volontari, proprio per fronteggiare le complicazioni che la peste porta nella città, soprattutto negli ospedali. Quindi, come di consueto nella filosofia di Camus, l’uomo opera una rivolta verso la sua condizione, rivolta che nel romanzo si configura come la volontà dei cittadini di porre fine al loro stato di isolamento, rifiutando il male (la peste) che portano in sé e con il quale possono contagiare gli altri. E’ proprio qui che l’uomo è chiamato ad essere non un eroe, ma un rappresentante di uno spirito di sacrificio, di una volontà di fare del bene che non implica il riconoscimento di un ruolo privilegiato. "Il microbo è cosa naturale, il resto, la salute, l’integrità, la purezza, se lei vuole, sono un effetto della volontà e d’una volontà che non si deve mai fermare. L’uomo onesto, colui che non infetta quasi nessuno, è colui che ha distrazioni il meno possibile."

Perché la consiglieresti ad un amico: Questo, come gli altri libri di Camus, è un libro che almeno una volta nella vita deve essere assolutamente letto. Questo libro ci insegna ad essere uomini, a condividere il nostro destino comune, ci invita alla riflessione e a lottare per le cose per cui vale la pena lottare, muovendo una critica all’eroismo individuale.
Ecco: lei è capace di morire per un’idea, è visibile a occhio nudo. Ebbene, io ne ho abbastanza delle persone che muoiono per un’idea. Non credo all’eroismo, so che è facile e ho imparato ch’era omicida. Quello che m’interessa è che si viva e che si muoia di quello che si ama”.

Recensione di Kevin Del Cuoco


Image of C'era una volta la guerra

“Una comunità capace di organizzarsi e resistere senza violenza ha un’efficacia difensiva molto più convincente del possesso di armi”

 

Titolo del libro: “C’era una volta la guerra…”
Autore:Antonio Lombardi
Anno di pubblicazione: 2011

 

Temi e contenuti:Il libro costituisce, nella sua parte iniziale, una introduzione alla nonviolenza, utile per il neofita e interessante anche per chi già conosca l’argomento.Lombardi, psicopedagogista, fondatore del “Centro per la nonviolenza nei conflitti”, definisce con competenza e chiarezza alcuni concetti chiave: che cosa si deve intendere per cultura di pace, che distinzione c’è tra conflitto (uno stato della relazione che contiene in sé il rischio della violenza, ma anche un’opportunità di crescita) e violenza (un comportamento tra i tanti possibili, sempre frutto di una scelta). Svela poi la falsità di alcuni “miti”, come quello delle basi biologichee quindi della necessità naturale della guerra,  o quello del soldato che porta la pace e del suo corollario, che presenta la guerra come un’amara medicina necessaria: ecco allora l’intervento umanitario, l’operazione chirurgica, gli effetti collaterali. Infine, l’Autore smonta i più diffusi pregiudizi sui conflitti, le “ovvietà” ascoltate nelle conversazioni quotidiane (per esempio, quella secondo cui in un conflitto c’è, e ci deve essere, sempre chi vince e chi perde, non è possibile vincere entrambi).

Perché l’opera è legata alla pace: La parte più interessante del libro riguarda la proposta di Lombardi: costruire un’alternativa nonviolenta alla guerra, formando cittadini satyagrahi in grado di praticare una difesa civile non armata, nella consapevolezza, però, che “satyagrahi non ci si improvvisa”: occorre conoscere strategie e tecniche d’azione, e sviluppare alcune fondamentali caratteristiche di personalità. La difesa nonviolenta richiede insomma una formazione ed un addestramento specifici e lunghi. Educare la popolazione alla difesa nonviolenta e giungere unanimemente a condannare – come già accaduto per la schiavitù e il colonialismo – la legittimità istituzionale della guerra non è dunque un’illusione, ma un progetto realistico, che richiede però profondi cambiamenti culturali.

Perché la consiglieresti ad un amico: Chiunque voglia praticare la nonviolenza come cittadinanza attiva dovrebbe conoscere e condividere l’obiettivo indicato dal libro di Antonio Lombardi: “costruire una difesa alternativa a quella militare (…) e formare i cittadini a sapersi difendere senza bisogno di avere un esercito” (p.78).Il merito principale del libro sta nel dimostrare che tale progetto è assolutamente realizzabile.

Recensione di Livio Miccoli


Siddharta – Hermann Hesse

"Spesso aveva già ascoltato tutto ciò, queste mille voci nel fiume; ma ora tutto ciò aveva un suono nuovo. Ecco che più non riusciva a distinguere le molte voci, le allegre da quelle in pianto, le infantili da quelle virili, tutte si mescolavano insieme, lamenti di desiderio e riso del saggio, grida di collera e gemiti di morenti, tutto era una sola cosa, tutto era mescolato e intrecciato, in mille modi contesto.
E tutto insieme, tutte le voci, tutte le mete, tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male, tutto insieme era il mondo.

Titolo:Siddharta
Autore:
Hermann Hesse
Anno di pubblicazione:
1922

Trama:Ambientata nell'India del VI secolo a.C., la storia narra la particolare vicenda dell'irrequieto giovane Siddharta che, insoddisfatto della propria vita e degli insegnamenti religiosi fino ad allora appresi, sente il bisogno di allontanarsi dalla quotidianità. Assieme al suo caro amico Govinda va alla ricerca del senso della vita, della conoscenza di sé e della propria interiorità. Attraverso numerose esperienze vive e conosce in prima persona i vari aspetti che caratterizzano la complessa realtà. Riesce a raggiungere la compiutezza e la pace interiore (che si tradurrà anche in pace con il mondo) dopo aver vissuto sia la spiritualità negli anni trascorsi in povertà come asceta che la materialità durante il periodo con la cortigiana Kamala. Siddharta, che si era sentito per tanto tempo in completa dissonanza con il mondo che lo circondava, impara a comprendere, con l'aiuto del barcaiolo Vasuveda, lo spirito del fiume. Con la sua azione catartica, quest’ultimo purifica la visione che Siddharta ha del mondo. Da questo momento il giovane lo guarda con occhi diversi. Non ha più importanza che sia un mondo apparente o reale: lui sente di farne parte e percepisce di aver raggiunto la pace nel suo più intimo significato.

Temi e contenuti: Attorno al tema portante che è la ricerca del proprio ruolo nel mondo, ruotano i temi dell’accoglienza, dell’amicizia e del desiderio di conoscenza. L’inquietudine giovanile  spinge Siddharta verso un percorso di crescita. Quest’ultima per dirsi compiuta deve in qualche modo passare per esperienze ascetiche, concrete ed emotive. Il giovane si realizza completamente nel momento in cui è consapevole della propria emotività, fisicità e spiritualità.

Perché l’opera è legata alla pace: Siddharta simboleggia l'inquietudine dei giovani d'oggi che ricercano la stessa tranquillità, la stessa pace. Lo fanno attraverso nuove esperienze, nuove conoscenze, lunghi viaggi, ma anche tentando di ristabilire un contatto con i ritmi più profondi e autentici della natura. Questa storia apparentemente semplice nasconde un significato profondo, che può essere percepito come l'invito alla consapevolezza che la pace si realizza nel confronto più intimo con se stessi e con gli altri.

 

Perché dovrebbe essere letta:E' nella natura umana ricercare ed affermare, crescendo, la propria identità, raggiungere il benessere interiore che porta l'anima di ogni uomo ad essere in sintonia con il mondo esterno. E' questo che rende attuale questo romanzo. I bisogni di Siddharta somigliano a quelli di ogni giovane di ogni parte del mondo. Rappresenta quel bisogno universale di affermare se stessi proiettato nel mondo esterno, al di fuori del proprio nucleo familiare. Questo romanzo offre al lettore l’analisi di un percorso di conoscenza della propria individualità e dell’importanza che essa ricopre nella collettività. È un romanzo che si adatta a tutte le età e si presta a numerose interpretazioni che si traducono tutte in un arricchimento personale.

Recensione di Alice Iorio

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