Strage di Cutro: il processo slitta mentre le morti in mare non si fermano
È stato rinviato al 30 gennaio il processo sulla strage di Cutro. Le ONG del Mediterraneo sono parte civile. Sul sito www.unimondo.org un articolo di Maddalena D'Aquilio sul processo riguardante una delle più gravi stragi avvenuta nel Mediterraneo
Tra meno di un mese ricorrerà il terzo anniversario di una delle peggiori stragi in mare della storia d’Italia. La notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, a pochi metri dalla riva di Steccato di Cutro, provincia di Crotone, il caicco Summer Love, in balia delle onde e degli eventi atmosferici, si spezzò in due. In quella strage persero la vita almeno 94 persone, di cui 34 minori e un numero mai precisato di dispersi. L’imbarcazione, partita dalla Turchia, trasportava circa 200 persone: di loro ne sono sopravvissute soltanto 80. Una tragedia, alla base della quale ci fu anche un evidente ritardo nei soccorsi. In seguito, emerse che le autorità italiane erano state avvisate della presenza del caicco, ma non avevano immediatamente attivato un’operazione di soccorso, nonostante le condizioni del mare. Proprioper accertare le responsabilità individuali di quell’omissione, il 14 gennaio, a Crotone, si è tenuta la prima udienza del processo penale. Gli imputati sono sei persone, di cui quattro militari della Guardia di Finanza e due della Guardia Costiera, accusati a vario titolo di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo. La Procura di Crotone accusa i militari di avere sottovalutato la gravità della situazione, ritardando i soccorsi. Inoltre, la mancanza di coordinamento tra le due forze avrebbe contribuito alla tragedia. In fase di costituzione delle parti civili, la giudice per l’udienza preliminare Elisa Marchetto ha ammesso una coalizione di ONG che operano nel Mediterraneo a partecipare al processo a fianco dei familiari delle vittime. Questa coalizione di ONG SAR (attività di ricerca e soccorso) è composta da EMERGENCY, ResQ, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS MEDITERRANEE. Nel contempo,Amnesty International Italia sarà presente come organizzazione osservatrice. La GUP ha motivato la decisione, affermando che queste ONG si occupano di soccorsi in mare, perseguendo come obiettivo la tutela della vita e dell’incolumità delle persone migranti. La coalizione di ONG SAR si è costituita parte civile per dare supporto ai familiari delle vittime e ai superstiti al processo nella loro richiesta di giustizia. Inoltre, proprioper la loro esperienza quotidiana nell’attività di ricerca e soccorso in mare, le ONG sostengono che le autorità abbiano dato – e continuino ancora a dare – priorità alle operazioni di polizia, anziché a quelle di soccorso:«Come la tempestività è fondamentale nei soccorsi, così i ritardi nell’attivare interventi di salvataggio non sono un semplice incidente ma una negligenza da sanzionare». Per usare un parallelismo non troppo felice, ma esplicativo, sarebbe come se a seguito di un incidente stradale con persone ferite, si facessero i rilievi per trovare il colpevole prima di soccorrere i feriti coinvolti. Si capisce allora perché le ONG, documentandolo in più occasioni, affermino chei ritardi nei soccorsi siano causa diretta delle morti in mare. Da questo assunto parte la proposta da parte di alcune organizzazioni di un programma civile di ricerca e soccorso europeo in mare di cui abbiamo scritto.Ma la richiesta di giustizia da parte delle ONG va oltre le responsabilità individuali di chi, quel giorno, si trovava in servizio. Le loro decisioni verranno valutate nel corso del processo. Le ONG domandano che il giudizio non si fermi ai funzionari di grado inferiore, ma vada ad analizzare ogni decisione, anche quelle delle autorità superiori, risalendo la catena di comando: «Il diritto internazionale, la tutela della vita e il dovere di soccorrere chi è in difficoltà in mare devono essere la priorità e vanno rispettati sempre. È inaccettabile che le persone continuino ad annegare nel Mediterraneo e non si deve più consentire che i responsabili, a tutti i livelli, di questo come di altri naufragi restino impuniti.» Risalire la catena di comando significa raggiungere i vertici decisionali, fino a individuare le responsabilità politiche di quanto è avvenuto a Cutro e di quanto continua ad avvenire a causa di un sistema ostaggio della volontà politica, che da anni mira a limitare le capacità di salvataggio sia da parte delle autorità, che da parte delle organizzazioni non governative. Peraltro, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Ministero delle Infrastrutture e il Fondo di garanzia delle vittime della strada presso il Consap sono citati nel processo per responsabilità civile. La strage di Cutro generò un forte sentimento di indignazione nell’opinione pubblica per la gestione dei soccorsi, che apparve fin da subito inadeguata. In risposta, il governo Meloni celebrò un Consiglio dei Ministri speciale proprio a Cutro, in cui approvò il DL 20/2023, detto Decreto Cutro. Il DL venne poi convertito in Legge il 5 maggio 2023, con l’approvazione di alcuni emendamenti. La Legge, che avrebbe dovuto «dare un segnale concreto» e «cercare soluzioni (…) per onorare queste vittime», andando «a cercare gli scafisti lungo tutto il globo terracqueo», anziché dare risposte concrete alle morti in mare, prevede sostanzialmente una stretta ai permessi, cancellando quello per protezione speciale (o umanitaria) e limitando i permessi per cure mediche e per calamità. Infatti, le tragedie nel Mediterraneo non si sono mai fermate. È proprio di questi giorni la notizia di diversi naufragi, uno dei quali testimoniato dall’unico sopravvissuto di un’imbarcazione partita dalla Tunisia, con a bordo altre cinquanta persone rimaste vittime della traversata. Si calcola che, nell’arco di una settimana, il ciclone Harry abbia causato la morte di 380 persone migranti su otto imbarcazioni partite dalla Tunisia. La prima udienza del 14 gennaio non si è aperta nel migliore dei modi, essendo stata immediatamente rinviata al 30 gennaio, dopo l’assegnazione del procedimento a un nuovo collegio giudicante. Un rinvio che, seppur breve, ha causato la necessità di una riorganizzazione delle attività di tutte le parti coinvolte. La coalizione di ONG ha così commentato in una nota: «Le ONG impegnate nel soccorso in mare, costituitesi parti civili nel procedimento, auspicano fortemente che questo slittamento non incida sulla possibilità per i familiari delle vittime di essere presenti. Riteniamo essenziale che la gestione del processo tenga pienamente conto delle loro esigenze e garantisca il diritto a una partecipazione effettiva.»