Il termine fu coniato dal presidente degli Stati Uniti Dwight D. Eisenhower nel suo discorso di addio del 17 gennaio 1961. Benché Eisenhower prima di essere presidente fosse stato un generale, al comando delle truppe alleate durante lo sbarco in Normandia, avvertì che gli Stati Uniti dovevano “guardarsi dall’acquisizione di un’influenza ingiustificata da parte del complesso militare-industriale”.
“Il nostro lavoro, le nostre risorse e i nostri mezzi di sostentamento sono tutti coinvolti – disse Eisenhower-; lo è anche la struttura stessa della nostra società. Nei consigli di governo, dobbiamo vigilare contro l’acquisizione di un’influenza ingiustificata, cercata o non cercata, da parte del complesso militare-industriale. Il potenziale per una disastrosa ascesa di un potere fuori controllo esiste e persisterà.”
Questo potere occulto includeva membri del Congresso legati alle industrie belliche, il Dipartimento della Difesa e appaltatori privati come Boeing, Lockheed Martin e Northrop Grumman. Il timore giustificato era che questa crescente influenza potesse promuovere politiche non nell’interesse del Paese (come la corsa agli armamenti nucleari) e minare la democrazia americana. Sebbene il termine sia nato con Eisenhower, le forze militari sono state storicamente finanziate dai governi, bersaglio di attività di lobbying da parte di burocrati, legislatori e rappresentanti di aziende private. Poiché i loro interessi coincidono, questi attori formano relazioni reciprocamente vantaggiose, spesso definite come un “triangolo di ferro”. La mancanza di concorrenza e i processi di bilancio politicizzati portano spesso all’acquisto di sistemi d’arma eccessivamente costosi e di dubbia utilità per la sicurezza nazionale. Inoltre, l’eccessiva spesa militare può impoverire la base industriale civile sottraendo lavoratori qualificati alle industrie pacifiche .
Si produce di conseguenza un forte impatto sociale e geografico, creando distretti industriali totalmente dipendenti dalla spesa militare, spingendo i governi a finanziare progetti obsoleti pur di non causare crisi economiche locali. I legislatori che ricevono contributi elettorali dalle ditte militari possono votare a favore di progetti che finanziano le stesse ditte. Queste ultime, a loro volta, spesso assumono ex funzionari della difesa come lobbisti. Poiché i budget sono spesso politicizzati, i sistemi d’arma acquistati possono risultare eccessivamente costosi e di dubbia utilità per la sicurezza. Molte comunità diventano “città aziendali” dipendenti dalla produzione bellica. Questo porta i governi a continuare a finanziare armamenti obsoleti (come il bombardiere B-2) solo per proteggere l’economia di tali zone. Secondo i dati, per l’anno fiscale 2026, la spesa per la difesa nazionale degli Stati Uniti è stimata intorno al 3,3% del PIL. In termini assoluti, la spesa per la difesa nazionale ha superato la soglia di 1.000 miliardi di dollari ($1,05 trilioni) per l’anno fiscale 2026. Le risorse destinate al Dipartimento della Difesa (DOD) rappresentano circa il 15% dell’intero budget federale degli Stati Uniti per il 2026.
Per avere un’idea del peso specifico dell’industria bellica nell’economia a stelle e strisce, vale la pena di paragonarla alla vera locomotiva della manifattura Usa, ovvero il settore automobilistico. Nel 2024 la percentuale del Pil che ne derivava era intorno al 5 percento, di poco superiore a quella delle armi. Ma si tratta di un settore in picchiata: sempre nel 2024, il numero totale di veicoli prodotti è stato di 10,4 milioni., metà dei quali per marchi europei o asiatici. Dieci anni prima, nel 2014, la produzione era di 4 milioni. Con le guerre in corso, le opportunità di affari per i fabbricanti di armi si moltiplicano, e con esse le pressioni dell’apparato militar-industriale. Oltre ad avere il più potente esercito del Pianeta, gli Stati uniti hanno una potente industria bellica, che non solo si nutre dei generosi acquisti da parte del Pentagono, ma che vende e esporta in tutto il mondo. Il vincolo che lega i Paesi dell’Ue all’acquisto di armi americane nell’ambito del riarmo imposto da Washington ne è un esempio lampante. A questo aspetto, l’esportazione delle armi, dedicheremo una seconda uscita nelle prossime settimane.