Ha rinunciato alla cittadinanza russa e ha ripetutamente condannato l'invasione dell'Ucraina.
DAU è un'opera che indaga il male, che mostra come i sistemi totalitari penetrino nelle persone. Eppure il ministero degli Esteri ucraino ha condannato l'inclusione del suo film "DAU" alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.
Sul sito www.peacelink.it un articolo sul regista russo presente alla Mostra di Venezia
La polemica che ha investito la presenza del film "DAU" del regista russo Ilya Khrzhanovsky alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia solleva interrogativi che vanno ben oltre il caso specifico e toccano il cuore stesso del rapporto tra arte, politica e memoria storica.
La protesta del ministero degli Esteri ucraino, che ha definito "estremamente preoccupante" la selezione del film, merita un approfondimento critico.
Chi è davvero Ilya Khrzhanovsky?
Un regista russo che nel 2024 ha rinunciato alla cittadinanza russa per diventare tedesco, britannico e israeliano. Un artista che già nel 2014 firmava lettere a sostegno dell'Ucraina, che ha ripetutamente condannato l'invasione del 2022, che ha contribuito all'intervista di Zelensky ai giornalisti dell'opposizione russa, che espone la bandiera ucraina sul suo profilo Instagram. Un uomo che il regime di Putin ha inserito nella lista degli "agenti stranieri".
Il film DAU è stato girato in parte a Kharkiv. Ma le riprese risalgono al periodo tra il 2008 e il 2011, molto prima dell'invasione. Il film è una denuncia del totalitarismo sovietico.
Questo è il "propagandista" russo che il governo dell'Ucraina vorrebbe tenere lontano da Venezia?
Anche Vladimir Sorokin, uno dei più grandi dissidenti russi in esilio, ha collaborato alla sceneggiatura. La Russia che Khrzhanovsky racconta non è quella di Putin, ma l'Unione Sovietica, e il suo intento dichiarato è indagare "i meccanismi con cui il male si diffonde come un batterio, come un'epidemia, e trasforma le persone dall'interno".
Se esiste una definizione di arte che si oppone al totalitarismo, questa è.
Il regista russo si è occupato anche dell’eccidio nazista di Babij Jar in Ucraina, compiuto su migliaia di ebrei inermi.
Il Memoriale per l'Olocausto di Babij Jar - a cui il regista ha dedicato il suo apporto artistico per rievocarne la storia dell'eccidio - è a centro di un dibattito non privo di polemiche dopo il 2022. In questa foto vedete il regista russo Khrzhanovsky con Zelensky nel 2021, a dimostrazione che era pacificamente accettato in incontri pubblici ufficiali per questo evento.
Il problema è che Khrzhanovsky, chiamato alla direzione artistica di quel memoriale, ha voluto denunciare non solo i nazisti ma anche i collaborazionisti ucraini che aiutarono i nazisti nell'eccidio del settembre 1941. La sua ricerca della verità storica, per quanto scomoda, è proprio ciò che la memoria autentica richiede.
Un memoriale che nasconde le responsabilità locali è un monumento alla menzogna, non alla memoria. Se l'arte e la storia devono servire alla verità, non possono piegarsi alla narrazione edulcorata.
La Biennale e la responsabilità culturale
Il film di Khrzhanovsky, presente alla Biennale, è oggi una produzione tedesca con coproduzioni francesi e svedesi. I finanziatori russi si sono separati dal progetto. La cultura europea ha il diritto e il dovere di accogliere opere che nascono dal rifiuto del totalitarismo, ovunque esse provengano.
Se accettassimo il principio che un paese possa imporre veti sulle opere culturali di un altro paese, apriremmo una strada pericolosa. Dovremmo allora boicottare tutti i film russi? Tutta la letteratura russa? Tutta la musica russa?
Il principio di non ingerenza
Esiste un principio cardine nella cultura democratica: lo Stato non deve interferire nell'arte. Questo principio vale per tutti gli Stati. La richiesta ucraina di escludere "DAU" da Venezia costituisce, di fatto, un'ingerenza nella libertà espressiva di un paese terzo, l'Italia, che ha il diritto di programmare la propria rassegna cinematografica secondo criteri artistici, non diplomatici.
La Mostra del Cinema non è un organo governativo e ha il compito di selezionare opere di valore artistico.
L'arte non è propaganda
La propaganda serve il potere. L'arte, quando è autentica, lo mette in discussione.
"DAU" è un'opera che indaga il male, che mostra come i sistemi totalitari penetrino nelle persone "fino a trasformarle dall'interno". È forse questo il messaggio che il regime di Putin vorrebbe diffondere? Ovviamente no. È invece un'opera che ci aiuta a comprendere le radici del totalitarismo.
Per la libertà della cultura
Khrzhanovsky rivendica per l'arte il potere di spingersi "dove l'esistenza ordinaria non può". Ha ragione. L'arte è l'unico luogo protetto in cui possiamo andare molto lontano con le emozioni e con il pensiero.
Lasciamo che "DAU" parli al pubblico di Venezia.
Lasciamo che gli spettatori giudichino.
Lasciamo che l'arte faccia il suo mestiere: interrogarci, scomodarci, farci pensare.