L’esercito avanza nel Kordofan settentrionale, ma la guerra sudanese al 10 ottobre 2026 resta lontana da una soluzione militare. Le Forze armate regolari, le SAF del generale Abdel Fattah al-Burhan, affrontano le Forze di supporto rapido, le RSF di Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemedti. Il conflitto, iniziato il 15 aprile 2023, combina conquiste territoriali, assedi e attacchi alle retrovie. Il controllo delle strade e dei rifornimenti pesa quanto quello delle città.
La divisione resta profonda: l’esercito controlla Khartoum e gran parte del Nord, dell’Est e del centro; le RSF dominano quasi tutto il Darfur e parti del Kordofan. La conquista di El Fasher, nell’ottobre 2025, ha consolidato il predominio paramilitare nell’Ovest. Il Kordofan è diventato il punto di contatto decisivo fra i due schieramenti.
Al-Mazroub, la novità
Il 2 ottobre l’esercito e le forze alleate hanno conquistato Al-Mazroub, nel Kordofan settentrionale, dopo la presa di Sodari del 25 settembre. Sudans Post ha verificato e geolocalizzato filmati che mostrano soldati regolari e combattenti della Joint Force nella cittadina. La presenza è documentata; le «pesanti perdite» inflitte alle RSF, annunciate dall’esercito senza cifre, non sono verificabili. Il valore dell’avanzata è logistico. Al-Mazroub si trova lungo percorsi utilizzati per trasferire uomini e materiali dal Darfur al Kordofan. La sua perdita restringe le possibilità di movimento delle RSF e rafforza la pressione sulle loro posizioni. L’offensiva segue i successi di fine luglio, quando l’esercito aveva ripreso il collegamento fra Khartoum ed El Obeid e diverse località lungo quell’asse. Non significa, però, controllo completo della regione. Le RSF conservano posizioni attorno a Umm Badr e Hamrat al-Sheikh, oltre che a Ovest e a Sud di El Obeid. Nelle campagne l’estensione effettiva del controllo governativo resta incerta: occupare un centro abitato e rendere sicure le strade circostanti sono due risultati diversi.
Gli altri fronti
Nel Kordofan meridionale restano centrali Dilling e Kadugli. Qui opera anche la componente del Movimento popolare di liberazione del Sudan-Nord guidata da Abdelaziz al-Hilu, alleata delle RSF. El Obeid, più a Nord, resta esposta agli attacchi con droni e alla pressione sulle vie di accesso, nonostante la riapertura del corridoio verso Khartoum. Un secondo fronte si sviluppa nello Stato del Nilo Azzurro, vicino all’Etiopia. Il 3 ottobre la Quarta divisione dell’esercito ha dichiarato di aver respinto un attacco delle RSF e dei loro alleati a Minza e Bashkarkad, nel settore orientale, presso la diga di Roseires. Anche qui mancano riscontri indipendenti sulle perdite. Il 7 ottobre un attacco con drone a Damazin ha ucciso almeno quattro donne e ferito decine di persone: Emergency Lawyers attribuisce l’azione alle RSF, che non hanno commentato.
Il costo umano
Non esiste un bilancio pubblico affidabile delle perdite militari dei due contendenti, né una stima aggiornata e verificabile degli uomini effettivamente schierati. I comunicati di vittoria non consentono quindi di misurare quanto ciascun esercito sia vicino all’esaurimento. Per i civili, i numeri documentati rappresentano un minimo. A settembre l’ONU riferiva circa 1.400 morti verificati fra gennaio e giugno 2026 e indicava che il bilancio complessivo dall’inizio della guerra, ancora incerto, potrebbe raggiungere le centinaia di migliaia. Sono conteggi e stime differenti, che non vanno confusi. A El Fasher l’Ufficio ONU per i diritti umani ha documentato oltre 6.000 uccisioni nei primi tre giorni dell’offensiva finale delle RSF dell’ottobre 2025: almeno 4.400 in città e più di 1.600 lungo le vie di fuga. Il rapporto parla di crimini di guerra e possibili crimini contro l’umanità.
La guerra dei droni
I droni permettono a entrambi gli schieramenti di colpire oltre le linee terrestri, interrompere rifornimenti e rendere insicure le città controllate dall’avversario. Nel primo semestre 2026, secondo l’ONU, hanno ucciso circa 1.100 civili. Mercati, scuole, distributori e infrastrutture idriche sono stati ripetutamente colpiti. L’esercito conserva vantaggi nelle capacità aeree; le RSF compensano con mobilità, pressione sulle vie di comunicazione e accesso a reti esterne di rifornimento.
Una guerra che cambia
Il bilancio militare indica un’iniziativa favorevole all’esercito nel Kordofan settentrionale, senza un cedimento generale delle RSF. La capacità di trasformare le conquiste in collegamenti sicuri sarà decisiva. Intanto al-Burhan ha ribadito il 6 ottobre il rifiuto dei negoziati e l’obiettivo di recuperare tutto il territorio. Le avanzate locali alimentano così la scelta di continuare una guerra che nessuno dei due contendenti ha ancora dimostrato di poter vincere.